La VISIONE PROFONDA delle nostre MALATTIE

…..scomprendone il senso. Per questo serve "la biblioteca dell’anima".

di Enzo Maddaloni - martedì 2 dicembre 2008 - 4550 letture

Il “percorso di transito” che stiamo costruendo insieme ci impegna tutti quotidianamente a ricercare un nuovo senso alla vita ed anche alle nostre malattie.

Attraverso questa ricerca “personale”, che ormai sto facendo da molti anni, insieme a tanti amici vicini e lontani, voglio proporre alla vostra attenzione alcune riflessioni "ritornando" in un possibile futuro della “Nuova Medicina" con la mia moto del tempo.

In questo caso parto da Esculapio che considerava la malattia come una punizione divina tanto che anche nell’Iliade l’effetto delle frecce di Apollo venivano considerate le colpe da espiare. Non ho mai capito se anche Cupido quando scagliava le frecce erano per farci espiare qualche peccato(?) Ma!

I giovani medici, figli di Esculapio, (erano un pò indisciplinati) a questo punto aprirono i “templi” alla cura ed alla attenzione del Dio “protettore”.

I “templi” diventarono così i primi “ospedali dell’anima” dove la malattia poteva “incubare” pronta per il “sogno rilevatore” della colpa e dell’espiazione.

Questa tradizione venne però messa in discussione dai filosofi che posero attenzione alla natura. Ippocrate non mettendo in discussione gli aspetti spirituali della malattia introdusse anche un altro punto di vista: lo stile di vita; l’ambiente. Fu il primo che disse ai suoi allievi: "lavatevi le mani prima di mangiare."

Cosi si affiancò al medico del tempio il medico del contatto alla persona (con le mani pulite).

Quest’ultimo introdusse la concezione “ontologica” (la prova scientifica); la trasgressione da parte dell’uomo delle leggi naturali (già all’epoca si parlava di leggi (?); la ricerca della sua causa e quindi la ricerca scientifica causa/effetto.

Successivamente arrivò Galeno che non affrontò tanto il problema della causa ma ricercò maggiormente come la malattia si produceva e nacque così la “patogenesi” cosiddetta anche “eziologia”: la ricerca diretta all’individuazione della causa o degli agenti di un fenomeno morboso. (personalmente come Clown Dotttore mi sono affidato molto a questa ricerca anche come Patafisicotrasporter).

Poi arrivò Paracelso che introdusse lo studio degli elementi costitutivi della materia. La sua costituzione chimica e ciò ancora oggi è ricordata come una delle prime rivoluzioni nel campo della medicina.

La seconda rivoluzione fu quando abbandonando del tutto l’anima (la psiche) la medicina si rivolse solo alla macchina biologica: il corpo, come pezzo separato dal resto.

Nel 1800 si iniziò a fare il corpo a pezzi (un pò come "La Giotonda") e nacque l’anatomia patologica che valorizzò anche la domanda perché ci ammaliamo con Clod Bernard. (per questo avevo suggerito all’autore del disegno di chiamarla "La Giotondologica"...contento lui!).

Con Cook e Pasteur si iniziò a fare le prime ipotesi di microbiologia molecolare e con Watson & Crick si scoprirono anche i "difetti" della macchina biologica nel DNA. In verità qui và ricordato che Maurice Wilkins copiò, di nascosto, le immagini del DNA ottenute con la diffrazione a raggi X fatte da Rosalind Franklin e le passò a Watson & Crick . Come pure che lo stesso Pasteur, che per tutta la vita fu un assertore della colpevolezza del "microbo", pronunciò al suo assistente, proprio prima di morire, la celebre frase: "Voi avete ragione, il terreno è tutto, il microbo è nulla". Frase del tutto dimenticata dalla medicina ufficiale, anche se Hamer ultimamemente e non solo lui ci dicono che poi tuttosommato alcuni batteri e virus sono utili al nostro organismo e non bisognerebbe "ucciderli tutti".

Poi potremmo parlare della medicina orientale o new age “metafisica – spirituale” e/o anche dei riti magici ma qui se dico che c’è anche la “terapia verbale” di Gabriella Mereu posso solo confermare la mia follia verbale perchè già un pò la uso per me stesso: rido dei miei malanni.

