La facile realtà dell’Aut Aut

Ciò che attualmente spaventa è l’unidirezionalità asfissiante delle interpretazioni proposte, quantomeno attenendosi ai mezzi "che fanno opinione", con la televisione in testa.

di Simone Olla - domenica 20 febbraio 2005 - 2772 letture

Se è vero, come afferma Ramonet, che al giorno d’oggi il confine tra informazione e comunicazione è sempre più difficilmente tracciabile, è forse altrettanto utile ammettere, abbandonando ogni aspettativa morale, che non esiste la possibilità di un’informazione per definizione oggettiva. Il problema non è affatto nuovo.

Ciò che però attualmente spaventa in misura maggiore è l’unidirezionalità asfissiante delle interpretazioni proposte, quantomeno attenendosi ai mezzi "che fanno opinione", con la televisione in testa. Ed il tanto sbandierato pluralismo liberale nel contempo si riduce ad uno falso dibattito sul quotidiano che sa tanto di inevitabile ed ordinaria amministrazione.

E’ di poche settimane fa la notizia del sequestro di alcuni hard disk dai servers di Indymedia (noto portale internet di contro-informazione, come si autodefinisce) da parte della polizia federale americana, la FBI. Al di là dei legittimi dubbi sulle possibilità giuridiche per una tale "provvedimento" (il sequestro è avvenuto in territorio britannico) e sugli estremi di censura, è inevitabile notare come il mezzo internet, nella sua crescita vertiginosa e potenzialmente libera, possa in parte creare grattacapi ai difensori della ideologia ufficiale.

La rete antagonista, seppur al suo interno ricca di contraddizioni ed incongruenze (nonché di schemi ancora una volta ancorati a vecchie categorie) ha comunque intuito la necessità di agire sulla società con strumenti tra i più difformi, conscia che l’associazionismo e l’azione partecipativa è la reale chiave per scalfire i pregiudizi di un intero sistema, conseguentemente trasmessi alla mentalità comune.

Internet è un mezzo ambiguo e senza dubbio caotico ; ma è inutile rifiutarne le opportunità.

Non è purtroppo il tempo di esclusioni, quand’anche un semplice editoriale del TG5 è in grado di plasmare in un solo colpo milioni di coscienze. La logica per cui Enrico Mentana in prima serata pone pressantemente la necessità di un Aut-Aut tra noi (la "progredita" civiltà occidentale) ed un non meglio precisato "loro" (il mondo islamico visto come blocco monolitico ed uniforme) è quella che impone l’utilizzo del maggior numero di mezzi possibili da parte di chi voglia mostrare il proprio dissenso. Senza discriminazioni di sorta, compresa ogni categoria di appartenenza politica o culturale. Purtroppo attraverso lo strumento del ricatto morale, stimolando i nervi scoperti dell’ascoltatore tramite il comprensibile sdegno per decapitazioni ed affini atrocità, si esclude aprioristicamente ogni dubbio sui sedimenti storici e sulle biasimevoli condotte politiche che hanno potuto originare il fenomeno del terrorismo.

Quand’anche tutto ciò che apprendiamo dell’Ossezia è dalle emozionate parole di un bambino sopravvissuto alla strage, mentre non una parola sulle pregresse migliaia di vite umane sulla coscienza del democratico Putin.

Quand’anche si fa ben presto a collocare negli inferi della storia un popolo "che non sa nulla di eroi ne di football", come Sky Tg24 ha apostrofato gli uccisori dell’ex campione americano Pat Tillman. Per poi scoprire che si tratta dell’ennesima vittima del fuoco amico : ma poco importa, almeno al cospetto della aprioristica volontà di chiarire una volta per tutte chi siano i veri Eroi.

Quand’anche la sinfonia mediatica gioisce alle prime libere elezioni in Afghanistan, che già funzionano male in Occidente, figuriamoci in un paese dalla cultura radicalmente difforme e per di più in cui il candidato "vincente" era stranamente già noto alle cronache da mesi.

Si tratta infatti di Karzai, consulente della multinazionale americana Unocal, attiva casualmente nel settore estrattivo di gas e petrolio.

Ma queste sono solo illazioni, ed a pensar male si va in galera, ma ci si azzecca sempre.

E come se non bastasse, la spinta verso lo scontro tra due civiltà (che forse soltanto due non sono, in quanto estremamente variegate al loro interno ed anzi reciprocamente influenzate da millenni) viene fomentato imponendo una falsa scelta o polarizzazione.

Da una parte il fondamentalista (sempre islamico e mai occidentalista, in onore alla precisione). Poco importa chiedersi se combatta per un ideale, se risponda ad una necessità politica o davvero religiosa. Ancora meno utile è chiedersi se la causa di talune reazioni sia davvero una interpretazione univoca dell’Islam quanto piuttosto un sedimento culturale della propria specifica realtà locale, una diversa concezione dell’uomo o un ’esasperazione di cui il bel mondo è responsabile.

Dall’altra il democratico uomo moderno, che rispetta i diritti umani (sua pura invenzione, da difendere all’occorrenza con le armi ), che si occupa del Grande Fratello nei servizi dei telegiornali in prima serata e che prima o poi ci porterà su Marte.

D’altronde è questo uno dei ruoli della politica ; orientare le masse al consenso. Ed il meccanismo è pienamente legittimo. Ma mai come ora tale consenso non è per un’idea come tanti credono, quanto piuttosto per l’unica variabile disponibile, quella offerta dal grande palcoscenico della comunicazione.

Simone Belfiori

www.opifice.it


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