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La Mafia forza trainante dell’economia italiana


I dati diffusi dal Rapporto della Confesercenti disegnano un quadro assolutamente preoccupante della situazione. Possibile che le istituzioni continuino a dormire?
domenica 25 novembre 2007, di Emanuele G. - 3807 letture

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Confesercenti

Quando ho letto i lanci delle agenzie non ci volevo credere… Secondo la Confesercenti, la Mafia fatturerebbe ben 90 miliardi all’anno rappresentando il 6% circa del Pil nazionale! Ho pensato a un madornale errore in fase di raccolta e interpretazione dati o al classico refluo tipografico. Incuriosito dalla notizia invio un’e-mail all’ufficio stampa dell’Associazione di categoria per richiedere copia del 10° Rapporto di Sos Impresa. Dopo qualche ora ricevo la copia, ne prendo visione e devo riconoscere che tutto corrispondeva a verità. Mi riferisco ai succitati dati, ma non solo a questo. La sua lettura mi convince che devo informare i lettori di Giro di Vite in quanto lo scenario delineato è assolutamente inquietante e butta luce sinistra sulla “antimafia” che ha imperato in tutti questi anni.

Avvertenza: al fine di rendere più comprensibile l’articolo ho preferito seguire il progressivo delle pagine. Ho scelto questa modalità di redazione per far emergere l’importanza del Rapporto come strumento fondamentale di una lotta alla Mafia reale e al di là dello sterile strepitio ideologico.

- la storia di sos impresa

L’inizio del Rapporto è dedicato al ricordo della figura di Libero Grasso, eroica figura di commerciante che affermò in maniera totale la propria libertà di uomo e imprenditore. Questo ricordo permette alla Confesercenti di rileggere i quindici anni del suo impegno contro la Mafia. Il debutto dell’iniziativa ad opera di un gruppo di commercianti palermitani nel 1991. Oppure, il libro bianco sulle estorsioni del 1993. Testo particolarmente significativo perché ospita uno degli ultimi scritti di Giovanni Falcone. O ancora, la prima Assemblea Nazionale sul tema collegata al treno contro l’usura del 1995. Come non dimenticare il Centro studi sulla criminalità economica fondato nel 1998? In breve, un insieme di attività con un unico leit-motiv: la libertà d’impresa come condizione basilare per un reale progresso della nostra Nazione.

- presentazione rapporto

Dopo una premessa di carattere storico, la Confesercenti ci presenta in maniera sintetica il Rapporto 2007 dove si evidenziano alcuni dati. Il primo è che la Mafia ha decisamente ampliato il suo raggio di azione passando dal classico pizzo a un “asset” da holding. Proprio in questa presentazione si anticipano i due macrodati di cui sopra. L’introduzione prosegue sulle modalità attraverso le quali la Mafia condiziona il libero mercato in Italia. Fenomeno preoccupate è quello rappresentato dalla “collusione partecipata”. Le grandi aziende italiane invece di sviluppare azioni contro la Mafia, preferiscono scendere a patti per quieto vivere. La presentazione termina con una disamina della risposta dello Stato, anche se si evidenzia che la migliore possibile è quella di ogni cittadino che è chiamato a fare il proprio dovere civico. Vi è un’appendice che raggela alla fine della presentazione, ossia una tabella di sintesi del giro di affari della Mafia. I dati devono far riflettere: il 95% del racket è opera della Mafia, il contrabbando raggiunge la percentuale dell’ottanta per cento e l’agromafia movimenta circa 7,5 miliardi di euro l’anno!

- parte prima, la tassazione della Mafia

La prima parte del Rapporto inizia con una minuziosa analisi delle forme estorsive classiche, ossia il pagamento concordato, il contributo all’organizzazione e dazioni in natura. Rispetto al passato, le richieste hanno assunto modalità molto più “soft” e si inseriscono in un’ottica di modernizzazione efficentista delle organizzazioni mafiose. Si presume che i soldi raccolti con l’estorsione ammontino a ben 6 miliardi di euro. L’analisi prosegue con un dettagliato rapporto su quanto sta accadendo a Napoli e Palermo. Fenomeno di recente origine è poi quello collegato al racket del videopoker che diventa una modalità indiretta dell’attività estorsiva classica. Ma le attività estorsive della Mafia non sono circoscritte alle sole città di Napoli e Palermo. Orami il fenomeno è diffuso in tutta Italia e contribuisce non poco a rallentare la crescita economica di interi territori. Infatti il Rapporto ci presenta un’aggiornatissima scheda analitica sulla realtà estorsiva regione per regione, provincia per provincia. Nel corso dell’analisi effettuata da Sos Impresa si nota che l’età minima per compiere un’estorsione si è abbassata, mentre è emersa la c.d. “componente rosa” ossia quando il reato è commesso dalle donne. Da pagina ventuno a pagina ventitre sono attenzionati argomenti di particolare rimanco. Cioè, le aziende quotate in borsa preferiscono pagare il pizzo per lavorare e l’autostrada A3 è oggetto di fortissime pressioni da parte delle cosche della ndrangheta calabrese. Dopo inizia un corposo paragrafo dedicato alla trattazione delle varie tipologie in riferimento alle denunce, alla progressione temporale e alla loro collocazione geografica. Il trattare delle denunce porta di conseguenza a riflettere sull’intervento dello Stato in materia e di come gl stessi commercianti si siano organizzati nelle associazioni anti-racket. Pertanto, assistiamo a un’articolata rilettura delle lotte intraprese dai commercianti contro il pizzo con un occhio di riguardo sui processi che si sono tenuti e sull’azione repressiva dello Stato. Non meno devastante è l’usura che è un cancro capace di minare alla base la solidità dell’istituto familiare. I dati riportati nel Rapporto sono impressionanti e al fine di renderne la lettura più agevole ho evitato accuratamente un citazionismo parziale. Infatti, l’analisi è davvero pertinente e precisa fornendoci una quantità impressionante di dati organizzati secondo la tipologia dell’usura, la loro caratterizzazione territoriale e le denunce collegate. Preziose quelle informazioni riguardanti la diffusione geografica del fenomeno delittuoso che riguarda tutta l’Italia.

