A Catania, i più grossi imprenditori locali – Ciancio e
Virlinzi – vengono colti in una serie di irregolarità, insieme al
sindaco, nella costruzione di un megaparcheggio speculativo. La
magistratura interviene, ma la notizia non viene fuori...
Certo, non bisogna distruggere i partiti. L’ordine, le istituzioni,
l’anarchia che (Dio non voglia) subentrerebbe. Ma allora, per esempio,
perché Fassino distrugge il suo? Perché di questo si tratta. Ormai è
abbastanza chiaro che il nuovo partito prenderà meno dei partiti
vecchi. Non si faceva prima a dire "vaffa tuttiquanti, elettori miei"?
A Milazzo (Messina) il partito comunista è nato nel marzo 1921:
organizzava i braccianti e qualche impiegato. Poi venne il fascismo.
Si continuò in clandestino, nelle campagne. Nel ’36, un gruppo di
comunisti milazzesi partì per la guerra di Spagna, dal lato della
repubblica; la sezione di quand’ero ragazzo si chiamava col nome di
uno di loro. Poi, nel quarantatrè, le prime riunioni pubbliche per
ricostruire il sindacato. E Tindaro ed Eliana che girano per la Piana,
lei in bicicletta a organizzare le gelsominaie, lui con le leghe
bracciantili. I volantini davanti alle prime fabbriche, e gli operai
che entrano alle prime luci dell’alba. E i primi comizi in piazza, le
bandiere rosse. Le file dei contadini, allegri e seri, dietro quelle
bandiere.
Nel ’67, in Sicilia, lottavamo per "trasformare la colonìa in
affitto": si tratta di contratti agrari, la colonìa risale ai
latifondisti romani, un gradino su della servitù della gleba,
l’affitto è un contratto più moderno che il granduca di Toscana
introdusse, nelle sue terre, intorno al 1840. Il capo dei
latifondisti, barone Diana, minacciava: "Se passa questa legge,
impugneremo le armi".
Tindaro è morto nel ’93 (c’era tutto il paese, al suo funerale) e più
o meno in quel periodo il partito cambiò il nome, levò la
falcemartello e mise un albero, che era più moderno. Sia l’albero che
il nuovo nome non furono decisi dal basso: ci pensarono i capi. Però i
compagni si fidavano: Occhetto, per fare una cosa del genere, doveva
avere le sue ragioni.
Passarono alcuni altri anni, e il nome fu cambiato di nuovo. Nessuno
naturalmente fu interpellato ma anche D’Alema, per decidere una cosa
così importante, doveva avere le sue buone ragioni. I capi sanno
quello che fanno. Mica possono passare il tempo a chiedere ai compagni
cosa ne pensano loro. Poi, certamente, si vota: ma insomma, c’è sempre
chi ubbidisce e chi comanda. Come si potrebbe fare altrimenti?
Adesso hanno deciso che tutta questa storia non c’è più. Non siamo più
di sinistra, siamo tutti "democratic", all’americana. Non c’è mai
stato Licausi. Il nostro nuovo segretario - sempre quaggiù in Sicilia
è il nipote di un boss democristiano, Gullotti. Si chiama Genovese e
di mestiere fa il megamanager dei traghetti privati; da ragazzo era
leader dei giovani Dc, poi a Forza Italia, poi ai Popolari, alla
Margherita e infine eccolo qui, al posto di Pio La Torre. Il cui nome
potrà ancora essere nominato, nel nuovo partito, ma a patto di non
esagerare: il capo dell’antimafia, Beppe Lumia, voleva proporsi per
segretario ma gli hanno detto autorevolmente (Veltroni, Violante e
Franceschini) di non fare cazzate chè gli accordi erano già presi. E
lui: "Obbedisco".
Certo, Grillo ha torto quando dice che dopo due legislature uno se ne
dovrebbe andare. Però quando si esagera si esagera. De Mita, di
legislature, ne ha fatte undici. Adesso, nel nuovo partito, è stato
incaricato di fare il "tutor" dei giovani - per ordine diretto di
Veltroni - e questa, per uno che ha conosciuto la vecchia Fgci
(quella che nel ’76 arrivò in Friuli, ad aiutare le vittime del
terremoto, ventiquattr’ore prima di protezione civile e carabinieri),
è un po’ difficile da digerire. Ci sono molte buone sezioni della
Sinistra giovanile, in Sicilia e in Campania, bravi ragazzi,
antimafiosi: fra un mese dovranno cambiare nome, e prendersi De Mita
per tutore. Poveretti.
