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La festa di S. Agata di Catania

Tra folclore, business, anarchia e fatti “inquietanti”...
di gianni monaco - mercoledì 9 marzo 2005 - 8217 letture

Da parecchi decenni ormai, sociologi, filosofi e altri studiosi parlano di “secolarizzazione”, cioè di progressiva perdita di peso della chiesa nelle società contemporanee. Un processo, quello della secolarizzazione, a cui lo sviluppo dei mass-media e la diffusione dell’istruzione hanno dato un contributo determinante.

Fatta questa breve e doverosa premessa, va subito detto che, parlando della festa di S. Agata di Catania, il concetto di “secolarizzazione” possiamo benissimo prenderlo e buttarlo nel “cestino”. Servirebbe soltanto confonderci le idee.

A Catania la festa di S. Agata è praticamente al di sopra di ogni critica. Chi la fa rischia brutte etichettature. Pensare Catania senza la festa di S. Agata sarebbe, per i catanesi, come immaginare la città etnea senza il vulcano, Milano senza la Borsa, Roma senza il Colosseo. Praticamente impossibile.

Diamo per acquisito dunque il concetto che la festa di S. Agata c’è stata, c’è e ci sarà. E nessuno si sogna di toccarla. Nessuno spera che le celebrità siano cancellate. Nessuno. Meno che meno commercianti, giornali, giornalai, candidati a sindaco, posteggiatori abusivi...

Nessuno a Catania si sogna di far scomparire la festa; qualcuno però, sfidando l’imperante conformismo e l’acritico comune sentire, ha “osato” avanzare quelle che, eufemisticamente, potremmo chiamare alcune perplessità.

Il testo che segue è parte di un articolo tratto da un periodico locale, l’ Isola Possibile.

“Qualche anno fa Franco Cazzola, ex assessore alla trasparenza, invitò il vescovo dell’epoca, Bommarito, a rifiutare le offerte dei mafiosi a S.Agata. Queste donazioni, argomentava Cazzola, servono a rafforzare il ruolo del mafioso nella società. Ma come si fa a sapere quali soldi vengono dai mafiosi? Fu la scandalizzata risposta del vescovo. Eppure, le donazioni dei mafiosi sono note, chi deve sapere sa, perché un mafioso di una donazione anonima non sa che farsene. [...] La Questura deve autorizzare la colletta delle offerte. Alle donazioni date nelle case o negli esercizi commerciali si rilascia regolare ricevuta, ed è assolutamente proibito ricevere offerte durante le processioni. Eppure, quando abbiamo segnalato all’attuale vescovo di Catania, Gristina, queste nuove e civili misure, egli ci ha opposto un imbarazzato silenzio. Tre giorni dovrebbe durare la festa, ma in realtà sono già quasi quattro. I tempi si sono allungati senza che vi sia stata una decisione formale. Solo una conseguenza della presenza di folle sempre più grandi, si dice, di percorsi e processioni più lunghe. In realtà, non è un segreto per nessuno che la festa è anche un grande evento commerciale: più dura e più si vende. E allora, insomma, si tratta di ritardi organizzati. C’è poi la storia delle candele: i devoti offrono decine di migliaia di candele alla santa lungo il percorso delle processioni. Caricate sul fercolo, le candele vengono lasciate a bruciare per qualche minuto. Sono poi scaricate, per fare spazio alle nuove offerte. L’operazione di scarico richiede pazienza, i tempi si allungano, mentre le candele vengono messe da parte per essere riciclate più tardi per nuovi guadagni, che coinvolgono tra l’altro la cereria dei fratelli Gambino, protagonisti di fallimenti e investigazioni varie. Una storia tutta da raccontare ancora. Insomma, voglia di far soldi, folle sempre più grandi, percorsi più lunghi. I tempi si allungano, lo stordimento cresce e le espressioni di religiosità legate allo sforzo fisico, il rischio, la sfida diventano sempre più pericolose. C’è chi per voto corre in mezzo alla folla con ceri da 100 chili accesi sulle spalle. Corrono le candelore e le loro gare sono spesso accompagnate, si dice, da scommesse clandestine. Ma non si corre bene se si è stanchi e confusi. Corre il fercolo sulla salita di San Giuliano, trascinato dai fedeli aggrappati alle funi. E’ qui che ogni anno centinaia di giovani si introducono tra le due file di fedeli. Quando la vara comincia la sua corsa, una massa umana compatta corre tra i cordoni. Se uno è stanco, se uno cade, è perduto. Alcuni dicono che i giovani non dovrebbero correre tra i cordoni, ma la festa di S.Agata non ha regole scritte. Non le scrive la Chiesa, non le scrive il Comune, la Questura o la Prefettura. Ma lo sapete che le processioni e tutte le attività pubbliche in occasione della festa si svolgono senza l’autorizzazione scritta della Questura, come invece accade per qualsiasi altra manifestazione pubblica? Si fanno e basta. Se succede qualcosa, responsabili non se ne trovano”. Lo sa bene la moglie di Roberto Calì, il ventiduenne morto lo scorso anno, proprio il 6 febbraio, calpestato dai fedeli in corsa mentre percorreva la salita di via S. Giuliano. Ad oggi nessun responsabile è stato individuato. E tutto lascia intendere che alla fine non ci sarà nessun colpevole, se non l’anarchia, meglio nota come “fatalità”.


Rispondere all'articolo - Ci sono 2 contributi al forum. - Policy sui Forum -
> La festa di S. Agata di Catania
4 agosto 2005

Cari signori poliziotti,organizzatori,e protezione civile. Io sono un devoto e ogni Anno vedo tante cose che fanno male , emichiedo perche per esempio in via crociferi non fate mai niente per evitare tutti quell’incidenti?perche nella salita dei cappucini non fate togliere tutta la gente del marciapiede(su inalto). Guardiamo bene la festa dentro e fuori il sacco di S’Agata e poi si potrebbe dare la colpa a qualcuno, ma prima bisogna capire prima di parlare.
    > La festa di S. Agata di Catania
    31 gennaio 2007, di : UniForm

    E tu cosa proporresti che si facesse per evitare che i "devoti" salgano sulle balaustre o sui monumenti?
    > La festa di S. Agata di Catania
    4 dicembre 2008, di : Fabio |||||| Sito Web: ilcatanese

    Secondo me è inutile polemizzare troppo sugli incidenti che, ahimè accadano durante le festività Agatine. Non me la prenderei troppo con vigili, polizia e protezione civile, che in quei giorni faticano tanto. Sarebbe meglio che il sindaco, a nome dei catanesi, faccia un discorso alla cittadinanza, ricordando quali siano le reglore del rispetto e del buon costume.

    Per approfondimenti, puoi visitare questa pagina web