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La Tunisia non è né un paese di origine sicura, né un luogo sicuro di sbarco

Dichiarazione congiunta delle organizzazioni della società civile di ricerca e soccorso in mare e delle reti di solidarietà verso le persone migranti

di Emergency - mercoledì 19 aprile 2023 - 1342 letture

Alla luce dell’attuale trasformazione autoritaria dello Stato tunisino [1] e dell’estrema violenza e persecuzione della popolazione nera, delle persone in movimento, degli oppositori politici e degli attori della società civile, noi, le organizzazioni firmatarie, rilasciamo questa dichiarazione per ricordare che la Tunisia non è né un paese di origine sicuro né un paese terzo sicuro e pertanto non può essere considerato un luogo sicuro di sbarco (Place of Safety, POS) per le persone soccorse in mare. Esortiamo le autorità dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri a revocare i loro accordi con le autorità tunisine, volti al controllo delle migrazioni, ed esprimiamo la nostra solidarietà alle persone coinvolte.

Attacchi razzisti contro le persone di colore e repressione della società civile tunisina

Negli ultimi mesi si è intensificata [2] la repressione contro gli oppositori politici, la società civile e le minoranze in Tunisia. Diverse organizzazioni tunisine e internazionali per la tutela dei diritti umani hanno espresso preoccupazione per “l’indebolimento dell’indipendenza della magistratura, gli arresti di critici e oppositori politici, i processi militari contro i civili, la continua repressione della libertà di espressione e le minacce contro la società civile [3]”.

Parallelamente, catalizzato dal discorso razzista e discriminatorio contro i migranti provenienti dall’Africa subsahariana pronunciato dal presidente tunisino Kais Saied il 21 febbraio, il razzismo contro le persone nere, già esistente in Tunisia, si è intensificato portando a un peggioramento della situazione soprattutto per coloro che provengono dai Paesi dell’Africa centrale e occidentale [4]. Un gran numero di persone della diaspora africana residenti a Sfax, Sousse e nella capitale Tunisi ha subito atti di violenza, trovandosi senza alloggio, senza cibo e privati del diritto alla salute e al trasporto pubblico [5]. Gli africani neri non subiscono solo i pogrom da parte di gruppi di persone armate, ma anche forme di violenza istituzionale[6]. Vengono schedati per motivi razziali, arrestati e detenuti arbitrariamente dalle forze di sicurezza. Alcuni sono stati oggetto di sparizioni forzate [6]. Per quasi un mese, circa 250 persone rimaste senza casa, tra cui alcuni bambini, hanno organizzato un sit-in davanti all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) e all’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), chiedendo la loro immediata evacuazione in quanto in pericolo di vita [7]. L’11 Aprile 2023, la protesta è stata sgomberata violentemente dalle forze di sicurezza, che hanno attaccato la folla con gas lacrimogeni per disperdere le persone, causando gravi lesioni. Circa 80 persone sono state arrestate. Tra questi, alcuni hanno riferito di aver subito torture e maltrattamenti [8].

Questi sviluppi si verificano in un momento in cui la situazione socio-economica della Tunisia peggiora continuamente: il tasso di disoccupazione è del 15% e il tasso di inflazione del 10%. Il Paese manca di beni di prima necessità e, a causa della siccità, l’uso dell’acqua è limitato.

La Tunisia non è un luogo sicuro di sbarco Molti elementi erano già sufficienti per contestare la sicurezza della Tunisia per i suoi stessi cittadini, affermando che non è un Paese di origine sicuro [9]. Ciò nonostante, le espulsioni da parte dell’Italia dei cittadini tunisini che non hanno accesso alla protezione internazionale è in aumento [10]. Dopo gli ultimi sviluppi, appare ancora più urgente affermare che la situazione è estremamente grave e pericolosa per le persone nere e straniere, tanto che anche la sicurezza della Tunisia come Paese terzo appare profondamente compromessa.

Questo insieme di fattori mette le persone migranti nere e le voci di opposizione in una posizione di vulnerabilità. Non essendo al sicuro in Tunisia, le persone migranti dell’Africa subsahariana cercano di uscire da un Paese che è sempre più pericoloso per loro. Di conseguenza, non dovrebbe essere permesso lo sbarco in Tunisia delle persone intercettate in mare, durante il tentativo di fuggire dal Paese. Secondo la Convenzione SAR (Search And Rescue), un soccorso è definito come “una operazione volta a soccorrere le persone in pericolo, provvedere alle loro prime necessità mediche o di altro tipo e condurle presso un luogo sicuro di sbarco [11]”. Nella risoluzione MSC 167(78) dell’Organizzazione Marittima Internazionale, un luogo sicuro di sbarco è ulteriormente definito come “un luogo in cui la sicurezza e la vita dei sopravvissuti non è più minacciata e in cui le loro necessità fondamentali (come cibo, riparo e necessità mediche) possono essere soddisfatte [12]”.

La Tunisia non ha un sistema nazionale di asilo, e le persone soccorse in mare, tunisine e non, sono altamente esposte al rischio di subire violazioni dei diritti umani, detenzione [13] e respingimenti forzati [14].