"Espellere chi paga il pizzo", "In piazza per solidarietà col
giornalista minacciato". Bene. Dopo tanti anni, le associazioni degli
industriali e dei giornalisti si schierano finalmente contro la mafia.
Lirio Abbate e Andrea Vecchio – uno giornalista a Palermo, l’altro
imprenditore a Catania sono dei nomi che ci ricorderemo, nomi di
sopravvissuti e non di vittime, finalmente. Libero Grassi e Giuseppe
Fava, allora, vennero lasciati completamente soli dalle rispettive
istituzioni: furono uccisi anche per questo. Confindustria e Ordine
del giornalisti, in Sicilia, sono rimasti zper trent’anni. Adesso
finalmente parlano. Come passa il tempo. (Ai commercianti palermitani,
novemilaottocento su diecimila, che si rifiutano di dire "io non pago
il pizzo" non voglio pensarci ora, per non guastarmi l’ottimismo).
Informazione. A Catania, i più grossi imprenditori locali – Ciancio e
Virlinzi – vengono colti in una serie di irregolarità, insieme al
sindaco, nella costruzione di un megaparcheggio speculativo. La
magistratura interviene, ma la notizia non viene fuori. Finché, a
sorpresa, Alfio Caruso (uno dei nove giornalisti licenziati su due
piedi l’anno scorso da Ciancio) fa lo scoop e riesce a pubblicarlo sul
Corriere della Sera. Però: Il Corriere non riprende più la vicenda;
Repubblica la ignora; i rispettivi siti non ne parlano; e così via.
Insomma, il catanese non lo deve sapere (non che lui d’altra parte
bruci dalla voglia di sapere le cose) e i parcheggi si debbono
costruire illegalmente o illegalmente, perché Ciancio ha bisogno di
Soldi e Virlinzi pure. Del resto siamo in Sicilia, in Italia, mica in
Europa.
Casablanca va avanti, per quel che può. Ma i mezzi sono quelli che
sono. E siamo sempre di meno: ha chiuso Diario, che era un buon
giornale e la sua parte di sbavaglio l’ha fatta, finché ha potuto. Una
stretta di mano a Deaglio e l’augurio di ricominciare presto a far
qualcosa.Dobbiamo lavorare moltissimo, perché siamo in pochi. Lo
resteremo ancora per quattro o cinque anni, finché arriveranno quelli
che stanno crescendo ora.
Rivelazioni. "In Italia 90 bombe atomiche Usa". "Maledetti lavavetri".
Il sindaco di Venezia, prof Cacciari, ha fatto un buon provvedimento
per regolare l’affollamento dei piccioni a San Marco: d’ora in poi, ha
ordinato, niente più getti di riso ai matrimoni, per non richiamare i
pennuti. Bene. In tempi normali, tutto ciò avrebbe avuto un trafiletto
in cronaca sul Gazzettino, magari con una foto di sposini sorridenti e
gondole sullo sfondo. Adesso, invece, il titolo è: "CACCIARI: GUERRA
TOTALE AI PICCIONI". Oppure: "Venezia/ Piccioni Tolleranza Zero".
Insomma se i no xe duci no i volemo. C’è un’ondata di ducismo, nello
stile politico italiano, che al confronto Peron era Lord Russell. Chi
minaccia, chi sbraita, chi proclama: da Mastella a Fassino è tutto un
proliferare di ultimatum, o almeno di penultimatum, che manco fra
Hynkel e Napaloni.
Il guaio è che funziona. A Firenze, con la storia dei lavavetri, un
sindaco s’è potuto inventare un fantomatico racket (che la Procura
smentisce) ed essere applaudito. Ha sequestrato dei poveracci che non
facevano (sempre secondo i giudici) alcun reato ed è stato applaudito
di nuovo. In città c’è un giovanotto che va tracciando in giro delle
"O" perfettissime sui muri: povero lui se il sindaco - odiatore dei
writer gli mette le mani addosso.
