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La Storia vergognosa

Un film di Nella Condorelli (Documentario, Italia 2020), con Enrica Rosso, Evelyn Famà, Fiorella Migliore, Carmelo Rappisi, Alfio Antico, Margherita Malerba, Leo Gullotta, Jose Luis Ardissone.

di Piero Buscemi - venerdì 17 settembre 2021 - 903 letture

La Storia si ripete, senza preavviso. Illude un’aleatoria evoluzione sociale, un diverso modo di interporsi con gli eventi, vissuti in epoche che sembrano distanti ma che finiscono per assomigliarsi, più di quanto una falsa emancipazione futuristica possa mettere a disposizione alle nuove generazioni.

Lo ha capito da tempo la regista catanese Nella Condorelli, sempre disposta a riportare alla luce e all’attenzione dello spettatore un passato che si preferisce dimenticare. Storie semplici che si incrociano nei decenni, protagonisti umili di un mondo che cancella con la presunzione la semplicità dell’essenza umana, filo conduttore a volte anche contraddittorio, di condividere un’altra entità vivente che ci accompagnerà nella vita.

Protagoniste le donne, come del resto ci ha abituato la regista catanese anche nel suo precedente lavoro (1893: L’inchiesta) del 2014, anche in questo nuovo documentario presentato al Festival del Cinema di Frontiera a Marzamemi che si sta tenendo dal 14 al 19 settembre. Donne che hanno appoggiato e sostenuto le scelte forzate di uomini costretti a lasciare la propria terra e farsi coinvolgere in un esodo di massa che interessò l’Italia tra la fine del XIX secolo e il 1925.

Intere città e zone rurali svuotate dalle scelte scellerate di politici del tempo che misero in ginocchio l’economia agricola del Polesine al nord e, poi successivamente, della zona occidentale della Sicilia, tanto da costringere i contadini a lanciarsi nell’avventura che un mondo sconosciuto come Lamerica garantiva già in un viaggio di terza classe accanto a migliaia di altri disperati, l’uno accanto all’altro per un oltre un mese di navigazione, senza alcuna certezza che quello sconfinato Oceano Atlantico si riservasse il ruolo di alleato di un sogno ad occhi aperti.

Le donne, come abbiamo visto, madri e forse ancora figlie. Determinate e coraggiose, sacrificate al lavoro e alla morte, come frequenti incidenti sul lavoro strappavano quelle giovani vite senza alcuna garanzia di sicurezza che potesse proteggerle. Donne che scesero per strada a protestare e a rivendicare una condizione di lavoro più umana, anche per i loro uomini, arrampicati sulle ferree impalcature dei futuri grattacieli che consegnarono la "grandezza" degli Stati Uniti al resto del mondo.

Donne bellissime, dallo sguardo dolce e fermo davanti a quelle primordiali macchine fotografiche che hanno immortalato una storia vergognosa che sapeva anche di sfruttamento e povertà. Immagini in bianco e nero che la regista ha riesumato dai ricordi distratti di vecchie storie raccontate dalle nostre nonne, nostalgici contatti onirici con quel passato, destinato a ritornare nei tempi moderni. Perché non si può morire di fame o per una stupida guerra, non lo si poteva neanche oltre cento anni fa per credere che tutto questo non ci appartenga più.

Nella Condorelli è riuscita con il suo documentario a scuotere le coscienze di un’opportunistica amnesia collettiva dei tempi moderni, di un colpo di spugna ad un destino che ci ha visto protagonisti anche in tempi più recenti, come alcune immagini di repertorio in alcune sequenze finali del film, mostrano un’immigrazione dal Sud Italia verso le città del Nord, riducendo un distacco temporale tra i cicli storici che sono destinati a ripetersi all’infinito.

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