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La folla mediatica



mercoledì 25 ottobre 2017 , Inviato da Sergej - 859 letture

Nel sistema mediatico, qualsiasi offesa viene subito rilevata e amplificata non solo e non tanto come offesa a una determinata persona, ma offesa contro un’intera categoria di persone. Tu non offendi una singola intimità ma una folla mediatica che non puoi neppure nominare perché il loro nome stesso è (per loro) offensivo: guai a chiamarli ebrei, femmine, comunisti, ladri, tassisti, stupratori, handicappati, preti pedofili, o quant’altro. “Chi si risente” è una categoria, non più un singolo nel silenzio della propria casa - ma nell’amplificazione del grido “dagli all’untore” della folla inferocita.

Su come funziona "la gente" e cosa è il gentrismo, sembra sia interessante il libro di Leonardo Bianchi, "La Gente" (Minimum Fax).

La reattività della folla mediatica è cosa altrettanto interessante della sua stessa esistenza e evoluzione nel tempo. La "massa" indistinta di cui si parlava con la discesa sui campi di battaglia della Prima guerra mondiale e con il protagonismo rivoluzionario diventa segmento sociologico, che il marketing e l’industria analizzano e spezzettano. Il target, colpito dall’attenzione pubblicitaria, acquista consapevolezza - nasce prima il target pubblicitario o è la pubblicità che crea il target? -, ed è qui che "la gente" si trasforma in folla mediatica. La coscienza di classe che si evocava nell’Ottocento, nel Novecento diventa progressivamente coscienza di gruppo, di categoria. I "quadri" che scendono in piazza in 40 mila contro il sindacato segnano la svolta. E’ da allora che l’Italia è diventata popolo di tassisti, présidi, dirigenti statali - tutti terrorizzati dalla paura dell’impoverimento e dello smantellamento della middle class. E dunque tutti attaccati alla propria "identità" di categoria?

“Riteniamo che gli psicopatici siano profondamente diversi dagli altri criminali e che non ci sia niente di “sbagliato” in loro. Non presentano affatto deficit o squilibri curabili con una terapia, ma esibiscono una specifica strategia evolutiva, che prevede lo sfruttamento, l’inganno e la manipolazione degli altri” (Harris e Rice, 2005).



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