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La Lentini di Raiti – parte prima (1993-1997)

La storia politica di Lentini, in esclusiva per Girodivite. La dodicesima puntata scritta dal prof. Ferdinando Leonzio, dedicata al periodo 1993-1997.
di Ferdinando Leonzio - mercoledì 6 febbraio 2019 - 1375 letture

Verso le elezioni del 1993

Mentre si avvicinava la data fissata per l’elezione della nuova Amministrazione comunale (21 novembre 1993) il mondo politico lentinese entrava in un sempre maggiore ribollio di iniziative. Naufragavano vecchi partiti e ne nascevano di nuovi, e si diffondeva il fenomeno delle liste civiche, mentre tutti cercavano di attrezzarsi al meglio per adattarsi alla nuova normativa che aveva rivoluzionato il sistema elettorale.

Il sindaco sarebbe stato eletto direttamente dai cittadini, e dunque non più dal Consiglio Comunale, con un sistema maggioritario a doppio turno: se nessuno dei candidati in lizza avesse riportato la maggioranza assoluta, a distanza di 15 giorni sarebbero andati al ballottaggio i primi due classificati e avrebbe vinto quello dei due che avesse riportato il maggior numero di voti. Il Consiglio Comunale, ora ridotto, per Lentini, da 40 a 20 componenti, sarebbe stato eletto con suffragio diretto e con un sistema proporzionale corretto da un premio a favore della coalizione che aveva sostenuto il sindaco eletto e sarebbe stato presieduto non più ma dal sindaco, ma da un proprio Presidente.

Si voleva con ciò da un lato rafforzare l’esecutivo, per dargli continuità e metterlo al riparo dalle continue crisi determinate dai litigi tra partiti e singoli consiglieri; ma dall’altro si svincolava il Consiglio Comunale dal sindaco per rafforzare il suo autonomo potere di controllo sull’esecutivo. Insomma: un’incognita per tutti alla sua prima applicazione.

In questo effervescente clima di proposte, contatti, accordi, alleanze, impegni, speranze, progetti si trovò ad operare, con scarsa fortuna, l’ultimo rappresentante ufficiale della DC a Lentini.

Il reggente Salvatore Martines pare sia riuscito a trovare solo due ex esponenti dc [1] disposti a candidarsi sotto le insegne di quello che era stato un grande partito. Per il candidato sindaco le cose sembravano andare un po’ meglio, vista l’iniziale disponibilità del prof. Nino Guercio [2], eminente personalità del cattolicesimo democratico. Ma anche Guercio, di fronte alla mancanza d consistenti appoggi, finì per rinunciare.

Così, per la prima volta, dal 2 giugno del 1946, sulla scheda elettorale non apparirà il simbolo della Democrazia Cristiana.

Il percorso costituente volto alla creazione di un nuovo soggetto politico dei cattolici democratici, iniziato dal segretario della DC Mino Martinazzoli nel luglio 1993, giunse a conclusione il 18 gennaio 1994, con la nascita del Partito Popolare Italiano (PPI). Nello stesso giorno l’ala destra del partito, guidata da Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella, diede vita ad un’altra formazione, il Centro Cristiano Democratico (CCD).

A Lentini, dunque, scomparsa la DC ed esauritasi, di conseguenza, la reggenza di Martines, si tentò la formazione di un nucleo del PPI, per il quale il segretario provinciale Zappulla [3] nominò commissario il prof. Guercio, che si proponeva di ricostruire il partito su nuove basi.

Dei partiti rimasti in piedi, l’unico a poter aspirare a presentare un candidato sindaco con speranza di vittoria era il PDS. A condizione, però, che si trattasse di personalità capace di attrarre quel voto popolare che nel corso degli anni si era alquanto disperso [4].

Il comitato direttivo sezionale del PDS, uscito dal congresso di Rimini, sempre guidato dal segretario Paolo Censabella, era stato allargato e al suo interno si era sviluppato, sulla scelta del candidato sindaco, un dibattito via via più acceso. Erano state esaminate diverse soluzioni ed alla fine erano rimasti in campo l’ex sindaco ed ex deputato regionale Mario Bosco e l’ex segretario provinciale della CGIL di Siracusa, Salvatore (Turi) Raiti, personaggio interamente formatosi nel sindacato e quindi assai vicino alle masse di lavoratori che il PDS di Lentini si proponeva di recuperare elettoralmente [5].

Per evitare che le due forti ed autorevoli candidature rischiassero di spaccare il partito, la dirigenza decise di affidare la scelta fra i due ad elezioni primarie, per le quali fu anche approntato un regolamento [6]. Ma, qualche giorno prima del confronto, l’on. Bosco rinunciò e così Raiti rimase l’unico candidato del PDS.

A sostenerlo stavano, collegandosi ufficialmente con lui, la lista del PDS e quella del PRI, il quale si rivelerà determinante per la sua elezione [7].

Il PSI, ormai in totale decomposizione organizzativa, non fu in grado di presentare una lista. Il segretario della Federazione on. Carmelo Saraceno riuscì a concordare col PDS [8] l’inserimento di un candidato socialista nella sua lista, nella persona del consigliere uscente Nuccio Fisicaro [9], mentre altri due noti esponenti del PSI, gli ex segretari Santo Ragazzi e Alfio Ira si presentarono nella stessa lista, ma a titolo personale. Angelo Celso si presentò nella lista del PRI come socialista indipendente [10].

Alcuni esponenti della minoranza del PDS finiranno per convergere su un’altra candidatura di sinistra, alquanto prestigiosa: quella del preside Armando Rossitto [11], il quale aveva sempre coniugato l’attività professionale con l’impegno sociale, ispirandosi al pensiero e all’azione di don Lorenzo Milani [12].

