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La classe invisibile

La parola "barbone" è usata per qualificare quegli uomini di strada, quei mendicanti, quelle figure fluttuanti che brancolano sui bordi dei marciapiedi, nelle periferie delle città...
di Rosanna Rivetti - mercoledì 19 aprile 2006 - 4160 letture

Accanto al nostro mondo, quello che possiamo definire della "società civile", ne esiste un altro, invisibile, ma parallelo, il quale comprende quegli individui che possiamo ancora chiamar tali, ma solo perché non sappiamo come altro etichettarli. In effetti essi non sono animali, non sono mostri, non sono fantasmi o forse sì, fantasmi lo sono perché sono ignorati, emarginati: sono quelli che chiamiamo col termine comune ed indifferenziato: barboni. Poi mi chiedo: perchè barboni? Ah sì! Forse la parola è un dispregiativo collegato alla barba folta e ispida, segno di trasandataggine, di povertà e di degradazione legato alla sua figura.

La parola "barbone" è usata per qualificare quegli uomini di strada , quei mendicanti, quelle figure fluttuanti che brancolano sui bordi dei marciapiedi, nelle periferie delle città, nelle stazioni di notte...

Ci viene da chiederci: come o cosa hanno portato delle persone ad uno stato di abbandono simile?

Persone sole, che hanno perso tutto, prima un lavoro, poi una casa e infine i propri affetti, esseri invisibili agli occhi dei passanti, i quali svoltano l’angolo affrettando il passo, distolgono lo sguardo dopo una frazione di secondo da una visione che possa risultare per loro troppo degradante. Ma dove si è nascosta la nostra pietà? Scartiamo questa gente dalla nostra considerazione, spinti da bisogno di depurare il sistema che ci circonda da corpi estranei, che possano rendere "indecoroso" l’ambiente in cui viviamo; ma è inevitabile che il loro sguardo vuoto e sofferente ci ripiomba davanti agli occhi alla fermata della metropolitana, sui gradini della Chiesa nel giorno di domenica.

La povertò irreversibile è uno dei motivi più freqenti che induce l’uomo-barbone a trasferirsi sulla strada, l’unico posto che non si rifiuta di accoglierlo, ma lo accetta così com’è. La terra fredda, umida, la terra nuda diventa la sua sola e possibile dimora. E’ una scelta di grande dignitò, quella del barbone, ma soprattutto di grande coraggio, una denuncia nuda e cruda di chi non ce la fa più, di chi ha raggiunto il limite, pertanto è cacciato fuori dalla società a calci, perchè non ha più nulla da offrire, non vale più nulla. In altre parole, NON E’ PIU’ NESSUNO. La veste di un barbone è altresì la ribellione di un uomo nei confronti di una società nella quale non sembra più riconoscersi, perchè tenta di omologare tutti i consociati secondo schemi preordinati e poi ratificati.

L’uomo-barbone è indegno di uno sguardo , di un sorriso o di un’ elementare elemosina, ma deve accontentarsi, ogni giorno, di essere invisibile per gli astanti della strada. Sul suo cuore pesano sguardi di sdegno e di disprezzo che gli rivolgono i passanti , e queste sono sensazioni difficili da ingoiare la sera, a fine giornata, quando sotto una coperta, sul ciglio della strada è più facile tremare per il freddo e per i singhiozzi soffocati di un pianto che non ha suono per nessuno. Uomini soli e silenziosi, eppure il loro sguardo parla, urla, senza vergogna: AIUTO!

Siamo noi, sordi, a non ascoltare.


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si, ma ora
21 aprile 2006

si ma ora ha vinto la sinistra alle elezioni, il malvagio Berlusconi è stato cacciato e tutti i problemi dell’Italia verranno finalmente risolti, perchè la sinistra è egualitaria ( o no ? ) è democratica ( o no ? ) e soprattutto crede nello stato sociale ( o no ? ).
    si, ma ora
    24 aprile 2006, di : PINO

    Mi dispiace ma questo è qualunquinsmo della peggiore specie. Stimo Morrone per le sue aperture mentali ma questa non la mando giù.
    Forrest Gump
    25 aprile 2006

    Stupido è chi lo stupido fa. Forrest Gump
    si, ma ora
    25 aprile 2006

    spero che tu sti scherzando berlusconi tornera’ a ruggire forza ITALIA
La classe invisibile
29 maggio 2006, di : Silvia

Mi scuso per la puntualizzazione... ma, purtroppo, esistono anche donne-barbone. Discriminazione nella discriminazione (?!)

Silvia