Blair chiacchiera e perde, Zapatero vince e governa; Blair lascia in
mutande il suo partito, Zapatero gli fa vincere le elezioni. Eppure,
chissà perché, in Italia se dici "facciamo come Zapatero" sei un
estremista folle, se dici "voglio essere il Blair italiano" sei uno
statista destinato a chissà che alti destini.
Paìs
Il primo nemico degli italiani è l’autovelox. Il secondo la Guardia di
Finanza. Seguono i communisti, gli zingari, i marrocchini, i rumeni,
la gente senza soldi e quasi tutti gli altri italiani.
Tasse
L’impopolarità di Gorbaciov, dicono, è nata quando (per risanare il
bilancio statale, e anche per affrontare l’antico problema
dell’alcoolismo) ha aumentato il prezzo della vodka. E anche ora, in
Italia, potete chiacchierare quanto volete ma la verità è che Prodi
non solo ha cercato di far pagare le tasse agli italiani, ma anche
l’ha proclamato pubblicamente. "Tasse è giusto, tasse è bello, tasse è
civile!". Col cavolo. Quello che scoccia agli italiani non è il pagare
in sè (fra pizzo e mazzette si paga molto di più, ma nessuno s’è mai
lamentato) ma proprio il concetto di tassa, il dar soldi allo stato.
Fra gl’italiani e la Finanza s’è scatenato insomma un vero e proprio
scontro di civiltà. Questione di Weltanschaunung, signora mia.
E la riprova s’è avuta quando il feroce Visco ha messo in pubblico
l’elenco (pubblico) di chi paga: dagli editorialisti di destra ai
comici rivoluzionari, dalla Lega Latifondisti all’Unione Consumatori,
tutti gli italiani sono scattati in piedi come un sol uomo: "No!
Questo no!", "Dove andremo a finire?": in nome della libertà, della
privacy, della lotta ai sequestri e di molte altre cose. Su ciò un
politico abile - come probabilmente è Tremonti - non poteva non
riflettere, e dopo molte e profonde riflessioni ha deciso che:
"Dal primo giugno è abolita ogni e qualsiasi forma di gabella su tutto
il territorio nazionale. Ici, Irpef, Iva sarano solo un lontano
ricordo. Maledetto communismo! Evviva Berlusconi!". Sì, ma allora dove
si prendono i soldi per pagare le veline, i carabinieri, il ponte di
Messina e tutto il resto? Eh eh. "Conosco i miei polli" ghigna il
ministro.
I finanzieri, d’ora in avanti, vestiranno in borghese con occhiali
neri e gessato. Senza esibire alcun tesserino, e parlando con un forte
accento siciliano, si presenteranno con discrezione a tutti i
commercianti, gl’industriali, i piccoli e grossi imprenditori. "Vossia
come sta? Ma è sicuro che sta bene?". E chiederanno il pizzo: più o
meno quanto avrebbero dovuto pagare sotto Visco, moltiplicato per due.
Naturalmente non ci sarà nessuno che si rifiuterà di pagare (tolti i
duecento commercianti palermitani - su diecimila - che hanno aderito
ad Addiopizzo) e i denari, in banconote da piccolo taglio e avvolti
dentro fogli di giornale, verranno regolarmente consegnati
all’amministrazione dello stato. Altro che lotta all’evasione: neanche
il fisco tedesco sarà mai stato così rispettato.
Sì, ma questo in Sicilia, a Napoli, insomma dove pagare il pizzo è già
un’abitudine accettata e diffusa. Ma in un Milano, a Bergamo, nel
Nordest libero e selvaggio? Niente paura: intanto, anche in queste
contrade l’ammirazione per la mafia ("Io voto Mangano!", "Viva
Dell’Utri!") ha fatto passi avanti significativi. E poi, nei casi
difficili, basterà cambiare la forma della richiesta: non più pizzo
generico ma precisa richiesta di tangente (che dalla fine di Mani
Pulite in poi è considerata normale). Alla peggio, l’agente -
parlando in italiano approssimativo - si qualificherà come emissario
del governo cinese o rumeno, lasciando intendere che un’opportuna
generosità aiuta moltissimo a trasferire le fabbriche laggiù, a
comprare manodopera locale, ecc. E anche in questo caso i soldi
finiranno all’astuto fisco italiano.