A volere e a supportare la sua candidatura a sindaco libero dagli schieramenti e dalle correnti dei partiti [13] fu un largo schieramento che volle denominarsi „Patto di Progresso per Lentini“. Sostenevano la candidatura di Rossitto Rifondazione Comunista (RC) [14]; Alleanza Democratica (AD) [15]; „Mani Pulite“, un movimento politico ispirato all’omonima inchiesta giudiziaria su Tangentopoli, costituito dall’imprenditore Alessio Aloisi, dopo lo sfaldamento del PSDI [16], in cui egli aveva precedentemente militato, anche rappresentandolo in Consiglio Comunale; un gruppo di intellettuali di sinistra [17] e un altro di illustri cattolici [18], i quali ultimi firmeranno un appello in suo sostegno.

Uno schieramento [19], dunque, di tutto rispetto, sia per il numero che per la qualità dei partecipanti.

Un’altra candidatura prestigiosa fu quella del noto penalista avv. Angelo D’Amico, sostenuto da una lista civica a lui collegata, denominata „Liberare Lentini“.

Scese in campo pure l’ex sindaco Davide Battiato, già capogruppo in Consiglio Comunale e Coordinatore del Comitato di Reggenza della DC. Dopo il dissolvimento organizzativo dello Scudo Crociato a Lentini egli aveva costituito un movimento locale chiamato „Lentini Insieme“, che presentò una lista a sostegno del suo leader.

Completava l’elenco delle candidature a sindaco l’ex consigliere del PLI [20] Rosario Ossino Fisicaro, appoggiato dalla lista „Gorgia-uomini liberi“.

C’erano, poi due liste di candidati che concorrevano per i soli seggi del Consiglio Comunale, senza avere una propria candidatura per la carica di sindaco: quella del MSI-DN [21], che era una lista di pura testimonianza [22], ultimo barlume della destra politica in città, e una lista civica denominata „Uniti per Lentini“ [23].

Dunque cinque candidati a sindaco [24] e quelli di dieci liste in campo per un seggio al Consiglio Comunale, più gli eventuali assessori, che per almeno metà dovevano essere indicati prima della votazione, costituivano un piccolo esercito di circa 250 persone, capace di suscitare in Città un animato dibattito politico-amministrativo, nel corso di una vivacissima campagna elettorale durata circa un mese.

Elezioni amministrative: primo turno

Il primo turno (21-11-1993) vide confermate le speranze del PDS, in quanto Raiti, classificatosi primo col 43,03 %, raccolse più consensi delle due liste che lo sostenevano messe assieme, cioè quella del PDS (25,97 %) e quella del PRI (7,27 %).

Al secondo posto si piazzò il prof. Armando Rossitto (28,02 %), poco più al di sopra delle liste che lo avevano appoggiato e cioè AD (11,54 %), RC (9,73 %) e Mani Pulite (6,37%).

Seguivano, nell’ordine: il geom. Davide Battiato (13,29 %), la cui lista Lentini Insieme ottenne qualcosa in più del candidato (14,82 %); l’avv. Angelo D’Amico (13,03 %), con quasi tre punti percentuali più che la sua lista Liberare Lentini (10,62 %); l’imprenditore Rosario Ossino Fisicaro (3,13 %), un po’ meno della sua lista di riferimento Gorgia-Uomini Liberi (3,96 %).

Elezioni amministrative: secondo turno

Non avendo nessuno dei candidati raggiunto la maggioranza assoluta, l’elezione del nuovo sindaco dovette essere rimandata al secondo turno, fissato per il 5 dicembre 1994 e riservato ai primi due classificati, cioè Raiti e Rossitto, mentre per l’attribuzione definitiva dei venti seggi del Consiglio Comunale si aspettava l’esito del ballottaggio, per tener conto dell’attribuzione del premio di maggioranza.

La lotta fra i due contendenti divenne alquanto incerta, dal momento che il movimento dell’ex sindaco Battiato, Lentini Insieme, decise di riversare i propri voti su Rossitto.

Nel corso della campagna elettorale ci furono forti malumori in ambedue gli schieramenti: sia in quello di Raiti, per la sua mancata assegnazione di un posto in giunta [25] al PRI, che pure sarebbe stato determinante per la sua elezione; sia in quello di Rossitto, che già nel primo turno, forse per un senso di lealtà verso gli elettori, aveva annunciato l’intera lista dei suoi eventuali assessori [26], fra i quali non comparivano esponenti di RC e di Mani Pulite.

Comunque questi malumori non incisero molto sul risultato finale.

Turi Raiti sindaco

Al secondo turno prevalse, col 53,33 %, Turi Raiti, che così divenne il primo sindaco di Lentini nella cosiddetta Seconda Repubblica. Egli partiva, però, senza una maggioranza consiliare che lo sostenesse. Infatti, considerato il premio alle liste collegate al sindaco eletto, alla sua coalizione furono attribuiti solo nove seggi, cioè sette al PDS [27] e due al PRI [28].

Le liste che avevano sostenuto il preside Rossitto conquistarono: AD tre seggi [29], RC due [30], Mani Pulite uno [31].

Due seggi [32] furono conquistati dalla lista „Lentini Insieme“ per l’omonimo movimento facente capo all’ex sindaco Davide Battiato; due dalla lista „Liberare Lentini“ collegata all’avv. Angelo D’Amico [33]; uno, infine, dalla lista civica „Uniti per Lentini “, di cui s’è detto.

Il neoeletto Turi Raiti si insediò il 14 dicembre 1993, ma l’esecutivo da lui nominato [34], benché formato da qualificati cittadini, lasciò deluse molte aspettative e suscitò molti malumori. Tant’è che, nel corso del tempo, esso subì molti rimaneggiamenti, il cui intreccio è difficile seguire anche per un „addetto ai lavori“.

