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La Croazia vince la Coppa Davis 2018

Cilic vince facilmente il terzo singolare contro Pouille e fissa il punteggio sul 3-1.
di Piero Buscemi - domenica 25 novembre 2018 - 807 letture

Si guarda sempre alla finale di Coppa Davis con un tocco di invidia. Quell’insalatiera che chiude i giochi di una già lunga stagione, rimane uno dei trofei più ambiti e gratificanti della carriera di un tennista. Inoltre, oltre ad essere considerata una propria e vera Coppa del Mondo di questo sport, è una competizione che ogni anno non consegna mai ai pronostici una squadra nettamente favorita rispetto alle altre. Si fa solo il nome della detentrice di turno, tanto per rimanere in riga con i più classici commenti sportivi che, mai come nel tennis, hanno scarsissimo riscontro con l’atto finale della competizione.

Noi italiani, poi, siamo inevitabilmente trascinati a troppi decenni fa. Troppi per risvegliare una sorta di amarcord su un passato che diventa, anno per anno, remoto e lontano da qualsiasi più rosea immaginazione per le generazioni di oggi. Quarantadue anni sono davvero tanti per sognare un nuovo Cile e una nuova finale sulla quale porre le speranze di successo e di riscatto sportivo.

Come abbiamo accennato, l’imprevedibilità dei protagonisti finali di questo torneo è diventata la caratteristica principale delle ultime edizioni. Andando a ritroso nel tempo, mantenendoci agli ultimi dieci anni, dopo la doppietta 2008-2009 della Spagna di Nadal, abbiamo registrato quella della Repubblica Ceca del 2012-2013, seguite da quattro formazioni diverse, rispettivamente la Svizzera di Federer (2014), il Regno Unito (2015), l’Argentina (2016) e la Francia (2017). Quest’anno il nome nuovo della Croazia, che arrivò in finale anche nel 2016, sconfitta dall’Argentina di Del Potro.

Tornando all’edizione di quest’anno, non molti avrebbero data per scontata una vittoria così netta a favore dei croati. La Francia rimane una delle nazioni più prolifere di campioni ad alti livelli del mondo, anche se con fasi molto alterne. I nomi altisonanti di Tsonga e Gasquet, per diversi motivi, sono rimasti spesso micce innescate, ma spente sempre in occasione dei grandi appuntamenti. Ciò non toglie che, ritrovarsi davanti alla nazionale francese, non è mai un compito facile da affrontare.

L’infortunio della prima giornata di Tsonga, forse, avrà condizionato il risultato finale, ma occorre ammettere che il francese è molto lontano da una condizione di forma già da diverse stagioni e, volendo dare importanza alle classifiche, lo ritroviamo al 259° posto, snobbato in diversi tornei di spicco della stagione. Il 3-0 inflittogli (6-3/7-5/6-4) da Cilic, senza l’infortunio poteva essere meno devastante, ma non crediamo avrebbe cambiato il risultato finale a favore del croato. La Francia, poi, era andata a riposo dopo la prima giornata di finale, già sotto 0-2, con la contemporanea vittoria netta, 3-0 anche questa, del talentuoso Coric contro Chardy.

Ieri il doppio rappresentava un quasi scontato punto, pronosticato anche alla vigilia, potendo la Francia contare sulla coppia più forte del mondo in circolazione. L’accoppiata Herbert/Mahut dava sufficienti garanzie contro un’altra, sicuramente, fortissima coppia, quella croata composta da Dodig/Pavic. Ci sono volute, però, 3 ore e 38 minuti per giungere al definitivo 3-1 a favore della coppia francese e al temporaneo 1-2 negli scontri totali.

Oggi, a sorpresa, il capitano non giocatore Yannick Noah, non potendo comunque contare su uno Chardy al cento per cento, ha affidato il destino di questa finale e ad un ipotetico miracolo francese, nelle mani di Pouille. Un buon giocatore, sempre ostico e imprevedibie, la sua classifica mondiale al trentaduesimo posto ne è la conferma, ma non così incisivo da impensierire oltre misura un Cilic, determinato e non troppo disposto a prolungare ulteriormente questa finale.

A parte un combattuto primo set, finito al tie-break (7-3) a favore di Cilic, il croato ha preso fiducia nei suoi mezzi e nel suo livello tecnico superiore, nonostante i francesi, che giocavano in casa, avessero scelto una lenta superficie in terra battuta, resa sicuramente più lenta dalla copertura indoor. Una scelta che, ci permettiamo di commentare, nel tennis moderno, con il gioco espresso dai francesi, ma anche dalla gran parte dei tennisti mondiali, non riesce più a creare la differenza che una superficie più tecnica potrebbe manifestare, ma che di fatto non incide più del dovuto tatticismo che una vigilia incerta possa far pensare.

Gli altri due set non hanno avuto storia. Un doppio 6-3 ha chiuso qualsiasi illusione di recupero dei francesi. Abbracci e riconoscimenti meritati al protagonista assoluto, quel Marian Cilic che, durante le fasi finali di questo incontro decisivo contro Pouille, si è anche buttato a rete senza troppi freni inibitori che un momento così importante richiedeva. La sua voglia di vincere e di dare alla sua piccola nazione un trofeo così prestigioso, sono passati dal suo canto sommesso durante la cerimonia di premiazione, in contrapposizione alle lacrime dei francesi.

Adesso, tutti a riposo. Ci aspettano le più rilassate esibizioni di fine anno, in attesa di prepararci alla prossima stagione e al primo Slam australiano di gennaio. Intanto, speriamo che le menti creative di questo sport riflettano sulle loro astruse idee di variazione della formula della Coppa Davis, da abbinare alle altre regole fantasiose viste durante i Next Gen, rischiando di disamorare gli appassionati, prima ancora degli stessi tennisti.

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