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La Lentini di Marilli (1964 – 1970). Prima parte

Lentini negli anni cruciali: il 1964-1970. Il sindaco Otello Marilli. Prima parte della nuova puntata sulla storia politica di Lentini del dopoguerra in esclusiva per Girodivite grazie al prof. Ferdinando Leonzio.
di Ferdinando Leonzio - martedì 22 maggio 2018 - 2584 letture

Il commissario Pisano

Durante l’anno della gestione commissariale del Comune di Lentini del dott. Pisano, fra il dicembre 1963 e il novembre 1964, il quadro politico locale subì notevoli mutamenti. Tutti gli schieramenti politici, per i più diversi motivi, alla vigilia delle elezioni amministrative del 22 novembre 1964 apparivano piuttosto mutati nei loro gruppi dirigenti e nelle loro strategie di lungo termine. La novità principale era costituita dal ritorno dell’on. Marilli a Lentini, col preciso compito di ricostruire il PCI.

Il partito comunista, che era arrivato alla fine della gestione areniana diviso in tre tronconi, dopo lo scioglimento delle tre sezioni e un commissariamento assai selettivo, fu riorganizzato in una sola sezione con una salda leadership affidata a Guido Grande e al suo gruppo [1], mentre emergevano nuovi quadri, come il rag. Ciccio Vinci, futuro consigliere provinciale, e il prof. Michelangelo Cassarino, futuro sindaco; gli ex esponenti del gruppo “centrista”, come Ignazio Magrì e Angelo Peluso, rimasero nel partito, ma senza alcuna influenza reale e furono presto emarginati. La segreteria del partito fu affidata ad un nuovo elemento da poco rientrato a Lentini, il maestro Alfio Mollica, intellettuale brillante e militante appassionato [2].

Il gruppo che potremmo definire “di destra” nella geografia interna del comunismo locale, costituito essenzialmente dagli ex consiglieri Vincenzo Crisci e Vitale Martello [3], scelse di rimanere fuori del partito e si diede a costruire una sorta di lista civica, che avrebbe preso il nome, dall’incerto significato politico, di “Ruota Alata”.

L’ex ala sinistra, quella che aveva fatto capo a Nello Arena [4], era rimasta relativamente compatta [5] e aveva trovato anche una sponda ideologica nelle cosiddette “Tesi di Pechino”, cioè nella corrente filocinese che in quegli anni stava emergendo nel PCI e che successivamente avrebbe assunto forme organizzative autonome, dando vita a veri e propri partiti maoisti che si sarebbero collocati alla sinistra del PCI [6]. Gli ex areniani, però, per una serie di circostanze, finiranno per confluire nel nuovo partito socialista denominato PSIUP.

Otello Marilli

Comunque a dare l’impronta al PCI di Lentini sarà soprattutto Otello Marilli, un arguto ed equilibrato intellettuale fiorentino trapiantato in Sicilia. Con lui il PCI diverrà meno barricadiero, più aperto ai giovani e alle donne, che formeranno gruppi quantitativamente e qualitativamente assai consistenti; la leadership di Marilli si caratterizzerà anche per la tolleranza verso gli avversari politici, per la pazienza eccezionale del leader, capace di sorbirsi chilometrici interventi dei “compagni di base”, soprattutto per aver capito che il PCI , già rappresentante del tradizionale bracciantato agricolo, doveva aprirsi ad altri ceti produttivi e agli intellettuali progressisti, se voleva rendere duratura la sua influenza sulla politica cittadina.

Nel dicembre 1963 era stato formato il primo governo “organico” [7] di centro sinistra, il governo Moro-Nenni, che poneva definitivamente termine al “frontismo” del PSI e al “centrismo” della DC, dando così uno scossone alla politica italiana, liberandola dalle pesanti incrostazioni precedenti che l’avevano praticamente mummificata e avviando il famoso e auspicato incontro fra socialisti e cattolici. La formazione di tale governo aveva suscitato però forti perplessità nella destra democristiana e in quella repubblicana, ma ancor di più nella forte corrente di sinistra del PSI, capeggiata da Tullio Vecchietti, Dario Valori e Lelio Basso e, in Sicilia, da Vincenzo Gatto e dal siracusano Salvatore Corallo, ex presidente della Regione. Lo scontro interno al PSI che ne derivò portò all’uscita dal partito della grande maggioranza della sinistra che, l’11 gennaio 1964, si costituì in partito autonomo, assumendo la denominazione di Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP) [8]. La scissione comportò la necessità, per il nuovo partito socialista, del suo radicamento nel territorio e quindi della costituzione di federazioni e sezioni in tutta Italia.