Il primo a lasciare, dopo poco tempo, fu il dott. Castiglia, al cui posto venne nominato il prof. Alfio Siracusano, che perciò lasciò il ruolo di „esperto culturale“, in cui non sarà mai più rimpiazzato. Successivamente si dimise lo sportivo assessore Renna, a cui subentrò l’avv. Maurizio Vilona.

Nel 1995, per avviare un chiarimento, peraltro non riuscito, fra i partiti dell’area progressista, la giunta fu „azzerata“ e nella nuova compagine non furono riconfermati Di Mari, Siracusano e Vilona.

Al loro posto subentrarono il noto attore e regista di teatro Enzo Ferraro (PDS), l’ex sindacalista UIL Alfio Ira [35] e il rag. Umberto Ferriero, ex consigliere del PRI, il quale però , per le polemiche insorte sulla sua collocazione politica, dopo qualche giorno rassegnò le dimissioni e fu sostituito con la prof.ssa Maria Rosa Cardillo.

Nel 1996 si dimise da assessore anche il dott. Cassano e, al suo posto, venne nominato il dott. Santo Ragazzi, che intanto aveva preso la tessera del PDS [36]. A poca distanza dalla fine della legislatura lascerà l’incarico assessoriale anche la prof.ssa Cardillo, che però non sarà sostituita.

Inoltre, quando sarà nominato esperto economico, Elio Magnano lascerà il seggio in Consiglio Comunale, in cui gli subentrerà l’ex consigliere del PCI Salvatore Di Mari, a suo tempo passato con RC, poi dichiaratosi indipendente e infine rientrato nel PDS, di cui in futuro diventerà segretario. A presiedere il Consiglio Comunale venne inizialmente eletto il dott. Santo Ragazzi, allora indipendente eletto nella lista del PDS, poi sostituito da Alessio Aloisi, a sua volta sostituito, definitivamente, dal dott. Salvatore Giuffrida (AD).

Le elezioni politiche del 1994

Mentre nella città di Gorgia i politici si esibivano in queste acrobazie politico-amministrative, anche la politica nazionale era in forte movimento per l’approssimarsi delle elezioni politiche del 27 e 28 marzo 1994, ora disciplinate da una nuova legge elettorale, secondo la quale i senatori e il 75 % dei deputati sarebbero stati eletti con un sistema maggioritario uninominale a turno unico, mentre il restante 25 % dei deputati sarebbe stato eletto con il sistema proporzionale e lo scrutinio di lista.

Alla fine di un’aggrovigliata serie di incontri e trattative, si vennero a formare tre coalizioni per contendersi la conquista della maggioranza e quindi del governo nazionale, a cui occorre dare un breve sguardo per meglio potervi inquadrare le vicende lentinesi.

Il giorno dopo la trasformazione del MSI-DN di Gianfranco Fini in Alleanza Nazionale (23-1-1994), il noto imprenditore Silvio Berlusconi annunciò la sua „discesa in campo“ e la costituzione di una nuova formazione politica denominata Forza Italia (FI); egli riuscì poi a costituire uno schieramento di centro-destra, che inglobava anche il CCD (segretario Pierferdinando Casini), articolato in due „Poli“, alleandosi con la Lega Nord di Umberto Bossi nel Settentrione („Polo delle Libertà“) e con AN nel Meridione („Polo del buon governo“).

Il 1° febbraio nacque il cartello dei „Progressisti“ che raggruppava varie anime della sinistra italiana: PDS, AD, PSI, RC, Cristiano Sociali [37], La Rete di Leoluca Orlando, Rinascita Socialista [38], i Verdi [39]. La leadership naturale venne assunta da Achille Occhetto, segretario del PDS, il partito di gran lunga il più forte della coalizione.

Lo schieramento progressista candidò , nel collegio senatoriale di cui faceva parte Lentini, come indipendente, il sindacalista della CGIL ed ex deputato del PCI on. Luigi Boggio, che però non fu eletto [40].

L’area di centro fu occupata dal „Patto per l’Italia“, con leader e candidato alla Presidenza del Consiglio Mariotto Segni. Esso comprendeva il PPI di Mino Martinazzoli, il Patto Segni [41], il PRI di Giorgio La Malfa, l’Unione liberaldemocratica, guidata dall’ex segretario del PLI Valerio Zanone e alcuni indipendenti socialisti e socialdemocratici [42].

Alla Camera, per il collegio uninominale di cui Lentini faceva parte, fu presentato il lentinese avv. Nino Tribulato, che però non fu eletto [43].

Da queste elezioni venne fuori a Lentini un quadro politico del tutto diverso da quelli del passato. La sinistra risultò non più maggioritaria, scomparvero elettoralmente il PSI (1,27 %) e il PSDI (non presente come tale), venne fortemente ridimensionato il centro cattolico, con un PPI al 3,85 %. A destra, invece, suonava tutt’altra musica, con AN balzata al 16,44 % e FI, al suo esordio, classificatasi al primo posto col 23,70 %.

Il sistema bipolare voluto dalla riforma elettorale si stava vieppiù affermando, togliendo grossi spazi al vecchio centro, per tanti anni maggioritario.

Com’è noto, fu il Polo di centro-destra a vincere le elezioni, per cui si insediò il primo governo Berlusconi. Nella zona, il centro-destra conquistò sia il seggio del Senato (Marisa Moltisanti) che quello della Camera del maggioritario (Puccio Forestiere).