A Bologna, invece, per impedire che costruissero una moschea un
leghista ha proclamato: "E io ci porto il maiale!". Il sindaco (di
sinistra) immediamente ha ritirato la delibera, dando ragione al
maiale. "L’ho fatto per ragioni tecniche, mica per altro". Sarà, ma
così si fa confusione: finisce che la gente non capisce più chi è
leghista, chi è sindaco, chi è di destra, chi è di sinistra, e
soprattutto chi è porco e chi è umano. Caso classico di antipolitica:
altro che Beppe Grillo. Poi dice che uno si butta a sinistra.
A una manifestazione antiislamica, Dacia Valent ha riconosciuto
Roberto Sandalo, un assassino di Prima Linea con svariati omicidi alle
spalle. S’è pentito, è diventato cattolico, poi guardia padana, poi
rapinatore (nell’ordine) e infine militante antiislamico, per la
difesa della cristianità.
Ancora noiosi scandali all’università di Messina: presidi, test
d’ammissione, ecc. Succede a ogni anno accademico. Ogni tanto
arrestano un rettore, se ne chiacchiera un po’ e poi di nuovo via col
copione. Ma non si potrebbe chiuderla per un paio d’anni, la baracca?
O almeno trasferirla a Las Vegas, dove sarebbe apprezzata?
Economia. Catania è leader italiana, secondo l’Assofin, della
"cessione del quinto" dello stipendio. Il debito medio delle famiglie,
secondo la stessa fonte, supererebbe il 60 per cento.
Antipolitici. Impegnatissimi a convincere un quarto dei loro elettori
a non andare più a votare, nel giro di un anno sono riusciti a farsi
scavalcare di dieci punti dall’avversario, che disgraziatamente è
Berlusconi. Com’è che intanto in Spagna Zapatero guadagna voti e
popolarità? Non è che lui è un politico e questi no?
Tolleranza zero. Elkann, Burlando, Ceva?
Mastella. Quest’estate un tizio, a Lipari, gli ha tagliato le corde
dello yacht: arrestato, processato sul posto e condannato, nel giro di
ventiquattr’ore, a due anni e mezzo di galera. (Spero di non passare
troppi guai, con questa notizia: Mastella è vendicativo).
Buone notizie. A Librino (periferia di Catania, settantamila cristiani
di serie B) nasce un giornale, La Periferica, e lo fanno i ragazzi di
là, seriamente. A Forte dei Marmi danno il premio internazionale per
la satira, e lo danno al nostro Mauro Biani. A Napoli c’è stata la
prima festa di, il giornale dei giacobini di là, che ormai ha fatto un
anno. A Roma i ragazzi di Locri, invitati a corte da Veltroni, gli
rispondono "Eccellenza grazie, ma prima un po’ di pulizia a cominciare
dal Bova". A Casal di Principe torna Roberto Saviano: "ma quale
camorra! Siamo tutti normali imprenditori" bofonchiano i camorristi,
ma la piazza stavolta è piena di ragazzi. Tutte queste notizie (ma ce
ne sono ancora) hanno in comune il fatto che i protagonisti hanno
venti o trent’anni, snobbano i politici, vivono per la politica e la
loro politica è quella – nascente – dell’Ottocento.
"Tutte le liste che si presentano alle primarie del Pd devono fare
una dichiarazione diretta di contrasto ai clan, città per città,
chiamandoli per nome", dicono i ragazzi della Sinistra Giovanile
campana. A Stabia, per esempio, "devono indicare di essere contro i
D’Alessandro, i Cesarano, gli Imparato, gli Omobono-Scarpa".
Formalmente la Sinistra Giovanile, che raggruppa i ragazzi del Ds, ha
poche settimane di vita. Però le idee chiare sono difficili da
estirpare. Non sarà facile la vita dei dirigenti "normalizzatori", in
Campania.
Nel ’60, in Alabama, la popolazione bianca insorse contro i neri in un
vero e proprio pogrom: "siamo stufi dei neri!", tornatevene da dove
siete venuti!". Il presidente Kennedy mandò la Guardia nazionale che
protesse i neri e disperse i razzisti manu militari. Qualcosa del
genere è successo or da noi, dalle parti di Pavia, dove gli zingari
sono stati cacciati dal paese e assediati dalla popolazione furente.
Se Veltroni fosse già al governo - lui che è kennediano - avrebbe
mandato i soldati, contro la folla razzista? Oppure ne avrebbe cercato
i voti?
