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La fabbrica dei sogni di Nano


Pisa, Palazzo Blu, dal 2 giugno al 1 ottobre 2017. Disegnare sogni: il cinema di Silvano Campeggi (1946-1969)
lunedì 10 luglio 2017 , Inviato da Piero Buscemi - 1782 letture

Cosa sarebbe stato il cinema negli anni senza le locandine pubblicitarie e di presentazione dei film, che hanno avuto sempre lo scopo di attirare il pubblico con le immagini raffigurate?

Difficile dare una risposta definitiva. Quello di cui crediamo di essere certi, però, è l’importanza che quel piccolo e grande capolavoro in bella mostra agli ingressi e dentro i cinema italiani ha assunto per gli stessi addetti ai lavori della settima arte, dai registi agli attori, dai produttori agli stessi gestori delle sale.

Uno dei più grandi rappresentanti di questa forma d’arte è stato Silvano Campeggi, detto Nano. Fiorentino doc, oggi un distinto signore di novantaquattro anni che ci ha raccontato Hollywood attraverso le sue opere, in mostra fino al 1° ottobre presso il Palazzo Blu di Pisa.

L’impatto con la mostra è di quelli che lasciano il segno. Si rimane inebetiti davanti alle oltre cento opere che si posso ammirare all’interno delle sale espositive. Dai bozzetti ai disegni, dalle locandine famosissime dei nostri film preferiti, ai ritratti dei divi del cinema, fino ai personaggi dei cartoon, quali Tom & Jerry.

Si ripercorrono oltre venti anni di sogni, tra quei ritratti e quei manifesti. I volti e le sinuosità delle attrici hollywoodiane, gli sguardi penetranti dei duri per antonomasia, le scene riprodotte che hanno fatto la storia del cinema internazionale.

Una delle esperienze, sicuramente tra le più invidiate tra quelle vissute da Campeggi, è il suo incontro con Marilyn nel 1957, quando fu chiamato a Los Angeles per ritrarre la diva in occasione dell’imminente uscita del film Il Principe e la ballerina con il grande Laurence Olivier. Si racconta che Nano fu ricevuto dalla dama di compagnia dell’attrice che gli comunicò una concessione di un’ora di tempo che Marilyn era disposta a dedicargli. I due si ritrovarono di fronte e Campeggi, in modo provocatorio, alla domanda irriverente dell’attrice che gli chiedeva se fosse stato in grado di completare il lavoro con il tempo messo a disposizione, rispose che lui, di solito, trovava molta ispirazione se la modella era nuda. Senza battere ciglio, la Monroe si fece scivolare i già pochi indumenti indossati e completamente nuda si adagiò sul letto. Il risultato lo potete ammirare nell’immagine seguente.

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La mostra contempla i personaggi più famosi del mondo del cinema. Sono ammirabili i ritratti di Ava Gardner, Rita Hayworth, Liz Taylor, Vivien Leigh, Audrey Hepburn, Brigitte Bardot, Ingrid Bergman, ma anche John Wayne, Paul Newman, James Dean, Gregory Peck, Charlie Chaplin e Stan Lauren & Oliver Hardy, per citarne qualcuno.

Tra le locandine, Ben Hur, Casablanca, Cantando sotto la pioggia, Un americano a Parigi, Vacanze romane, West Side Story, Colazione da Tiffany, Via col vento. Un corollario di immagini e disegni che, in parte, ci hanno riportato tra i ritrattisti ambulanti degli Uffizi che, qualche anno fa la giunta comunale renziana mise in grosse difficoltà tra i provvedimenti di sgombero e l’aumento della tassa sul suolo pubblico. Gli stessi che ci capita di vedere sul corso principale di Taormina o di qualsiasi altra città turistica italiana, e che fanno parte del nostro folclore più amato dai turisti.

Campeggi sembra uscito da questi ambienti, un’arte che ha saputo innalzare a capolavoro, mettendo a frutto gli insegnamenti ed i consigli di Ottone Rosai e Ardengo Soffici, due dei più illustri artisti fiorentini del secolo scorso. Ha saputo catturare l’anima umana dai personaggi per devozione, consegnandoci un’immagine più terrena dei tantissimi divi innalzati a star dalle loro interpretazioni. Un’attività intensa e particolare che, nata dai primi disegni in bianco e nero delle locandine post-Seconda Guerra mondiale, ha in seguito colorato la nostra fantasia, prima ancora delle immagini sul grande schermo.

Sarà difficile trovare sulle locandine di quei film, dal Neorealismo ai film a ridosso della rivoluzione sessantottiana, una sola traccia che citi l’artista Nano, autore di quelle immagini. Neanche tra i titoli di coda, è mai stato citato l’autore del manifesto, che fosse Campeggi od altri artisti suoi colleghi. Si racconta che solo grazie al collezionista Bolaffi, queste locandine siano state riconsegnate al mondo dell’arte ed al valore che rappresentano.

Perché questa forma di arte nell’ombra è stata considerata sempre secondaria, rispetto agli attori protagonisti o ai registi, anche se ci sembra doveroso segnalare che, come nel caso dei libri, la copertina emulata a locandina, spesso è l’elemento determinante per convincere lo spettatore a comprare il libro. O, in questo caso, il biglietto d’ingresso al cinema.

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