Lo sbarco in Tunisia dei naufraghi e delle persone intercettate in mare viola il diritto internazionale in materia di diritti umani e il diritto del mare.

Fermare la complicità dell’Europa nelle morti alle frontiere Per oltre un decennio, l’UE e i suoi Stati membri hanno sostenuto politicamente, finanziato ed equipaggiato lo Stato tunisino affinché sorvegliasse i propri confini e contenesse la migrazione verso l’Europa [15]. L’obiettivo è chiaro: impedire l’arrivo dei migranti in Europa, ad ogni costo.

Ciò si realizza attraverso diversi accordi finalizzati alla “gestione congiunta dei fenomeni migratori”, alla sorveglianza delle frontiere e al rimpatrio dei cittadini tunisini. Tra il 2016 e il 2020, sono stati stanziati per la Tunisia oltre 37 milioni di euro attraverso il Fondo fiduciario dell’UE per l’Africa, per favorire la “gestione dei flussi migratori e delle frontiere [16]”. Altri milioni di euro sono in arrivo. Inoltre, l’UE supporta la Tunisia attraverso “l’addestramento delle forze di polizia, la fornitura di attrezzature per la raccolta e la gestione dei dati, il supporto tecnico, l’equipaggiamento e la manutenzione delle imbarcazioni per il pattugliamento delle coste e altri strumenti per il tracciamento e il monitoraggio dei movimenti [17]”. Purtroppo, nessun cambiamento nelle politiche europee è all’orizzonte. Proprio nel novembre 2022, nel suo recente Piano d’azione per il Mediterraneo centrale, la Commissione europea ha menzionato il suo obiettivo di “rafforzare le capacità della Tunisia […] di prevenire le partenze irregolari [e] sostenere una gestione più efficace delle frontiere e della migrazione [18]”.

In questo modo, l’UE supporta anche la Guardia costiera tunisina, un attore le cui violazioni dei diritti umani contro le persone in movimento sono ben documentate. Negli ultimi anni, il numero di intercettazioni e di respingimenti da parte della Guardia costiera tunisina verso la Tunisia è aumentato enormemente. Solo nel primo trimestre del 2023, a 14.963 persone è stato impedito di lasciare la Tunisia via mare e sono state violentemente riportate indietro contro la loro volontà per conto dell’UE [19]. Già nel dicembre 2022, più di cinquanta associazioni avevano denunciato la violenza della Guardia Costiera tunisina: “Aggressioni verso le persone con bastoni, spari di colpi in aria o in direzione del motore, attacchi con coltelli, manovre pericolose per tentare di affondare le imbarcazioni, richieste denaro in cambio del soccorso… [20]”. Questi attacchi si sono intensificati negli ultimi mesi, prendendo di mira sia persone migranti tunisine che non tunisine [21]. Inoltre, è stato recentemente documentato come la Guardia costiera tunisina sottragga i motori alle imbarcazioni che tentano di fuggire dal Paese, lasciando le persone a bordo alla deriva, provocandone la morte [22].

Le organizzazioni firmatarie ricordano che la Tunisia non è un Paese di origine sicuro per i cittadini tunisini. Inoltre, non può considerarsi un luogo sicuro di sbarco per le persone provenienti dall’Africa subsahariana, né per i cittadini tunisini e né per gli altri stranieri in fuga dal Paese. Chiediamo alle autorità dell’Unione Europea e ai suoi Stati membri di interrompere il supporto tecnico e finanziario nei confronti della Guardia costiera tunisina, nonché la cooperazione volta al controllo delle migrazioni dalla Tunisia, garantendo canali di movimento sicuri per tutte e tutti.

Abolish Frontex
 Afrique-Europe-Interact ​​-Alarmephone Sahara
 All Included Amsterdam
 Arci
 Association for Justice, Equality, and Peace (AJEP)
 Association Intersection pour les Droits et les Libertés Tunisie
 Association pour la promotion du droit à la différence Tunisie
 Association Sentiers Tunisie
 Association Tunisienne pour les Droits et les Libertés
 Association Tunisienne de défense des libertés individuelles
 Association Tunisienne de l’Action Culturelle (ATAC)
 Association for Juridical Studies on Immigration (ASGI)
 Avocats sans frontières (ASF)
 Association Tunisienne des femmes démocrates (ATFD)
 Associazione Radicali Certi Diritti
 Baobab Experience
 borderline-europe Human Rights without Borders e.V
 Boza Fii
 Border Violence Monitoring Network
 Campagna LasciateCIEntrare
 Carovane Migranti (Italia-Tunisia-Centroamerica)
 Comité pour le respect des libertés et des droits de l’Homme en Tunisie (CRLDHT)
 Comitee 21 March (Netherlands)
 CompassCollective
 Dance Beyond Borders
 EMERGENCY
 EuroMed Rights
 Fédération des Associations de Solidarité avec Tou-te-s les Immigré-e-s (Fasti)
 Fédération des Tunisiens pour une citoyenneté des deux rives (FTCR)
 Flüchtlingsrat Niedersachsen e.V.
 Forum Tunisien pour les Droits Économiques et Sociaux (FTDES)
 International Justice and Human Rights Centre
 iuventa-crew
 kritnet – Netzwerk Kritische Migrations- und Grenzregimeforschung
 Ligue Tunisienne des Droits de l’Homme
 Louise Michel
 Maldusa
 Mare*Go Zusammenland e.V
 Mare Liberum
 Mediterranea Saving Humans
 Melting Pot Europe Project
 Mem.Med – Memoria Mediterranea
 Migrant Solidarity Network
 migration-control.info project
 Migreurop
 Mission Lifeline
 Moviment Graffitti
 Open Arms
 Psychologues Du Monde Tunisie (PDMT)
 Reclaim The Sea
 Refugees in Libya
 Refugees Platform in Egypt
 Refugees’ Solidarity Movement
 RESQSHIP
 R42-sailandrescue
 Salvamento Marítimo Humanitario (SMH)
 SARAH (Search And Rescue for All Humans)
 Sea-Eye
 Sea Punks
 Sea-Watch
 Seebrücke
 Solidary Wheels No Borders For Human Rights
 SOS Humanity
 Statewatch
 United4Rescue
 Unitat Contra el Feixisme i el Racisme (Catalonia)
 Watch the Med Alarmphone
 w2eu – Welcome to europe