Xeno
Il sindaco di Verona ha ricevuto ieri l’ambasciatore della Padania in
Italia. Oggetto del colloquio, secondo indiscrezioni, l’ondata di
violenze che da tempo colpisce la città veneta ed è ultimamente
culminata nell’assassinio di un cittadino. "I padani - ha dichiarato
il sindaco - possono vivere in Italia a condizioni di rispettare le
leggi e non creare problemi. Non abbiamo pregiudizi contro di loro,
chiediamo semplicemente che si adeguino alla convivenza civile". Le
parole del sindaco non soddisfano però molti cittadini, fra i quali si
fanno sempre più strada posizioni più radicali, ai limiti della
xenofobia. "No xe quasi più veneti a Verona! - ci ha detto un
cittadino che non ha voluto dare il suo nome - Ormai vedi padani
dapertutto... Ska, naziskin, camise verdi...".
In effetti, la percentuale di padani nel veronese supera ormai il
quindici per cento della popolazione, una delle concentrazioni più
alte d’Europa. E’ un dato che, al di là dei singoli episodi, suscita
un allarmismo sociale difficile da contenere. In qualche bar si
comincia già a parlare di "ronde italiane" per "tegnir al su posto"
gli stranieri. "Rimandemoli in Padanìa!" bofonchia qualcuno.
Preoccupazione nella comunità padana. Le autorità minimizzano. "La
situazione - assicura il questore - è sotto controllo".
Veltronized
Veltronizzata anche l’Inghiltera: crollano i laburisti (i nuovi
laburisti blairizzati) e ritorna la destra. Il motivo della disfatta è
molto semplice: sotto i "rinnovati" - cioè non più di sinistra -
governi laburisti i primi mille miliardari britannici, secondo il
Sunday Times, hanno moltiplicato di quattro volte i propri patrimoni;
carovita e precarietà, contemporaneamente, per la gente comune. Che
una volta per protestare si rivolgeva ai laburisti e ora invece se li
ritrova come controparte. Alla fine del ciclo, Blair lascia macerie
sia nel partito (al 25 per cento) che nella società.
La colpa, naturalmente, non è di Blair (che ha appena comprato un
castello da cinque milioni) nè di Brown ("Non mi dimetto!") ma dei
cittadini bestie che non apprezzano la svolta politica di quella che
una volta era la sinistra più popolare d’Europa.
Blair chiacchiera e perde, Zapatero vince e governa; Blair lascia in
mutande il suo partito, Zapatero gli fa vincere le elezioni. Eppure,
chissà perché, in Italia se dici "facciamo come Zapatero" sei un
estremista folle, se dici "voglio essere il Blair italiano" sei uno
statista destinato a chissà che alti destini.
Solita minestra, ma "user generated"
Si chiama YKS il nuovo canale video satellitare che si propone come
uno spazio televisivo interamente costruito dagli utenti, invitati a
spedire e segnalare video pubblicati in rete. Per capire chi c’è
dietro basta leggerne il nome al contrario, ed ecco apparire
magicamente il network SKY. Nonostante i roboanti comunicati che lo
descrivono come un canale "partecipativo per natura", questo
esperimento ha tutto il sapore della vecchia televisione. Tra i
promotori del progetto, infatti, troviamo il direttore Andrea Soldani,
teleostetrico che ha contribuito al parto di moloch televisivi come
"Amici" di Maria de Filippi e il Maurizio Costanzo Show, tanto per
restare in famiglia. Il problema non è tanto il pedigree o il
curriculum degli autori, ma il progetto editoriale che c’è dietro
questa iniziativa.