A Lentini non ci fu nessuna scissione, essendo l’intera sezione fortemente autonomista o, per meglio dire, anticomunista [9]. Un tentativo di inserimento nel nuovo partito fu fatto con i giovani socialisti che nel 1962 si erano allontanati dal partito, in polemica con la nuova dirigenza della sezione [10], eletta con lista unica, grazie al sostegno di alcuni dirigenti provinciali. I giovani, però, ormai ridotti di numero e disorientati [11], declinarono l’invito, nonostante il meritato prestigio di cui godeva il segretario provinciale del PSIUP, l’avv. Giuseppe Panico. Alla vigilia delle elezioni, essi accolsero invece l’invito di Marilli ad inserire un loro rappresentante come indipendente nella lista del PCI. Venne indicato Enzo Tondo, già membro del Consiglio Direttivo dell’ UGI [12] dell’Università di Catania [13].

A questo punto avvenne l’incontro fra due esigenze ormai impellenti: quella del PSIUP provinciale di avere una sezione anche a Lentini e quella del residuo gruppo degli ex areniani, ora guidato da Paolo Carani [14], di collocarsi un partito organizzato con cui promuovere le proprie istanze politiche. A questo gruppo centrale si aggiunsero nel tempo altre tre componenti, inizialmente di minore consistenza: 1- il prof. Peppino Ferrauto, ex sindaco (1952-1956), forse l’unico proveniente dal PSI, in cui comunque non era stato un militante molto attivo; 2- un gruppo di giovani [15] molto affine socialmente a quello di Carani, che negli anni futuri giocherà un ruolo abbastanza importante nella politica cittadina; un gruppo, infine, facente capo all’avv. Delfo Lazzara, fratello del celebre penalista ed ex ufficiale partigiano avv. Salvatore. Un certo settore del sottoproletariato [16] si riconoscerà nel nuovo partito.

Con queste premesse non può sorprendere il fatto che, in dissonanza con la politica di stretta alleanza nazionale del PSIUP col PCI, a Lentini emergessero atteggiamenti e sentimenti fortemente critici nei confronti del PCI, ora in buona parte diretto proprio da dirigenti che, in tempi piuttosto recenti, erano stati fra i più severi critici interni degli ex areniani che ora guidavano il PSIUP.

Anche nella sezione del PSI le cose stavano cambiando, soprattutto grazie all’ingresso nel partito di nuovi iscritti (soprattutto operai della manutenzione stradale e netturbini) che, con la loro presenza attiva, cominciarono a modificarne la maggioranza interna. Il rinnovo del Direttivo (9 novembre 1963), nonostante la riconferma del Di Noto alla segreteria, dovette infatti registrare il sorgere di un nuovo astro, quello di Sebastiano Centamore [17], già più volte assessore, ma mai dirigente importante del PSI. Centamore dimostrò notevoli qualità di manovratore fra gruppi e correnti, buon conoscitore della psicologia dei suoi interlocutori e dei suoi avversari, ma soprattutto consapevole dei suoi mezzi [18], sicchè dopo le dimissioni dello stanco Di Noto, gli succedette (26 luglio 1964) alla segreteria del partito, che si trovò così a guidare alla vigilia delle nuove elezioni amministrative. Il clima nel PSI, con questo cambio di leadership si fece molto più disteso.

Anche il terzo partito socialista [19], il PSDI, che aveva ereditato la storica sede di Via Italia, detta, ancor oggi la casa dei socialisti, aveva subito notevoli mutamenti dovuti alla morte (10 marzo 1963) del suo famoso leader Filadelfo Castro. Castro, nei suoi cinquant’anni di militanza socialista, aveva attraversato tutte le correnti del grande fiume socialista, dal massimalismo al riformismo, senza tuttavia mai varcarne i confini politici e culturali. Negli ultimi anni era diventato un critico severissimo dei comunisti, che lo ripagavano della stessa moneta. Ma nessuno mai aveva tentato di intaccare l’onestà e il disinteresse dalle sue scelte politiche. A succedergli era stato, sia come consigliere comunale che come guida del partito, in maniera del tutto naturale, il suo pupillo Peppino Pisano, leale continuatore della sua politica.

