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La crisi finanziaria e il futuro del mondo


Il mondo è alle prese con una devastante crisi finanziaria. Quali strumenti possiamo creare per creare un nuovo equilibrio mondiale? E’ venuto il momento di delineare una “road map” al riguardo
mercoledì 12 agosto 2009, di Emanuele G. - 566 letture

Da quando è scoppiata la crisi dei mutui “subprime” l’economia mondiale è soggetta a sollecitazioni così forti da ritenere il disastro finale oramai imminente. Una ricostruzione dei fatti delineata in questa maniera è certamente corretta, ma parziale. Di molto. Infatti, credo sia necessario operare una ricostruzione complessiva di quanto accaduto nel campo dell’economia negli ultimi lustri per comprendere quanto accaduto. Un processo di comprensione senza verità dimezzate o di comodo. Vedete quanto è successo non è la classica “crisi fisiologica” del sistema, ma un qualcosa di ben più profondo, complesso e pericoloso.

- Profondo perché investe tutti i campi dell’economia e gli assetti basilari del mondo di oggi. Una brevissima annotazione al riguardo. Parliamo così tanto di globalizzazione ed ammettiamo a malavoglia che ci possa essere una crisi globale dell’economia! Converrete che si tratta di un atteggiamento schizofrenico. Ci sentiamo globalizzati per gli aspetti meno importanti e siamo incoscienti sulla reale valenza della globalizzazione. Globalizzazione che è dappertutto e copre in profondità ogni aspetto della vita presente dell’umanità.

- Complesso in quanto tale crisi ha significato un effetto domino che ha assunto diverse dinamiche in relazione al chi, al cosa, al come e al perché delle strutture coinvolte. In un mondo così “legato” è impensabile che una crisi di settore avesse un ambito di sviluppo riguardante solo quel settore. Ogni settore dell’economia è un tassello inserito in un sistema dove le dinamiche del singolo tassello si riflettono sugli altri (tasselli). Questa crisi è come un fiume carsico di cui abbiamo visto l’origine e la fine, ma non i territori attraversati. Ciò mi fa credere che gli effetti dureranno ancora per molti anni.

- Pericoloso in quanto gli eventi accaduti di recente hanno di fatto bloccato l’economia mondiale che appalesa sintomi di un “inverno” che sarà difficile da gestire. Molti hanno obiettato che la crisi non avrebbe toccato l’economia reale. Eppure l’economia reale è stata pesantemente intaccata. E’ come se un acido avesse corroso il “background” dell’economia mondiale. Il mondo si sta trovando in una situazione che possiamo definire “da fiato corto”. I problemi sono innumerevoli: dal costo delle materie prime al costo del loro trasporto, dalla logistica distributiva alle scorte, dai finanziamenti per le attività produttive al costo del denaro, dalle retribuzioni al lavoro. Ci vorrà un collettivo senso di responsabilità per invertire la rotta. E la navigazione non sarà affatto tranquilla.

Si diceva di iniziare una seria riflessione su quanto accaduto. E’ un’operazione da compiere. Sapere è sempre il miglior modo per costruire un futuro meno problematico. Tuttavia, la riflessione che si andrà a fare non deve diventare un’esercitazione quanto bella quanto inutile di economia politica. C’è necessità di una rigorosa analisi che porti tutti noi a stilare terapie concrete, efficaci e reali. Si può immaginare, quindi, la creazione di una “road map” con lo scopo di analizzare ciò che è successo, di individuare i percorsi di uscita dalla crisi e di creare le condizioni di un governo mondiale dell’economia che significherà un nuovo equilibrio del medesimo. Questa è la scommessa signori. O si creano modalità condivise di governo dell’economia a livello mondiale oppure ripiomberemo in altre crisi. Forse più deflagranti di quella attuale. La globalizzazione non deve rappresentare l’ennesimo specchietto per allodole buono per alimentare leggende metropolitane o ricostruzioni parziali, ma deve spingerci ad adottare comportamenti responsabili. Se ci piace così tanto vivere in un mondo globalizzato allora dobbiamo assumerne anche doveri e obblighi. Il nostro dovere fondamentale è allora vivere la globalizzazione in modo responsabile per assicurare un futuro dignitoso a tutti i sei miliardi e passa di nostri confratelli e consorelle. In sintesi, dobbiamo passare da una globalizzazione che si è evoluta per soddisfare gli interessi di pochi a una globalizzazione che diventi il braccio secolare di un nuovo modo di governo di un pianeta chiamato Terra.