Nel corso dello stesso 1994 il PDS tenne la sua prima assemblea per il rinnovo del Comitato sezionale. L’importanza di questa adunanza stava nel fatto che vi erano state presentate due liste contrapposte. La cosa non era del tutto nuova, essendosi già verificata nelle assemblee collegate ai congressi di Bologna e di Rimini del PCI, da cui poi era sorto il PDS. Ma allora le liste erano strettamente collegate a posizioni politiche, mentre in quella del 1994 la contrapposizione rifletteva solo la rivalità dei gruppi interni. Una lista, che risultò vincitrice, fu presentata da Guglielmo Tocco e un’altra da Angelo Brancato, ambedue ex assessori. Segretario venne eletto Alfio Miceli.

Il PDS da allora si avviò sulla stessa strada del frastagliamento fra gruppi rivali, a suo tempo intrapresa, con risultati disastrosi, dal PSI.

Dopo le elezioni l’ex candidato al Senato on. Boggio, già segretario della Camera del Lavoro di Lentini, lanciò l’idea della costituzione di un „Circolo Progressista“ che riunisse i militanti della sinistra lentinese, in particolare quelli non organizzati in partito. Le adesioni furono molte e qualificate [44], ma alla fine l’iniziativa non riuscì a decollare.

Le europee del 1994

Il 12 giugno 1994 si svolsero, contestualmente, le elezioni per il rinnovo del parlamento europeo, che consolidarono l’affermazione, anche a Lentini [45], del centro-destra e quelle per il rinnovo dell’Amministrazione Provinciale, anch’esse vinte dal centro-destra, che a Lentini, per la prima volta, conquistò la maggioranza assoluta.

In occasione di queste ultime elezioni il PPI di Lentini (7,9 %), che dopo la rinuncia del prof. Guercio aveva trovato una nuova leadership nell’ex sindaco dc Pippo La Rocca [46], candidò il cattolico democratico ing. Leonardo Brunetto, che però non fu eletto.

Il PDS di Lentini (30,1 %) presentò due candidati: l’architetto Melo Vinci (PDS) e, come indipendente, l’ex repubblicano Nunzio Mangiameli, che fu eletto consigliere provinciale. Per il PDS, che non vide eletto il proprio candidato ufficiale, fu questa una sconfitta nella più generale sconfitta politica.

Per la prima volta sulla scheda apparve a Lentini la sigla del CCD [47], che ottenne il 10,74 %.

A livello nazionale il vertice di alcuni partiti fu completamente rivoluzionato.

Achille Occhetto, segretario del PDS, che alle europee era sceso al 12,3 % (a Lentini il 27,41 %) rassegnò le dimissioni il giorno dopo le lezioni (12/6): sarà sostituito da Massimo D’Alema.

Il PSI, che si era presentato assieme ad AD, raccolse appena 1’1,8 % (a Lentini appena 96 voti, pari allo 0,76 %!) [48].

Ciò provocò le dimissioni, poi rientrate, di Willer Bordon da coordinatore di AD e quelle di Ottaviano Del Turco da segretario del PSI, che venne temporaneamente sostituito (21/6), come coordinatore, da Valdo Spini, fautore di un nuovo soggetto politico, la „Federazione Laburista“, che fu fondata nel corso di un’Assemblea Nazionale costituente che ebbe luogo dal 4 al 6 novembre 1994. Del Turco in seguito tornò alla segreteria del PSI, che egli guidò fino al congresso di scioglimento (12-11-1994), dalle cui ceneri scaturirono due nuove formazioni: quella denominata Socialisti Italiani (SI), guidata da Enrico Boselli, schierata col centro-sinistra e membro dell’Internazionale Socialista, e quella, guidata da Gianni De Michelis, denominata Partito Socialista (PS), che si alleerà addirittura col Polo di centro-destra!

Uno spappolamento totale, organizzativo e politico, di quello che era stato il partito di Filippo Turati, di Costantino Lazzari, di Pietro Nenni e di Sandro Pertini.

Scomparve, di fatto, anche il PSDI (alle europee nazionalmente lo 0,4 % e a Lentini lo 0, 24 %), ormai diviso in tanti gruppuscoli in lotta per il simbolo del partito, fra cui alla fine prevalse quello guidato da Gianfranco Schietroma [49].

L’esito delle elezioni parlamentari aveva insegnato alle forze politiche di sinistra e di centro che, dato il sistema bipolare ormai in atto, esse, se divise, erano destinate a perdere col centro-destra unito, mentre da alleate, avrebbero potuto rovesciare la situazione.

Ad un’alleanza fra i due schieramenti si arriverà, in effetti, dopo la caduta del governo Berlusconi e la formazione del governo tecnico presieduto da Lamberto Dini [50], nel 1995, anno in cui, proprio sul tema delle alleanze, nel PPI si arriverà a una spaccatura fra l’ala moderata, capeggiata da Rocco Buttiglione, che fonderà il CDU (Cristiani Democratici Uniti), che approderà nel Polo, e quella progressista, guidata da Gerardo Bianco e poi da Franco Marini, che si alleerà con la sinistra.

La lotta interna nel centro-sinistra

Anche a Lentini ci furono tentativi di riunire le forze di centro-sinistra, ancora divise tra quelle che appoggiavano la giunta Raiti (PDS e PRI) e quelle che erano all’opposizione (AD, PPI e RC), deluse dalla gestione della cosa pubblica, ma senza approdare a nulla di concreto, anche a causa del clima di diffidenza esistente tra le due parti.

Anzi la contestazione a Raiti si estese anche nelle file del PDS, come si poté constatare nel congresso sezionale dell’8 e 9 luglio 1995, chiamato a decidere sulla ricomposizione del centro-sinistra locale e sull’amministrazione comunale e ad eleggere il nuovo direttivo, organo che avrebbe determinato le scelte del partito fino al successivo congresso.

