C’era un ragazzo che voleva fare il giornalista.
Comincio’ in un quotidiano che c’era allora (stiamo parlando degli anni
Cinquanta) e si chiamava il Corriere dell’Isola. Con lui c’era un altro
ragazzo che pero’ alla fine cambio’ mestiere...
Storia banale. C’era un ragazzo che voleva fare il giornalista.
Comincio’ in un quotidiano che c’era allora (stiamo parlando degli anni
Cinquanta) e si chiamava il Corriere dell’Isola. Con lui c’era un altro
ragazzo che pero’ alla fine cambio’ mestiere e fini’ per avere una
normale carriera di funzionario lontano dai giornali. Il primo ragazzo
invece il giornalista continuo’ a farlo e lo fece anche bene, tanto che
alla fine i padroni della citta’ mandarono dei mafiosi che lo
ammazzarono. I suoi amici, pero’, continuarono a fare il suo giornale.
Qualche giorno dopo al giornale si presento’ un anziano signore, che era
quello che aveva cambiato mestiere. Aveva suo figlio con se’, che avra’
avuto quattordici o quindici anni. "Prendetelo con voi - disse - Credo
che vi dara’ una mano col giornale".
E cosi’ fu. Il ragazzino crebbe, divento’ un un buon giornalista e buon
compagno (in quella citta’ le due cose non si potevano separare),
scrisse delle belle cose e molte altre cose belle le organizzo’. Poi il
giornale chiuse e lui rimase solo. Passarono alcuni anni, e il giornale
riapri’ e lui, che ormai era un giovanotto, si rimise a fare il
giornalista-compagno. Poi il giornale chiuse di nuovo e stavolta gli
anni furono piu’ di dieci. Al dodicesimo anno il ragazzo - che ormai era
sulla trentina - ricevette la solita telefonata. "Ehi. Sbrigati che’
stiamo rifacendo il giornale". E lui naturalmente si precipito’. Si
rimise al computer, riando’ in giro, ed eccoti tre pezzi bellissimi -
con le interviste e tutto - ancora meglio di prima.
Fra poco il ragazzo Fabio dovrebbe passare a scrivere qui al giornale.
E’ quasi mezzanotte e lo aspetto fra una mezz’oretta. Prima non puo’
venire, perche’ la pizzeria chiude a mezzanotte e lui di mestiere fa
(per questa settimana: la prossima, pensa Dio) il cameriere precario.
Non ci sono mai stati i soldi, in tutti questi anni, di fargli un
contratto qualunque o dargli semplicemente una lira. "Qua siamo
volontari, lo sai. Non c’e’ bisogno di contratti, per scrivere contro la
mafia". "Signorsi’". Ognuno s’arrangia come puo’. Lui, per fortuna sua,
ha trovato quella pizzeria. Fra poco arriva, si leva il cravattino nero,
si mette al computer e comincia a scrivere uno di quei bellissimi
articoli che gli altri giornalisti della citta’ riescono a scrivere solo
una volta ogni tanto, quando hanno fortuna. Loro che non sono dei
camerieri. Non dei camerieri da pizzeria.
Ecco, e’ tutto qua. Noi non ci dimentichiamo l’uno con l’altro. Noi non
siamo cambiati. Siamo sempre gli stessi, e siamo qui. Noi pochi, noi
felici, noi banda di fratelli.
Informazione 1. Il 27 settembre, presso il tribunale di Messina, e’
stato condannato a otto mesi di carcere lo storico siciliano Carlo Ruta.
Era stato querelato dal procuratore della Repubblica di Ragusa Agostino
Fera e dall’avvocato Carmelo Di Paola, presidente del collegio dei
probiviri della Banca Popolare Agricola di Ragusa, per aver accolto su
www.accadeinsicilia.net la versione di un ex funzionario pubblico,
Sebastiano Agosta, pure lui condannato a otto mesi, circa una vicenda
miliardaria che dagli incartamenti dello stesso procuratore esce come
fumosa. Il primo atto, censurato da larghe espressioni della societa’
civile, era stato nel dicembre 2004 l’oscuramento del sito. Il carcere
ne e’ in fondo il seguito "naturale". Insieme a quello di Marco Benanti
(licenziato con sentenza di tribunale per aver scritto su un sito
articoli pacifisti: il processo d’appello avra’ luogo... nel 2009), il
caso di Carlo Ruta rappresenta con una certa evidenza lo stato in cui si
trova oggi "l’altro giornalismo" di questa isola, lontano dai riflettori
ma vicino alla liberta’.