Quale struttura, di conseguenza, dare alla “road map”? Possiamo ipotizzare un ragionamento che si muova su tre tempi:

1. “Visione” – obiettivo di fondo -> ricostruzione della nostra percezione del mondo;

2. “Passaggio” – obiettivo di fondo-> individuazione degli “assi” di riferimento della “road map”;

3. “Costruzione” – obiettivo di fondo-> implementazione della “road map”.

“Visione”

In questi ultimi tempi si è sviluppato un accesso dibattito per capire cosa è successo. Le ipotesi avanzate sono tutte plausibili, ma non vanno al di là della mera ricostruzione cronachistica delle vicende economiche degli ultimi lustri. Il rischio è quello di confondere le cause con gli effetti. Orbene parecchie ipotesi che il dibattito ha messo in evidenza sono effetti e non cause.

Dal mio punto di vista la causa reale è che il paradigma di Bretton Woods del 1944 è oramai da considerarsi superato. Infatti, l’asse portante dell’economia mondiale previsto dagli accordi di Bretton Woods, ovverossia la parità fra oro e dollaro, non ha più motivo di esistere. E’ un paradigma che era funzionale a un certo assetto economico tramontato per l’esattezza nel 1971 allorquando il Presidente degli Stati Uniti d’America Nixon sganciò il dollaro dall’oro. Da quel momento in poi si è continuato a governare l’economia del mondo come se fosse ancora operativa la parità fra il dollaro e l’oro mentre il quadro si stava modificando in maniera del tutto decisiva. Per paradosso si è continuato a governare un’economia sempre più globalizzata e senza regole mediante un timone che poteva andar bene per un veliero del settecento! Il problema è quindi nel timone che ha regolato l’economia mondiale dalla fine del secondo conflitto mondiale. Tale assetto ha svolto il suo ruolo in modo egregio fino al 1971 in quanto rispondeva a precise caratteristiche dettate dagli accordi di Bretton Woods. Il 1971, pertanto, come anno spartiacque con un prima e un dopo che raccontano due diverse storie economiche del mondo come l’abbiamo conosciuto nell’ultimo mezzo secolo. Da allora molte cose sono cambiate. Cerchiamo perciò di delineare un quadro sintetico che indichi alcuni fatti rilevanti nella storia mondiale contemporanea assumendo come limite temporale l’anno 1971.

Base dell’economia mondiale

- Fino al 1971 – Parità fra il dollaro e l’oro;

- Dopo il 1971 – Apparizione di altri item economici di riferimento come euro o petrolio e persino crescente importanza di alcune materie prime agricole: il grano in primis.

Assetto politico del mondo

- Fino al 1971 – Il mondo era governato da due blocchi rappresentati dagli Stati Uniti d’America e dall’Unione Sovietica;

- Dopo il 1971 – Nuovi protagonisti si presentano sullo scacchiere internazionale. Primi fra tutti i paesi arabi che rivendicano un maggiore ruolo politico a livello mondiale.

Modalità dinamiche delle relazioni internazionali

- Fino al 1971 – E’ il periodo di massimo fulgore del c.d. “bipolarismo”;

- Dopo il 1971 – Si sviluppano dinamiche che propendono sempre più verso il c.d. “multilateralismo” grazie, ad esempio, al continuo miglioramento del processo di integrazione europea.

Principali attori in campo economico

- Fino al 1971 – Gli Stati Uniti d’America sono il “primo motore” dell’economia mondiale;

- Dopo il 1971 – Questo paese inizia ad assumere un ruolo diverso che possiamo definire da “primus inter pares” poiché decisamente contrastato da nuove potenze economiche come Giappone, Cina e India.

Modalità di esplicazione dell’attività economica

- Fino al 1971 – Attività essenzialmente manifatturiere e commerciali;

- Dopo il 1971 – Iniziano i primi fenomeni di speculazione globalizzata a seguito della crisi petrolifera del 1973.

Attività degli istituti bancari

- Fino al 1971 – Supporto alle attività economiche e gestione semplice del risparmio;

- Dopo il 1971 – Anche gli istituti bancari cominciano un nuovo percorso che li porta a non essere semplice supporto alle attività economiche e al risparmio allargando di fatto la loro operatività a tutto il mondo.

Commercio internazionale

- Fino al 1971 – Limitato fra chi produce materie prime e chi le trasforma per vendere beni e servizi;

- Dopo il 1971 – Il commercio collega tutto il mondo accrescendo la specializzazione di ogni parte di esso in riferimento alla produzione di materie prime, alla loro trasformazione e al loro commercio.