Erano tre giorni che avevo un forte mal di schiena e l’altra mattina non riuscivo neppure ad entrare in macchina. Nel tratto di strada da casa all’ospedale mi sono ripetuto più volte la frase: "Betaendorfina venite, venite. Venite, in circolo come me, facciamo una giotondologica, tutta giotonda, tutta giotonda;...." quando sono arrivato in ospedale sono sceso dalla macchima come un fringuello. Il dolore era scomparso. Il senso del mio dolore alla schiena? Era che mi sentivo un pò preso in tondo!

E, quindi "ritorno" in tondo, e mi attengo alla “scientificità”, ripartendo dagli studi sulla cellula del biologo americano Bruce Lipton che attraverso l’epigenetica ci fà comprendere come è possibile riscrivere le proprie "credenze" e di come il cervello della cellula non è il nucleo con il suo DNA ma la membrana,... oppure a Joe Dispensa con il suo cervello quantico ci spiega come è possibile riscrivere i nostri schemi mentali che ci possono far ammalare,... o Candace Pert con la sua biochimica delle emozioni che ci spiega come attraverso le emozioni ed i pensieri cambia la chimica del nostra corpo.

Ora, nel tentativo “maldestro” di ritornare al passato per unificare, attraverso questo viaggio, con la mia moto del tempo, la medicina tradizionalmente scientifica con quella spirituale e per trattare l’argomento che qui mi sembra più centrale: ma che senso ha la malattia? Ci dobbiamo un pò "sconfigurare" tutti avendo coscienza che qualcosa deve pure cambiare.

E, qui rischio che mi colpiscono le frecce di Apollo, quando penso al mio numero di geni che sono molti simili ad una scimmia e poco di più di quelli di una banana e poi mi chiedo ma il corpo si ammala anche a causa dei "istinti animali"? (Sciok!) E, che gioco svolgono questi all’interno della nostra chimica?

Dal punto di vista epistemologico si sa che lo stress (il pensare di vacche per intenderci) non giustifica sempre la causa di una malattia, perché ognuno a livelli di stress soggettivi e il danno da stress non sempre è rilevabile.

La stessa dimensione psichica (anime) o se volete psicosomatica, non ha sempre un effetto diretto sulla malattia anche se gli rende la vita più facile. C’è un mio amico che ha un’ernia iatale (reflusso gastro esofageo) e l’altro giorno gli ho detto che lui soffre la sindrome del dominatore e per questo è costretto a portare sempre un peso sullo stomaco. Mi ha detto che come gli ho detto questa cosa ha provato un leggero sollievo, e cosi gli ho suggerito di insistere.

Nella sostanza questa situazione ha impegnato alcuni scienziati ad indagare su altri aspetti di causa della malattia che sono la "componente istintuale" - inconscia - che appartiene al nostro "corpo animale" ed attraverso la ricerca scientifica genetica si è “scoperto” che molte delle cause di malattia sono una modifica del DNA o dei pezzi mancanti nella catena: la natura immunitaria delle malattie. E, allora?

Fin qua abbiamo definito solo le cause e gli effetti ma non ancora il "senso biologico" della malattia. Le frecce di apollo, l’ambiente di vita? O, cos’altro?

L’approccio alla malattia che oggi ci propongono ricercatori come Hamer, Lipton, Dispensa, Pert e tanti altri che sempre più rivolgono la loro attenzione, per riuscire ad inquadrare il “senso della malattia” all’interno dell’equilibrio o se volete delle “norme" naturali credo che sia il senso giusto della ricerca scientifica; senza provole? - dirà qualcuno - e come la mettiamo con i miracoli? (qui mi becco una scomunica!).

Hamer cerca di individuare il senso biologico (figurat!) attraverso "cinque leggi" che nella sostanza unificano la tradizione spirituale: la colpa e quella più laica biologica della medicina (classica), attraverso il "sentire biologico del corpo" che unifica il tutto nella sua antica memoria animale ed istintuale: che potremmo chiamare coscienza universale?

Nella sostanza chi “gestisce” la malattia è sempre “un evento sensato della natura” che risponde a degli “ordini dell’amore” che sono di natura istintuale e spirituale perchè comprensivi all’interno del nostro corpo.

Lo stesso sciock inaspettato che colpisce il nostro corpo biologico lo fa "rivivere" una reazione “malattia” che al di la del vissuto psicologico "personale" che impegna l’organismo attraverso un "quanto d’azione" non mediato dalla mente: "immediatamente" (“non mediato dalla mente”).

