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La lingua che unisce, la lingua che divide

L’idioma di Casilda Moreira / Adrián N. Bravi. - Roma : Exòrma, 2019 ; prima ristampa. - 187 p., [V], br. ; 18,8 cm. - (Quisiscrivemale). - ISBN 978-88-98848-95-9.
di Sergej - sabato 9 novembre 2019 - 381 letture

Prima di tornare alla locanda passarono vicino alla capanna di Bartolo. Alma arrivò per prima. Si fermò davanti al recinto tirando indietro le briglie e con un dito sulle labbra fece capire ad Annibale di non fare rumore. Il cane iniziò ad annusare gli zoccoli e a muoversi da una parte all’altra. Il vecchio Bartolo stava seduto, mezzo insonnolito, sopra il cavallo, con il petto e la testa appoggiati sulla criniera e le braccia appese lungo il collo. Il suo kawal si abbassava e si alzava per raggiungere i ciuffi d’erba che faceva rotolare tra i denti, mentre lui rimaneva fermo lì, in quella posizione. Avrebbero voluto raccontargli che erano stati dagli Ezquivel e che avevano parlato con Casilda, ma preferirono lasciarlo dormire.

Nell’attimo in cui Alma stava per spronare il suo cavallo e andarsene, la raggiunse la voce di Bartolo che si era girato a guardarla. Scese dall’animale, lo prese per le briglie e si avvicinò alla capanna del vecchio, passando accanto al recinto, mentre lui continuava a borbottare confusamente, come se non si fosse ancora svegliato del tutto.

– Non la capiamo, Bartolo, ce lo dica nella nostra lingua – disse Alma ferma accanto al suo kawal. Il vecchio la guardava dall’alto. Mosse appena la testa e fece: – Non c’è, non c’è – e continuò a blaterare.

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Adrian N. Bravi - Copertina del romanzo: L\’idioma di Casilda Moreira

Avevamo letto la "trama" del libro da qualche parte sul web, e subito ci eravamo appassionati e intrigati a questo libro. Poi l’abbiamo comprato, "a scatola chiusa" come si dice, senza aver letto alcuna vera recensione prima né ascoltato alcun parere amico. L’abbiamo letto. E siamo stati deliziati, e lo proponiamo alla lettura senz’altro.

Da una parte c’è la storia, bellissima. Che si intreccia con il valore e il senso della lingua. Nella sperduta Patagonia due soli sono gli ultimi discendenti di un popolo, capaci di parlare e comprendere una lingua che è destinata a scomparire con loro due. Gli studiosi, linguisti, sono curiosi e vorrebbero conoscere questa lingua, e salvarla. Ma i due, ex innamorati, non si parlano.

E poi c’è la capacità di Bravi di muoversi tra Italia e Patagonia, tra la realtà moderna e il realismo magico di un mondo per noi esotico e lontanissimo ma affascinante e (come il nostro) travolto dalla modernità che tutto cancella, e ammutisce. Il dialogo tra mondo moderno e mondo antico necessariamente è un dialogo tra sordi, tra entità che non si capiscano - per quanti sforzi facciano. Ma è un dialogo possibile se fatto all’insegna del rispetto reciproco. Il romanzo di Bravi dice molto di più, e sa camminare in punta di piedi sapendo recepire tutta la complessità di questo mondo, con pudore e con severa attenzione.

Un romanzo da leggere, e da rileggere.


Sinossi del libro

Un professore di etnolinguistica, Giuseppe Montefiori, da qualche tempo ha un’ossessione che non lo lascia dormire. Racconta ai suoi allievi che in una zona remota tra la Patagonia e la pampa argentina vivono gli ultimi due parlanti di un’antica lingua che si credeva scomparsa (l’idioma degli indios günün a künä). I due custodi di quella lingua però, Bartolo e Casilda, non si rivolgono la parola da tanti anni, per via di una lite amorosa che hanno avuto da giovani. Da allora quella lingua se la tengono stretta nella testa. Come fare per impedire che si perda per sempre?

Annibale, allievo del professor Montefiori, decide allora di raggiungere Kahualkan, un piccolo villaggio in mezzo alla pampa, alla ricerca dei due indios. Proverà a metterli insieme, registrare una loro conversazione e recuperare così quel che si può di quell’idioma magico e ancestrale.

Il racconto, sospeso nella luce della sconfinata pianura argentina, prende la forma di un viaggio, ed è un viaggio verso una lingua più che verso un luogo, anche se il luogo c’è ed è lontanissimo.


L’autore

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Adrian N. Bravi

Adrián N. Bravi è nato a Buenos Aires, vive a Recanati e fa il bibliotecario. Nel 1999 ha pubblicato il suo primo romanzo in lingua spagnola e dal 2000 ha iniziato a scrivere in italiano. Tra i suoi libri si ricordano: Restituiscimi il cappotto (Fernandel 2004), La pelusa (Nottetempo 2007), Sud 1982 (Nottetempo 2008), Il riporto (Nottetempo 2011), L’albero e la vacca (Feltrinelli 2013), L’inondazione (Nottetempo 2015), Variazioni straniere (racconti, Eum, 2015), La gelosia delle lingue (saggi, Eum, 2017).



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