Non è la prima volta che un programma viene interamente realizzato con
i contributi degli spettatori, e da Paperissima in poi c’e sempre
qualcuno pronto a riempire palinsesti a buon mercato utilizzando
materiali belli e pronti spediti da chi vuole conquistare i suoi
quindici minuti di gloria. Quella che sarebbe davvero una novità
sarebbe l’abolizione dei direttori del programma, per lasciare agli
spettatori il compito di decidere quali saranno i video più cliccati e
votati che andranno a finire sul satellite. Ma mi permetto di dubitare
che questa soluzione, tecnicamente a portata di mano, venga accettata
politicamente da un network come Sky, se non altro per non scontentare
gli inserzionisti pubblicitari. Per ogni notizia data ce ne sono altre
mille scartate, e l’informazione è innanzitutto un processo di
selezione e negoziazione.
Mi chiedo allora chi selezionerà i video da trasmettere su YKS, e chi
ha deciso che la programmazione sarà confinata all’interno di sette
binari: Entertainment, Tech, Sport, Life, Passion, Travel, News,
World, con buona pace di chi non parla inglese e vorrebbe almeno un
filone tematico con un nome italiano, magari dedicato all’ecologia, o
alle energie alternative, o ad altre tematiche "non selezionate".
La cosa peggiore di tutto questo è che la stessa minestra di sempre,
con una spolverata di partecipazione in più, viene spacciata come
l’ultima frontiera del giornalismo dal basso.
[carlo gubitosa]
Sicilia
In Sicilia ci sono buoni e cattivi come dappertutto. Ci sono i ragazzi
che fanno Addiopizzo, e ci sono i commercianti che il pizzo lo pagano
felicemente: coi loro bravi politici di riferimento.
Invitiamo alle manifestazioni tutt’e due? Facciamo finta di niente, o
prendiamo atto che sotto la mafia la Sicilia è spaccata esattamente
come l’Italia sotto il fascismo? Anche allora, il commerciante romano
mica era "fascista": alle adunate ci andava malvolentieri, quando ci
andava. Però gli conveniva che il negozietto ebreo, che gli faceva
concorrenza, fosse tolto di mezzo.
I ragazzi di Addiopizzo hanno tentato per due anni di seguito di
convincere i commercianti palermitani a dire semplicemente "io sono
contro il pizzo". Su circa diecimila commercianti, ne hanno convinto
circa duecento.
* * *
Sono le lotte dei poveri (i senzacasa, le cooperative contadine di
Libera siciliane e calabresi, ecc.) quelle che fanno più paura al
sistema mafioso.
Su esse bisogna puntare al massimo, generalizzarle, sostenerle, avere
una politica di alleanze (dai "moderati" agli "estremisti", senza
puzze al naso) basata su di esse; e sviluppare una battaglia di
comunicazione (giornali, tv, internet) senza la quale nessuna
battaglia può essere generalizzata. Licausi, Radio Aut e Pio La Torre
non sono dei nomi storici, sono semplicemente le cose da fare ora.
Peppino Impastato
Trent’anni fa veniva ucciso Peppino Impastato, che lottava contro la
mafia nella Sicilia di allora. Allora i boss s’incontravano con gli
esponenti del governo, la mafia stava nei grandi affari, i giornali
tacevano e quelli come Peppino erano presentati come estremisti folli
con chissà che idee strane in testa. Sono passati trent’anni: cos’è
cambiato davvero? Come verrebbe accolto, se tornasse ora, Peppino?
Spatola, Inzerillo e Badalamenti erano i tre esponenti autorevoli
della mafia pre-corleonese. Dei tre, Badalamenti era quello che fece
ammazzare Peppino e Spatola era quello che si incontrava - a quanto ha
stabilito il processo di Palermo - con l’esponente politico Giulio
Andreotti.
Cos’era l’antimafia negli anni ’70? Negli anni ’50 era semplicemente
un’ invenzione dei comunisti per fomentare l’odio sociale. I Salvo
erano governativi e stavano nelle istituzioni. Come anche Ciancimino e
Salvo Lima. Furono ammazzati più compagni in Sicilia che dissidenti in
Bulgaria, in quegli anni là. E, come in Bulgaria, la stampa ufficiale
taceva.
