In Campania il rapporto tra Pil e giro d’affari della camorra è pari al
32%; sono 6.700 gli affiliati ai clan il cui giro d’affari sfiora i 30
milioni di euro.
In Campania il rapporto tra Pil e giro d’affari della camorra è pari al 32%; sono 6.700 gli affiliati ai clan il cui giro d’affari sfiora i 30 milioni di euro. E poi ci sono i commercianti: il 50% paga regolarmente il “pizzo” mentre, ogni anno, 25 mila aziende sono costrette a chiudere perché vessati dai camorristi. Ogni attività economica-imprenditoriale viene avvicinata “dai signori del ‘pizzo’ - si legge nell’ultimo rapporto di SOS Impresa - con il volto ‘conveniente ‘ della collusione, piuttosto che quello spietato della minaccia”.
Una richiesta diventata soft ma che non risparmia nessuno; neppure gli ambulanti che lo scorso anno scioperarono contro l’aumento della tangente “salita a 100 euro la settimana per ciascuna ‘bancarella’ a fronte delle precedenti 20 euro”. In quella che veniva definita ‘Campania felix’ il fenomeno malavitoso ha dimensioni massicce e tocca tutte le province. Il clan dei “Casalesi” controllo, per esempio, tutta l’economia del casertano, quella legale e quella illegale. “Non c’è traffico, mercato, commercio su cui -denuncia SOS Impresa, diretto da Lino Busà - non abbiano le mani: droga, immigrazione clandestina, estorsioni, ciclo del cemento e dei rifiuti”.
Una sviluppo che, secondo Tano Grasso, Presidente Onorario della Federazione Nazionale Antiracket, “avvicina Napoli al modello palermitano”. La riscossione del ‘pizzo’ è un vero e proprio lavoro nel quale sono impiegati tutti i componenti della ‘famiglia’: non a caso nei mercati rionali l’esazione delle tangenti è affidata a donne e bambini, i cosiddetti muschill’.
Ed è preoccupante la rassegnazione con la quale gli imprenditori subiscono le intimidazioni della camorra che, spesso, vengono rivolte attraverso le maestranze. “Non sono pochi - scrive Tano Grasso - i casi in cui il camorrista si presenta sul posto di lavoro e intima ai dipendenti la sospensione dell’attività lavorativa al fine di spingere l’impresa a ‘trattare’ e a cedere ai condizionamenti mafiosi”. Una vera e propria emergenza “strutturale e non congiunturale”, dichiara l’onorevole Lorenzo Diana che invita i colleghi della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno della criminalità a non guardare, esclusivamente, i “3000 morti assassinati negli ultimi 20 anni nelle guerre di camorra”.
Per l’esponente diessino, infatti si è di fronte ad “una criminalità organizzata dal carattere duttile ma stabile, una camorra sempre più ramificata nell’economia, sempre più potente fino al punto da avere la pretesa di controllare tante nuove attività economiche che prima sfuggivano alla criminalità”.
Le aziende commerciali e le pubbliche amministrazioni (Girodivite.it n. 208: “La camorra stritola la Campania”) non sono, infatti, le uniche a subire il peso del condizionamento camorristico. L’agricoltura e la pesca sono storicamente oggetto di particolare attenzione da parte delle organizzazioni malavitose. “Il clan dei Casalesi- continua il dossier 2005 di SOS Impresa - mantiene inalterate le proprie illecite attività nell’agro aversano, sottoponendo ad estorsione gli operatori economici ed industriali e reinvestendo i capitali illeciti in aziende agricole, casearie ed edilizie, controllando la manodopera extracomunitaria”.
Capitolo diverso, e se possibile più corposo, è quello relativo allo smaltimento dei rifiuti. In questo settore è proprio la camorra a battere le altre associazioni malavitose tant’è che “in tutta la Campania- denuncia SOS Impresa - non esiste una sola discarica in cui l’organizzazione criminale non abbia un qualche interesse”. Classico il caso dei “1.000 automezzi compattatori” costati “300 milioni di euro” senza che si conosca la società che abbia “ in dotazione questi automezzi” dichiara Emiddio Novi nel corso di una seduta della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul fenomeno della criminalità.
Una situazione incancrenitasi con gli anni che “soffoca o impedisce - è il monito del Presidente Ciampi in visita in Sicilia - le iniziative produttive e tiene lontani potenziali investitori”. “Il danno - ha concluso il Capo dello Stato - che la criminalità arreca alle società dove ha messo radici è incalcolabile”. Per cui non è sufficiente “combatterla” ma è necessario “sconfiggerla”.