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La bruciante sensualità di Kostantinos Kavafis


Kostantinos Kavafis “Un’ombra fuggitiva di piacere” (Adelphi, 2004)
giovedì 20 ottobre 2005, di Maria Gabriella Canfarelli - 3663 letture

Un libro da amare subito, senza riserve, da rileggere con la passione della prima volta. Nella collana Piccola Biblioteca della prestigiosa casa editrice Adelphi, “Un’ombra fuggitiva di piacere” di Kostantinos Kavafis ( Alessandria d’Egitto, 1863/1933) a cura di Guido Ceronetti, versi brucianti d’amore sensuale e nostalgia del perduto; magia d’una voce capace di restituire il moto del sangue, grazie anche alla traduzione di Ceronetti che non ne ha tradito l’autenticità, pure in presenza “d’una scrupolosa ri-creazione” con cui ha fatto salva “l’energia linguistica stregante dell’artista (...)”.

Voce che riesuma altre voci, facendole vibrare all’unisono:”Dei morti, dei perduti / Come morti, per noi, voci ideali, / Amatissime voci... / Udibili nei sogni, talvolta; / Dalla mente pensosa, / A volte percepite. / Nel loro suono, / Del poetico aprirsi, per un attimo / di questa nostra vita qualche accento / Riaffiora; e già è un lontano / Nella notte, di musica, svanire”. Come talvolta svaniscono, come fossero sogni, i desideri “ Che ci pervasero / Senza che li colmassimo, a cui tolto / Fu il saziarsi una notte una soltanto / E il raggiante risveglio di un mattino”.

Tutto scorre, tutto si tramuta - ma ritorna “l’ondata della vita” se il poeta soffia le sue parole: l’essenza è così recuperata, portata alla luce inimitabile del verso levigato, asciutto con cui le vite sono ricomposte; se “Il Dio abbandona Antonio”, il poeta esorta quest’ultimo a “Non fare pianti senza costrutto”, se Alessandria è perduta “dagli incantati / Strumenti e suoni (...) / Un’estasi verrà, per te, suprema”; ai fantasmi d’amore, ai trasporti dolcissimi, al rimpianto dei corpi amati Kavafis oppone la forza dell’attimo bruciante - che intorno a sé irraggia una realtà palpabile quanto può esserlo un’ombra fuggitiva di piacere, assoluta, e preziosa, quanto l’istante e il gesto che l’hanno resa possibile.

“Torna, prendimi spesso, amato spasimo, / Torna quando del corpo la memoria / Si ralluma, in quegli istanti prendimi: / Quando riagita il sangue le remote / Sue voglie e a labbra e carne si agglutìnano / I ricordi, e sulle mani ancora / La sensazione del toccare infuria. / (...) / Tutta la carne nel ricordo tendimi”. Basta poco per ria-avere, per ri-essere; la luce d’una candela, il sogno, il sole del pomeriggio dentro una camera con il letto “vicino alla finestra”, o ripassare davanti alla casa della giovinezza - “ Fu là che Amore / Divampò nel mio corpo con la sua / Sublime forza” - , e davanti alla porta fermarsi incantato:“Di colpo ogni bruttura era sparita. // E stavo là, fissando quella porta, / Immobile, dalla casa fascinato, / Con tutto il mio esserci, raggiante / dei trasporti dolcissimi che vissi”. Da che anche in una camera misera, con le pareti nude, soltanto un lampadario bellissimo “Tanta luce è miracolosa. / Non è da corpi pavidi / Godere splendidamente / Nel bruciarsi”.

Un’ombra fuggitiva di piacere / Kostantinos Kavafis ; a cura di Guido Ceronetti. - Milano : Adelphi, 2004. - (Piccola Biblioteca Adelphi)

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