....la biologa Candace Pert apre e conferma con la sua ricerca le nuove frontiere delle medicine: l’interazione e l’unitarietà del corpo umano.
Ci giungono ancora conferme sul rapporto non solo psicologico ma anche biochimico tra emozioni, mente e corpo.
Un importantissima ricerca effettuata dalla biologa Candace Pert che è stata una delle prime ricercatrici a dimostrare che gli oppiacei come la morfina e l’eroina si fissano a cellule, o siti recettori, del cervello, viene approfondita in un intervista sulla rivista “Scienza e conoscenza”.
Questa ricerca, insieme a quella che il corpo sintetizza da solo sostanze simil-oppiacee che si legano agli stessi recettori, ha aperto scenari completamente nuovi sui rapporti tra chimica cerebrale ed emozioni umane.
Sulla rivesta “Scienza e Conoscenza” si spiegano in maniera più articolata i meccanismi della relazione tra i neuropeptidi e i loro specifici recettori che è stata definita del tipo chiave e serratura. E’ un vero è proprio sistema di comunicazioni in cui i neuropeptidi “parlano” e i recettori “ascoltano”.
La D.ssa Candace Pert ritiene che questo sistema di comunicazioni sia fondamentale per la biochimica delle emozioni: “Quando avremo dimostrato la misura in cui le emozioni (espresse tramite molecole neuropeptidi) influenzano il corpo”, dice la studiosa, “diventerà chiaro come esse possono essere una chiave per capire la malattia”.
Inoltre, ricorda che “…è importante ricordare che lo studio scientifico della psicologia si basa tradizionalmente sull’apprendimento e la cognizione animali. Ciò vuol dire che se date un’occhiata all’indice dei testi classici di psicologia, non troverete molto spesso termini come consapevolezza, mente o emozioni. Questi argomenti non fanno parte della tradizionale psicologia sperimentale, la quale studia soprattutto il comportamento, perché esso può essere visto e misurato”
Nella sostanza “…c’è un settore della psicologia in cui la mente – almeno la consapevolezza – viene studiata oggettivamente da almeno venti anni. È la psicofarmacologia, nell’ambito della quale i ricercatori hanno sviluppato metodi molto rigorosi per misurare gli effetti dei farmaci e degli stati alterati di consapevolezza.”
Ma la cosa apre un altro aspetto delle "nuove medicine" nella quale agisce anche la stessa comico terapia, confermandoci che siamo sulla buona strada.
La stessa Pert nella sua intervista sottolinea che “All’inizio del mio lavoro, pensavo realisticamente che le emozioni erano nella testa o nel cervello. Ora direi che esse sono anche nel corpo. Si esprimono nel corpo e fanno parte del corpo. Non riesco più a fare una netta distinzione tra il cervello e il corpo.”
La cosa più importante a mia opinione resta il fatto che la stessa Pert conferma un altro concetto, anticipato anche con la famosa esperienza personale di Norman Cousins, esperienza raccontata nel suo famoso libro “La volontà di guarire” : la collaborazione fattiva del paziente.
Questo è il migliore aiuto per la guarigione da malattie che per gran parte possono risolversi da sé, come è dimostrato dal grave caso clinico studiato da migliaia di medici, come appunto quello di Norman Cousins.
E’ chiaro che con questa storia di guarigione di Norman Cousins, non si intende sostenere l’inutilità dell’intervento medico, indispensabile in moltissimi casi, utile in quasi tutti. Ma che l’intervento medico ha migliori prospettive di successo quando affiancato da quella "via naturale della medicina" (l’autoguarigione) e se ci credete "il miracolo" che è rappresentato dalla "fede" e dalla disposizione e collaborazione del paziente.
Il caso di Norman Cousin è emblematico: Giornalista (pare anche un pò spia nel periodo della guerra fredda con la Russia) tornando proprio da un suo viaggio a Mosca, si ammalo nel 1964 di una rarissima malattia di origine immunitaria, per farla breve le ossa si stavano "scollando".
Trovava difficoltà a muoversi, addirittura a girarsi nel letto, diagnosi: spondilite anchilosante. Le terapie fatte nell’ospedale non facevano progressi, anzi più andava avanti, con tranquillanti e antidolorifici e più peggiorva, ne tanto l’alimentazione in ospedale lo aiutava a rimettersi su. Alla domanda al medico di quale fosse la sua possibilità di guarigione la risposta fu: una su cinquecento. Praticamente era già morto e non se ne era accorto!
Non si perse di coraggio, incomiciò a comprendere che la sua condizione era stata causata da un "conflitto biologico" causato da un forte stress e si rese conto che le terapie che gli stavano facendo in ospedale non aiutavano il suo corpo a "riallinearsi". Qui entriamo nella teoria della P.E.C. (F.Bottaccioli) già descritta in un’altra mia riflessione su questi argomenti: Pensiero Emozione Corpo che si allineano o in negativo o in positivo per effetto proprio delle nostre emozioni o di conflitti biologici come oggi li definisce il Dr. Hamer.