NOTE:

 (1) La costituzione appena approvata copre un progetto molto autoritario, tagliando i già fragili strumenti per garantire la responsabilità politica e penale del presidente, e potenzialmente abolendo la separazione dei poteri. https://www.ispionline.it/en/publication/saieds-constitution-authoritarian-project-behind-bottom-curtain-35847
 (2) Si veda il decreto 54 sulla lotta contro i reati relativi ai sistemi di informazione e comunicazione utilizzati dal regime di Kais Saied per perseguire i giornalisti e tutti coloro che criticano il regime.
 (3) Lettera di Amnesty International, Human Rights Watch, Euromed Rights, Commissione Internazionale dei Giuristi, https://www.hrw.org/sites/default/files/media_2023/03/gl.2023.03.17.Joint%20CSO%20letter%20HR%20in%20Tunisia.pdf
 (4) Tunisia must immediately stop hate speech and violence against migrants from south of Sahara, UN Committee issues early warning | OHCHR
 (5) FTDES (2023): Report febbraio 2023, https://ftdes.net/rapports/en.fevrier2023.pdf, p. 16.
 (6) Si veda la legge discriminatoria contro i migranti in Tunisia (legge 07/1968, legge 06/2004 e altri)
 (7) https://twitter.com/RefugeesTunisia
 (8) https://www.middleeasteye.net/news/tunisia-black-refugees-reeling-violent-police-crackdown
 (9) https://www.dirittoimmigrazionecittadinanza.it/allegati/fascicolo-n-3-2021/810-templatetunisia/file e https://brill.com/view/journals/emil/24/4/article-p570_5.xml#d2985591e342
 (10) https://altreconomia.it/i-rimpatri-record-verso-la-tunisia-paese-sicuro-solo-per-il-governo-italiano/ e https://www.lasciatecientrare.it/navi-e-manette/
 (11) Punti 1.3.2, Annex, Convenzione SAR
 (12) https://wwwcdn.imo.org/localresources/en/OurWork/Facilitation/Documents/MSC.167%20(78).pdf
 (13) Nei primi quattro mesi del 2023, 3200 migranti sono stati detenuti in prigione per “permanenza illegale” in Tunisia. (https://ftdes.net/statistiques-migration-2023/)
 (14) https://alarmphone.org/en/2021/10/03/chain-of-push-backs-from-tunisian-ports-to-the-libyan-desert/
 (15) https://migration-control.info/en/wiki/tunisia/
 (16) CMRCC (2023): Struggles Along The Tunisian Route, Echoes, Issue 4, January 2023, https://civilmrcc.eu/echoes-from-the-central-mediterranean/echoes4-jan2023/, p. 13.
 (17) Ibid.
 (18) https://home-affairs.ec.europa.eu/system/files/2022-11/EU%20Action%20Plan%20for%20the%20Central%20Mediterranean_en.pdf punto 3
 (19) https://ftdes.net/statistiques-migration-2023/
 (20) FTDES (2022):Politiche mortali nel Mediterraneo: stop ai naufragi causati al largo delle coste tunisine,https://ftdes.net/en/politiques-meurtrieres-en-mediterranee-pour-que-cessent-ces-naufrages-consciemment-provoques-au-large-de-la-tunisie/
 (21) CMRCC (2023): Struggles Along The Tunisian Route, Echoes, Issue 4, gennaio 2023, https://civilmrcc.eu/echoes-from-the-central-mediterranean/echoes4-jan2023/, p. 12.
 (22) Alarm Phone, 09.03.2023, https://twitter.com/alarm_phone/status/1633733346164371456 e https://www.theguardian.com/world/2023/mar/30/migration-capital-of-the-med-hope-and-fear-on-unwelcoming-streets-of-tunisia

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