Quindi uno sciock che produce un "conflitto di natura biologico" (da non confondere con il conflitto di natura psicologico) è legato strettamente alla memoria animale del nostro corpo che non è assolutamente controllato dalla mente ma dalla memoria del corpo. Sul fenomeno della memoria del corpo sono state provate diverse esperienze come nel caso di trapiantati di organi che hanno assunto caratteristiche comportramentali del donatore, confermando che anche all’interno del nostro corpo c’è una memoria esperenziale.

Nella sostanza la parte “istintiva” - la parte “animale” - del nostro essere con tutti i suoi “ordini biologici” appartiene alle tre anime umane che vanno in disarmonia. Alcuni degli ordini “istintuali” più potenti per "l’animale" uomo/donna appartengono alla sfera dell’eros (amore) che è l’unico che può renderci immortali "a-mores" (assenza di morte). E, cosi ho anche capito perchè le frecce di Cupido sono "salutari". Hanno più la funzione di siringone ricostituente, azz!

Se riflettiamo, è proprio all’interno di questa sfera "gli ordini dell’amore" che manifestandosi disarmonie nascono e si producono la maggior parte delle malattie. Sono sempre più convinto che le stesse malattie immunitari sono causate dalla mancanza dell’uomo della capacità di amare gratuitamente.

La logica della malattia quindi và ricercata nel senso del "conflitto biologico", perché appartiene alla parte del "sentire animale" di ogni uomo attraverso i suoi istinti.

Un sentirsi inadeguato a far fronte ai suoi bisogni primari ad esempio: nell’essere donna e madre, nell’essere uomo e maschio, nel senso di svalutazione del proprio essere, nella paura della morte e quindi l’istinto di sopravvivenza, ecc., nella stessa impossibilità di vivere liberamente la propria espressione di "eros", la stessa cultura del peccato e dell’espiazione della colpa possono produrre malattie.

La stessa paura della malattia produce malattia. La stessa paura e la perdita di speranza nel futuro produce malattia. Per questo che in un mondo come il nostro se non diventiamo tutti uomini di medicina siamo già malattia.

Nella sostanza il “sentito animale”, assume una fondamentale importanza dal punto di vista dell’approccio diagnostico che certamente giova alla capacità da parte della medicina di prendersi cura non più dell’organo ma della persona nel suo insieme (corpo-animale e corpo-spirituale) ed è quello che attraverso le loro ricerche stanno portando avanti questi uomini di medicina - come tanti altri - ai quali andrebbe dato più che "credito" maggiore comprensione.

Il “senso biologico” della malattia, ci aiuta a comprendere del perchè un determinato conflitto colpisce un determinato organo. C’è sicuramente un legame tra i tessuti embrionali ed il comportamento, così come ci indica lo stesso Hamer con le sue cinque leggi.

Così, si può ri-costruire una "visione profonda" della stessa malattia ed avendo coscienza di ciò - perchè oggi sappiamo che ogni tessuto è collegato ad un comportamento animale e questo ad un organo - possiamo riuscire a realizzare “il massimo con il minimo dello sforzo”, ma forse tutto ciò contrasta con gli interessi economici che "governano" l’attuale sistema sanitario. Tutto da buttare?

In una ricerca scientifica (anni 90) del dott. Henrick Kremer si espongono ad esempio i risultati della sua accurata e innovativa ricerca sull’HIV in modo scientificamente verificabile.

Egli ritiene errata l’opinione "scientifica" secondo la quale un virus misterioso, fino ad ora mai isolato, causerebbe la malattia denominata AIDS, e dimostra la sua tesi con una poderosa e aggiornata documentazione che cancro e AIDS sono l’effetto di un "esaurimento energetico" della cellula (immunitaria). (Heinrich Kremer – La rivoluzione silenziosa della medicina del cancro e dell’AIDS – Macroedizioni). Oppure l’altro studio fatto sempre da Kremer sul Ritalin e la grave sua tossicità nei bambini. (Heinrich Kremer - Ritalin e Cervello - Macrolibarsi).

Ecco, credo che questi ricercatori stiano contribuendo a rivoluzionare lo stesso concetto di presa in cura della persona, anche se non sono ancora testi universitari.

Certo, come al solito ci vorrà molto tempo ancora perché queste “leggi della natura” possano essere osservate da tutti noi, nella giusta maniera - come diceva Einstein: - "con gli occhi di un bambino", avendo coscienza che solo cambiando il nostro punto di vista può cambiare la realtà che osserviamo.