Si contendevano la direzione del partito tre gruppi: quello di più stretta osservanza raitiana, guidato da Paolo Censabella, quello Magnano-Tocco e quello facente capo ad Angelo Brancato, in diversa misura entrambi critici verso il sindaco. Poco prima che si arrivasse alla votazione, i capi si accordarono tra loro e presentarono una lista unica e bloccata di 21 candidati (7 per ciascuna delle tre componenti) in cui non era possibile, per l’iscritto-elettore, sostituirne nessuno. Prendere o lasciare: si poteva solo votare SI’ o NO. A soffrirne fu, probabilmente, la democrazia interna.

Appena insediatosi il nuovo Consiglio Direttivo, il gruppo di Censabella e quello di Brancato si accordarono fra loro ed elessero segretario Salvatore Di Mari. Ma la componente Magnano-Tocco riuscì dopo un po’ a rompere quell’alleanza e ad accordarsi a sua volta con Censabella, emarginando Brancato, che nel frattempo aveva perso Di Mari e Ferraro. I numeri cominciarono a roteare in una girandola inarrestabile, tanto che, dopo le dimissioni di Di Mari, si aprì una lunga crisi di vertice, che alla fine si concluderà con l’elezione a segretario del prof. Alberto Commendatore.Tutti questi contorcimenti da „basso impero“ per la conquista del potere interno non potevano mancare di suscitare qualche reazione in una base che, tutto sommato, non era ancora mummificata.

Il primo a reagire fu il corposo e qualificato gruppo della „Sinistra Giovanile“ del PDS, caratterizzato da una forte presenza di universitari e di donne, e portatore, come in genere accade per tutte le organizzazioni giovanili, di una forte tensione ideale. Sicchè, quando le posizioni critiche cominciarono a farsi vivaci, il gruppo dirigente del PDS prese a sentire come un corpo estraneo la sua organizzazione giovanile e a considerarla come una spina di cui liberarsi. Anche nella base degli adulti comiciarono ad emergere posizioni critiche che, verso la fine del 1995, Franco Giuliano riuscì a coordinare con la fondazione di un circolo denominato „Associazione progressista Enrico Berlinguer“, che avrà come presidente prima Giuseppe Sanfilippo e poi Nuccio Portera. Tale associazione si diceva portavoce dell’aspirazione ad un rinnovamento della politica e della richiesta di partecipazione democratica.

Più in là si costituì anche un circolo giovanile denominato La Lokomotiva, cui aderivano giovani pdiessini e della sinistra diffusa e che aveva come presidente Davide Greco.

Si aprì anche in città un periodo di grande fermento politico e culturale, in cui emersero organizzazioni come Legambiente, Terzomillennio, Accademia dei Leoni, Cinema Novecento.

Protagoniste del dibattito politico furono in particolare RC, diretta dal prof. Pippo Moncada e AD, coordinata dal prof. Paolo Ragazzi, che accentuarono la loro opposizione all’amministrazione Raiti e quindi al PDS. Tali posizioni critiche erano condivise da „Mani Pulite“; ed anche il PPI e il PRI stavano per orientarsi in quel senso.

Il banco di prova di una possibile ricomposizione delle divisioni nella sinistra doveva essere, dopo l’avvenuto azzeramento della giunta, un rimpasto della stessa che costituisse un forte segnale di rinnovamento (1995). Ma il risultato di tale operazione [51] fu giudicato del tutto insoddisfacente da tutte le forze interessate e il dialogo tra il PDS e i vari raggruppamenti di centro-sinistra fu interrotto.

Il gruppo dirigente del PDS, attaccato da destra e da sinistra, e alle prese anche con una contestazione interna, si arroccò allora nella difesa dell’esistente.

Le elezioni politiche del 1996

Un momento unitario a sinistra si ritrovò comunque in occasione delle elezioni politiche del 21 aprile 1996, che si svolsero all’insegna di un bipolarismo perfetto: da un lato la coalizione di centro-sinistra guidata dal prof. Romano Prodi e denominata „L’Ulivo“, di cui facevano parte il PDS, il PPI, La Rete, i Verdi, I Cristiano Sociali, il SI, la Federazione Laburista, il Patto Segni, il PRI, Rinnovamento Italiano e l’Unione Democratica (UD) [52]; dall’altro il centro-destra, guidato dal cav. Silvio Berlusconi, col nome di „Polo delle Libertà“, di cui facevano parte FI, AN, il CCD e i CDU, tra di loro federati.

Correvano, fuori delle coalizioni, RC, la Lega Nord, la Fiamma Tricolore.

Le elezioni furono vinte dall’Ulivo e Prodi divenne Presidente del Consiglio.

A Lentini il centro-sinistra ritornò alla maggioranza assoluta [53], con in testa il PDS (29,58 %) [54].

Era comunque finito il tempo della stabilità dell’elettorato, quando gli spostamenti di voti erano minimi. La gente cominciava a votare non più secondo le ideologie, ma secondo i programmi dei singoli partiti.

Un nuovo confronto fra i due schieramenti si ebbe qualche mese dopo, in occasione delle elezioni regionali del 16 giugno 1996, per le quali vigeva ancora il vecchio sistema proporzionale che favoriva la presentazione di liste di partito piuttosto che di candidature di coalizione, come invece avveniva per il maggioritario del Parlamento nazionale. Questa volta a vincere fu il centro-destra. A Lentini però le forze rimasero sostanzialmente stabili rispetto alla situazione venuta fuori dalle recenti consultazioni politiche.

