La camorra stritola la Campania
Sono 83 i comuni del napoletano sottoposti ai raggi x per infiltrazioni camorristiche. I Sindaci di Comuni come Melito, Pozzuoli, Casoria, Afragola ed anche i manager di Asl come la Napoli 4, sciolta per camorra, e la Napoli 5...
mercoledì 11 gennaio 2006, di Vincenzo Raimondo Greco - 3390 letture
Sono 83 i comuni del napoletano sottoposti ai raggi x per infiltrazioni camorristiche. I Sindaci di Comuni come Melito, Pozzuoli, Casoria, Afragola ed anche i manager di Asl come la Napoli 4, sciolta per camorra, e la Napoli 5, dove si è insediata da poche settimane la commissione di accesso, sono al centro di inchieste anticamorra. Resta altissimo il numero dei clan camorristici: 234. Che dimostra una crescita di illegalità sempre più evidente così come cresce “il consenso intorno alla camorra”. Accanto a questi dati, di per se allarmanti, quelli relativi ad una presunta riduzione della libertà di voto su medie e grandi città e su molti Comuni. “Sono dati - dichiara Diana - davanti ai quali la politica non può assolutamente fuggire”. Ma nonostante questa inarrestabile presenza il ministro Pisanu si dichiara soddisfatto per il lavoro svolto nei 53 mesi di governo Berlusconi (luglio 2001 - novembre 2005): "non abbiamo elaborato teoremi antimafia, ma abbiamo contribuito fortemente a ridurre il tasso di mafiosita’ del nostro paese”.
Per Pisanu “i problemi e le emergenze non sono mancati e non mancano, come a Napoli e in Calabria”, ma “l’importante e’ fronteggiarli con freddezza ed efficacia”. Soddisfazione che l’onorevole Diana non condivide. “La situazione è insostenibile - dichiara nella seduta della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata - l’ordine pubblico sembra essere a pezzi; in un’area dove si consuma un quarto delle rapine d’Italia (da 13 a 20 mila all’anno, N.d.R.) mentre il racket sembra stringere la città in una morsa micidiale”. Per l’esponente diessino occorre “tagliare qualsiasi legame di collusione e di contiguità tra la politica e la camorra facendo luce anche su fatti che pesano nella realtà di Napoli”. Diana non ha dubbi che vadano chiariti i rapporti “di alcuni clan, fra i quali Contini e Licciardi, con pezzi e ambienti politici”; quelli che il “clan Misso” intesse “con la politica”, ma anche le “contiguità registrate nell’ambiente dei disoccupati, che hanno aperto un percorso oscuro all’interno della realtà sociale e politica” partenopea. Argomento che Tagliatatela utilizza per sparare a zero contro la Margherita. “L’onorevole De Mita dovrebbe seriamente preoccuparsi - dice l’esponente di alleanza nazionale - delle ingombranti infiltrazioni della camorra nel suo partito come dimostrano gli scioglimenti di (alcuni) comuni e della Asl Napoli 4. I petali della Margherita sono sporchi di camorra- conclude Tagliatatela - e De Mita dovrebbe procedere ad una bonifica ambientale”. Un affondo politico che si legge, anche, nelle dichiarazioni di Emiddio Novi. “Ottenere il 70 per cento dei voti in Campania dimostra che sono stati fatti accordi seri e documentabili” . Il problema non è, quindi solo Napoli, ma l’intera Campania perché “ci sono infiltrazioni di poteri criminali nel napoletano, nei Comuni”, dichiara senza mezzi termini anche Vincenzo De Luca, membro della direzione nazionale diessina, durante una riunione salernitana della Quercia. Resta, quindi, un dato ineludibile: la forte penetrazione malavitosa nel settore pubblico. Gli appalti di opere pubbliche costituiscono uno dei principali terreni di incontro tra mafia, imprenditori, uomini politici, funzionari amministrativi. Tre gli obiettivi: lucrare tangenti, collocare mano d’opera nei subappalti, far acquisire le forniture dalle ditte “amiche”. Una strategia che mira a controllare gli aspetti essenziali della vita politica ed economica del territorio perché condiziona gli imprenditori, i politici, i lavoratori e i liberi professionisti. Aspetti legati agli appalti che non debbono, però, far passare in secondo piano i proventi legati al traffico della droga. “Un fenomeno- secondo Lumia - che andrebbe analizzato e sviluppato” anche alla luce dei rapporti costruiti dal clan Di Lauro con la Spagna e alcuni paesi africani. “La camorra - dichiara il diellino Sinisi - ha ‘piazze della droga’ nelle quali vende. Ciò significa che sono tanto proficue e utili quanto saldamente nel controllo della criminalità organizzata”. Ma la camorra è anche racket e usura, l’economia illegale che prende il sopravvento su quella legale. “L’80 per cento delle attività commerciali - denuncia Florino - sono nelle mani della camorra”; ma attenzione, avverte il senatore di Alleanza nazionale, “c’è una camorra che trae vantaggio da tutta una serie di azioni (racket, estorsioni e spaccio di droga)” è un’altra “che trae vantaggio da tutte le situazioni, come l’inserimento negli appalti, nel settore dei rifiuti e in tanti altri campi” dove bisogna presentarsi “con abiti puliti”. E’ una criminalità, quindi, “sempre più impudente e forte che mostra - dichiara Diana - di voler tentare di imporre un ordine camorristico fatto di un sistema di valori in cui si riconoscono strati sociali, un sistema di valori da cui alcuni strati sociali sembrano quasi trarre identità”. Non si spiegano diversamente le difese dei camorristi da parte di interi quartieri napoletani o le “botte da orbi” riservate ai vigili urbani che tentano di ripristinare la legalità. Allora come uscire da questo imbuto? Quali soluzioni trovare per sconfiggere la camorra? “L’illegalità - dichiara Ciriaco De Mita - si riduce, se cresce nella coscienza delle persone il senso civico che non è dovere astratto, non è un’imposizione, ma una convenienza”.
Ma bisogna incidere, anche, sui giovani e “pretendere che la scuola - afferma il senatore Bobbio - ritorni ad avere quella funzione di educazione al civismo e alla civiltà”. Valori che per l’esponente di Alleanza nazionale devono “essere introitati entro i primi 10-13 anni di vita”, altrimenti, ammonisce Bobbio, “quel cittadino in erba lo abbiamo perso”. Tutti buoni propositi che i nostri politici ripetono da decenni con risultati, purtroppo, poco apprezzabili.
Vincenzo Greco
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