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La cura definitiva


Non sono storie lontane, circoscritte a qualche clinica per pazzi, distanti da quel mondo inquietante chiamato psichiatria.
venerdì 6 novembre 2009, di davis - 588 letture

Lo studio di Cameron era una bottega degli orrori. Era solito operare così: dava un po’ di anestetico e il paziente cadeva nel torpore, dunque cominciava a tormentarlo con le domande; intanto infilava l’affilato bisturi e distruggeva, a poco a poco, le fibre nervose dei lobi frontali. Quando il paziente non era più in grado di rispondere alle domande, lo scopo della terapia era raggiunto. Questa non era l’unica specialità, Cameron amava anche far cadere le sue "vittime" nel sonno profondo, per poi risvegliarle improvvisamente con tremende scosse elettroconvulsive al cervello.

Non sono storie lontane, circoscritte a qualche clinica per pazzi, distanti da quel mondo inquietante chiamato psichiatria. Edward Cameron era stato per molti anni il presidente dell’Associazione Psichiatrica Internazionale, nonché presidente dell’Associazione Psichiatrica Americana e dell’Associazione Psichiatrica Canadese. A quei tempi in Italia andava di moda la leucotomia transorbitaria. Un bisturi affilato veniva introdotto nel cervello, attraverso il cavo oculare, e le fibre nervose venivano spezzate, distruggendo per sempre i meccanismi associativi e disintegrando completamente la personalità. [1] Trattamenti tanto barbari e brutali quali l’elettroshock o la psicochirurgia, potreste pensare siano relegati al passato, invece vengono praticati ancora, sebbene molti paesi li abbiano banditi sui bambini. Una tecnica molto diffusa oggi è la chirurgia sterotassica, in cui si recidono specifiche fibre nervose cerebrali con un foro praticato nelle tempie. [2] Gli psichiatri possono affermare che in questo modo i sintomi se ne vanno e che quindi il paziente guarisce, ma anche facendo passare il paziente sotto una pressa scompaiono i sintomi. Il guaio è che piano, piano, se ne vanno pure le emozioni, e alla fine si perde tutto quanto il paziente.

Non bisogna confondere questi trattamenti lesivi con la chirurgia medica che allevia reali condizioni fisiche. La psicochirurgia tenta di alleviare sintomi comportamentali con distruttive pratiche chirurgiche, senza una reale comprensione dei meccanismi che vi stanno dietro.

Si stima che solo negli Stati Uniti siano state praticate 40 mila lobotomie e in Gran Bretagna 17 mila. [3] Sono più di cento i pazienti che ogni anno in USA continuano a subire trattamenti di psicochirurgia e da alcuni anni si aggiungono le lobotomie chimiche, vere e proprie “droghe della mente”. Sarebbe il momento di una riforma radicale e definitiva della psichiatria, in modo da non cadere più nelle barbarie del passato.

[1] http://archiviostorico.corriere.it/1994/febbraio14/bisturi_folle_della_pazzia_co_0_9402146262.shtml[

2] http://www.staibene.it/sb_dizionario.asp?diz_descr=y&id=1402

[3] http://www.advancedinterventions.org.uk/NMD_history_3_6.htm

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