Numerosi, nelle varie liste, i candidati lentinesi all’ARS, nessuno dei quali fu eletto [55]: per Rifondazione Comunista (a Lentini l’11,81%) fu presentato il segretario del locale circolo, prof. Pippo Moncada; per Alleanza Nazionale l’ex sindaco geom. Davide Battiato [56]; l’ex sindaco rag. Pippo La Rocca si candidò nella lista dei Cristiano Sociali che, grazie a quella candidatura, raggiunse a Lentini un rilevante risultato (9,35%); per Forza Italia (7,98 %) scese in pista la coordinatrice dott.ssa Cinzia Chiarenza; la lista Noi Siciliani- FNS [57] (2,16 %) fu rappresentata dalla sig.ra Concetta Diolosà; per la lista „Rete-Verdi-Movimenti Democratici“ era in lista il dott. Alfio Saggio, capogruppo di AD nel Consiglio Comunale; infine, per la „Lista Franco Greco“ [58] si candidò l’ex vicesindaco Nuccio Fisicaro, consigliere comunale in carica.

Intanto si sviluppava, all’interno del PDS e di tutta la sinistra, a Lentini come in tutt’Italia, un appassionante dibattito sulla cosiddetta „Cosa 2“, proposta da D’Alema, cioè su un nuovo soggetto politico che unificasse tutta la sinistra italiana, troppo a lungo dilaniata dalle scissioni.

L’esperienza aveva dunque insegnato qualcosa? Rispondiamo a questo interrogativo come il vecchio, saggio patriarca socialista Francesco De Martino, eminente storico del diritto romano:

La storia ci può insegnare quello che non si deve fare. Quello che si deve fare lo dobbiamo inventare noi [59]

Ferdinando Leonzio


Immagine in icona: Turi Raiti


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Degli articoli pubblicati su Girodivite riguardanti la storia politica di Lentini dal dopoguerra ad oggi, di Ferdinando Leonzio, è prevista la pubblicazione anche in formato libro ed ebook a cura della casa editrice ZeroBook, appena sarà terminata la pubblicazione della serie di articoli previsti.


[1] Alfio Mastrogiacomo e Carmelo Russo.

[2] Il prof. Guercio, noto esponente della sinistra democristiana, era stato eletto consigliere comunale nel 1964. Notevoli, all’epoca, i suoi interventi sul PRG. Era poi stato Presidente dell’Ospedale Civile.

[3] Alessandro Zappulla è stato l’ultimo segretario provinciale della DC e il primo del PPI, così come fu, a livello nazionale, Mino Martinazzoli.

[4] Il PCI/PDS era passato dal 40,26 % delle europee 1989 al 21,57 % delle comunali 1990, al 21,77 % delle regionali 1991, al 23,62 % delle politiche (Camera) del 1992.

[5] Turi Raiti, figlio di un mezzadro, da giovane era rimasto affascinato dai miti di Mao Tse Tung e di Ernesto Che Guevara. Ma fu un incontro con il carismatico sindacalista lentinese Ciccio Ciciulla, avvenuto sul finire degli anni ’60 del secolo scorso, durante uno sciopero di braccianti, a determinare il suo destino politico. Nel 1971 si iscrisse al PCI e nello stesso anno venne assunto all’INCA (Istituto Nazionale Confederale di Assistenza), il patronato della CGIL, e destinato all’ufficio di Lentini. Nel 1972 l’allora segretario provinciale della CGIL, un altro lentinese, l’on Guido Grande, lo incaricò di svolgere lavoro sindacale nella zona industriale. Nel 1975 ritornò all’INCA di Lentini e l’anno dopo divenne segretario della locale Camera del Lavoro. Nel 1978 fu chiamato a dirigere la Federbraccianti provinciale. Nel 1981 era segretario di zona a Lentini e membro della segreteria provinciale. Nel 1982 fu chiamato a dirigere il sindacato provinciale del pubblico impiego e si trasferì a Siracusa. L’anno successivo divenne segretario generale della CGIL siracusana, carica conservata fino al 1992.

[6] Le „primarie“ furono fissate per i giorni dal 14 al 17 ottobre 1993. Avrebbero potuto votare tutti gli elettori lentinesi, che avessero esibito un documento di riconoscimento.

[7] I rapporti tra PDS e PRI diventeranno conflittuali proprio alla conclusione della campagna elettore, poiché il PRI non sarà rappresentato in giunta.

[8] Il PDS era da poco (settembre 1992) entrato nell’Internazionale Socialista, col beneplacito di Bettino Craxi (PSI) e di Antonio Cariglia (PSDI).

[9] Nuccio Fisicaro, ex vicesindaco, sarà eletto e sarà l’ultimo rappresentante ufficiale del PSI nel Consiglio Comunale di Lentini.

[10] Ci furono altri candidati provenienti dal PSI in varie liste: Sebastiano Cardello in AD, Corrado Macca nella lista “Lentini Insieme”, Pippo Nicotra in quella di Rifondazione Comunista, Ciccio Marino e Delfo Cavarra in quella di Mani Pulite, Lino Spada in quella di “Gorgia-uomini liberi”.

[11] Armando Rossitto, figlio del prof. Alfio Rossitto, uno dei primi aderenti alla DC lentinese, era stato presidente dell’Azione Cattolica e della FUCI di Lentini, a cui aveva impresso una notevole svolta progressista. Successivamente era diventato segretario nazionale del Consiglio Centrale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana). Laureatosi in Lettere si era impegnato nella CGIL-Scuola.

[12] Don Lorenzo Milani (1923-1967) fu scrittore ed educatore cattolico. La sua fama è legata alla sua Scuola di Barbiana, frequentata da bambini poveri, primo tentativo di una scuola „a tempo pieno“, ispirata ad una cultura democratica, volta a portare tutti gli alunni ad un livello minimo di istruzione, mediante un „insegnamento personalizzato“. Notevole il suo libro Esperienze pastorali.

[13] Notare come in questo slogan fosse implicita la condanna della partitocrazia e delle sue degenerazioni.

