Quel no è un grido di speranza per un’Europa migliore, progressista ed egualitaria, non è un no “ingiustificato” o peggio ancora “nazionalista”, come quelli della Lega e di Le Pen...
La costituzione o meglio, la ri-costituzione del soggetto “politico” sta alla base della forte ipoteca negativa posta dai popoli francese ed olandese, sul tema che ultimamente hanno avuto modo di affrontare mediante il mezzo democratico per eccellenza: il referendum (in Italia o non lo utilizziamo proprio, e questo è il caso specifico, oppure lo facciamo “illegalmente” fallire... ).
Si tratti di misure sociali in un caso (giuste, perché il liberismo trionfa nella Costituzione nascente e non è possibile che vadano a farsi benedire quasi tutti i diritti sociali conquistati nel tempo, in nome della dottrina unica del “libero mercato”) o misure “nazionalistiche” nell’altro (con poche ragioni di esistere, se non quella di dar man forte ai “giusti” contestatori, nel bloccare il processo di ratifica della Carta), richieste da parte della gente succitata, ciò che va evidenziato con rigore estremo è di fondamentale importanza, anche per capire le dinamiche che andranno ad inficiare la “costituenda” agenda politica della sinistra italiana.
In termini concreti: quello che conta prima di qualsiasi altra questione, in ogni campo del “decisionismo” politico, è la voce della popolazione “reale”, con i suoi bisogni, le sue aspettative e le sue ovvie rivendicazioni di sicurezza “sociale”.
Perché allora il richiamo iniziale alla costituzione del soggetto “politico”? Esattamente per la ragione appena esposta, in quanto se è vero che tale privilegio è stato conquistato circa 3 secoli fa, all’epoca delle grandi “rivoluzioni civili”, è altrettanto innegabile che esso sia stato sin dal momento della sua comparsa, a puro ed esclusivo appanaggio di una parte della popolazione che decide sulla sterminata maggioranza, garantendo i profitti dei “poteri” forti che la sostengono e concedendo un contentino “sociale” al resto.
Molti ribatteranno che dimentico il “diritto di voto per tutti” o “suffragio universale”, che è stato certamente una gran conquista, ma ampiamente riduttiva rispetto al gap di potere che siamo noi stessi a concedere ad un’elite privilegiata, che come già notato, opera principalmente per il bene suo e dei suoi affiliati per poi occuparsi, troppo spesso superficialmente, anche degli altri.
Per tornare sulla terra: quel no è un grido di speranza per un’Europa migliore, progressista ed egualitaria, non è un no “ingiustificato” o peggio ancora “nazionalista”, come quelli della Lega e di Le Pen: perché se dobbiamo vivere in un’Europa consegnata alla concorrenza estrema e suicida del “liberismo”, una sorta di zona franca dove impelagare qualsiasi “furberia” commerciale a discapito dei popoli stessi, ci bastano i confini nazionali, già ampiamente testati dal doping “liberista”;
se invece si prenderà in considerazione l’idea di rivedere i principi base della “proposta” Costituzione, mettendo mano ad una radicale revisione della stessa in senso “sociale e popolare”, saremmo i primi ad applaudire la nascita di un soggetto forte e realmente unificato, che inoltre auspicheremmo finalmente autonomo dall’egemonia “statunitense”, e che vada anzi a confrontarsi decisamente, con le sue aspirazioni di guida suprema e incontrastata del globo.