Bookmark: http://www.leinchieste.com
Informazione 2. Due milioni di euro: e’ la cifra richiesta, per
"risarcimento danni", alla Voce della Campania dalle Gest Line (gruppo
San Paolo) titolare della concessione per la riscossione dei tributi a
Napoli e in altre citta’ italiane. Alla Gest non e’ piaciuta affatto
l’ultima inchiesta di Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola e Antonio
Menna sulla straordinaria quantita’ di contenziosi, di proteste
popolari, di errori e di problemi creati dal servizio di riscossione dei
tributi: cartelle esattoriali "impazzite" e sbagliate, procedure di
ipoteche e pignoramenti a pioggia su presunti evasori, spietate e
costose procedure di immobilizzo di beni, talvolta nate da evasioni
fiscali non correttamente verificate.
Informazione 3. Dibattito in televisione fra il numero 516 della P2
(Maurizio Costanzo) e il numero 626 (Vittorio Emanuele Savoia). S’e’
parlato di donne, di giudici e di un ragazzo ammazzato. Alla fine,
applausi del pubblico per tutti quanti.
Giustizia. Ordinata dal ministro della Giustizia un’ispezione al
tribunale di Messina per verificare eventuali ritardi o inadempienze nel
procedimento a carico di Gerlando Alberti junior, nipote dell’omonimo
boss palermitano, condannato all’ergastolo per l’assassinio di Graziella
Campagna e scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare a
causa di una incredibile svista del tribunale. La decisione del ministro
fa seguito alla dura campagna di protesta tempestivamente avviata
dall’Associazione Rita Atria.
Bookmark: http://www.ritaatria.it
Altre campane. L’ultima Catena ha suscitato anche critiche abbastanza
dure, come questa - su Itacanews - di Claudio Fava. Analoghi concetti
sono stati espressi da Walter Rizzo, col quale mi scuso per la mancata
pubblicazione: rimedieremo nel prossimo numero, se vorra’ essere cosi’
cortese da sintetizzare le sue osservazioni in una lunghezza compatibile
con le dimensioni del nostro piccolo giornale.
* * *
LE BALLE DI SAN LIBERO. Lezioni di cattivo giornalismo. Volete un
esempio di cattivo giornalismo? Lo trovate nella nota settimanale che
Riccardo Orioles spedisce via mail ai suoi lettori. Si tratta di un buon
pezzo sulle miserie del giornalismo catanese, Ciancio in testa, con un
commento finale approssimativo e offensivo sul dibattito ospitato dalla
festa dell’Unita’ di Catania qualche giorno. Tema: il ponte. Tra gli
invitati, assieme al sottoscritto e ad altri ospiti, c’era anche il
cronista della Sicilia Tony Zermo. Com’e’ noto, la Sicilia e’ l’house
organ della Stretto di Messina SpA: e Zermo e’ il piu’ zelante
sobillatore a favore del ponte. La linea del quotidiano di Ciancio e’
semplice: ospitiamo solo idee & interventi di coloro che questo ponte
vogliono farlo; gli altri sono solo agitatori isterici, malati di
pregiudizio ideologico.
Chi scrive ha il privilegio di non veder comparire il proprio nome su
quel giornale che una volta l’anno (il 5 gennaio: si commemora il padre,
si cita l’esistenza in vita del figlio. Punto). Quando abbiamo dovuto
spiegare in questi anni perche’ il ponte non si deve fare, lo abbiamo
fatto nelle piazze, su internet, nei consigli comunali, nelle (poche)
radio libere, sui volantini, alle feste dell’unita’. Mai sulla stampa (o
sulle tivu’) siciliana. Per questo abbiamo invitato Zermo: non per
offrirgli una ribaltina festosa ma per inchiodarlo alle sue reticenze,
alle falsificazioni del suo giornale, alle menzogne che sul ponte (e su
molto altro) continua a fabbricare da anni. Sarebbe stata un’occasione
preziosa per mettere il caporal maggiore di Ciancio di fronte a cifre e
fatti. Ma sarebbe stata soprattutto l’occasione di rivelare le balle,
una ad una e in presenza del loro autore, che Zermo scrive su questo
argomento.