Comunicazioni

- Fino al 1971 – Poco diffuse;

- Dopo il 1971 – Il mondo rassomiglia sempre più a quel “villaggio globale” immaginato da McLuhan. Sensazione ancor più accresciuta dall’avvento di internet.

Da quanto esposto emerge forte un senso di inadeguatezza del “management” del governo del mondo contemporaneo in quanto le logiche tutt’ora attive si riferiscono a una filosofia di fondo che andava bene fino al 1971. Continuare a ragionare seguendo tale schema può portarci tutti quanti incontro a crisi vieppiù devastanti. Un primo passo in avanti è stato compiuto perché ci si sta interrogando come assicurare un nuovo “deal” al mondo del presente e del futuro. Il ragionamento deve andare oltre e proporre “tools” atti a regolamentare dinamiche internazionali sviluppatesi secondo modalità in apparenze anarchiche e funzionali a centri oligarchici.

“Passaggio”

Il dibattito in atto sula crisi che si sta abbattendo sul sistema economico mondiale mi pare fin troppo “tecnica”. Per due ragioni: la discussione non deve essere limitata solamente agli addetti ai lavori e la crisi non è solo economica.

Da qui la necessità di considerare sterili le diatribe fra i liberisti e i keynesiani in merito ai dispositivi da porre in atto per arginare la crisi. Sicuramente c’è bisogno del mercato in quanto non è minimamente ipotizzabile un’economia senza il territorio dove essa esplica le proprie dinamiche. Intendo riferirmi al mercato. Tuttavia il mercato deve sì autogovernarsi, ma deve essere prevista la presenza di un “regolatore” da individuare nello Stato. A sua volta lo Stato non deve eccedere nel dirigismo con il risultato operativo di congelare le naturali dinamiche economiche. Pertanto, il dibattito non deve essere posto della divisione manichea fra due posizioni oppositrici: più mercato/meno Stato e meno mercato/più Stato. E’ da individuarsi una via di mezzo dove mercato e Stato si integrano al fine di assicurare una migliore stabilità economica. Forse in questo particolare, di non poco conto, risiede la lezione principale che il mondo deve tenere a mente. Ma con una sfumatura da non sottostimare. Essenziale, infatti, è che non accadano fenomeni di “mercato guidato” o di “Stato imprenditore”. Confusioni di tal risma sono da considerarsi perniciose ed è meglio che gli attori si attengano al proprio “ruolo naturale”.

Fatta chiarezza su aspetti metodologici di evidente importanza procediamo ad individuare gli “assi” che costituiranno la “road map”. Quali ambiti strategici possiamo indicare? La nostra guida deve essere rappresentata dai problemi che il sistema economico e il sistema mondo hanno evidenziato nel corso degli ultimi anni.

Andare oltre Bretton Woods – Un punto fermo sembra evidente. Bisogna andare oltre gli accordi di Bretton Woods, ma quali contenuti dare a questo nuovo accordo? Se a Bretton Woods si decise che l’asse portante dovesse essere la parità fra dollaro e oro quale architrave di riferimento porgere all’economia mondiale del futuro? Bisognerà aggiungere altri item di riferimento oppure no. Come strutturare il commercio mondiale, il credito, i trasporti, i pagamenti? Le domande sono davvero multiple, di fondamentale urgenza e dalle caratteristiche strutturali complesse. Sennonché è da questo versante che si deve ripartire. E’ ipotizzabile costruire un nuovo assetto economico senza aver delineato il suo “core” e le caratteristiche ad esso collegate? Ciò rappresenterebbe un imperdonabile errore procedurale e di metodo.

Codice economico internazionale – Un impulso alla stabilizzazione dell’economia mondiale deve essere costituito da un quadro normativo che tenda a rendere similari le legislazioni economiche nazionali. Non possiamo pensare minimamente di governare l’economia mondiale se ogni stato assume comportamenti differenti dettati da legislazioni spesso non convergenti. L’obiettivo non è un Testo Unico a livello mondiale, ma almeno stabilire delle regole univoche che possano permetterci di operare per un’efficace “governance” del mondo contemporaneo.

Le organizzazioni internazionali – Sono il frutto di un mondo che non c’è più. Non sappiamo nulla del loro numero. Molte volte entrano in conflitto fra di loro. Le loro procedure sono per lo più lente e farraginose. Ingenerando due effetti paradossali: arrivano sempre “dopo” e danno l’impressione di una loro sostanziale inutilità. Pertanto, è necessario prima di tutto capire quale ruolo dare all’Onu, che tipologia di rapporti essa ha con altre organizzazioni internazionali sovra-continentali e quali sinergie si possono istituire fra queste organizzazione sovra-continentali e le altre aventi operatività a livello continentale o regionale. I benefici per il mondo intero sarebbero positivi e darebbe l’opportunità di governare meglio le dinamiche imposte da una globalizzazione che negli ultimi anni è semplicemente corsa in avanti oltre ogni ragionevole ipotesi.

