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La pescheria del disonore


E’ possibile che l’azione di bonifica della pescheria di Catania sia iniziata grazie all’Unione Europea e non del Comune di Catania? E poi si parla di Partito del Sud…
mercoledì 30 settembre 2009, di Emanuele G. - 424 letture

Provo difficoltà a redigere l’articolo che state leggendo. Per una manciata di motivi. Prima di tutto, il senso di vergogna che si impadronisce della tua persona e ti potrebbe spingere ad incontrollati scatti emotivi. In più è da considerare il fatto che vorresti dire molte cose risultando, per logica conseguenza, confuso e poco omogeneo. L’unica soluzione possibile per riuscire a scrivere qualche parola leggibile e sensata è raccontare i fatti così come si sono svolti e tentare, in seguito, di delineare le relative considerazioni.

I Fatti

Un turista tedesco sorpreso per le condizioni di estremo degrado ambientale e igienico dello storico mercato del pesce di Catania scatta alcune foto. Ritornato in patria il turista informa su ciò che ha visto le autorità comunitarie e i deputati al Parlamento Europeo del suo paese. Da quel momento tutta una serie di azioni vengono attivate. Presa di contatto ufficiale con il Comune di Catania. Invio di ispettori sanitari da parte dell’Unione Europea. In men che si dica il mercato del pesce collocato fra gli archi della marina e la fontana dell’Amenano viene sottoposto, siamo agli inizi di settembre, ad un’intensa e drastica operazione di sanificazione controllando gli autorizzati ed allontanando gli abusivi. Abusivi che avevano come luogo di vendita Piazza Alonzo di Benedetto. La zona è ormai vivibile e il pesce può essere finalmente venduto in tutta sicurezza per i consumatori. Gli abusivi, fra l’altro, se vorranno continuare a vendere il pesce dovranno mettersi in regola e seguire appositi corsi di formazione. A tal proposito il Comune sta cercando un’area dove poter allocare gli abusivi che si saranno nel frattempo “legalizzati”. Questi, in sintesi, i fatti. Fatti non accettabili che ci devono indurre a qualche riflessione se vogliamo che la nostra “amata”, spesso solo a parole, Sicilia riacquisti un minimo di dignità. Sapete…qui da noi il “Generale Silenzio” aiuta spesso a dimenticare fatti poco edificanti indici di scarso senso civico.

Considerazioni

I fatti non sono avvenuti in un luogo isolato di Catania, bensì a un tiro di schioppo dalla sede principale del Comune. Nella zona più centrale della città. Impossibile non accorgersi! Il fenomeno dell’abusivismo nella vendita del pesce a Catania è un fenomeno endemico iniziato una quarantina di anni orsono. Da questo dato si evince un comportamento di totale omissione da parte delle autorità preposte ad accertare i requisiti amministrativi e sanitari per l’esercizio di tale attività commerciale. Evidentemente non si aveva a cuore la salute pubblica e il decoro cittadino. Una domanda ci si deve porre. Cosa hanno fatto le autorità preposte in tutti questi anni visto che Catania è tutto fuorché una città efficiente, moderna e vivibile? Qualcuno è in grado di rispondermi?

Quanto accaduto si inserisce nel quadro più generale di un profondo decadimento della qualità della vita a Catania. Un decadimento che non riguarda solo la funzionalità delle infrastrutture destinate ad assicurare una vita dignitosa ai cittadini, ma è, in primo luogo, un feroce venir meno di quelle regole etiche e morali che stanno in capo al vivere civile. Infatti, da parecchi decenni a questa parte è invalso un modo di vivere quasi sempre contiguo all’illegalità. Illegalità che diventa terreno di incontro di persone o gruppi mosse dal perseguimento del mero interesse privato a discapito di quello generale. Come spiegarsi, allora, che al reddito base medio siciliano debba aggiungersi, secondo il quotidiano economico Il Sole 24 Ore, almeno un 40/50% di reddito non ufficiale? Percentuale frutto di un processo illegale di creazione del reddito. Davvero inquietante il fatto che nella nostra terra si possa “vivere” grazie all’integrazione proveniente dall’illegalità.

Le autorità catanesi non hanno provato vergogna quando un’istituzione posizionata a migliaia di chilometri di distanza ha ricordato loro di applicare leggi e regole che altrove sono l’essenza del vivere civile? E, in generale, l’intera città di Catania non sente “almeno” il disagio di essere additata come comunità dove il vivere è un atto senza dignità e di puro disprezzo della legge? E’ necessario un rinascimento etico e morale dell’intera comunità catanese affinché l’indolenza e l’apatia facciano posto alla convivenza civile. Unica condizione praticabile per rifondare una città definita negli anni sessanta “la Milano del Sud”... Chiedetevi cari cittadini di Catania come mai vivete male nella vostra città. La ragione sta nell’affievolimento di quei valori morali ed etici che fungono da base al vivere quotidiano. Tale affievolimento ha attivato un processo di drammatica diffusione della cultura dell’illegalità.

Infine, non sarebbe ora che il mercato pubblico del pesce di Catania sia allocato in una struttura degna di questo nome? In Francia, ad esempio, esistono le c.d. “criées” che sono strutture pubbliche di vendita di prodotti ittici. Nelle “criées” l’intero ciclo di vendita del pesce è effettuato in condizioni ideali sia dal punto di vista logistico che sanitario. Come mai una città che si ritiene a forte vocazione marinara non ha pensato di dotarsi di simile struttura? Ciò avrebbe permesso reali possibilità di crescita del comparto ittico di Catania e zone viciniore. La crescita e lo sviluppo, non ci sono dubbi, si assicurano quando le strutture sono esistenti e funzionano. Quanti posti di lavoro avrebbero potuto crearsi se Catania si fosse dotata in tempo di una struttura come ricordato sopra? Invece, si predilige lavorare in condizioni di illegalità piuttosto che alla luce del sole. D’accordo, la legalità è scomoda, ma ti permette di vivere come "una persona umana".

Sono sempre più convinto, e concludo, che la qualità del nostro vivere non sia un evento deciso da un’entità esterna a noi. Dobbiamo semplicemente ricordarci di essere CITTADINI. Siamo noi i padroni della nostra “felicità” di vivere. E’ un fatto drammatico e semplice allo stesso tempo. E’ nostro dovere ricordarlo. Sempre.

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