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La guerra non termina al finire di una battaglia


A luglio Mosul è stata liberata. Molte persone sono rientrate in città e Mosul sta tornando alla vita, poco alla volta, con i bazar che riaprono e le case tornano a essere abitate.
mercoledì 4 ottobre 2017 , Inviato da Redazione - 676 letture

A gennaio 2017 eravamo tornati a Erbil, nello stesso ospedale che avevamo costruito nel 1998 per curare le vittime delle mine antiuomo e che avevamo consegnato alle autorità locali nel 2005. Le autorità curde ci avevano chiesto di riprendere in gestione il vecchio ospedale, per poter dare assistenza ai feriti in fuga da Mosul.

Gli ospedali erano diventati inaccessibili o non funzionanti, tanti i morti per mancanza di cure mediche o a causa dei tempi di trasferimento. Un terzo della popolazione, circa 700.000 persone, non ha avuto scelta ed è stata costretta a fuggire.

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A luglio Mosul è stata liberata. Molte persone sono rientrate in città e Mosul sta tornando alla vita, poco alla volta, con i bazar che riaprono e le case tornano a essere abitate. Il 31 agosto abbiamo ufficialmente consegnato nuovamente la gestione dell’Emergency Hospital al ministero della Sanità. Gli accordi prevedevano la nostra permanenza fino a giugno 2017, poi abbiamo deciso di prolungarla per altri due mesi.

Anche se questo progetto è concluso, sappiamo che una guerra non termina al finire di una battaglia. Le persone hanno ancora bisogno di cure, di assistenza medica, di protesi e di rimarginare quelle ferite e quei segni indelebili che la guerra lascia ogni volta che attacca.

"Ci siamo chiesti spesso dove fossero i pazienti che avevamo curato nel Centro chirurgico di Erbil, che fine avessero fatto gli amputati che abbiamo dimesso. Qualche mese fa abbiamo iniziato a contattarli per trasferirli al nostro Centro di riabilitazione di Sulaimaniya, dove abbiamo dato loro le protesi necessarie per tornare a una vita autonoma. Ma oltre ai nostri pazienti, molti altri hanno bisogno di aiuto" spiega Michela, coordinatrice medica in Iraq. "Nelle prossime settimane collaboreremo con il Centro di riabilitazione di Mosul, in parte distrutto dai bombardamenti, per fornire assistenza agli amputati e fornire le protesi a tutti coloro che riusciremo a raggiungere"


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