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La Sicilia senza speranza di Silvana La Spina


Catania e il settecento sono i veri protagonisti del romanzo di Silvana La Spina, La creata Antonia, Mondadori
lunedì 1 agosto 2005, di Pina La Villa - 3841 letture

Silvana La Spina, La creata Antonia, Mondadori, 2001

“Eccola lì adesso Sant’Agata martire catanese, con quella faccia di bambola di cera, guance rotonde e occhio languido, come dicesse a tutti so cose io che manco potete immaginare. E a vederla la gente smania, scorda la misera, scorda le croste, l’accattonaggio e il governo ladro, le femmine urlano: “Sant’Agatuzza!”.[...] E ora dopo la santa passino le Candelore. Quella dei pescatori, quella dei carnezzieri, quella dei panettieri, otto o dieci Candelore in tutto che a portarle un uomo si sfascia le reni. Passi il fercolo con la santa, Dio com’è grande! Passi il Capitolo della Cattedrale con l’arcivescovo in testa. Ecco, dice donna Nunzia segnando a uno a uno i monaci, in saio bianco, nero, o marrone; ecco i domenicani, i francescani, i benedettini. Ecco le congregazioni, del Sacro Cuore per le bizzocche, della Beata Vergine per le maritate, di Santa Cecilia per i musici, di San Sebastiano per i medici; e infine ecco là, vedi Antonia, il vessillo dell’Università. Con i professori in toga e berrettone sulla testa, e a vederli la gente mormora a muso duro: “I professori sunu tutti giacobini”.(p. 144)

L’epoca è il ’700, la città è Catania. Questi i veri protagonisti del romanzo. Poi ci sono suore, poeti, nobili, abati, servi e badesse. La storia, che inizia con una morta ammazzata e finisce con un morto ammazzato, è quella della creata Antonia e della sua padrona, monacata a forza, che le insegna a leggere i libri sovversivi, in un epoca di attesa della rivoluzione giacobina - che in Sicilia non ci sarà, come invece accadeva a Napoli e altrove.

Quale può essere il destino di queste due donne? Il riscatto non è neanche pensabile, Silvana La Spina non ce lo lascia sperare neanche per un minuto, così come non ci lascia immaginare nessun riscatto per la Sicilia, che non beneficerà dei prodotti, culturali e politici, del libero pensiero e della rivoluzione che anima l’Europa.

L’atmosfera tragica si mantiene, compatta, senza cedimenti, dalla prima all’ultima parola . Speriamo, fin dall’inizio, che la creata Antonia non soffra troppo, che la suora monacata a forza abbia una possibilità. Le accompagnamo, queste vittime designate, trepidando per le loro sorti. Ma non ci sarà nulla da fare e lo sappiamo.

Così come non c’è nulla da fare per la plebe affamata di Catania, né per il destino di sconfitta della Sicilia tutta, che sacrifica e umilia i suoi uomini migliori, nel caso specifico il poeta catanese Domenico Tempio, il riformatore illuminista De Cosmi, il giacobino Francesco Paolo Di Blasi.

Leggendo il libro di Silvana La Spina ritroviamo tutte le emozioni che a più riprese abbiamo provato o possiamo provare per la Sicilia, prima di tutto la rabbia. Silvana La Spina quasi cerca di contenerla, ma non ci riesce, non può riuscirci, avendo scelto questa materia. La storia, le donne, la Sicilia nello sguardo severo della scrittrice sono senza speranza, indagate nelle pieghe più intime, senza illusioni e senza tenerezze per nessuno, se non, forse, per Antonia, la creata, che non ha né padre né madre.

Altri libri di Silvana La Spina:

Morte a Palermo (La Tartaruga 1988, premio Mondello)

L’ultimo treno da Catania, Bompiani 1992

Quando Marte è in Capricorno, Bompiani 1994

Un inganno dei sensi malizioso, Mondadori 1995

L’amante del paradiso (Mondadori 1997)

Scirocco (La Tartaruga 1993, premio Chiara)

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