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La lotta di Ann per l’acqua pulita

Le attività quotidiane di Ann sono condizionate dal suo compito primario che è quello di raccogliere l’acqua.

di Redazione - mercoledì 12 ottobre 2022 - 1994 letture

"Qui abbiamo bisogno di tutto: servizi sociali, ospedali, punti di raccolta dell’acqua. Solo così potremo continuare a mandare i nostri figli a scuola e migliorare la nostra condizione".

Nelle speranze di Ann ci sono le sofferenze di un’intera comunità che oggi, più che mai, sta subendo gli effetti del cambiamento climatico.

Con i suoi tre figli Ann vive a Kenyawapoka, un villaggio periferico a 170 km dal centro della contea di Kajiado in Kenya, caratterizzato da siccità e dove l’accesso all’acqua potabile e sicura è limitato.

Le attività quotidiane di Ann sono condizionate dal suo compito primario che è quello di raccogliere l’acqua: con il suo asino deve percorrere circa 12 chilometri attraversando la boscaglia dove spesso si nascondono animali selvatici.

"Di solito scappiamo per paura di essere attaccati dagli elefanti. Anche gli asini fuggono impauriti, liberandosi dei bidoni di acqua. Solo dopo che gli elefanti se ne sono andati possiamo riprendere il cammino e recuperare i bidoni abbandonati".

Ogni giorno Ann deve andar via di casa alle 6.00 del mattino per poter essere al punto d’acqua prima che gli elefanti arrivino. "Una volta che gli animali arrivano siamo costretti a scavare in profondità in punti diversi dello stesso sito per avere acqua pulita. Questo significa spendere molto più tempo" racconta.

Ann è anche costretta a lasciare i suoi figli a casa per ore e teme che gli animali selvatici possano introdursi nel suo podere e causare danni o ferire i bambini. Per questo li chiude in casa fino al suo ritorno.

Quando torna, deve preparare il pranzo, lavare piatti e vestiti e dare da bere agli animali.

"È estenuante camminare per 12 chilometri ogni giorno, mi ci vogliono quattro ore, a volte non riesco a sbrigare altre faccende domestiche e sono costretta anche a saltare le visite mediche".

La mancanza di acqua aumenta il divario di genere in queste comunità.

Le ragazze non hanno le stesse opportunità dei loro coetanei, nella maggior parte dei casi sono sottoposte a pratiche culturali retrograde come le mutilazioni genitali femminili (MGF), i matrimoni forzati precoci e le gravidanze indesiderate.

Essendo considerate alla stregua di merci, vengono scambiate con animali a loro insaputa. Le adolescenti come Ann non hanno accesso ai servizi di salute sessuale e riproduttiva. Questo aumenta i rischi per la loro salute.

Le strutture sanitarie sono lontane diversi chilometri dai loro villaggi e a malapena sanno che esistono i contraccettivi per aiutarle a pianificare la loro salute riproduttiva e il loro futuro.

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