La poesia della settimana: Rabindranath Tagore

Una delle figure più significative della letteratura asiatica, provò con la sua poesia a trovare una strada comune che unisse il mondo occidentale e quello orientale.
di Piero Buscemi - martedì 12 giugno 2012 - 2050 letture

Chi sei tu lettore

Chi sei tu, lettore che leggi
 le mie parole tra un centinaio d’anni?
 Non posso inviarti un solo fiore
 della ricchezza di questa primavera,
 una sola striatura d’oro
 delle nubi lontane.
 Apri le porte e guardati intorno.
 Dal tuo giardino in fiore cogli
 i ricordi fragranti dei fiori svaniti
 un centinaio d’anno fa.
 Nella gioia del tuo cuore possa tu sentire
 la gioia vivente che cantò
 in un mattino di primavera,
 mandando la sua voce lieta
 attraverso un centinaio d’anni.

Rabindranath Tagore (1861 - 1941) è stato un poeta, scrittore e filosofo indiano. Nel 1913 ha ricevuto il Nobel per la letteratura. Nel corso della sua vita Tagore si dedicò praticamente ad ogni forma d’arte: romanzi, novelle e saggi, ma anche liriche per il canto e lavori teatrali. Nelle sue poesie Rabindranath Tagore esprime amore per Dio e per la natura, desiderio di fratellanza umana e la mereviglia della fanciullezza, ma non nasconde anche la propria passione (compresa quella erotica).

Mentre Gandhi, con la disobbedienza civile, organizzò il nazionalismo indiano sino a ricacciare in mare gli inglesi, Tagore si propose di conciliare e integrare Oriente ed Occidente. Opera difficile, cui egli era preparato dall’esempio di suo nonno che nel 1928, fondando il Sodalizio dei credenti in Dio, integrò il monoteismo cristiano ed il politeismo induista.

Figlio di un ricco bramino, studiò nel Regno Unito ove anglicizzò il proprio cognome (Thakhur). Tornato con la convinzione che gli inglesi san ben proteggere un’India bisognosa di protezione, egli si dedicò all’amministrazione delle sue terre e ad ogni forma d’arte.

In liriche destinate al canto, che egli stesso musicò e tradusse in inglese (Offerta di canto, 1913), in lavori teatrali ricchi d’intermezzi lirici (La vendetta della natura, 1884), in romanzi (Il naufragio, 1906), in novelle, memorie, saggi e conferenze Tagore affermò il proprio amore per la natura e per Dio, le proprie aspirazioni di fratellanza umana, la propria passione (anche erotica), l’attrattiva della fanciullezza.

Dalla sua canzone Amar Shonar Bangla è stato tratto l’inno nazionale del Bangladesh.

Fu il primo nobel letterario non occidentale nella storia del premio. Creò una scuola d’arte e di vita, La Visva Bharati University, che portò avanti fino alla fine della sua vita. Tagore è stato tradotto praticamente in tutte le lingue europee risultando forse l’autore di origini bengalesi più noto in Occidente. Le sue opere sono state pure, quasi tutte, tradotte in italiano. Inoltre fece costruire strade, ospedali e anche una scuola, la quale è a tutt’oggi un’università.


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