La mia domanda agli intellettuali di sinistra: e ora?

di Gaetano Sgalambro - martedì 10 settembre 2019 - 363 letture

Che avete fatto? Che facciamo? Sono le domande che pongo agli intellettuali di sinistra, amici e no, e che mi pongo. Avete fatto un’alleanza di governo con i populisti che, come voi dicevate, sanno parlare solo alla pancia del paese e che con il loro reddito di cittadinanza sono riusciti a carpire la maggioranza relativa in parlamento. Salvo poi a essere stati costretti a disconoscere il dato di fatto che su sei milioni di ipotetici cittadini aventi diritto solo il 20% ne ha fatto richiesta. Ma allora gli altri dodici milioni di voti da quali altre pance, inevitabilmente vuote, e perché sono spuntati fuori? Ma in quale altro paese del mondo democratico esistono intellettuali come qua da noi, molto più democratici di tutti, che apostrofano la maggioranza relativa dei cittadini votanti, mentre la maggioranza degli altri elettori si astiene (significherà qualcosa anche questo?), con ingiurie del genere solo perché hanno votato in maniera diversa dalle loro attese? Tredici milioni di cittadini di un paese che oggettivamente sta sprofondando, sempre più, in una crisi di sistema, i quali, nella piena lucidità di chi ne sente già i disagi oggettivi e di chi ne presente di peggiori, hanno espresso un voto che non può che essere contro il sistema dei partiti (tutti) che l’hanno determinata nel lungo periodo. E’ una risposta fisiologica inevitabile, peraltro esercitata civilmente, che va accettata e presa in seria considerazione. Mi è difficile ammettere che gli intellettuali di sinistra, parlo solo di questi per vicinanza, adoperino mezzi retorici di bassa lega per travisare la realtà politica. Come quella grave di accusare elettori, sfruttando una certa sinonimia, di essere su posizioni di antisistema istituzionale, quando, invece, sono su chiare posizioni di antisistema dei partiti; come quando si servono di una meschina metonimia: scambiano la causa con l’effetto. Infatti, non è il M5S, con i suoi slogan elettorali, che ha carpito i consensi, sono i tredici milioni di elettori che hanno catapultato i 5S al parlamento in maggioranza relativa, ben coscienti che fossero giovani e impreparati. E’ chiaro che con questo voto abbiano voluto marcare, a prescindere dalle convinzioni disinteressate (?) degli uomini di cultura, un segnale di discontinuità verso l’autoreferenzialità di tutta la precedente classe politica. Classe politica che peraltro rappresenta solo una ristretta minoranza degli elettori, ma che si regge in parlamento grazie al sostegno sostanziale anche dei media. Eppure basterebbe un semplice atto di resipiscenza di codesta classe politica per incominciare a sognare insieme un cambiamento del destino del paese e non solo del governo (o della politica). Chi lo impedisce?


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