La DC di Enzo Nicotra

Nello stesso periodo, all’interno della locale Democrazia Cristiana, si era consolidata la leadership dell’avv. Enzo Nicotra, che comunque si trovò sempre a dover fronteggiare una minoranza interna agguerrita e capace anch’essa di districarsi nella giungla correntizia che animava il partito. Una parte di questa minoranza, guidata dall’avv. ‘Nzinu (Vincenzo) Bombaci si era scissa ed aveva fondato il circolo Don Luigi Sturzo, che alla viglia delle elezioni si alleerà con quanto rimaneva del partito liberale, rappresentato dal noto intellettuale avv. Alfio Sgalambro [20], ispettore onorario ai monumenti, dando vita ad una lista unica denominata “Torre e Bandiera”. All’interno del partito prendeva corpo e si consolidava un nuova opposizione interna, guidata dall’avv. Salvatore Moncada [21],che vedeva tra i suoi componenti elementi di grande valore, molti dei quali provenivano dai quadri dell’Azione Cattolica, come l’avv. Carlo Mugno e il dott. Cirino Di Mauro.

Nel corso degli anni ’60 la DC di Lentini subì quella che potremmo definire una “mutazione genetica”. Da partito strettamente collegato alla Chiesa cattolica, di cui appariva diretta emanazione anche nel suo gruppo dirigente iniziale, col successivo afflusso [22] di forze moderate, che ne apprezzavano il ruolo di “diga” contro il comunismo, si era poi trasformato in partito conservatore di centro. Con la gestione di Nicotra, in questo assecondata dai giovani provenienti dall’Azione Cattolica, tutti quanti influenzati dal pensiero sociale del lapiriano pretore Paglialunga, la DC aveva adottato una politica di penetrazione nei ceti popolari e nella piccola borghesia; il che stava trasformando lo Scudo Crociato in un partito interclassista di massa operante sul terreno della concretezza e sensibile alle istanze di miglioramento della popolazione. Nello stesso periodo iniziava la “terza ondata” [23] con l’afflusso di nuovi quadri quali Gianni Cannone, Pippo La Rocca, Nino Guercio, Tanino Sferrazzo, cui seguiranno, qualche anno dopo, Salvatore Martines, Giacomo Capizzi, Davide Battiato, Ciccio Fisicaro, Roberto Adamo, ecc. Parallelamente il partito cominciò ad acquistare una sempre maggiore autonomia rispetto alla Chiesa cattolica, che rimarrà pur sempre punto di riferimento ideale , ma senza più alcun “filo diretto” tra sagrestia e sezione. Questi profondi cambiamenti, anche se il partito perdette qualcosa della sua antica anima, gli consentirono di affermare in modo completo la sua personalità politica; questo processo di rinnovamento trovò il suo momento simbolico nel trasferimento di mons. La Rosa, notissimo parroco della Chiesa Madre [24].

Il Movimento Sociale Italiano

Il dualismo fra le due forti personalità dell’avv. Salvatore Neri e del rag. Salvatore Manoli che per un certo periodo aveva vivacizzato la vita interna del MSI, si era momentaneamente risolto con l’uscita dal partito, vissuta più come un segno di protesta che per intima convinzione del rag. Manoli, che aveva aderito ad un nuovo movimento presidenzialista fondato dal leader della destra del PRI Randolfo Pacciardi, contrario alla scelta adottata dal suo ex partito per il centro-sinistra, e denominato Unione Democratica per la Nuova Repubblica (UDNR) [25]. In tale periodo nel MSI acquistavano spessore politico alcune figure di militanti, come quella di Nino Gudice, artigiano falegname, che sarà commissario della sezione e di Attilio Iachelli [26], impiegato postale, intramontabile tesoriere del partito e poi consigliere comunale di lungo corso.

Le elezioni del 1964

Il PCI ottenne un lusinghiero successo [27] conquistando, col suo 46,6 %, 20 seggi sui 40 del Consiglio Comunale. Oltre il capolista on. Otello Marilli, furono eletti il maestro Mollica, i sindacalisti Ciccio Ciciulla e Graziella Vistrè, il prof. Cassarino, l’indipendente Enzo Tondo [28], Peppino Calamaro, Cirino Garrasi, figlio di ‘Nzulu, ex trombettiere della fanfara socialista.