[14] Rifondazione Comunista era ora guidata dal prof. Pippo Moncada, che era succeduto nella carica ad Andrea La Ferla. Moncada era stato consigliere ed assessore quando militava nel PCI ed era fratello del dott. Salvatore, leader della minoranza della DC lentinese negli anni precedenti.

[15] Dopo un processo avviato il 18-10-1992 con la formazione del movimento “Verso l’Alleanza Democratica”, AD si era ufficialmente costituita il 15-7-1993. Essa si proponeva la creazione di un’ampia coalizione di centrosinistra, che avviasse un profondo rinnovamento nella politica italiana. Ne facevano parte elementi provenienti dal PSI (Giorgio Benvenuto, Giorgio Ruffolo), dal PRI (Giuseppe Ayala, Giorgio Bogi), dal PLI (Paolo Battistuzzi), dal PDS (Willer Bordon, Ferdinando Adornato).

A Lentini il gruppo che poi aderirà ad AD si era costituito nel gennaio 1993 ed era diretta dal prof. Paolo Ragazzi (fratello dell’ex sindaco dott. Santo Ragazzi). Suo prezioso collaboratore era il giovane Enzo Pupillo (figlio del noto dirigente socialista avv. Delfo) che più tardi (12-11-1995) lo sostituirà nella carica di coordinatore.

[16] Il PSDI dal 1992 in poi si era sgretolato, dopo una serie di tracolli elettorali (politiche 1992: 2,72 %; politiche 1994: 0,46 %), e di scissioni. La sua parabola si concluderà ufficialmente nel 1998 con la confluenza nello SDI della sua pattuglia ufficiale. Nel 2004 la sua sigla sarà riportata in vita.

[17] Il prof. Pippo Cosentino, il prof. Delfo Inserra, il prof. Armando Ansaldo, l’ing. Cirino Cillepi, il prof. Lucio Inserra.

[18] Il professore e poeta Elio Cardillo, il prof. Alberto Commendatore (futuro segretario del PDS), il prof. Delfino Favara, il prof. Salvatore Iannitto, il prof. Silvio Pellico, la dott.ssa Ada Rapisarda, il prof. Gianni Zappalà.

[19] Ne faceva parte anche „La Rete“, movimento politico che non aveva radicamento a Lentini, ma il cui leader Leoluca Orlando tenne in città un affollato comizio di sostegno alla candidatura Rossitto.

[20] Il PLI si sciolse ufficialmente il 6-2-1994. Ma già nei mesi precedenti era stato devastato dalle scissioni.

[21] L’11 gennaio 1992 il MSI-DN si trasformerà in Movimento Sociale Italiano – Alleanza Nazionale, per poi sciogliersi e trasformarsi (27-1-1995) in Alleanza Nazionale (AN), in seguito alla svolta di Fiuggi, avviata dal segretario nazionale Gianfranco Fini. In seguito a tale operazione, l’ala estrema del partito, guidata da Pino Rauti, si distaccherà e fonderà (3-3-1995) il Movimento Sociale – Fiamma Tricolore (MS-FT).

[22] La lista ottenne il 2,62 % e nessun seggio.

[23] La lista “Uniti per Lentini” raggiunse il 7,10 % ed ottenne un seggio, eleggendo al Consiglio Comunale il dott. Gaetano Maci, che in seguito si avvicinerà a Mani Pulite.

[24] Turi Raiti, Armando Rossitto, Angelo D’Amico, Davide Battiato, Rosario Ossino Fisicaro.

[25] Secondo la nuova normativa gli assessori erano nominati dal sindaco, verso cui erano responsabili, e non più eletti dal Consiglio Comunale, come in precedenza.

[26] L’avv. Antonino Tribulato, il dott. Salvatore Giuffrida (AD), la sig.ra Rosanna Ragazzi (nuora dell’on. Otello Marilli), il dott. Concetto Corradino, il prof. Lucio Inserra e il rag. Pippo Emmi, ex consigliere dc.

[27] Lidia Costanzo, Paolo Censabella (segretario del PDS), il prof. Turi Di Pietro (famoso calciatore lentinese e cognato del sindaco), Nuccio Fisicaro, ultimo consigliere ufficialmente del PSI, che in seguito lascerà il gruppo del PDS per quello di Mani Pulite, il sindacalista UIL Alfio Ira (indipendente), il noto edicolante Franco Raiti e l’ex sindaco dott. Santo Ragazzi, indipendente che in seguito aderirà al PDS. Da notare che, su sette consiglieri del gruppo del PDS, ben tre provenivano dal PSI (Ira, Fisicaro e Ragazzi).

[28] Angelo Celso, socialista indipendente, ormai divenuto decano del Consiglio Comunale, essendo stato eletto ininterrottamente dal 1970, che in seguito aderirà al PDS, e il geom. Alfio Mangiameli, ex vicesindaco e uno dei maggiori conoscitori della macchina amministrativa del Comune, che conseguì ben 506 voti di preferenza.

[29] Il dott. Salvatore Giuffrida, in seguito eletto presidente del Consiglio Comunale, il dott. Alfio Saggio e il prof. Carlo Cattano, noto musicista, che in seguito si dimetterà e sarà surrogato dal prof. Paolo Ragazzi, primo dei non eletti, che però entrerà in Consiglio Comunale come indipendente, essendosi dimesso in precedenta da AD.

[30] L’ing. Cirino Cillepi (ind.), che in seguito si dimetterà, lasciando il posto al segretario della sezione prof. Pippo Moncada, e Paolo Di Falco.

[31] L’ex leader socialdemocratico Alessio Aloisi.

[32] Il prof. Giuseppe Pulino, che in seguito aderirà al PPI, e Vincenzo Vinci.

