La guerra degli Usa, parte I. (l’analisi è sudore)
14 novembre 2006
Qualche anno fa, con un ex compagno di scuola eravamo parcheggiati in piazza, in un pomeriggio caldo di luglio a parlare dell’argomento di esportare la democrazia in Afganistan o in Irak..
E io dissi a Giovanni: non credo si possa esportare la democrazia, perchè in reatà, dove c’è la miseria non serve, anzi è una iattura..
Lui ripeteva che sarebbe arrivato a quel popolo una bella minaccia per cambiare..
Ma io dissi: bisogna portare le scuole,
e poi di conseguenza gli ospedali (perchè se qualcuno si fa male non lo puoi portara a scuola).. Poi, ci vogliono le strade.. e delle strade decenti, con realtivi viadotti.
E ancora, servono le centrali elettriche, altrimenti facendo buio alle 17 i ragazzi non possono studiare..
Per un attimo il mio ascoltatore si era zittito..
poi disse: no,no, non centra.. quì si parla di armi, e altre cose..
Oggi ripenso a tutte quelle previsioni rivelatesi vere.. Non è vero che l’ignoranza (sacrosanta) si scaccia coi fucili e con le bombe..
Esportare la democrazia è una cosa costosa, perchè occorre una polizia che punisce il crimine, dei tribunali per evitare che la polizia amministri la giustizia, e infine ti accorgi che non è possibile parlare di democrazia..
Anzi, si parla di sviluppo, di ricchezza organizzativa di una società che farebbe molto volentieri a meno di essere invasa..
Portare la ricchezza da casa tua in un’altra nazione, corrisponde quindi a regalare una gran quantità di soldi al terzo mondo, e di conseguenza di stornare la manodopera della tua nazione, verso altri lidi.
Oggi cosa abbiamo di così abbondante a casa nostra? i problemi! quelli economici, quelli organizzativi, strategici, politici!
Questi popoli invece non sono consunti
nei costumi, e ce la faranno certamente a percorrere quelle strade che a nostra volta abbiamo percorso.
Immagniamo che dopo la 2 guerra l’Italia diventava un luogo di persecuzione per chissà quali categorie
di individui inventate da uno Stato estero correttore!
Quale orgoglio nella nostra identità,
essere pilotati verso obbiettivi praticamente irraggiungibili.
C’è da pensare che dove le società sono primitive occorre una dittatura, cioè un governo che costa poco, e che
accorcia ogni procedimento che tiene legati assieme gli individui.
Per esempio la monarchia dava potere al re di decidere brevemente delle sorti, e molte cose fatte in un certo modo, erano abbastanza graziose.
Oggi non si può dire altrettanto dell’Italia che in uno stato di garantismo totale, si compenetra troppo con chi è "costretto" a deliquere. Impariamo perciò dai popoli più risoluti a evitare di giocarci il collo in cose prive di senso.
Fare la voce grossa serve perciò a chi ha la necessità di farla.
Un grande insegnamento da tali esperienze: abbandonare il campo brevemente alla stessa natura e giustizia delle cose dei popoli.
Evitare di alzare ulteriormente la voce!
In più qualcuno disse che l’America avrebbe fatto come in Italia nella guerra di liberazione!
In questo caso, si confuse il fascismo con la guerra di secessione americana!
Cioè noi non eravamo come l’Irak, e nemmeno culturalmente all’epoca della gurra civile d’America!
Noi siamo italiani, siamo Autori della modernità!
E speriamo di non fare più certi errori!