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La poesia araba in Sicilia: recupero storico e culturale

Hanno dato un notevole contributo al recupero della cultura araba siciliana arabisti quali Schiaparelli, Ignazio Di Matteo e Umberto Rizzitano.
di enza - venerdì 13 agosto 2010 - 4742 letture

La Sicilia, più di ogni altra regione italiana, ha in sè tracce e sedimenti di varie culture che nel tempo, a volte, si è cercato di rimuovere o dimenticare e che oggi si cerca di riscoprire e recuperare. E’ il caso della civiltà araba il cui lascito principale non sono tanto i monumenti, bensì una vasta produzione di poesia in arabo le cui origini risalgono al periodo della dominazione arabo - normanna (827-1091).

Partendo dalla presa di coscienza dell’esistenza di una poesia arabo-sicula, Carlo Ruta cura un’antologia su questa tradizione poetica, partendo dalle traduzioni fatte in italiano in merito a questa produzione poetica dallo storico e patriota Michele Amari nella seconda metà dell’800. Il volume in questione, pubblicato nel 2001, spiega come una rimozione culturale torna a vivere e a comunicare emozioni, non solo letterarie. Persino nel mondo arabo la produzione lirica siciliana ha corso il rischio di scomparire, a causa della perdita dell’antologia "La perla preziosa" redatta da Muhammad ibn al Qattà(1041) e di un’altra opera simile raccolta dal poeta di origine isolana, Maibar ibn Muhammad ibn M ajbar.

Dopo la conquista della Sicilia da parte normanna, entrambi gli scrittori erano andati esuli in Egitto. Nell’isola rimase una esigua minoranza di poeti che spesso divennero adulatori di corte dei nuovi conquistatori con grande disprezzo dei connazionali esuli. Fra questi ultimi ricordiamo Abd al- Jabbar ibn Hamdis. Quello che nella poesia araba preislamica e classica era stato il motivo della nostalgia della donna amata, divenuto uno stereotipo, in lui lo diventa la nostalgia struggente ed idealizzata per la propria terra.

I suoi versi recitano: "ricordo la Sicilia e il dolore ne suscita nell’anima il rimpianto. Un luogo di giovanili follie ora deserto, animato un dì dal fiore di nobili ngegni. Se sono stato cacciato da un paradiso, come posso darne io notizia? Se non fosse l’amarezza delle lacrime, le cederei i fiumi di questo paradiso.Oh custodisca Iddio una casa in Noto e su essa fluiscano le nuvole rigonfie". Invece, Abu al-’Arab Mus’ab al Qurashi è più propenso a una rassegnazione dignitosa. "Di terra io nacqui e tutta la Terra m’è patria; tutti gli uomini sono miei congiunti . Non mi mancherà un cantuccio sulla faccia della Terra".

Hanno dato un notevole contributo al recupero della cultura araba siciliana arabisti quali Schiaparelli, Ignazio Di Matteo e Umberto Rizzitano. Paradossalmente, il loro è stato un contributo, non solo a livello italiano ed europeo del recupero della cultura araba siciliana, ma anche di quella araba moderna. Il critico palestinese, Edward Sai’d, dava un giudizio severo sul cosiddetto Orientalismo, ma ulteriori approfondimenti hanno dimostrato che la Storia va vista anche in maniera culturale. Infatti, non pochi poeti palestinesi si sono ispirati a Ibn Hamdis e ad altri esuli siciliani, grazie ad un’ affinità storica, oltre che culturale.

L’angoscia della separazione che i Siciliani quando lasciavano per sempre la propria isola chiamavano "a spartenza" , è un sentimento universale che non conosce nè confini, nè età. Bisogna evitare che si aggiunga una rimozione storica ad una lacerazione esistenziale.


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