Il cambio del paradigma sta in questo nuovo approccio. La questione più difficile è far comprendere che la malattia non è più una colpa, un peccato da scontare, ma è “un evento sensato della natura” che può aiutare a farci evolvere, e questo lo possiamo fare già adesso attraverso un semplice percorso di consapevolezza del “senso per noi” (mente-cervello-corpo) della malattia.

Possiamo nella sostanza innescare un processo “soggettivo” di guarigione, passando così dal curare a prendersi cura.

Ora in un momento di gravissima recessione economica ci si dovrebbe chiedere: se lo stato fosse conseguente alla sua filosofia di “libertà” perchè non smantella l’attuale S.S.N. e l’Ordine dei Medici, entrambi ormai fortemente condizionati al pensiero unico dello strapotere delle multinazionali del farmaco,?

Non si libererebbero così enormi risorse per far curare le persone presso strutture sanitarie che offrendo le diverse scuole di medicina, attraverso un accesso universale e garantito dallo stesso stato, ottenendo nel contempo anche un risparmio?

Con una riforma veramente libertaria in applicazione dello stesso dettato Costituzionale della nostra Repubblica Italiana "libere cure e scelta" non si spenderebbe forse il giusto per dare ad ognuno, adeguatamente informato, la terapia che preferisce? Certo ci sarebbe il rischio di passare da un medicina dell’evidenza ad una medicina del desiderio e perchè no se il "desiderio di guarire" la "voglia di guarire" so per certo che aiuta a guarire, più che della paura della malattia?

E’ evidente che in questo caso, l’intervento pubblico dovrà essere inversamente proporzionale al reddito e controllato con altri sistemi.

Certo la Riforma Sanitaria degli anni ’70 è servita certamente a fare un passo in avanti e tutti compreso me all’epoca abbiamo contribuito a costruirla come un sistema alto di garanzie sociali. Oggi però credo che necessita farne un’altro passo in avanti perchè già molti rischi pensano: ma fa che abbiamo sbagliato tutto?

Non credo che abbiamo sbagliato, ma bisogna andare avanti. Per questo serve "la biblioteca dell’anima" http://radunonazionaleclowndottori.blogspot.com/ ed un consulto generale di tutti i Clown Dottori & Mierec.

Qui un’altra domanda sorge spontanea: quali aziende sanitarie e/o ospedaliere (ad oggi) hanno introdotto sistemi di governo e controllo clinico?

La medicina (vera) dovrebbe appartenere semplicemente alla sfera della ragionevolezza, ma il problema e se questo senso della ragionevolezza potrà essere accolto dal S.S.N., e dagli "Ordini dei Medici" e dalle case farmaceutiche?

Credo che allo stato delle cose sia assai poco probabile. Per loro si tratterebe non di un’altro passo in avanti ma di un salto della "Quaglia" troppo grandi: non sanno volare; e allora?

Per la tutela della salute sarebbe bene smanttelarli tutti!

(Uscita di scena di un Clown Dottore: bastardo!)

P.S. Il disegno del logo "La Giotonda" è di Andrea Maddaloni


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La VISIONE PROFONDA delle nostre MALATTIE
4 dicembre 2008, di : mercuzio |||||| Sito Web: azzz....

“ Il pensiero della sofferenza non è discorsivo. Il pensiero urta contro il dolore fisico, contro la sventura, come la mosca contro il vetro, senza potere progredire in alcun modo né scoprirvi nulla di nuovo, e senza potersi impedire di tornarvi. Così si esercita e si sviluppa la facoltà intuitiva. Eschilo media la sofferenza,con la conoscenza. Fare della sofferenza un’offerta è una consolazione, e quindi un velo gettato sulla realtà della sofferenza. Ma lo è anche considerare la sofferenza come una punizione. La sofferenza non ha significato. E’ questa l’essenza stessa della sua realtà. Occorre amarla nella sua realtà, che è assenza di significato.” S. Weil