- parte seconda, tutti gli affari delle mafie

Mentre l’estorsione rappresenta la quotidianità per le cosche mafiose, ci sono ben altre attività che sviluppano ancora meglio il controllo sull’economia. Uno di questi segmenti di attività è rappresentata dalla c.d. “agromafia”. Con tale fenomeno si vuole indicare la gestione integrata del ciclo economico dell’agricoltura dalla produzione fino alla distribuzione. Aree particolarmente colpite sono la Piana Lamettina oppure il casertano. Snodo fondamentale di questa lucrosissima attività è il controllo quasi militare dei mercati all’ingrosso. Luoghi dove si decide la distribuzione a livello nazionale dei prodotto agro-alimentari e il loro prezzo finale. Ma non c’è solo il comparto agricolo dove la Mafia riesce a far sentire il suo peso. Settori come la macellazione o la pesca subiscono da anni pesanti ricatti in ogni fase produttiva. Un altro settore dove la Mafia ha messo le mani è quello del turismo dove controlla le ditte di costruzione di esercizi alberghieri, le ditte di arredamento e direttamente la gestione di alberghi e villaggi residence. Il sistema oltre a sostenersi su sofisticate elaborazioni finanziari si muove ancora su coordinate tradizionali come il classico “pizzino” oppure un particolare “radio fante” che serve a diffondere i comandi e lo scadenziario delle attività criminose.

- parte terza, i costi diretti e indiretti della criminalità su strada

L’ultima parte del Rapporto presenta i dati dell’attività criminale delle Mafia su strada, ossia i c.d. “reati contro il patrimonio” o “contro la persona”. Anche qui i dati sono impressionanti a dimostrazione che le Mafie hanno una capacità di presenza sul territorio e di imposizione del proprio gioco preciso e puntuale. I dati si riferiscono agli ultimi cinque anni e generalmente essi sono in continua crescita nonostante qualche flessione e cedimento. Di rimarco quei paragrafi laddove si parla della sicurezza dei tabaccai e del mercato della sicurezza. Ulteriore fronte dove le Mafie hanno potuto dimostrare tutto il loro potere di intimidazione e di capacità di creare nuove attività criminali è quello attinente al falso. Il falso “made in Mafia” si estende in tutto lo scibile merceologico esistente: moda, mobili, giocattoli, elettronica e farmaci. Le aree principalmente colpite dal fenomeno del falso sono la Toscana, la Campania e la Puglia. Le Mafie non solo sono parte del processo di produzione, ma aiutano i paesi noti per essere le fabbriche del falso a vendere i prodotti falsi. Naturalmente, la Mafia non poteva non sbarcare in internet avendo come obiettivo guida usare il cyberspazio per sviluppare il proprio catalogo di attività illecite. Grazie a questa “particolarità” il nostro paese è stato messo all’indice dall’Ifpi come “paese canaglia” per la produzione illegale di supporti audiovisivi musicali. Il Rapporto termina con una minuziosa elencazione delle cosche mafiose che controllano l’intero territorio nazionale per un complessivo di “manu militari” ammontante a circa 20.000 effettivi!

Un Rapporto che fa piena luce sul reale stato dell’arte dell’attività mafiosa in Italia e che dovrebbe spingerci tutti a NON DORMIRE. LA Mafia, in sintesi, si sconfigge QUANDO OGNUNO DI NOI (CITTADINI, PUBBLICI FUNZIONARI E CLASSE POLITICA) FA SEMPLICEMENTE IL PROPRIO DOVERE NON VOLTANDOSI DALL’ALTRA PARTE…


Rispondere all'articolo - Ci sono 2 contributi al forum. - Policy sui Forum -
La Mafia forza trainante dell’economia italiana
29 novembre 2007, di : NINO LA PLACA

MATTEO MESSINA DENARO HAI LE ORE CONTATE VERRAI CATTURATO E SBATTUTO IN GALERA STRONZO. FIRMATO NINO LA PLACA CELL.3313933493
La Mafia forza trainante dell’economia italiana
24 dicembre 2007, di : themirk

ciao..volevo chiedere una cosa:i dati riportati sono netti?perchè da alter parti ho leto ceh le cifre sono più basse(11 miliardi)..probabilmente non vengono contate le spese(non sono informato però cerco una possibile compromesso)c’è da dire che quest’anno si sono visti cambiamenti non irrilevanti:1000 arresti solo nel 2007(se i mafiosi sono davvero 5500,anche se ne sia stato reclutata qyalche centinaio,risulta comunque una grande perdita che non può essere trascurata)e i sequestri neti dello stato per oltre 350 milioni di euro..è importante che tutti lo sappiano..i commercianti e gli imprenditori stanno imparando a ribellarsi..dobbiamo far sapere a tutti queste cose,dev’essere una spinta per continuare a fare sempre meglio..ciao
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10° Rapporto Sos Impresa

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