A Roma, i pogrom contro gli zingari - ché ormai di questo si tratta -
avvengono come in tutte le altre città d’Italia. La "ggente" insorge,
guidata da delinquenti comuni (come nelle borgate romane) o da
leghisti (come in Lombardia). L’obbiettivo ormai non è più quello di
far casino, ma di colpire fisicamente gli zingari - uomini donne e
bambini - e dar fuoco alle loro cose, terrorizzandoli per farli andar
via. In Bosnia si chiamava pulizia etnica. In Germania, difesa della
razza. Non ne parla nessuno, salvo i preti e Rifondazione.
"Mi metterò a passeggiarci sopra, e voglio vedere se su quel terreno
avranno ancora il coraggio di farci una moschea!". Gli imam, di fronte
all’orribile minaccia, si lisciano pensierosi la barba. E’ vero che
il Corano non vieta di costruire dov’è passato un maiale: ma dove ha
grufolato un Calderoli?
< Romilda wrote:
< La mia storia è questa: nel mese di febbraio ho postato un articolo
su blogfriends inerente l’arresto di un imprenditore edile di Prato
per mafia. Nel mese di aprile conosco un ragazzo che ha lo stesso
cognome di questo imprenditore. Mi presenta ai suoi e dopo un po’ mi
fa aprire un conto corrente dicendo che lo avrebbe coperto. In buona
fede gli do’ il blocchetto degli assegni e lui emette vari assegni in
bianco. Li blocco tutti e lo dnuncio. Ora che ho scoperto di essere
incinta e l’ho confidato alla cognata subisco molto mobbing che mi
stressa e credo che sia perchè voglio togliermi il bambino dichiarando
che sono pazza. Oggi vi è stato un ennesimo litigio con la cognata. Ho
paura. Un’assistente sociale mi ha detto che fino a che lui non torna
dall’Albania io non mi devo muovere da casa altrimenti lui può dire
che voleva riconoscere il bambino e io non glielo permesso. Torna
domenica. Ma non ce la faccio più >
Bookmark: www.censurati.it
Beppe wrote:
< A Viterbo è in corso un’iniziativa contro la realizzazione del terzo
polo aeroportuale nel Lazio, e di denuncia del devastante impatto del
trasporto aereo sul clima del pianeta oltre che sull’ambiente e la
salute delle popolazioni nelle aree più direttamente colpite dalla
presenza di strutture aeroportuali, e quindi fondamentalmente per la
riduzione di questa forma di mobilità così fortemente inquinante,
energivora, dissipatrice di pubbliche risorse, realmente anche
antieconomica, profondamente iniqua. Abbiamo davvero bisogno
dell’aiuto di tutte le persone di volontà buona >
Info: nbawac@tin.it
Sebastiano Gulisano wrote:
< Non capisco perché ti meravigli di Firenze e dei fiorentini. Quelli,
ormai, certe cose - il decoro - ce l’hanno nel dna. Basta ricordarsi
che quando c’è stato da cacciare i saccopelisti sono stati secondi
solo a Venezia; quando c’è stato da dare addosso agli stranieri non
sono stati secondi nemmeno alle ronde padane. E ora sono
all’avanguardia nel mandare in galera i lavavestri. Di che ti
meravigli? A questi i poveri stanno sui cabasisi, ché sono sporchi e
puzzano e, con la loro semplice presenza, deturpano il patrimonio
artistico della città, che è patrimonio dell’umanità e va tutelato. E
se deturpi un patrimonio dell’umanità commetti reato penale e devi
andare in galera. Finalmente un po’ di giustizia, ché non se ne poteva
più di tutti ’sti delinquenti - armati di spazzolone e secchio - a
piede libero. Di che ti meravigli: questi so’ di destra, come la
stragrande maggioranza di questo Paese. E chi non lo era lo è
diventato, convinto (da questo fior fiore di classe dirigente che ci
ritroviamo - aridateme Sbardella!) che una sinistra moderna se non può
abolire la poverta debba quantomeno nasconderla. In carcere. Questi
non sono certamente di sinistra. Forse nemmeno di destra. Sicuramente
sono sinistri >
Abdul wrote:
< Come è stato bello vedere sopra il cielo, uno stormo di uccelli che
immigravano dal mio continente africano verso l’Europa. Uno stormo
armonioso che volava alto. e faceva così il suo viaggio da un paese
verso un altro. Come quello stormo che aveva fatto il suo viaggio per
vivere, così anche molti di noi abbiamo viaggiato dall’Africa
all’Europa. Nei nostri paesi la vita non può essere rialzata dalla
povertà. Le persone che ci hanno governano hanno permesso il
disfacimento della economia del nostro paese e della nostra ricchezza
individuale.