Le materie prime agricole – E’ un “tool” da porre in evidenza allorquando si dovrà porre mano alla costruzione di un nuovo modello di mondo. Non potete immaginare come il grano in certe regioni del mondo sia un bene primario molto più importante dell’oro e del dollaro. La stessa cosa dicasi per il riso, il caffè, lo zucchero. Gli elevati costi raggiunti nell’ultimo periodo da queste materie prime agricole ha causato più di un sommovimento sociale in parecchi paesi del mondo. A ragion veduta. Bisogna garantire, per dunque, un loro costo accettabile, una programmazione condivisa della disponibilità e regole ben individuate su produzione, deposito, trasporto, sicurezza, ricerca tecnologica e rispetto ambientale

La logistica della globalizzazione – Particolare attenzione dovrà essere indirizzata alla logistica della globalizzazione. Ovverossia a tutte quelle strutture materiali e immateriali che permettono al mondo di essere così aperto e transitivo. Infatti, se la globalizzazione non è supportata da un insieme di strutture essa è sicuramente un fattore di destabilizzazione del mondo contemporaneo. La globalizzazione, invero, deve diventare una straordinaria risorsa per immaginare l’avvenire del nostro pianeta. Sarà cura, quindi, di noi tutti pianificare interventi riguardanti la condivisione etica del mondo e la implementazione di tutta una serie di iniziative aventi obiettivo l’uguaglianza degli uomini.

Il rischio economico – L’attività economica come attività di esplicazione del genio umano contiene il senso della non certezza circa i risultati dell’azione intrapresa. L’uomo vede nell’attività economica una di quelle modalità che evidenziano il proprio diritto inalienabile alla libertà. In questa ottica il rischio è un aspetto comprensibile. Tuttavia il rischio non può diventare un mezzo mediante il quale alterare le fondamenta dell’equilibrio sociale. Il rischio certamente è un fattore di crescita dell’economia e dell’insieme dell’attività umana, ma va collocato in seno a una visione sociale. Da qui la necessità di rendere il rischio un valore aggiunto positivo a guisa di forza propulsiva della qualità del suo vivere. Il rischio non più come fenomeno a caratterizzazione negativa di singoli o gruppi di persone, ma motore dell’attività del genere umano.

Ambiente – Le potenzialità della Terra devono diventare una risorse per il suo progresso. Ciò che i nostri antenati ci hanno lasciato in eredità deve servire a migliorare le condizioni di vita del genere umano. L’ambiente è una di quelle risorse straordinarie che non vanno sacrificate all’interesse di pochi. Anzi è un meraviglioso volano di arricchimento di ogni essere umano. Una foresta è un cosmo di linfa preziosa per i suoi abitanti e quando la si distrugge gli stessi cessano di avere un futuro. Se assicuriamo un futuro all’ambiente allora avremo un futuro anche noi. Sono due entità che vanno assieme, non si possono scindere e l’abuso di una di esse (l’ambiente) crea delicatissimi problemi all’altra.

Per un nuovo senso di cittadinanza globale – Anche il significato di cittadinanza va rivisto. Esso non va più legato all’appartenenza a un popolo o a una Nazione. Ha più senso quando esso è collegato alla dimensione mondo. Questo permetterebbe un adeguamento della mentalità di ognuno di noi. Si capirebbe, finalmente, che siamo cittadini del mondo intero. Questo è il vero orizzonte dell’essere cittadino. Attualmente non è così. Continuiamo a vivere la cittadinanza in un’ottica di “diminutio” mentre il mondo si è aperto in tutte le direzioni. Che senso ha rivendicare l’autodeterminazione di un pugno di chilometri quadrati quando il nostro vero spazio vitale è il mondo? E’ una delle lezioni che la globalizzazione ci sta impartendo. Ne vogliamo tener conto?