Non fu possibile costituire una maggioranza organica di sinistra (PCI-PSI-PSIUP) giacchè il PCI decise di riservare la vicesindacatura all’unico eletto del PSIUP (2,4 %), il prof. Peppino Ferrauto, mentre il PSI, come secondo partito della coalizione (8,6 % e tre seggi) [29], secondo tradizione, la rivendicava per sé.

Il PSI concesse però alla maggioranza PCI-PSIUP l’appoggio esterno. Intanto venivano richiamati alla politica attiva alcuni miitanti che se n’erano allontanati per dissensi con la gestione precedente [30]. Il PSDI, in leggera ripresa (2,8 %), elesse il suo nuovo leader Peppino Pisano.

Per la lista “Ruota Alata” (2,5 %) fu eletto l’imprenditore Vincenzo Crisci, ormai strenuo avversario del PCI. Un discreto successo ottenne la lista “Torre e Bandiera” (6,1 %) che elesse i suoi due leader, gli avvocati Vincenzo Bombaci e Alfio Sgalambro.

La DC dovette registrare una flessione (24,5 %), passando dai 14 seggi del 1960 a 10 seggi e rinnovando in buona parte il suo gruppo consiliare. Furono eletti, fra gli altri, il prof. Leonardo odierna, che ne diverrà capogruppo, collaudati esponenti come il cav. Valenti e il cav. Butera e nuove leve come i futuri sindaci Gianni Cannone e Pippo La Rocca e il futuro presidente dell’ospedale Nino Guercio.

Il MSI riconfermò i due seggi precedenti, assegnandoli al leader Salvatore Neri [31] e all’artigiano Nicola Tarantino [32].

La sindacatura di Otello Marilli del 1964

Sindaco diventò (10 dicembre 1964) Otello Marilli, con assessori effettivi Peppino Ferrauto (PSIUP), vicesindaco, Alfio Mollica, Carmelo Baudo. Michelangelo Cassarino, Ciccio Ciciulla (PCI), Enzo Tondo (ind.) e supplenti Cirino Garrasi (PCI) e Salvatore Formica (ind.).

La leadership di Marilli nel partito e nella città si caratterizzò subito per la politica di confronto e di dialogo con le opposizioni e per l’abbandono di ogni dogmatismo e settarismo. Segnale importante di questo nuovo clima furono la costituzione del circolo culturale Il Ponte (1965-67), il cui titolo alludeva ad un ponte ideale tra culture diverse, principalmente quella di sinistra, nella sua versione illuministica, e quella cristiano-democratica. Esponenti più noti ne erano il sindaco Marilli, lo scrittore Sebastiano Addamo e il pretore Paglialunga. Con il senno di poi possiamo dire che tale contaminazione tra culture diverse anticipava, e di molto, gli ideali del soggetto politico voluto e realizzato anni dopo (14 ottobre 2007) da Romano Prodi: il Partito Democratico. Un’altra occasione di confronto e di dibattito fu il Piano Regolatore del Comune che coinvolse tecnici, politici di varia estrazione e comuni cittadini.

Effetti delle elezioni nel PSI

Poco dopo le elezioni una nuova assemblea del PSI sanzionò il definitivo crollo del gruppo Di Noto, la riconferma e il consolidamento della segreteria Centamore e la ripresa delle trattative con PCI e PSIUP per l’ingresso in giunta dei socialisti, che si concluse con un accordo che prevedeva ancora la vicesindacatura del PSIUP, ma con due assessori al PSI. Furono scelti (9-12-1965) Centamore e Bosco [33]. A quel punto, essendo statutariamente incompatibile la carica di assessore con quella di segretario, Sebastiano Centamore dovette lasciare la segreteria (20 giugno 1966) e al suo posto venne eletto il dott. Giuseppe Centamore. Intanto giungeva a conclusione il processo nazionale di unificazione tra PSI e PSDI (30 ottobre 1966). Nello stesso periodo erano entrati nel PSI gli ex comunisti Giovanni Manganaro [34] e Francesco Aurora, quest’ultimo consigliere comunale in carica, eletto nella lista del PCI. L’adesione al partito di Aurora rendeva determinante Il PSI per la formazione della maggioranza consiliare.