Da tutte queste difficoltà, nasce il viaggio senza diritti di
moltissimi giovani. Anche per me è stato così. Quando ho deciso di
uscire dal mio paese, l’ho dovuto fare senza diritti. Per partire
verso l’Italia, ho dovuto trovare un gruppo mafioso della Libia, che
in arabo si dice harrak. Ho viaggiato dalla Tunisia fino alla Libia,
tante volte per prendere accordi. Alla fine ho trovato un filo
attraverso una pakistano. E dopo due mesi, ho pagato per il mio
viaggio mille e duecento euro >
Sebastiano Gulisano wrote:
< Caro R., non capisco perché ti meravigli di Firenze e dei
fiorentini. Quelli, ormai, certe cose - il decoro - ce l’hanno nel
dna. Basta ricordarsi che quando c’è stato da cacciare i saccopelisti
sono stati secondi solo a Venezia; quando c’è stato da dare addosso
agli stranieri non sono stati secondi nemmeno alle ronde padane. E ora
sono all’avanguardia nel mandare in galera i lavavestri. Di che ti
meravigli? A questi i poveri stanno sui cabasisi, ché sono sporchi e
puzzano e, con la loro semplice presenza, deturpano la città.
Di che ti meravigli: questi so’ di destra, come la stragrande
maggioranza di questo Paese. E chi non lo era lo è diventato, convinto
(da questo fior fiore di classe dirigente che ci ritroviamo -
aridateme Sbardella!) che una sinistra moderna se non può abolire la
povertà debba quantomeno nasconderla. In carcere. Questi non sono
certamente di sinistra. Forse nemmeno di destra. Sicuramente sono
sinistri.
Ciao >
S.P. wrote:
< Lo scoop del Corsera l’ha fatto un bravo giornalista licenziato da
uno degli imprenditori che sarebbe coinvolto nell’affare. Secondo me,
questa circostanza è comunque un segnale di emancipazione (voglio
vedere quale giornalista scrive un articolo che sputtana il proprio
editore). L’indagine è stata preceduta nei mesi scorsi da articoli
apparsi sui soliti giornali "fatti dai carusi" e che "tanto non
contano un’emerita minchia" (scusate la volgarità ma chi comanda a
Catania utilizza esattamente queste parole). Secondo me, questa
circostanza è il segnale che a Catania i bravi giornalisti non sono
solo quelli che lavorano per "l’unico giornale" della città e,
soprattutto, che un giornale (una radio o un tv) si può fare anche
domani (basta avere un po’ di soldi e di coraggio) >
Fabio Peluso wrote:
< Ciao, sono stato alla carovana per l’informazione a Roma e ho potuto
ascoltare le parole di Graziella Proto. Le cose da dire sono poche,
tante sono quelle da fare per cambiare il mondo in cui viviamo.
Cercherò di dare il mio contributo per rendervi meno soli di fronte
alle ardue sfide che vi attendono e a quelle che state già
affrontando, intanto magari facendo un abbonamento sostenitore a
settembre, quando subito dopo la pausa estiva e prima dei test
all’università >
Lorenzo wrote:
< Ciao R. Sono uno studente universitario (laurea specialistica in
Comunicazione), giornalista precario e militante del sindacato
studentesco. 24 anni, vivo tra Castelfranco Veneto (Treviso) e Padova.
Ci eravamo scambiati un paio di mail l’anno scorso. Ora ho letto su
Macchianera il commento in cui parli di sciopero dei precari
organizzato su Internet. Vorrei saperne un po’ di più, e la cosa mi
interessa e sono prontissimo a dare una mano, ad ogni livello >
* * *
Guarda che sei tu che devi organizzarlo. Non hai bisogno di me, e
nemmeno di Beppe Grillo. Basta che trovi un paio di centinaia di
precari come te (nell’internet li trovi facilmente) e cominciate ad
allargarvi (con l’internet è facile) su un obiettivo preciso
(sull’internet è facile fare brain storming per individuare obiettivi
non astratti).
Antonella Consoli wrote:
< La lucertola guarda la farfalla,
vuole imparare a volare
o divorarla? >
Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche
semplicemente per liberarsene, basta scrivere a
riccardoorioles@gmail.com — Fa’ girare.
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