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La Civiltà dell’Empatia (Mondadori) – recensione


Questo saggio presenta una nuova interpretazione della storia della civiltà umana che si baserebbe sull’empatia e le fonti energetiche. Principi che hanno influenzato in modo profondo il suo sviluppo e, probabilmente, il futuro della nostra specie.
venerdì 25 giugno 2010, di Emanuele G. - 391 letture

Il nuovo libro di Jeremy Rifkin è un corposo “mattone” di ben 648 pagine che dipana una quantità enorme di riflessioni ed eventi.

Ogni tanto, durante la sua lettura, mi è balenata l’idea che stessi leggendo un sunto della storia dell’umanità. Forse questa mia impressione non è così avventata.

Una riflessione sulla nostra specie deve passare necessariamente da una rilettura di cosa abbiamo fatto fin dagli albori della nostra civiltà. E chi più di altri è di giusto soccorso in tale attività se non la storia? Già la storia questa “sconosciuta” ai giorni d’oggi.

Jeremy Rifkin riflette su due aspetti che egli ritiene fondamentali: la storia dei processi associativi fra gli esseri umani e la storia del’uso delle fonti energetiche.

A primo acchito non sembrano esserci punti in comune fra i processi associativi e le fonti energetiche. Ma un’attenta analisi sulla storia dell’uomo e della riflessione contenuta nel saggio cominciano a farci ricredere. I processi associativi e le loro forme espressive si stanno intensificando in quanto le fonti energetiche hanno permesso all’umanità di migliorare le proprie modalità di interazione. Altrimenti, le fonti energetiche sembrano rispondere al desiderio innato da parte dell’uomo di viaggiare e, pertanto, di mettersi in contatto con i propri simili.

Quale l’approdo finale di una riflessione “pachidermica” basata su ben 648 pagine? Che alla fine il principio dell’empatia, cioè della naturale tendenza dell’uomo a collaborare e partecipare, avrà il sopravvento sulla tendenza, altrettanto umana, alla distruzione.

L’empatia come “tool” di riferimento per analizzare e costruire le relazioni umane.

L’empatia come fondamento di una coscienza reale di questo mondo sempre più globalizzato e globale.

L’empatia unica soluzione praticabile per far uscire un mondo che cerca di risolvere la propria crisi d’identità prendendo a prestito strumenti oramai antistorici ed inutili.

Sarà così? Ho dei dubbi, ma è ora di spingere la navicella insicura del genere umano verso nuovi approdi perché è necessario passare da una civiltà “comodista” ad una civiltà dell’osare.

Per maggiori informazioni: The Foundation of Economic Trends

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