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La mafia nigeriana c’è a Catania o no?

Un articolo del Times di qualche tempo fa parlava apertamente di uno scontro tra Cosa Nostra e Nigeriani, i quali, se in un primo momento convivevano e collaboravano con i “colleghi” siciliani, ora si sono organizzati in bande paramilitari (la Aye Confraternite, gli Eiye, i Black Axe e i Vikings)...
di Redazione - mercoledì 4 aprile 2018 - 1468 letture

Prostituzione, madame nigeriana e compagno “reclutavano” giovanissime a Catania (La Sicilia, 17 marzo 2018)

Donne costrette a prostituirsi sotto la minaccia di riti Ju Ju (Il Gazzettino di Sicilia, 17 marzo 2018);

Palermo, arrestata coppia che gestiva prostituzione “Sister Kate” è la più grande dicevano le vittime (Meridionews, 22 marzo 2018).


Sono solo alcuni dei titoli che le principali testate locali hanno scritto per descrivere la squallida, degradante e riprovevole tratta di ragazze nigeriane che, allettate dalla possibilità di una vita migliore, vengono portate clandestinamente in Italia e avviate al meretricio sotto la minaccia di riti voodoo.

Fatti del genere purtroppo non sono isolati e la sistematicità con cui si ripetono rappresentano un segnale che ci troviamo davanti ad un fenomeno molto più grave di quanto si possa immaginare. Un fenomeno che ha un nome e cognome: mafia nigeriana! Due parole che purtroppo ancora l’opinione pubblica stenta a riconoscere e la stampa ad esprimere. Due parole scomode in un momento storico in cui l’immigrazione clandestina ha conosciuto episodi sconcertanti denunciati anche dalla Procura etnea, dalla quale sono partite importanti inchieste di ampio respiro sul traffico di essere umani.

Eppure un articolo del Times di qualche tempo fa parlava apertamente di uno scontro tra Cosa Nostra e Nigeriani, i quali, se in un primo momento convivevano e collaboravano con i “colleghi” siciliani, ora si sono organizzati in bande paramilitari (la Aye Confraternite, gli Eiye, i Black Axe e i Vikings) e combattono per il controllo non solo del territorio ma anche del traffico di stupefacenti e di esseri umani. È emblematico il caso di Castel Volturno dove, mesi addietro, è stato lo stesso Sindaco a lanciare l’allarme denunciando che la periferia del paese è sotto il controllo di bande organizzate di nigeriani che si sono impossessati di villette e le hanno trasformate in basi operative del mercato di droga e prostituzione. Ed è proprio la prostituzione il core business di questa tribale, violenta e sanguinaria mafia. Il meccanismo con cui agiscono è sempre lo stesso: una volta arrivate in Italia, le ragazze vengono accompagnate in questura da degli intermediari e viene detto loro di chiedere asilo politico; subito dopo subiscono un vero e proprio lavaggio del cervello attraverso minacce di morte, magia nera e riti vodoo per costringerle a prostituirsi. Non è un caso che secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni, la presenza delle nigeriane sulle nostre strade è aumentata, negli ultimi due anni, del 300%.

L’inquietante quadro sopradescritto, seppur in maniera superficiale, deve indurre le associazioni ed istituzioni cittadine a non sottovalutare questo fenomeno che, pare, stia prendendo sempre più piede. Il motivo di questa lettera è proprio per evitare di commettere gli errori del passato, quando si parlava di mafia e la risposta era sempre evasiva se non omissiva: “la mafia non esiste”.

Intendiamo rompere questo silenzio assordante rivolgendo una domanda al Procuratore della Repubblica, dott. Carmelo Zuccaro. Una domanda schietta e diretta, com’è sempre stato nel nostro stile:

La mafia nigeriana c’è a Catania o no?

CittàInsieme



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