La lezione di Catania


"In Sicilia si sta giocando una partita nazionale, c’è un "laboratorio politico", che potrebbe portare a esiti preoccupanti per le sorti del Paese..."
sabato 28 maggio 2005, di Salvatore Di Stefano - 1397 letture

Conviene approfondire la discussione su quanto è successo alle elezioni amministrative in Sicilia il 1516 maggio ’05 perché mi pare che il dibattito in molti casi abbia solo sfiorato le questioni più importanti.

In particolare, la vittoria del centrodestra a Catania testimonia, in primo luogo, che la stagione del berlusconismo non è esaurita, anche se la ’casa delle libertà’ vince soprattutto grazie ai voti conquistati dalle liste ’autonomiste’, ben quattro!, messe in campo dal deputato europeo, presidente della provincia di Catania, (ex)segretario regionale dell’UDC, Raffaele Lombardo, che ha raccolto i consensi in uscita da Forza Italia (passata dal 27,10 al 16,21) e Alleanza Nazionale (dall’8,63 al 7,73) e ha impedito così ciò che era successo alle regionali dell’aprile scorso quando 2 milioni di voti passarono dal centrodestra al centro sinistra, decretando la sconfitta di Berlusconi. Dunque, Berlusconi e il centrodestra a Catania non perdono grazie a Lombardo, che tiene i voti a destra, ma si presenta come il ’nuovo’ nel panorama politico siciliano.

È evidente che in Sicilia si sta giocando una partita nazionale, c’è un "laboratorio politico", che potrebbe portare a esiti preoccupanti per le sorti del Paese, soprattutto per la ripresa di spinte "autonimisticoseparatiste", che nulla hanno da spartire con il meridionalismo e da non sottovalutare vista la drammatica situazione economica dell’Italia(recessione, caduta del PIL, declino industriale, contrazione dei consumi, ecc.) e del Mezzogiorno in modo specifico. Al contrario le forze democratiche e la sinistra (che ha subito un significativo arretramento alle amministrative e sarà penalizzata dallo sbarramento del 5%) devono battersi per contrastare le spinte regionalistiche e rivendicazioniste, foriere solo di subalternità al sistema di potere dominante e destinate alla sconfitta. In particolare, dagli ultimi risultati elettorali e dal dibattito che ne è seguito sembra riemergere una ’questione siciliana nell’ambito della questione meridionale’ che bisogna saper affrontare dando risposte concrete, in primo luogo alla grande questione del lavoro.

Che fare, dunque? È evidente, intanto, che per avviare a soluzione i problemi della Sicilia bisogna dare vita a movimenti di massa capaci di superare la frammentazione, il personalismo e il clientelismo. Per questo occorre, innanzi tutto, capire che siamo in presenza di una questione democratica e che la risposta dev’essere adeguata alla sfida che questa emergenza ci pone in riferimento ai temi del lavoro, dello sviluppo, della lotta alla mafia, della pace, della cultura. Una forza comunista, che vuole diventare veramente popolare, deve portare avanti una politica conseguentemente siciliana, che venga accolta da ogni lavoratore, da ogni donna, da ogni giovane, da ogni intellettuale, dalle masse popolari nel loro insieme come qualcosa di proprio, capace di risolvere i problemi della Sicilia. La questione del lavoro è ormai drammatica: negazione dei diritti per gli occupati, precarietà, flessibilità, ma soprattutto mancanza di lavoro che costringe migliaia di giovani e meno giovani ogni anno a lasciare la Sicilia, senza alcuna speranza di potervi fare ritorno. Addirittura nei prossimi mesi., come hanno denunciato i sindacati, il dramma rischia di aggravarsi con gli annunciati licenziamenti alla ST di Catania, alla Fiat di Termini Imerese e nel polo chimico di Gela Siracusa, che rischiano di provocare 30 mila licenziamenti.

Noi chiediamo un intervento immediato e concreto dello Stato, che investa in maniera rilevante in Sicilia per avviare a soluzione i gravi problemi occupazionali, rilanciando la possibilità che ci possa essere sviluppo nella nostra realtà. Al tempo stesso, è indispensabile costruire un programma per la trasformazione della Sicilia, base indispensabile per le forze di alternativa e dentro il quale abbiano un ruolo centrale i comunisti, per sconfiggere il blocco di potere dominante e impedire qualsiasi operazione trasformistica.


Salvatore Distefano, del Comitato Politico Nazionale di Rifondazione comunista e coordinatore dell’area programmatica "Essere comunisti" in Sicilia

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5 maggio 2006

troppo bello
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