A metà dei Settanta, gli anni di Peppino, l’antimafia era una
battaglia vetero di alcuni compagni fuorimoda, che non riuscivano a
comprendere come il mondo fosse cambiato. Essi si dividevano fra
communisti tozzi e antipatici, come Pio La Torre, ed estremisti
esaltati, pericolosamente vicini al terrorismo, come Peppino. Gente da
tenere a bada; gente che, ad ammazzarla, si poteva contare su un tot
di solidarietà inconscia (non sempre inconscia) da parte del potere. E
dei suoi media, naturalmente. Guardare i giornali siciliani, e quasi
tutti quelli italiani, dopo l’eccidio di Portella; o dopo quello di
Avola; o dopo la morte di Peppino.
Peppino, essendo un compagno, ne sapeva di più. Sapeva che la mafia
non è semplicemente illegalità, roba penale. E’ soprattutto potere,
comando dei ricchi sui poveri, regime. "Borghesia mafiosa", diceva
Mario Mineo già negli anni ’60..
Ci sono pochissimi film che abbiano giovato alla lotta alla mafia
quanto i Cento Passi". Decine di ragazzi che hanno scoperto
l’antimafia proprio da quel film. Dio benedica chi l’ha fatto. Però
non è vero che alla fine la gente, commossa, si schierò quasi
spontaneamente dalla parte buona. Al primo corteo dopo l’assassinio,
nei giorni di quel tragico "La mafia uccide il silenzio pure", c’erano
pochissimi compagni dietro lo striscione. La presa di coscienza fu
lentissima; ci fu molto più a Palermo che in provincia e molto più in
altri paesi che a Cinisi. A Cinisi, a tutt’oggi, la maggioranza della
popolazione è ancora culturalmente mafiosa.
La lotta per Peppino fu portata avanti da pochissime persone, senza le
quali tutto sarebbe finito lì. Era appena finito il ’77 e fra i
militanti "rivoluzionari" era in corso il "ritorno al privato". Già
prima di essere ucciso, Peppino era un emarginato, in mezzo a loro.
Fu dopo la sua morte che ognuno fu obbligato a scegliere. Alcuni
privatizzarono sempre più le loro vite; molta Forza Italia palermitana
viene da lì. Altri, soli e perdenti, risposero all’appello. E’
ingiusto non farne i nomi. Umberto Santino, allora, gestiva una
piccola libreria di Palermo (la "Centofiori") e aveva dato vita a un
centro di documentazione. La lotta per la verità su Peppino, e dunque
sulla mafia, e dunque sul potere, nacque lì. E’ un particolare
rimosso, e non è un particolare minore.
Fu - inaspettatamente - una lotta vincente, poichè ebbe la fortuna di
trovare sulla sua strada un interlocutore come il giudice Chinnici
(altro dimenticato, e per buone ragioni anche lui). E così nelle carte
della repubblica Italiana i posteri troveranno scritto che un
antimafioso fu ucciso da Badalamenti, che era amico di Spatola, che
era - se non amico - almeno un interlocutore di Andreotti.
* * *
Cinisi, 9 maggio: manifestazione nazionale contro la mafia
Info: Centro Impastato
Claudio Giusti wrote:
< La città di Baltimora ha 600.000 abitanti e 300 omicidi all’anno. A
New Orleans, con 300.000 abitanti, ne hanno 200. In Italia (60
milioni) facciamo dell’isteria per 593 omicidi nel 2007 >
Coro
< Padron nostro
che sei al governo
sia massmedizzato il Tuo nome
Fiat e Mediaset voluntas tua.
Dacci oggi il nostro pane interinale
rimetti a noi i nostri crimini
come noi li rimettiamo ai nostri superiori
e non c’indurre in tentazione di pensare
ma liberaci da ogni legge
e così sia >
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