[33] Il prof. Corrado Magnetti, che successivamente aderirà a Mani Pulite, e la sig.ra Concetta Tramontana, che sarà eletta vicepresidente del Consiglio Comunale

[34] La giunta, secondo la nuova normativa, doveva essere composta da sei assessori, e non più da otto come in precedenza e la carica era incompatibile con quella di consigliere comunale. La giunta nominata dal sindaco Raiti comprendeva: Lidia Costanzo (vicesindaco e vero „braccio destro“ del sindaco (PDS), che perciò lasciò il seggio consiliare all’ex sindaco Magnano, primo dei non eletti, l’avv. Giuseppe Di Mari, l’imprenditore Giuseppe Maria Cassano, il dott. Armando Castiglia, l’ing. Carmelo Abramo, lo sportivo Croce Alessandro Renna. Furono anche nominati, come la legge consentiva, un esperto giuridico (l’avv. Pippo Centamore, ex vicesegretario del Comune ed ex dirigente del PSI), e un esperto culturale (il prof. Alfio Siracusano, ex segretario del PCI).

[35] Ira sarà surrogato in Consiglio Comunale dal giovane Salvatore Chiarenza (PDS).

[36] Ragazzi dovette perciò lasciare il seggio al Consiglio Comunale, che fu occupato dalla rag. Maria Nigro (PDS).

[37] Il movimento dei Cristiano Sociali era sorto nel settembre 1992, in seguito a una scissione a sinistra della DC, guidata da Pierre Carniti ed Ermanno Gorrieri.

[38] Movimento politico nato da una scissione dal PSI alla fine del maggio 1993 e guidato dall’eurodeputato e sindacalista UIL Enzo Mattina. Agli inizi del 1995 esso confluirà nella Federazione Laburista di Valdo Spini.

[39] La Federazione dei Verdi (FdV) era sorta il 2-12-1990 dalla fusione tra la Federazione delle Liste Verdi e i Verdi Arcobaleno, con simbolo il sole che ride. Ne era portavoce Carlo Ripa di Meana.

[40] Boggio ottenne a Lentini il 44,32 % dei voti.

[41] Movimento centrista fondato nel novembre 1993 dall’ex parlamentare dc Mariotto Segni.

[42] Gli esponenti più noti erano rispettivamente Giuliano Amato e Gianfranco Schietroma.

[43] Tribulato riportò a Lentini il 20,32 % dei voti.

[44] Vi aderirono, fra gli altri, Giuseppe Centamore, Salvatore Di Pietro, Paolo Innocenti, Alfio Ira, Ferdinando Leonzio, Salvatore Martello, Pippo Moncada, Enzo Pupillo, Santo Ragazzi, Alfio Serratore.

[45] FI raggiunse il 35,25 % e AN il 16,65 %.

[46] In seguito la gestione del partito sarà affidata a un quadrumvirato composto da Natale Addamo, Sebastiano Butera, Enzo Crisci ed Emanuele Sipala.

[47] Al CCD di Lentini avevano inizialmente aderito alcuni big della vecchia DC, come gli ex sindaci avv. Giacomo Capizzi e prof. Nino Mazzone e l’ex reggente Salvatore Martines. In seguito diventerà coordinatore del CCD l’ex assessore dc dott. Alberto Di Mari.

[48] Curioso che la lista PSI-AD abbia raccolto così pochi consensi, a fronte del fatto che nel Consiglio Comunale, formato di 20 consiglieri, sedevano ben 3 consiglieri di AD (Giuffrida, Saggio e P. Ragazzi) e 4 di origine PSI (Fisicaro, Ira e S.Ragazzi, eletti nel PDS e Celso, eletto nel PRI).

[49] Il PSDI, Il 10-5-1998 si fonderà col SI di Boselli, con l’ala del PS, guidata da Ugo Intini e con una minoranza della Federazione Laburista, guidata da Alberto Benzoni, dando vita allo SDI (Socialisti Democratici Italiani).

[50] Dini fonderà poi un suo movimento „Rinnovamento Italiano“ (RI), che si schiererà col centro-sinistra.

[51] La sostituzione dell’avv. G. Di Mari, del prof. A. Siracusano e dell’avv. Vilona con E. Ferraro, A. Ira e il rag. U. Ferriero, poi sostituito dalla prof.ssa M.R. Cardillo, cui abbiamo sopra accennato.

[52] Movimento politico di centro-sinistra fondato da Antonio Maccanico il 26-2-1996. In esso confluì AD.

[53] Un drappello di ex militanti del PSI, fra cui gli ex segretari della sezione avv. Delfo Pupillo e prof. Ferdinando Leonzio, lanciò un appello al vecchio elettorato del PSI perchè votasse L’Ulivo.

[54] A Lentini un calo subì FI (21,44 %) allora poco radicata nel territorio, anche se da poco era stata costituita una sezione in città, con coordinatrice la dott.ssa Cinzia Chiarenza, la prima donna a ricoprire questo ruolo a Lentini. I „Popolari per Prodi“ (PPI + PRI + UD) raggiunsero il 4,46 %, CCD e CDU assieme il 2,93 %. Buona l’affermazione di RC (12,85 %).

[55] Fu però eletto deputato regionale il carlentinese dott. Sergio Monaco, molto conosciuto e apprezzato a Lentini.

[56] Il movimento facente capo a Battiato, „Lentini Insieme“, era confluito in AN. Qualche tempo dopo le elezioni lascerà AN e riprenderà la sua autonomia.

[57] Fronte Nazionale Siciliano.

[58] Ex senatore socialista.

[59] Sulla Lentini di Raiti si vedano: l’autobiografia politica di quest’ultimo Il sindaco Turi Raiti racconta, Morrone editore, 2015, e la recensione di Ferdinando Leonzio Un importante contributo storico, pubblicata il 4-11-2017 su Girodivite (giornale online).


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