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La penombra del prof

Grande fermento negli ambienti dei consumatori abituali di rivoluzioni copernicane nella didattica. È in arrivo una vagonata di LIM.

di Gigi Monello - martedì 5 giugno 2012 - 3898 letture

Per chi non lo sapesse, LIM sta per “Lavagna Interattiva Multimediale”: un grande schermo che, mediante videoproiettore, riceve da un PC tutto quanto desiderate; e diventa, all’occorrenza, pannello di navigazione in rete o lavagna tradizionale. Basta far scendere la penombra e il gioco è fatto: il nativo digitale è bello che catturato, preso, immobilizzato e inebetito con le sue stesse armi; l’elettronica multicolore che gli riempie le tasche. Fenomenale.

In Sardegna, anni fa sentimmo a lungo parlare di “Marte”. La sigla stava per “moduli di apprendimento su rete tecno-educativa”; confesso di avere sempre coltivato il sospetto che chi inventò l’acronimo, pensò prima ad un suono suggestivo e solo qualche ora dopo a cosa dovesse esattamente significare. Si trattava, in sostanza, di immettere massicce dosi di internet e multimedialità nella didattica quotidiana. Il tecno-professore alle prese, puta caso, con l’ironia in Socrate o la provvidenza in Manzoni, doveva guidare ricerche di gruppo tese a realizzare elaborati da scambiare, poi, con le classi sorelle nel web. Ricordo ancora una nauseata collega di matematica, “marziana per caso”, che raccontava che mentre lei interrogava, tutti gli altri erano a farsi gli affari loro su Internet. “Didattica flessibile”, “fluidificazione del concetto di classe”.

Se chiedete in giro di “Marte”, vi indicheranno il cielo. Svanito nel nulla. Evaporato. Ora è la volta delle LIM. Non ho nulla contro la tecnologia. Anzi. Il punto è che faccio parte di quella categoria di privilegiati che, a differenza di metodologi e venditori, il piedino dentro le aule ce lo mette ogni giorno; e dei nativi digitali ha diretta esperienza; quanto basta per nutrire fierissimi dubbi su queste svolte tecnologiche.

L’overdose di stimoli visivi e il caos di messaggi dentro il quale gli adolescenti vivono, pongono, infatti, problemi di segno opposto; siamo oramai di fronte ad un atrofizzarsi degli spazi mentali e ad un affievolimento del pensiero astratto. Per convincersene, i “nativi” bisogna ascoltarli, e soprattutto leggerli (se prima riuscite a decifrarli). Le LIM? Attacchino pure ai muri l’ultimo ritrovato. Magari a due metri da una serranda rotta. Lo userò anch’io. Non ci raccontino, però, la favola che saranno le LIM a salvare la baracca.

Conosciamo troppo bene i nostri guai.


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