Viaggio nei sapori semplici della tradizione siciliana. La caramella di carruba, baluardo della famiglia Terranova da cinque generazioni.
Il termine carrubo o carrubio deriva dalla parola araba “harruba”. Il carrubo è un albero sempre verde spontaneo, tipico della macchia mediterranea, appartenente alla famiglia delle Papillonacee Cesalpinioidee, che in parole meno colte significa che è una leguminacea come i fagioli.
Nella sua lunga vita, è l’albero tra i più longevi, può raggiungere l’altezza di 12 metri e un diametro di ben oltre 2 metri.
Per la sua folta chioma, l’aspetto inclinato e cavo, spesso ha ospitato il viandante accaldato o il pastore intento a scolpire legnetti e buttare l’occhio al suo gregge sparpagliato.
Italo Calvino ne parla usando queste parole: “sbucai alla fine sotto il cielo aperto, che solo allora vidi senza stelle ma chiaro tra le foglie d’un enorme carrubo”.
In Sicilia si trovano gli esemplari più antichi, in maggior numero nella provincia di Ragusa e Siracusa.
Il frutto secco, propriamente detto siliqua, è simile ad un baccello dal rivestimento più coriaceo, a protezione di una polpa stratificata, il mesocarpo, dolce e carnoso e con dei semi disarticolati.
Il frutto dal sapore dolce, con retrogusto allappante viene impiegato, in diversi campi e per differenti preparazioni.
Le confetture, i distillati, le farine alimentari per la sua funzione addensante; gli estratti liquidi e soprattutto il foraggio per l’alimentazione del bestiame, sono gli usi più frequenti del frutto del carrubo.
Per le caratteristiche organolettiche e le peculiarità terapeutiche, la carruba è particolarmente indicata nella cura delle gastroenteriti, in special modo nei lattanti.
Sono molti gli studi per evidenziare le preziose caratteristiche e gli eventuali impieghi anche nella medicina tradizionale.
Nel consumo quotidiano, meno frequente rispetto a qualche anno fa, la carruba è la nota aromatica ed inconfondibile delle sue caramelle, che i non troppo giovani, compresa la sottoscritta, ricordano avvolte in un quadrato lattiginoso di carta oleata.
La forma imperfetta, la trasparenza color caramello, l’aspetto vetroso non la rendevano tanto accattivante e seduttiva, anzi, evocava immediatamente bimbi di altri tempi, in cappotto smunto e scarpe rotte, con i pugni pieni di tesserine zuccherate al sapore di carruba.
In effetti faceva parte del povero corredo dei bambini di una volta, dei vecchietti che la ciucciavano a più riprese, riponendola accuratamente nella sua essenziale custodia. Difficile il sapore, brutto l’aspetto, misera la confezione, eppure le caramelle alla carruba sono giunte indenni ai giorni nostri con la loro disarmante semplicità.
Dai cassetti rotti delle generi alimentari d’epoca, alle ampolle altezzose delle moderne farmacie, hanno attraversato silenziosamente oltre un secolo e qualche generazione.
La famiglia Terranova, “maestri caramellai” da più di un secolo, è presente nel territorio siciliano con una prelibatezza “difficile”, dalle caratteristiche uniche che i palati moderni elevano a prodotto di nicchia, legato al territorio e che dal territorio ambisce ad una ribalta più consona.
Presto la caramella Terranova sarà distribuita a bordo dei voli nazionali ed internazionali della compagnia Alitalia, così come prevede un accordo stipulato tra il colosso aereo e l’azienda produttrice.
La caramella di carruba Terranova conquista per la sua bontà, per i profumi che sprigiona, per gli ingredienti naturali con la quale viene tuttora confezionata nel cuore di Palermo, il quartiere antico di Ballarò.
Antonio Terranova, capostipite della azienda a conduzione familiare, già dal 1890 nei vicoli di Ballarò, con antichi strumenti artigianali iniziò una avventura, che ai giorni nostri continua, attraverso i figli, arrivando fino ai pronipoti.
La produzione giornaliera delle caramelle di carruba è di circa settecento chilogrammi.
Controllate una per una per evitare che le bolle - simili a quelle della pasta di vetro - durante la degustazione possano rivelarsi taglienti come lamette; le caramelle subiscono un processo produttivo paragonabile a quello dei vetri di Murano.
La pasta a temperature elevatissime, viene spalmata con grandi spatole d’acciaio su un banco rivestito di marmo e con una lavorazione estremamente veloce e concitata, l’impasto infatti tende a raffreddarsi, si stende negli appositi stampi e si taglia nel giro di pochi minuti.
Gli strumenti creati appositamente sfornano migliaia di tesserine da smussare tra loro.
Lo sforzo umano è determinante e comporta dei rischi, scottarsi anzitutto. L’informe pasta di carrube, rigorosamente ragusana (perché è la migliore), si cristallizza diventando caramella dopo averla cotta con lo sciroppo di glucosio (acqua e zucchero), tanto amore e abilità.
Tra i progetti a medio e lungo termine del caramellificio Terranova c’è il riconoscimento del presidio Made in Sicily da parte della Regione Siciliana. Il marchio garantirà al prodotto la diffusione in tutto il mondo, tutelandone la denominazione e l’origine.
L’intento è quello di promuovere capillarmente un prodotto esclusivamente siciliano ma comunque appartenente alla cultura gastronomica italiana.
Le nuove etichette delle caramelle Terranova, saranno quindi con il logo della Regione Siciliana e verranno distribuite in molte manifestazioni gastronomiche in Italia e all’estero.
I sapori antichi della Sicilia quindi si rincorrono, decollano, si riscoprono anche attraverso il cibo, o più semplicemente si scartano come una caramella.
Info: caramelleterranova@libero.it
