La pochette

Finalmente potevamo avere un presidente Conte. Invece...
di Adriano Todaro - martedì 29 maggio 2018 - 787 letture

E’ andata male. Avevamo avuto il presidente con il loden, il presidente pallido, il presidente con i nei democristiani, il presidente gentile e grigio. Ora avremmo potuto avere, con grande gaudio, un presidente con la pochette. Ohibò ci siamo detti. Il Conte Giuseppe non è un conte qualsiasi ma un conte con la pochette. Mica si trova tutti i giorni uno con la pochette. Io, ad esempio, non sapevo neppure cosa fosse e così mi sono informato, ho interpellato il ragioniere Filippetti che essendo uomo di mondo, una volta è stato invitato ad una bicchierata dal sindaco del nostro paesello.

E’ così ho appreso che pochette non è altro che un fazzoletto da taschino per la giacca. Come direbbe, però, il buon Walter l’Africano ma anche una borsetta per donna piccola ed elegante, ma anche un piccolo strumento musicale da tasca della famiglia degli archi ma anche una rivista di manga giapponese. Qua sono andato ancora in confusione: ma che c... sono ’sti manga? Per fortuna è intervenuta mia moglie Ninetta che, con pazienza, mi ha spiegato che i manga sono fumetti con personaggi caratterizzati da forti contrasti passionali tra i personaggi.

Bene. Tutto chiaro? Mica tanto. Avevo la testa piena di manga che pensavo fossero le mogli del mango, di pochette, di strumenti musicali. Non riuscivo a capire perché mai il Conte sarebbe dovuto andare portandosi appresso o in tasca uno strumento musicale o un manga giapponese. D’accordo che il Muto di Palermo è un bontempone che sprizza allegria e dinamismo da tutti i pori, ma, insomma, non mi sembrava proprio il caso. Intanto vi acculturo dicendovi che Conte vale un po’ di più di barone ma un po’ meno di marchese, ma questo non c’entra nulla.

Comunque la possibilità di avere un Conte non c’è più. Tutto finito. E sì che i grandi giornali ci avevano fatto un pensierino. Vedi mai, si sono detti, ad esempio, al giornale di via Solferino, che questo Conte ce la faccia? E allora portiamoci avanti con il lavoro di lecca-lecca. Così veniamo a sapere, dalla pagina 3, che il Conte Giuseppe non ha solo la pochette ma ha anche frequentato "quel centro del sapere e della ricerca mondiale che si chiama Cambridge". Ora capite bene che per uno come il sottoscritto che ha frequentato le serali venire a sapere che il Conte ha frequentato un centro del sapere come Cambridge lo mette in crisi. Anche perché poche righe più avanti il giornale milanese ci fa sapere che "non sono poche le branche del diritto nelle quali può asserire di essere esperto".

Il nostro ego, dopo aver letto questa frase, è andato sotto i tacchi. E ci siamo domandati: quali sono le nostre "branche" in cui siamo esperti? Riuscire a tirare la fine del mese? Pagare l’eventuale multa che ci siamo beccati per divieto di sosta? Pagare il mutuo? Onorare i debiti eventualmente contratti? Cazzate! Oppure riuscire a restare impassibili davanti all’ennesima sfuriata di mia moglie Ninetta? Cose insignificanti. Perché se non siete mai stati a Cambridge, che vivete a fare?

Certo che uno così, con la pochette e il ciuffo ribelle, per il sottoscritto che non ha pochette ed è calvo, non è certo edificante. Intanto è giovane (classe 1964), ha fatto l’avvocato in grandi studi, insegna all’Università di Firenze e alla Luiss, è amico del segretario di Stato Vaticano Piero Parolin. Uno così se la deve tirare mica male. E, invece, udite udite, il Corriere ci fa sapere che è "equilibrato" e "misurato". Insomma, uno di noi.

Chiamato da Mattarella, il Conte Giuseppe ha preso il taxi. E qua è stato tutto un fiorire di aneddoti. Al Quirinale ci poteva andare con un jet, con l’auto blu, con un sottomarino. Però lui, essendo "misurato" ci è andato con un taxi. Sembra che all’autista abbia domandato: "Ci arriviamo in 6 minuti?". Il taxista ha detto sì, come l’uomo Del Monte e allora i giornali subito si sono scaracollati ad intervistare il taxista. Cosa ha detto in taxi? Cosa faceva? Si metteva le mani nel naso? Siccome però lui è "misurato" ma anche "equilibrato" in quei sei minuti di percorso non ha detto nulla. Poi è sceso e ha percorso a piedi i pochi metri per entrare nel portone del Quirinale. Le cronache ci fanno sapere che le persone che giravano là attorno, quando l’hanno visto, l’hanno applaudito. Perché? Boh! Ormai si applaude tutto. Ai funerali come all’entrata del Quirinale. Se va avanti così anche mio zio Filippo passando dalla salitina che conduce al Palazzo potrebbe essere applaudito.

E, invece, dopo più di 70 giorni di minuetto, il Muto di Palermo ha parlato e ha detto no al Conte (e al ministro in pectore Paolo Savona), dando l’incarico a Carlo Cottarelli. Beh per uno come Mattarella che ha ricevuto l’Avanzo di Arcore e non ha fatto un plissée a nominare ministri come la ridente Lorenzin, deve essere stata dura. Non sappiamo se Cottarelli sia "equilibrato e misurato" come il Conte Giuseppe. E non sappiamo neppure se prenderà il taxi per andare al Colle o un sottomarino. Una cosa è certa: siamo sempre più nella merda. Lo dice il Corrierone? No, lo dicono quei quattro sciamannati di girodivite.


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