La fusione tra PSI e PSDI venne organizzata come peggio non si poteva, creando cioè un partito bicefalo perfino nel nome: “PSI-PSDI Unificati”, dalla stampa più semplicemente ribattezzato Partito Socialista Unificato (PSU). Gli organi direttivi del nuovo partito unificato, da Roma in giù, non erano che la somma algebrica di quelli di due partiti. A Lentini si costituì dunque un Direttivo di 26 persone, i 13 del PSI più i 13 del PSDI, con due segretari di sezione: Pippo Centamore (PSI) e Peppino Pisano (PSDI). Il problema più grosso che si presentò subito al PSU di Lentini fu quello della collocazione del suo gruppo consiliare, dal momento che quelli provenienti dal PSI [35] stavano nella maggioranza (con PCI e PSIUP), mentre quello proveniente dal PSDI stava all’opposizione. Il Direttivo sezionale, a larghissima maggioranza, deliberò di dare alla Giunta un appoggio esterno, per consentire al gruppo consiliare di amalgamarsi. Il che significava che l’assessore Centamore doveva dimettersi. Ma l’ interessato non ne volle sentire e ciò provocò una nuova spaccatura nel partito. Il Centamore fu deferito ai probiviri, ma la cosa cadde nel nulla. Egli, comunque, sentendosi “esautorato” si dimise [36] nel maggio 1967, mentre l’unificazione socialista si avviava al fallimento. Il partito socialista, infatti, nel 1969 si divise di nuovo fra socialisti e socialdemocratici e i due partiti ripresero il loro cammino, ciascuno con la sua organizzazione e con la sua politica [37]. L’ormai ex assessore Sebastiano Centamore si dedicò a riprendere e consolidare il controllo del PSI e ci riuscì, anche se dovette sempre confrontarsi con opposizioni interne forti e agguerrite [38].

La questione urbanistica

Intanto l’Amministrazione Comunale proseguiva nella sua azione, la cui continuità era assicurata dalla sindacatura Marilli. Particolare attenzione fu prestata alla questione urbanista, al fine di programmare un coerente sviluppo edilizio della Città. Furono, infatti, approvati il Regolamento Edilizio, il Piano per l’attuazione della legge 167, il programma di fabbricazione e, nel 1968, il Piano Regolatore Generale (PRG). Si trattava di un complesso di necessarie regole che, tuttavia, spesso finiranno per confliggere con le abitudini individualiste e con le tendenze all’abusivismo in edilizia. Marilli intanto osservava i cambiamenti che incidevano sulla vita cittadina: la mancanza di investimenti in agricoltura, troppo legata alla monocultura agrumicola, il sorgere di una classe operaia nella nuova zona industriale, lo sviluppo del terziario, la scolarizzazione di massa, i fermenti culturali. Tutte cose che lo spinsero ad aprire il gruppo dirigente a nuove leve, per conquistare consensi al suo partito anche al di fuori del bracciantato agricolo, che si andava inesorabilmente assottigliando. Fra i giovani emergenti di allora possono annoverarsi Elio Magnano, Riccardo Insolia, Fino Giuliano, Carlo Arcidiacono. Il prestigio così acquisito sul campo rese quasi naturale la sua candidatura alle elezioni regionali dell’11 giugno 1967, che ridiedero al PCI la maggioranza assoluta (51,5 %) e portarono Marilli all’Assemblea Regionale Siciliana [39]. Il vero banco di prova, comunque, sarebbero state, per L’Amministrazione Comunale, per Il PCI e per Marilli, le nuove elezioni comunali, fissate per il 7 giugno 1970.

La DC dopo il 1964

Intanto nella DC si andava rafforzando ulteriormente la leadership del segretario della sezione avv. Nicotra [40], che divenne vicesegretario provinciale ed acquisì un notevole carisma presso l’elettorato moderato [41]. Ciononostante non mancò mai, all’interno del partito e nelle rappresentanze istituzionali, un’opposizione consistente e battagliera, principalmente quella guidata dall’avv. Salvatore Moncada. La dialettica interna, naturale in un partito democratico, ma facilitata e nutrita anche dal gioco delle correnti nazionali e provinciali, raggiungerà a volte toni accesi. Ma è pur vero che essa non travalicò mai i limiti di un corretto rapporto tra membri dello stesso partito. Un importante ruolo svolse, in particolare nel triennio 1965-67, il movimento giovanile [42], soprattutto per l’impulso del delegato di circolo, l’universitario Gianni Failla, i cui meriti furono sottolineati dalla sua nomina a vicedelegato provinciale e dall’organizzazione a Lentini di un convegno provinciale dei giovani democristiani [43]. Il movimento giovanile degli anni ’60 contribuì non poco alla formazione di quadri dirigenti di notevole spessore, come Pippo La Rocca, Filadelfo Magnano, Salvatore Martines e Alberto Di Mari.