Naturalmente Zermo non e’ venuto. Le cose che quella sera abbiamo
spiegato sul ponte (e contro il ponte) le potete trovare su Itaca. Le
cose che avevamo detto, appena ventiquattro ore prima alla Festa, su
Mario Ciancio (l’occasione era un dibattito su Catania) ve le potete far
raccontare da chi era presente. Questi i fatti. Adesso le menzogne.
La prima menzogna. Orioles (che non c’era quella sera, ne’ la sera
precedente) ha liquidato tutto scrivendo che "Ciancio licenzia tre
quarti dei suoi redattori (Telecolor ndr) ...senza peraltro incontrare
alcuna significativa reazione da parte della sinistra". Falso, e Orioles
lo sa (se non lo sa, si consulti la rassegna stampa degli ultimi sei
mesi oppure chieda ai giornalisti licenziati da Telecolor da chi sono
stati difesi, con quali argomenti e in quali occasioni).
La seconda menzogna. Aggiunge Orioles che "Zermo viene invitato alle
feste dell’Unita’ a discutere pensosamente sui problemi del paese
insieme ai giornalisti e politici perbene, quelli che in altri tempi si
impegnavano contro Ciancio e adesso preferiscono prendere atto della
situazione". Naturalmente sono io uno di quei "giornalisti per bene" che
"prendono atto della situazione". Ora, qualcuno potra’ non essere
d’accordo che si cerchi di stanare e costringere a un pubblico confronto
anche un boiardo de La Sicilia: affar suo. Ma nessuno puo’ essere cosi’
fariseo o svanito da ritenere che su Ciancio, su Zermo e sul ponte noi
"prendiamo atto della situazione": questa non e’ piu’ un’opinione, e’
semplicemente un insulto. Per di piu’ grossolano. Nella sua intenzionale
manipolazione dei fatti, il commento di Orioles richiama i pezzulli che
scrive La Sicilia sul ponte o su Santapaola. Anzi: non e’ nemmeno un
commento: e’ cortile, e’ ginnasio. Insomma, e’ altro. Dispiace
ammetterlo, ma se Giuseppe Fava fosse vivo, quelle due righe di Orioles
sul suo giornale non le avrebbe pubblicate mai.
Bookmark: http://www.itacanews.it
Che fine hanno fatto le Telestreet? Nel 2003 sono state il fenomeno
mediatico dell’anno, e ora sembrano essere sparite dall’orizzonte
dell’informazione alternativa: le tv di quartiere, telestreet o "tv di
strada" che dir si voglia in realta’ stanno solo attraversando una fase
piu’ matura del loro percorso. A Senigallia la telestreet "Disco
Volante", prima sequestrata dalle autorita’ giudiziarie e poi dichiarata
perfettamente compatibile con il diritto alla liberta’ di espressione,
ha avviato il progetto "Teleschool" coinvolgendo quattro istituti
superiori cittadini che hanno offerto ai loro studenti gli strumenti per
imparare l’alfabeto televisivo e produrre programmi di buona qualita’:
l’istituto alberghiero ci ha messo le rubriche di cucina, la scuola
professionale di moda ha mandato in onda le sfilate realizzate dagli
studenti, il classico ha curato la cronaca e il tecnico industriale si
e’ fatto carico del montaggio video e degli aspetti tecnici della messa
in onda. Il tutto mentre la microtelevisione senigalliese, nata dalla
fantasia di uno studio artistico riservato ai disabili, sta concordando
con le autorita’ locali l’assegnazione di un punto di trasmissione piu’
strategico e la trasformazione della tv di quartiere in una tv civica
sostenuta dal comune.
A Napoli, invece, Insu Tv sta lavorando con uno staff di tecnici e
legali ad una bozza di legge che faccia uscire le Telestreet dal vuoto
legislativo in cui si trovano attualmente, esplicitando nero su bianco
la natura no-profit, la valenza sociale e l’assenza di pubblicita’ come
requisiti fondamentali per distinguere le tv di strada dai telepiazzisti
che spacciano via etere chat line a luci rosse e ogni genere di
prodotto. Nel frattempo, alcune emittenti sono ancora oggetto di azioni
giudiziarie, come Dream Tv di Solopaca, un piccolo centro nei pressi di
Benevento dove la tv di quartiere ha osato sfidare la legge Gasparri
trasmettendo le processioni cittadine, i consigli comunali e le sagre
promosse dalla Pro Loco. Ma questo sfortunato episodio non ha
scoraggiato la libera emittenza campana, e un parroco di Benevento ha
contattato i promotori di Dream Tv per trasformare il campanile della
sua parrocchia in una nuova telestreet. E il bello deve ancora
arrivare. [carlo gubitosa]
Bookmark: http://www.telestreet.it
Alfio F. wrote:
< Ma di cosa stiamo parlando? La maggior parte dei tuoi lettori non ha
seguito il dibattito sul ponte di Messina al quale e’ stato invitato
Tony Zermo, ne’ il dibattito successivo sul caso dei licenziamenti
Telecolor dove hai esposto a voce il tuo dissenso sul suo invito. Per
questo credo sia importante permettere ai tuoi lettori di conoscere
un’altra prospettiva dell’informazione (opinione?) che hai dato, i
motivi veri, a mio parere, dell’invito a Zermo e a Domenico Tempio.