Caro nanosecondo sono sempre preso da vertigine dai tuoi scritti sempre autenticamente onesti buoni e giusti e come ’derviscio’ fuori contesto mi perdo nei dettagli delle parole e non riesco a dare un senso alle intenzioni del messaggio.Devo rivelarti che nella esperienza (per ora solo aparole) con la "comunità provvisoria" ho in un certo senso iniziato una maturazione del tutto nuova per me dello "essere-in-comune" come stima,kiononia, ma sopratutto amicizia e "affetto" tantè che sto pensando alla amicizia e alla’affetto proprio come luogo e occasione dello "in-comune". Io mi son un che quando amor mi spira....." riesco anche a ’mortificare’ (non nel senso cristiano...aimè sono laico impenitente ma non diffidente!)il mio "io" ipertrofico anche se spesso ne esco clamorosamente e regolarmente sconfitto.Ebbene devo ammettere che io ho una ’fottuta paura’ delle malattie mie e dei miei familiari ed amici ma sopratutto quella che riguarda la mia anima-mente-psiche ecccccc.Parlo della "follia" in tutte le sue forme ma sopratutto quella dolorosa e avvilente che si manifesta nei suoi aspetti della solitudine e della malinconia.Ho seguito in un crescendo più di dramatica ’fuga’ di Bach che ironica commedia di Rossini il tuo colto exsursus storico-filosofico dello sviluppo della scienza medica fino ai nostri convulsi e complessi giorni. MI sono perso per strada e non ho avuto il coraggio di tornare sul luogo del delitto sempre per ’paura’ di ritrovarmici invischiato nella stessa ’Paura’. Io tuttavia sulla follia ho maturato "poche idee ma ...ben confuse" e sono arrivato a conclusioni (!!!!), cercando sempre di essere attento a non mistificare o mascherare la serietà del dolore e della sofferenza dietro un razionalismo di maniera o un positivismo di scuola.Per amicizia vera te le ripeto con beneficio di inventario o semplicemente per amore di verità e onestà verso me stesso. Che rapporto c’è tra psichiatria e follia?La psichiatria è una scienza nata non per curare la follia ma per mettere la società al riparo dalla follia., segregandola un tempo nei manicomi o ospedali psichiatrici e oggi nel chiuso dei corpi sedati dai farmaci.La storia della psichiatria è la storia degli psichiatri mai di folli.Così come la malattia è la storia dei medici piuttosto che dei malati.E tu ne hai fatto un bella e varia carrellata!Ma la follia è davvero una malattia o una delle tante forme della condizione umana? La follia è presente come la ragione e una società civile dovrebbe accettare la ragione come la follia. Invece ci si inventa una scienza per tradurre la ‘follia’ in malattia allo scopo di trasformare l’irrazionale in razionale.L’ansia di accreditarsi come scienza ha reso la psichiatria disinteressata alla soggettività dei folli ,oggettivati dalla soggettività salvaguardata dal medico.Il greco invasato dal dio, l’indemoniato del medioevo diventa il moderno “malato” in una società come istituzione totale,dove gli individui,nel tentativo di gestire al meglio i propri umori,preferiscono alla relazione sociale, il ricorso quotidiano alle pillole, fino a trasformarsi in robot chimici sempre all’altezza delle proprie prestazioni nel cupo silenzio delle proprie anime.....Basta mi sono perso .Che sia questa una forma di follia dolce etutto sommato sopportabile? Con stima ed affetto Grazie di esistere. spero tuo amico mauro mo

La VISIONE PROFONDA delle nostre MALATTIE
5 dicembre 2008, di : Enzo Maddaloni

Carissimo Amico, sono consapevole che a volte chi legge le cose che scrivo rischia di perdersi, ma la mia è una "grammatica interiore".

Come folle poi ho sempre sognato di fare una lezione di follia (clownesca) in una università. Credo che solo attraversando la follia puoi riscoprire la fantasia che oggi ci stanno uccidendo.

Da qui la mia riflessione sul senso delle nostre malattie.

Tutte le malattie che colpiscono il nostro sistema immunitario ed il cancro rispondo alla "perdita della dignità".

Qui credo che solo attraverso la "follia" l’uomo può recuperare la sua "dignità" e guarire da tutte le malattie.

"Stare fuori", essere "disertore" perseguire "l’utopia" rappresentano secondo me alcuni elementi basi per ricostruire speranza per il futuro.

D’altronde alcuni anni fà fu fatto uno studio sulla "pschiatria e follia" (negli’anni ’70) e dopo una ricerca duranta alcuni anni si arrivoò alla conclusioni che la pazzia esisteva solo nelle società che come dici tu richiudeva i pazzi. In molte tribù africane e nella cultura dei popoli antichi il folle era considerato sacro, intoccabile perchè solo da lui poteva essere "svelato" (non insegnato) il futuro.

Il problema ritorna se non diventiamo uomni di medicina siamo già malattia.

ti abbraccio forte, nanos