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La mia… buona scuola

La scuola è il terreno fertile ove fiorisce il seme del “Sapere aude”, capace nel suo rigoglio di liberare “… l’uomo dallo stato volontario di minorità intellettuale" (I. Kant 1784) e di forgiare il vero albero motore della crescita individuale e con essa anche quella di tutto il paese.

di Gaetano Sgalambro - lunedì 22 marzo 2021 - 661 letture

F.b.: 22 marzo, 2018

La scuola è il terreno fertile ove fiorisce il seme del “Sapere aude”, capace nel suo rigoglio di liberare “… l’uomo dallo stato volontario di minorità intellettuale" (I. Kant 1784) e di forgiare il vero albero motore della crescita individuale e nell’insieme anche quella di tutto il paese. Da questa prospettiva l’acquisizione del “sapere” oggi si configura politicamente in due modi diversi:
- come pieno "diritto allo studio" nelle società a basso tasso di alfabetizzazione o nei casi di emarginazione nelle società evolute;
- come "dovere civile collegiale", in quelle già sufficientemente alfabetizzate.

L’accezione suddetta di buona scuola fa piazza pulita delle banali espressioni, usualmente in bocca ai politici, sindacalisti e opinionisti nostrani, tipo «la scuola è degli alunni», la centralità dell’insegnamento, ecc., ecc.. La scuola è un’istituzione d’interesse assoluto e di tutti e come tale deve essere dotata dallo Stato di tutte le competenze e di tutti gli strumenti necessari per meglio perseguire i suoi fini, e primo tra questi, la crescita e la formazione paritaria dei suoi studenti. Su di essa non possono essere esercitate altre patrie potestà: né di genitori, né di professori, né di sindacati, né di quant’altri. Gli insegnanti che rivendicano la libertà d’insegnamento la potranno esprimere giustamente nei modi, come meglio riterranno opportuno, nei valori solo entro il perimetro dei fini della scuola. Dirigenti politici, dirigenti scolastici e professori in solido dovranno rendere conto al parlamento delle ragioni dei risultati ottenuti e di quelli mancati.

Infine occorre tenere in conto che la scuola è il primo ambiente sociale (extra familiare) incontrato dal bambino, ove permarrà fino alla soglia dell’età adulta. Pertanto, la qualità delle sue strutture e delle rispettive organizzazioni, la qualità e i modi della convivenza a loro imposta, nonché i mostrati livelli di etica personale dei docenti e di qualità del loro esercizio professionale, saranno automaticamente percepiti dai giovani come espressioni di fatto dei valori di tutta la società civile (dove entreranno), ai quali dovranno attenersi nella vita. E’ questo il primo imprinting pedagogico sulla coscienza del giovane, sulla quale andranno a incollarsi, solo se perfettamente coincidenti, quei valori e principi enunciati nei contenuti didattico-pedagogici. E’ importante buttare entro di esso il seme della coscienza identitaria civica, perché solo da questa potrà germogliare quella democratica.


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