Avendo un minimo di conoscenze scientifiche incominciò a sperimentare una "cura", sapendo che il pieno funzionamento del suo sistema endocrino, in particolare delle ghiandoli surrenali , era essenziale per combattere un’artrite grave o altra simile malattia, doveva ripristinare ciò che già Walter B. Cannon, nel suo famoso libro, The Winsdom of the Body , ha chiamato omeostasi.
In breve: se ne usci dall’ospedale, si fece portare in un albergo, e dopo essersi riletto un’altro libro "The Stress of Life di Hans Selye", sulle emozioni negative, e del come la collera repressa, incideva negativamente sullo stato di salute, ecc. si fece sparare: carezze e baci dalla moglie; risate interminabili da film comici; oltre ad altre terapie che il suo medico curante "complice" per l’occasione gli somministrò, come la Vitamina C a dosi massicce. Cosi si fece ritornare la voglia di guarire e guarì davvero!
Per la cura più specifica vi rimando alla lettura del suo libro (anche se è difficile trovare in libreria) per il quale gli conferirono il titolo di Senior Lecturer alla Scuola di Medicina dell’Università della California di Los Angeles.
La sua tesi fondamentale resta nella "responsabilità di guarire” del paziente e questa tesi si inserisce direttamente nel non avere pregiudizio secondo cui la stessa d.ssa Pert sostiene, nella sua ricerca "la consapevolezza è unicamente nella testa". ...ed è anche il meccanismo di come agisce appunto la comico terapia o le "altre terapie".
La questione importante ed innovativa a mio giudizio oggi della d.ssa Pert è quando si pone il problema di dimostrare, con la sua ricerca, la necessità di cominciare a chiedersi "...in che modo la consapevolezza può essere proiettata in varie parti del corpo".
Con la sua ricerca quindi (tutta la sua intervista può essere letta sulla rivista “Scienza e Conoscenza”) e spero presto si potrà comprendere meglio come ella intende dimostrare la misura in cui le emozioni influenzano il corpo, e aspetto fondamentale che caratterizza la sua ricerca, quando tutto cio sarà piu’ chiaro si potrà spiegare anche meglio come esse possono essere una chiave per capire la malattia.
La tesi sulla quale nella sostanza molti ricercatori come la Pert, Hamer, Bottaccioli, e tanti altri scienziati stanno lavorando oggi in questo campo, stà confermando ed aprendo nuove frontiere alle medicine e che le tre classiche aree della neuroscienza, dell’endocrinologia e dell’immunologia, con i loro diversi organi – il cervello, le ghiandole e il sistema immunitario – “…sono in realtà unite da una rete di comunicazioni bi-direzionali e che i “portatori” di informazioni sono i neuropeptidi.”
Anche per questi motivi molti modelli organizzativi e funzionali che vengono proposti oggi in molti ospedali sono anacronistici e gli stessi dovrebbere più rispondere ad una attività che consideri diversamente l’integrazione tra le diverse ed "altre medicine".
Su questi aspetti organizzativi e funzionali, di fondamentale importanze (vedasi il caso in negativo della Campania), si deve plauidire le iniziative di alcune regioni, come ad esempio l’Umbria, che ha fatto addirittura un progetto specifico (vedi allegato), per sviluppare anche e sempre di più l’integrazione con le "altre medicine" non riconosciute (oggi) dai LEA (Livelli Essenziali d’Assistenza), nelle proprie strutture sanitarie, costruendo le premesse anche per disegnare nuovi modelli dipartimentali più funzionali a questo scopo un pò sull’esempio dell’esperienza americana che ho trattato in una precedente riflessione sull’argomento.
Ci vogliono più soldi ? Sicuramente no! Anzi, tutti sanno che si potrebbe spendere molto meno di quello che si spende oggi e che ciò non risponderebbe più a quelle esigenze "industriali" e non "naturaliste".
Putroppo in Campania, come ho già detto in altre occosioni, siamo ancora lontani, spero non anni luce, anche se l’Adroide di Bad Runner è al lavoro.
Fonti
“La Voglia di Guarire” di Norman Cousins Ed. Armando Armando; “Molecole & Scelta” di Candace Pert, PhD, è apparso per la prima volta su “Shift: alle frontiere della consapevolezza” (No. 4, September-November, 2004, pp. 20-24), tutti i diritti riservati. Copyright 2006. L’intervista a cui faccio riferimento si può leggere sul sito della rivista "Scienza e Conoscenza":
http://www.scienzaeconoscenza.it/articolo.php?id=6075