Il gruppo consiliare democristiano diede un significativo apporto all’elaborazione dei provvedimenti in campo edilizio e il partito consolidò il suo ruolo di unico oppositore temibile delle sinistre, come dimostrarono i risultai conseguiti sia alle regionali del 1967 (27 %) che alle politiche del 1968 (27,3 %), lasciando alla sua destra un partito liberale ormai avviato a diventare una piccola formazione di opinione e un MSI più consistente [44], ma sostanzialmente isolato dalla dialettica politica, anche se rafforzato dall’adesione di settori sociali insoddisfatti del centro-sinistra nazionale, ma anche antagonisti rispetto alle organizzazioni della sinistra. Rilevante, nella società e nella scuola, l’attivismo del gruppo giovanile [45], in cui si mettevano in luce elementi politicamente preparati come Nino Giudice, Gregorio Manoli, Salvo Giuga, Salvo Rosolino.

La DC dunque si apprestava ad affrontare la nuova prova elettorale comunale in un clima di sostanziale compattezza, rafforzata dalla nomina a Presidente della Camera di Commercio di Siracusa del suo leader Enzo Nicotra, dal rientro (1966) nelle sue file dell’avv. Vincenzo Bombaci e dall’emergere di nuovi e validi quadri, provenienti dalla società civile, come Armando Bosco, Pippo Galatà, Alfio Cardillo, Cirino Floridia.

Ferdinando Leonzio


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[1] Carmelo Baudo, Fortunato Mastrogiacomo, Ciccio Ciciulla, Cirino Garrasi, Delfino Tomasello (intramontabile tesoriere del PCI), Sebastiano Vinci, ecc.

[2] Di lui si ricorda, oltre la vivace intelligenza, la pittoresca espressione: “Signori capitalisti, giù le brache!”.

[3] Martello era stato sindaco prima di Arena nel periodo 1957-60.

[4] Arena era emigrato a Roma, dove pare sia rientrato nel PCI, grazie all’intervento di Umberto Terracini, uno dei fondatori del partito nel 1921 e già presidente dell’Assemblea Costituente, e come tale firmatario della Costituzione Repubblicana.

[5] Paolo Carani, che ne divenne di fatto ll nuovo leader, Peppino Mendola, Francesco Coppola, Giuseppe Leonardi, Turi Miceli, ecc.

[6] Per un quadro abbastanza completo della nascita e dell’evoluzione dei gruppi filocinesi in Italia, si può vedere, di Ferdinando Leonzio, La diaspora del comunismo italiano, ZeroBook, 2017.

[7] Cioè con la partecipazione diretta del PSI e non col solo appoggio esterno o con un’astensione concordata.

[8] Tale denominazione riprendeva quella che il PSI aveva assunto nel 1943, dopo la confluenza con MUP e UP e che aveva abbandonato subito dopo la scissione socialdemocratica del 1947, nel timore che il neonato partito saragattiano si appropriasse della storica sigla PSI.

[9] Ciò era dovuto essenzialmente alla sua originaria base, di iscritti, formata prevalentemente da ex comunisti e da ex socialdemocratici, gruppi per formazione fortemente anticomunisti, ai quali si era man mano aggiunta una massa clientelare del tutto disinteressata alla politica.

[10] Segretario ne era Antonino Di Noto.

[11] Per un certo periodi essi diffusero dei ciclostilati molto apprezzati in città. Il gruppo rapidamente si assottigliò fino a scomparire: la maggior parte passerà al PCI, alcuni si ritireranno dall’attività politica, altri rientreranno nel PSI, dopo la “caduta” del gruppo Di Noto.

[12] Unione Goliardica Italiana, l’organizzazione politica degli universitari di sinistra, che in passato aveva annoverato fra i suoi dirigenti nazionali personaggi come Marco Pannella e Bettino Craxi.

