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La marina che non c’è più


"Ho visto con dolore ed orrore lo scempio che è stato fatto a Marina di Melilli. Perchè noi Siciliani ci rassegniamo spesso e volentieri a tante violenze che sono state e sono commesse ai nostri danni? Allora, si diceva che il polo industriale avrebbe portato ricchezza..."
mercoledì 19 luglio 2006, di enza - 1095 letture

Sono una siciliana che vive ormai da tanti anni a Roma , ma il mio cuore e la mia mente tornano spesso, anzi quasi sempre, nel paese che mi ha visto nascere, nella mia terra di Sicilia che ricordo a volte con tanta nostalgia e a volte con rabbia.

Di tanto in tanto ci sono ritornata e ho visto con dolore ed orrore lo scempio che è stato fatto a Marina di Melilli. Perchè noi Siciliani ci rassegniamo spesso e volentieri a tante violenze che sono state e sono commesse ai nostri danni? Allora, si diceva che il polo industriale avrebbe portato ricchezza e non sono stati calcolati gli effetti nocivi sull’ambiente e sulle popolazioni che costrette ad abbandonare l’agricoltura si sono "riciclate" ( e quei contadini si ritenevano fortunati per aver trovato il cosìdetto posto fisso che in tanti casi li ha poi fatti ammalare di tumore) in un lavoro altamente dannoso. Ricordo come in un sogno la "mia" Marina di Melilli, le sue acque limpide e cristalline, le sue dune ricoperte di gigli selvatici, una semplice fila di cabine colorate, perfette nella loro semplice sagoma geometrica, lungo il mare e poi, in alcuni tratti, i fitti canneti dove i cugini più grandi e le zie si andavano a spogliare.

Il panorama si allungava a perdita d’occhio: sulla destra si scorgeva Siracusa, di fronte a noi l’isola Magnisi, dorata e solitaria, più in là Augusta ed ancora più in là Catania e l’Etna.Si rimaneva pigramente e deliziosamente stesi al sole, ascoltando la musica che proveniva dal juke-box dell’unico bar- ristorante di cui disponeva la spiaggia. A volte, una brezza leggera odorosa di salsedine ci sfiorava, ricordandoci che era ora di andare a casa e lasciare quel paradiso incontaminato, quelle spiagge dorate dove l’indomani avremmo incontrato gli amici di sempre e forse anche l’amore. Erano gli anni 60... A posto di quel paradiso, così semplice ed a portata di mano (le Maldive, le Seichelles, i Caraibi non erano nulla a confronto), ora solo detriti, ciminiere, scorie, acque ed aria inquinate!! Un inferno da film fantascentifico, un paesaggio, inquietante ed irreale.

Certo, la colpa è dei politici e degli amministratori che di noi Siciliani hanno fatto sempre carne da macello, (vedi mafia, emigrazione massiccia in tutte le parti del mondo, dimenticando la propria lingua ed identità culturale); ma dove sono gli intellettuali siciliani,dove sono le menti pensanti che possano ribellarsi a questo disastro ecologico e cercare di farci recuperare la nostra Marina perduta? La nostra isola con le sue bellezze è nata per il turismo ed al turismo deve ritornare.

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La marina che non c’è più
24 luglio 2006, di : Stefano

Cara Enza chi e’ causa del suo mal pianga se stesso....i siciliani e la loro classe dirigente sono i responsabili dello scempio che hanno fatto della loro isola. Certo gli italiani (lo Stato)non li hanno fermati..ma se capiterai in altre regioni a statuto speciale ti accorgerai che si e’ avuto piu’ rispetto della terra dei padri. In Sicilia non e’ nemmeno questione di destra o sinistra....ultimamente all’assemblea regionale si e’ proposto una legge da usare come grimaldello per poter violentare anche quel poco di territorio salvato dalle esistenti riserve naturali o dai 2 parchi siciliani (Etna e Madonie) con la scusa di incentivare il turismo (sic) ebbene l’idea ha entusiasmato la grandissima parte delo schieramento politico (eccetto qualche sparuto gruppo di ambientalisti...tipo Legambiente e WWF ) ,per cui mi dispiace moltissimo ma i siciliani hanno cio’ che si meritano.... Con simpatia Stefano
    La marina che non c’è più
    25 luglio 2006, di : Enzo da Torino

    Che ragionamento!! La Sicilia è anche terra mia, che scrivo da Torino, lottiamo assieme Enza, non disperare. Come posso avere un dossier sula situazione di Priolo, di MArina di Melilli, chi può mettersi in contatto con me?
    La marina che non c’è più
    25 luglio 2006

    "I siciliani hanno ciò che si meritano........."I siciliani non meritavano nè meritano tutto questo;non possiamo chiudere l’argomento con un "Peggio per loro".Loro non sono delle bestie, i bambini che nascono deformi non possono pagare per la maledizione biblica degli antenati,le vecchie e le nuove generazioni non possono ammalarsi di cancro, perchè qualcuno, più potente e senza scrupoli, ha deciso così.Rassegnarsi e non lottare, significa essere perdenti.Il popolo siciliano, disinformato ed ignaro degli effetti dell’inquinamento chimico,cercava solo un posto di lavoro per sbarcare il lunario,visto che, per una politica economica dissennata che vedeva soccombere l’agricoltura ed abbandonare le campagne,si trovava praticamente sul lastrico.Alcuni sono emigrati negli USA,o altrove;chi non ha avuto il coraggio di lasciare la propria terra,ha cercato,con molte difficoltà, un posto nell’industria.La colpa di certe scelte disastrose non è stata di quei siciliani che in quel momento "morivano di fame", ma della classe dirigente siciliana( appoggiata dallo Stato centrale),dell’intelligentia siciliana o le così dette "classi colte" chiuse in caste ampollose e boriose ( fatte poche eccezioni),alle quali non è mai importato un fico secco del popolo siciliano, anzi, il più delle volte, questi che dovevano essere la forza trainante del paese, in quanto colti e perciò consapevoli,hanno fatto "piatto ricco mi ci ficco".I siciliani non meritano questo schifo!!!!Ecco perchè ho fatto e continuo a fare un appello agli intellettuali, affinchè possano risvegliare le coscienze per non subire passivamente e rendere partecipi ,nel riscatto per una migliore qualità della vita, coloro che non hanno gli strumenti culturali ed intellettuali per poterlo fare.Troppo facile dire: chi se frega, arrangiatevi.La Sicilia è la nostra terra e non la possiamo buttare alle ortiche.Ringrazio Enzo di Torino per le sue parole d’incoraggiamento.Creiamo un comitato promotore di "aria pulita" in tutti i sensi.ciao a tutti da ENZA
La marina che non c’è più
26 luglio 2006, di : Enzo da Torino

Enza, sto cercando informazioni, ho bisogno di avere più notizie su quello che è accaduto. A Torino abbiamo messo insieme un comitato su "Il rischio chimico" (per ora il nome è questo), siamo chimici, giuristi, epidemiologi, pacifisti e non abbiamo nessuna intenzione di far passare nulla sotto silenzio. Bisogna almeno far sapere quello che è accaduto, raccontare e ragionare. La gente della Val di Susa, per esempio, deve confrontarsi con questa realtà. Non sono un giornalista, ma lavoro con amici di Roma e Forlì che potrebbero dare spazio adeguato con interviste e resoconti. Puoi rispondere direttamente al mio indirizzo di posta elettronica? Io non riesco dalla rete a individuare il tuo. Ciao Enzo
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