La sfida non è facile in quanto attiene a una rivoluzione culturale che non è da imporre secondo modalità verticistiche. Ma credo che il genere umano debba accettarla in pieno per governare meglio la modernità e assicurare un dignitoso livello di vita a tutti i suoi figli. Scelte in senso contrario apparirebbero poco comprensibili e dannose. La globalizzazione non è un demone, ma sta a noi tutti trasformarla in un incredibile alleato per migliorare la qualità della vita di noi tutti. Vi ricordate la parola “rischio economico”? Orbene dobbiamo rischiare ancora di più oggi se intendiamo uscire da un mondo ancora imbrigliato in schematismi delineati dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

“Costruzione”

Abbiamo ricostruito la storia del nostro pianeta indicando nel 1971 un elemento di profonda modificazione delle sue dinamiche. Abbiamo individuato gli “assi” strutturali della “road map” concepita per assicurare nuovi equilibri al mondo contemporaneo. Si è preferito utilizzare il termine nuovi equilibri e non ordine perché l’intera umanità si deve riappropriare della sua storia. Se il nostro intendimento, in sintesi, è quello di vivere in un mondo dove l’obiettivo prioritario è la globalizzazione della dignità umana allora la costruzione deve essere partecipata e condivisa.

Ecco, dunque, la prima caratteristica della costruzione: la partecipazione. Modalità dinamica di importanza fondamentale in quanto abbatte qualsiasi tipo di barriera proprio per creare quella tipologia di globalizzazione di cui il mondo ha disperato bisogno. Una globalizzazione che integri il nostro pianeta e non crei divisioni. Partecipazione, cioè, come modalità di collegamento le varie parti componenti il mondo di oggi. La partecipazione è condizione imprescindibile per assicurare l’eguaglianza di tutti gli esseri viventi. Se partecipano sono cittadini. Se non hanno la possibilità di partecipare sono degli esclusi. E il progresso ha bisogno di partecipazione. Dove non c’è partecipazione le disuguaglianze sono fortissime.

La partecipazione presuppone un altro dato di rilevante evidenza. Ci riferiamo al principio dell’integrazione. L’azione del partecipare crea integrazione. E’ la naturale conseguenza della partecipazione. L’integrazione sorge quando inizia ad esserci comunicazione fra le parti che compongono un sistema. Il risultato è di trasformare il mondo di oggi in una classica “funzione aperta”. Definiamo questo concetto. La funzione è aperta quando f:X → Y tra spazi è aperta se per ogni aperto U di X la sua immagine f(U) è aperta in Y.

Cioè ogni impulso (nella fattispecie relazione e/o scambio) creato in X passa dallo spazio di emissione X allo spazio di ricezione Y perché entrambi gli spazi sono aperti secondo caratteristiche dinamiche di circolarità e transitività. Di conseguenza si crea un”feedback” analogo oppure di diverso grado. L’impulso, relazione e/o scambio, ha bisogno di strumenti logistici come la comunicazione e/o l’informazione. La comunicazione è da intendere come l’atto di trasmissione di un certo numero di informazioni; mentre l’informazione è l’insieme dei dati costituenti il contenuto della comunicazione.

Abbiamo individuato così due altre caratteristiche della costruzione, ossia la comunicazione e l’informazione. Ciò ci permette di porre una domanda, forse banale. E’ possibile costruire un mondo globalizzato che gioca tutto sul principio della partecipazione senza l’apporto della comunicazione e dell’informazione? Ci sembra improponibile una tale eventualità.

La costruzione è a questo punto completa. Prima di tutto perché abbiamo indicato i programmi settoriali di intervento. In altre parole, gli “assi” che sintetizzano il programma operativo e politico della “governance” del mondo che andrà ad elaborare nuovi equilibri. In secondo luogo si sono individuate quelle caratteristiche etiche che devono sovrintendere al processo di costruzione. Ci riferiamo alle caratteristiche di partecipazione, integrazione, comunicazione e informazione.

Un breve approfondimento è necessario a questo punto per rendere il nostro ragionamento più lineare e capirne la logica. Il percorso per costruire un nuovo equilibrio mondiale è stato definito “road map”. Esso si compone di due momenti. Li abbiamo individuati in passaggio e costruzione. Nel primo momento si sono determinati gli “assi” ossia gli ambiti dove operare per costituire un programma operativo di interventi. Il secondo, invece, è l’atto di costruzione che necessita di precisi principi etici. Il percorso previsto appare, pertanto, completo e in possesso di una logica che lo rende comprensibile. Per assurdo l’estrema complessità della presente situazione non necessita di risposte complesse in prima battuta. Piuttosto di indicazioni programmatiche capaci di far partecipare tutti quanti noi all’insieme delle azioni previste dalla “road map”. Spesso è più facondo rispondere alla complessità con lo spirito di sintesi. Questo perché si può raggiungere il massimo livello di condivisione possibile e fornire più persone di quello spirito opportuno per affrontare correttamente la situazione.

Abbiamo una lunga marcia da intraprendere, ma il viaggio ci sembrerà meno faticoso se faremo un solo primo passo.

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