Con la firma da parte di Medvedev (per la Russia) e Saakashvili (per la Georgia) del piano di sei punti proposto dal Presidente francese Sarkozy, a nome dell’Unione Europea, la Guerra nel Caucaso sembra aver raggiunto il suo punto terminale. Scrivo "sembra" perché la situazione non è affatto tranquilla proiettando nel futuro tutta una serie di criticità sia a livello regionale (il Caucaso) che internazionale.
A suffragare questa ipotesi, tutt’altro che avventata, alcune considerazioni.
Il Presidente Saakashvili ha in realtà firmato un documento contenente i primi cinque punti. Si può ben capire il perché non abbia firmato anche il sesto punto che prevede l’inizio di negoziati circa la sicurezza e la stabilità in Ossezia del Sud e Abkhazia. In estrema sintesi i due Presidenti hanno firmato due distinti documenti. Il che non depone certo a migliorare la situazione.
Il New York Times annuncia, basandosi su fonti "certe", che la Russia abbia dispiegato nell’Ossezia del Sud batterie di c.d. "missili da teatro" SS-21 capaci di raggiungere anche Tbilisi. Questa notizia, se confermata, porrebbe seri problemi alla reale attuazione del piano dei sei punti.
In riferimento all’Ossezia del Sud, il Presidente Kokoity, secondo la televisione russa Vesti-24, ha firmato tre decreti per proclamare lo stato di emergenza "nazionale". Uno di questi decreti non depone certo a favore di un esito positivo della Guerra nel Caucaso. Infatti, chiede in modo esplicito che la Russia installi un presidio militare permanente in Ossezia del Sud.
Infine, il vicino Azerbaijan ha deciso di sospendere il trasferimento su rotaia del proprio petrolio in quanto la rete ferroviaria georgiana risulta essere fortemente compromessa a causa dei bombardamenti russi. In particolar modo per via della distruzione di un ponte ferroviario in prossimità dell’importante nodo strategico di Kaspi. Quindi, anche sul versante della distribuzione internazionale delle materie energetiche sussistono non pochi problemi. A completamento di quanto riportato sopra c’è da dire che l’agenzia stampa bulgara Seenews ha oggi diffuso un lancio secondo cui le richieste per il gasdotto Nabucco, ancora da costruire, sono superiori alla reale capacità di portata del medesimo. Strana coincidenza...
Come uscirne? Credo che la migliore soluzione sia quella indicata dal Presidente dell’Ucraina Yushchenko. Egli, infatti, ha di recente indicato come l’Ucraina debba tendere a un modello di sicurezza collettivo. Modello che potrebbe essere esteso all’intera area del Mar Nero/Caucaso. Proprio per l’elevata importanza strategica di questi territori. Altre soluzioni appaiono a tutt’oggi come pannicelli caldi che non servono a risolvere i gravi problemi che questo conflitto ha evidenziato.
In attesa che la comunità internazionale si decida una buona volta per tutte ad intraprendere la strada indicata dal Presidente Yushchenko, tentiamo di stilare un bilancio operativo per i principali attori coinvolti nel conflitto.
GEORGIA - Il Presidente Saakashvili ha commesso parecchi errori strategici. Il più grave dei quali aver attaccato l’Ossezia del Sud sovrastimando l’appoggio americano e sottostimando la reazione russa. Al momento l’avvenire del Presidente Saakashvili appare non definibile anche perchè ha di fatto compromesso l’integrità territoriale del paese caucasico. Vorrei far notare che ci potrebbe essere un’altra crisi poiché i due distretti meridionali che confinano con l’Armenia hanno una popolazione per almeno il 90 % costituita da armeni. Non vorrei che l’imitazione prendesse piede.
RUSSIA - Ha vinto su tutti i fronti in quanto ha giocato, e sta giocando, al gatto e il topo con la Georgia. In sintesi ha raggiunto l’obiettivo strategico di rendere più organici alla Federazione Russa l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud. Unico problema, di non poco conto, è la scarsa manovrabilità strategica all’interno del Mar Nero visto che la Russia deve far ospitare la propria flotta nei porti militari dell’Ucraina.
UNIONE EUROPEA - Grazie all’attivismo del Presidente Sarkozy l’Europa ha giocato finalmente una partita geopolitica di anticipo e di forte partecipazione. Tuttavia, l’Unione Europea deve registrare due criticità: 1) I membri orientali dell’Unione sono decisamente filo-americani (infatti sostengono fortemente il piano americano per il nuovo scudo spaziale), mentre quelli occidentali hanno dimostrato una certa neutralità; 2) L’Unione Europea continua ad avere problemi per la piena disponibilità delle risorse energetiche provenienti dall’Asia Centrale e dal Caucaso.
STATI UNITI - Hanno decisamente perso la battaglia in quanto si sono dimostrati fin troppi fiduciosi nei confronti del Presidente Saakashvili. Presidente formato in Occidente e forse per questo poco aduso all’estrema dinamicità geopolitica della regione. Un maggiore controllo sul Presidente Saakashvili da parte degli Stati Uniti avrebbe impedito alla Georgia di cacciarsi in un vicolo senza uscite. Per uno strano gioco della Storia gli Usa hanno vinto con il Kosovo e perso nel Caucaso.
In sede di conclusione si può affermare che la situazione non ha affatto raggiunto un nuovo punto di equilibrio e dobbiamo, purtroppo, aspettarci altre crisi. Per evitare problemi più seri e di cadere constantemente dalle classiche nuvole sarà necessario essere davvero sui fatti e prepare una "road map" convincente e plausibile per l’intera regione.