Nessuna piacevole discussione pensosa, nessun dietrologico ammiccamento
a Ciancio, ma la volonta’ di stanare dalle loro scrivanie questi
giornalisti. Li abbiamo costretti a confrontarsi in un pubblico
dibattito, direttamente, senza protezioni, con quella parte della citta’
obbligata al silenzio dal loro direttore-editore. Il risultato e’ stato
evidente: Zermo ha rifiutato l’incontro, adducendo che lui "e’ un
opinionista ed esprime le proprie opinioni soltanto sui giornali",
Tempio ha balbettato per tutto il dibattito, concludendo con una tirata
protezionistica del suo giornale, fischiata da tutta la platea.
Nei giorni successivi la Sicilia ha dovuto scribacchiare qualcosa, dare
qualche spazietto. E’ un inizio, anzi neanche lo e’, ma certamente non
e’ quello che hai scritto sulla Catena. Io penso che non si possano
spacciare elucubrazioni dietrologiche, per informazione evangelica. Ed
e’ assurdo, paradossale confrontarci sul perche’ si inviti Tony Zermo.
Conosciamo tutti Zermo e il suo passato, ma come dire, di che stiamo
parlando? Uno di quei "giornalisti e politici perbene, quelli che in
altri tempi si impegnavano contro Ciancio e adesso preferiscono prendere
atto della situazione" mi ha insegnato due cose interessanti: non
disinformare e non utilizzare la scrittura per fini personali. Con
stima, Alfio F. >
* * *
Caro Alfio,
stiamo parlando del fatto che il signore in questione "ha depistato le
indagini sull’omicidio di Giuseppe Fava, scatenando una campagna di
stampa contro il pentito che indicava il mandante nell’imprenditore
Graci". Se cosi’ non e’, aspetto smentite. Ma se e’ cosi’, allora e’
evidente che un soggetto del genere non va invitato ai dibattiti della
gente perbene, indipendentemente dal tema e dalla situazione. Io non ho
polemizzato affatto sull’invito a Tempio, che e’ semplicemente un
collega che la pensa diversamente da me. Ho polemizzato sull’invito a
Zermo, per la sua situazione morale e non per le sue idee. Una polemica
abbastanza isolata, del resto, visto che lo stesso Zermo proprio in
questi giorni e’ stato invitato a Gela... a coordinare un dibattito
sulla mafia, per iniziativa dei giovani del Pdci (che evidentemente non
hanno alcuna idea di cio’ che i giovani comunisti di prima dicevano
contro Zermo, i cavalieri e la mafia in altri tempi).
Ti ringrazio comunque per avermi scritto. Io credo che sia mio preciso
dovere segnalare al lettore chi e’ Zermo, e perche’ dunque vada
responsabilmente isolato. Ma questo non e’ il vangelo, e’ semplicemente
la mia opinione. Libero chiunque altro di pensarla diversamente e di
isolare invece - come accade - quelli come me. Con amicizia, r.o.
bertolt wrote:
< Generale, la tua tv e’ una macchina potente.
Spiana la vita umana e la trasforma in reality.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di uno spettatore.
Generale, il tuo sistema mediatico e’ potente.
Piomba sulla gente comune e la pesta come un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di almeno un buon giornalista.
Generale, l’utente dei media puo’ subire di tutto.
Puo’ assistere al tuo grande fratello e ai tuoi telegiornali.
Ma ha un difetto:
puo’ pensare >
Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche
semplicemente per liberarsene, basta scrivere a
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"A che serve vivere, se non c’e’ il coraggio di lottare?" (Giuseppe
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