[13] Per una piccola biografia politica di questa limpida ed intelligente figura di militante della sinistra si può consultare il libro di Ferdinando Leonzio 13 storie leontine, APED, 2007.

[14] Paolo Carani sarà segretario della sezione del PSIUP fino al 1970 circa. Carani si era iscritto al PCI nel 1947., a Peppino Battiato Dopo lo scioglimento del PSIUP aderirà a Democrazia Proletaria e, infine, durante una sua permanenza a Milano, al Partito marxista-leninista (filocinese). Ritornato a Lentini si ritirerà dall’attività politica.

[15] Angelo Celso, Pippo Nicotra, Lino Spada.

[16] Il comportamento politico del sottoproletariato oscillante tra posizioni estremiste di sinistra e di destra (come i descamisados argentini) è stato ampiamente studiato dal filosofo ungherese Gyorgy Lucàcs (1885-1971).

[17] Sebastiano Centamore aveva bazzicato nella politica fin da giovanissimo, diventando funzionario della Camera del Lavoro, allora completamente in mano al PCI, cui però il Nostro non aderiva. Alle comunali del 1946 favorì la presentazione, come indipendente nella lista del PCI, della moglie Elena Nipitella, che fu la prima donna in assoluto a sedere nel Consiglio Comunale di Lentini. Nella metà degli anni ’50 fu tra i fondatori, assieme all’avv. Delfo Pupillo, a Peppino Battiato e alla vecchia guardia socialista riunita intorno al vecchio antifascista e pittore Peppino Aliano, a riaprire una sezione del PSI a Lentini, cancellato da anni dalla scena politica locale, dopo il passaggio di Castro e di quasi tutto la sezione socialista alla socialdemocrazia. Dal 1964 per quasi un quindicennio avrà un ruolo determinante nella politica lentinese.

[18] Quest’ultima qualità, cioè la modestia, gli consentì di utilizzare al meglio le capacità tecniche o professionali degli altri militanti, fossero suoi seguaci, o alleati o anche avversari.

[19] Il socialismo lentinese si presentava allora a Lentini, come del resto in tutta Italia, diviso in tre partiti che ne rappresentavano le tre diverse “anime”: PSIUP (sinistra), PSI (centro), PSDI (destra).

[20] Alfio Sgalambro (1920-1984), figlio dell’avv. Francesco, uno dei pionieri del socialismo lentinese, e pronipote del grande storico Sebastiano Pisano Baudo, dedicò la sua esistenza soprattutto alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale della Città di Lentini. Fu anche uno dei fondatori, assieme all’ing. Carlo Cicero e al drammaturgo Carlo lo Presti, del “Centro Studi Notaro Jacopo, un club promotore di numerose iniziative culturali.

[21] Salvatore Moncada, nato nel 1931, si era iscritto alla DC nel 1958. Nel 1960 era stato eletto consigliere comunale ed aveva poi fatto parte, come assessore alla P:I., della Giunta Comunale guidata dal socialista avv. Mario Ferrauto. Dopo una breve adesione alla corrente fanfaniana, da lui costituita in provincia assieme a Turi Magro, era approdato a quella andreottiana, a Siracusa guidata da Santi Nicita e da Gino Foti. All’apice della sua carriera politica, sarà eletto Presidente della Provincia di Siracusa.

[22] Favorito anche dal liquefarsi dell’ Uomo Qualunque

[23] Terza rispetto al primo gruppo dirigente dei fondatori (avv. Bombaci, avv. Tribulato, cav. Valenti, cap. Parisi, prof. Rossitto, ing. Ragazzi, ecc.) e al secondo più pragmatico (avv. Nicotra, avv. Moncada, avv. Mugno, dott. Di Stefano, dott. Di Mauro, cav. Chiaramonte, ecc.).

[24] Mons. Francesco la Rosa era stato nominato rettore del seminario di Siracusa. Era stato arcidiacono parroco della Chiesa Madre di Lentini dal 1935 al 1963. Morì a Ragusa il 21-7-1965. Il suo successore a Lentini Giovanni D’Asta esercitò sulla DC e quindi sulla politica locale un’influenza assai minore.

[25] La permanenza del rag. Manoli (1930-1996) nel movimento durerà pochissimo e si concluderà col suo rientro nel MSI.

