Un libro da amare subito, senza riserve, da rileggere con la passione della prima volta.
Nella collana Piccola Biblioteca della prestigiosa casa editrice Adelphi, “Un’ombra fuggitiva di piacere” di Kostantinos Kavafis ( Alessandria d’Egitto, 1863/1933) a cura
di Guido Ceronetti, versi brucianti d’amore sensuale e nostalgia del perduto; magia d’una voce capace di restituire il moto del sangue, grazie anche alla traduzione di Ceronetti che non ne ha tradito l’autenticità, pure in presenza “d’una scrupolosa ri-creazione” con cui
ha fatto salva “l’energia linguistica stregante dell’artista (...)”.
Voce che riesuma altre voci, facendole vibrare all’unisono:”Dei morti, dei perduti / Come morti, per noi, voci ideali, / Amatissime voci... / Udibili nei sogni, talvolta; / Dalla mente pensosa, / A volte percepite. / Nel loro suono, / Del poetico aprirsi, per un attimo / di
questa nostra vita qualche accento / Riaffiora; e già è un lontano / Nella notte, di musica, svanire”. Come talvolta svaniscono, come fossero sogni, i desideri “ Che ci pervasero / Senza che li colmassimo, a cui tolto / Fu il saziarsi una notte una soltanto / E il raggiante risveglio di un mattino”.
Tutto scorre, tutto si tramuta - ma ritorna “l’ondata della vita” se il poeta soffia le sue parole: l’essenza è così recuperata, portata alla luce inimitabile del verso levigato,
asciutto con cui le vite sono ricomposte; se “Il Dio abbandona Antonio”, il poeta esorta quest’ultimo a “Non fare pianti senza costrutto”, se Alessandria è perduta “dagli incantati / Strumenti e suoni (...) / Un’estasi verrà, per te, suprema”; ai fantasmi d’amore, ai trasporti dolcissimi, al rimpianto dei corpi amati Kavafis oppone la forza dell’attimo bruciante - che intorno a sé irraggia una realtà palpabile quanto può esserlo un’ombra fuggitiva di piacere, assoluta, e preziosa, quanto l’istante e il gesto che l’hanno resa possibile.
“Torna, prendimi spesso, amato spasimo, / Torna quando del corpo la memoria / Si ralluma, in quegli istanti prendimi: / Quando riagita il sangue le remote / Sue voglie e a labbra e carne si agglutìnano / I ricordi, e sulle mani ancora / La sensazione del toccare infuria. / (...) / Tutta la carne nel ricordo tendimi”. Basta poco per ria-avere, per ri-essere; la luce d’una candela, il sogno, il sole del pomeriggio dentro una camera con il letto “vicino alla finestra”, o ripassare davanti alla casa della giovinezza - “ Fu là che Amore / Divampò nel mio corpo con la sua / Sublime forza” - , e davanti alla porta fermarsi incantato:“Di colpo ogni bruttura era sparita. // E stavo là, fissando quella porta, / Immobile, dalla casa fascinato, / Con tutto il mio esserci, raggiante / dei trasporti dolcissimi che vissi”.
Da che anche in una camera misera, con le pareti nude, soltanto un lampadario bellissimo “Tanta luce è miracolosa. / Non è da corpi pavidi / Godere splendidamente /
Nel bruciarsi”.
Un’ombra fuggitiva di piacere / Kostantinos Kavafis ; a cura di Guido Ceronetti. - Milano : Adelphi, 2004. - (Piccola Biblioteca Adelphi)