[26] Il cav. Attilio Iachelli, nato a Francofonte il 1° novembre 1923, sarà eletto quattro volte consigliere comunale. Diverrà anche presidente provinciale dei Probi Viri del partito. Era, inoltre, appassionato sportivo e corrispondente di vari giornali. Al di là delle posizioni politiche, era molto stimato in Città per la sua correttezza ed onestà intellettuale.

[27] Era passato dai 18 consiglieri del 1960 ai 20 del 1964, ma aveva subito una flessione rispetto alle regionali dell’anno prima (50,7 %) avendo dovuto cedere voti ai nuovi arrivati PSIUP e Ruota Alata, formati in prevalenza da ex comunisti.

[28] Dopo qualche mese Enzo Tondo (1941-2012) prenderà la tessera del PCI, che lascerà nel 1977 per aderire al PdUP di Lucio Magri.

[29] Per il PSI furono eletti il segretario della sezione Sebastiano Centamore, il suo predecessore Antonino Di Noto e Alfio Bosco.

[30] L’avv. Filadelfo Pupillo, il prof. Ferdinando Leonzio, l’imprenditore edile Alfio Serratore, tutti e tre ex componenti del Comitato Direttivo della federazione provinciale.

[31] L’avv. Neri si dimise nel 1968. Gli subentrò il primo dei non eletti rag. Salvatore Manoli.

[32] Nicola Tarantino, ex segretario della sezione missina, morì durante la legislatura. Gli subentrò il cav. Attilio Iachelli.

[33] La nuova Giunta Municipale, ancora presieduta da Otello Marilli risultò composta dagli assessori effettivi Peppino Ferrauto (PSIUP), vicesindaco, Carmelo Baudo, Alfio Mollica, Michelangelo Cassarino (PCI), Sebastiano Centamore e Afio Bosco (PSI); supplenti Salvatore Formica (ind.) e Ciccio Ciciulla (PCI).

[34] Giovanni Manganaro, ex areniano, era stato assessore nella giunta Arena. Si era poi distaccato dal suo gruppo e, alla fine della legislatura (1964), si era ritirato dall’attività politica.

[35] Erano rimasti in due: l’assessore Centamore e Antonino Di Noto, per giunta in dissenso fra loro. Infatti l’assessore Bosco si era dichiarato indipendente e Francesco Aurora era decaduto da consigliere comunale, lasciando il posto ad uno della lista di provenienza , cioè del PCI. Questi movimenti resero di nuovo il PSI ininfluente ai fini della formazione della maggioranza consiliare.

[36] Fu sostituito da Cirino Garrasi (PCI).

[37] Il rinato partito socialdemocratico inizialmente assunse la denominazione di Partito Socialista Unitario, per poi ritornare a quella tradizionale di PSDI. La rottura del partito unificato, che egli considerava una sua creatura, provocò le dimissioni di Nenni dalla carica di Presidente del PSI e il suo sostanziale ritiro dalla politica attiva.

[38] Principalmente quelle guidate, dall’avv. Delfo Pupillo, dal dott. Giuseppe Centamore e da Saro Ferrauto.

[39] Il risultato fu sostanzialmente riconfermato dal PCI alle politiche del 19-1968 (50,39 %).

[40] Un ruolo importante ebbe, in quel periodo, il vicesegretario della sezione dott. Saverio Scapellato, che sarà nominato Commissario del Consorzio Anticoccidico di Lentini. Altro vicesegretario era il cav. Pasquale Valenti, rappresentante della vecchia guardia del partito.

[41] Suoi ferventi sostenitori erano, fra gli altri, Delfo Pulia e Ciccio Greco.

[42] Ne facevano parte, tra gli altri, Giovanni Coniglione, Aldo Failla, Salvatore Giuffrida e Vittorio Maci.

[43] Ad un importante convegno sullo sport a Lentini partecipò anche il famoso arbitro internazionale di calcio Concetto Lo Bello

[44] 7,9 % alle regionali e 5,8 % alle politiche. La leadership dell’avv. Salvatore Neri era ormai indiscussa.

[45] Giovane Italia, poi Fronte della Gioventù. L’organizzazione giovanile missina era stata a lungo diretta da Cirino Di Giorgio, dipendente comunale prematuramente scomparso.


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