La regione siciliana ha assunto dieci nuovi portaborse,
parenti o amici di notabili di Forzitalia o dell’Udc, con la qualifica di "giornalisti". Ne facciamo l’elenco, diffidandoli dall’usare in pubblico questa qualifica...
Giornalisti. La regione siciliana ha assunto dieci nuovi portaborse,
parenti o amici di notabili di Forzitalia o dell’Udc, con la qualifica
di "giornalisti". Ne facciamo l’elenco, diffidandoli dall’usare in
pubblico questa qualifica e invitando i lettori a segnalare eventuali
abusi da parte di costoro del nobile appellativo: Compagnino Laura, Di
Nuovo Ivana, Ferlazzo Maria Pia, Fricano Enzo, Licciardello Ludovico,
Micchiché Luisa, Orlando Vito, Sarullo Luigi, Sgarlata Stefania, Viola
Manlio.
Nel frattempo, la mafia minaccia i giornalisti veri. Come Sonia Alfano
figlia di Beppe Alfano, assassinato tredici anni fa per aver fatto
inchieste di mafia nell’indifferenza della maggior parte dei colleghi
che da anni va avanti cercando giustizia per suo padre e denunciando
apertamente i boss. L’ha fatto in piazza, l’ha fatto in un giornaletto
("La Primavera") che i compagni di Milazzo e di Barcellona diffondono
giù in Sicilia, nel feudo dei Cattafi e dei Nania. Martedì 28 verrà a
Barcellona don Ciotti, a esprimere la solidarietà con Sonia Alfano e a
dire che lei non è sola, che chi si azzarda a toccarla deve fare i
conti con tutta l’Italia antimafiosa. Se state da quelle parti, o se
ve la sentite di venire a dare una mano, scendete giù in piazza a
gridare "via i mafiosi" insieme a noi.
* * *
"Le minacce ricevute da Sonia Alfano confermano che l’informazione in
Sicilia, sottoposta a pressioni e intimidazioni, vive sempre in una
condizione di grave emergenza". Lo dichiara il presidente dell’Ordine
dei giornalisti di Sicilia, Franco Nicastro. "Da tempo Sonia Alfano è
impegnata in una tenace opera di verità. E si deve proprio al suo
impegno se le indagini sull’uccisione del padre hanno consentito di
individuare le responsabilità dell’agguato e del contesto nel quale è
maturato. L’Ordine è al fianco della famiglia Alfano e dei cronisti
impegnati nella difesa della libertà per il quale l’informazione ha
già pagato in Sicilia, con otto cronisti uccisi, un alto tributo di
sangue".
Questo è l’Ordine dei giornalisti, che per una volta fa il suo dovere.
E il sindacato? Dov’è il sindacato dei giornalisti, in Sicilia? E’ a
contrattare alla meno peggio i portaborsati alla regione. E’ a
stropicciarsi gli occhi davanti a una decina di giornalisti licenziati
(nove su tredici a Telecolor) dal monopolista Ciancio, di cui non osa
affrontare lo strapotere. E’ a chiudere entrambi gli occhi sul
massacro di Benanti (a cui hanno impedito di fare anche l’operaio,
perché ha scritto articoli "antiamericani") e di Carlo Ruta a cui
hanno chiuso il sito d’autorità.
Il sindacato dei giornalisti - diciamola tutta - in Sicilia non c’è, è
solo un nome. Bene farebbe Serventi Longhi, il presidente nazionale, a
occuparsene una buona volta, ad andare in Sicilia a sostenere i
giornalisti liberi e cacciare quelli poltroni, invece di starsene a
Torino a salvarsi l’anima partecipando a dibattiti antimafiosi a cui
oggi non ha alcun titolo, a parte i bei discorsi, per partecipare.
* * *
"Gli eccessi di libertà mediatica" titola in prima pagina il
principale giornale della Calabria, la Gazzetta del sud. Che eccessi?
Di che si tratta?
Si tratta dei mandanti dell’omicidio Fortugno - non i semplici
bestie-killer: i mandanti - di cui, secondo i potenti, si parla
troppo. Si fanno troppe ipotesi, e addirittura si fanno nomi. Questo è
pericoloso, perché può scuotere l’equilibrio mafia-politica oppure -
mettiamola così - perché turba l’equilibrio dei giudici, poveretti.
Perciò: imbavagliate tutta questa libertà mediatica, che è un eccesso.
La Gazzetta del Sud, di fatto del monopolista Ciancio, è quella il cui
direttore ebbe a dire "Se la mafia aiuta a fare il ponte, ben venga la
mafia".
* * *
Si vota per tante cose, e io voto soprattutto per questo. Per la
libertà di stampa, per la libertà di parola. Per più Sonie Alfano e
meno Gazzette di Ciancio. Lo so che, cacciando il signor B. (che in
fondo è un grosso Ciancio) non si risolve tutto, che restano altri
cianciusconi da scrollarsi di dosso. Ma intanto cominciamo da questi,
i più intollerabili, i più immediati. Sbavaglio!
La nostra Plaza de Mayo. 21 marzo, primo giorno di primavera. A Torino
quel dono vivente di don Luigi Ciotti ha organizzato con Libera la
undicesima giornata della memoria, per ricordare le vittime della
mafia. Tutte, proprio tutte, nel loro elenco agghiacciante. Sotto una
pioggia battente c’erano ventimila studenti. E tanti cittadini
qualunque, venuti da ogni parte d’Italia. E soprattutto c’era quel
popolo speciale, malinconico e limpido, fatto dai familiari delle
vittime della mafia. Centinaia di persone che si ritrovano immaginando
che possa esserci un giorno giustizia. E che invece sanno benissimo,
senza bisogno di immaginare niente, il proprio dolore. Be’ voglio dire
questo. Ho visto l’altra sera in tivù un bellissimo documentario sulla
madri di plaza de Mayo. Ma oggi ho visto la nostra, di Plaza de Mayo.
Donne con il viso del figlio o del marito in un ovale portato al
collo. Il padre dell’agente Agostino con la sua lunga barba bianca
("non me la taglierò finché non avrò giustizia" aveva detto quasi
vent’anni fa; ce l’ha ancora...). Perché non fare un grande servizio
su queste persone? Oggi c’era solo una troupe della Rai. E, sorpresa!,
era di Anna La Rosa, vedi un po’ l’effetto del vento che tira.... Ma a
vedere quelle facce oggi doveva esserci l’ultimo parlamento intero.
Doveva guardare. E poi guardarsi dentro. E ripassare le leggi fatte,
gli attacchi ai magistrati, la relazione dell’Antimafia che giura che
la mafia non porta voti, l’ultima legge dell’ultimo giorno, fatta con
la solita astuzia, con la norma per ammorbidire il regime della
confisca dei beni dei mafiosi. Forse qualcuno si sarebbe vergognato.
E’ troppo? Diciamo che si sarebbe sentito a disagio. [nando dalla
chiesa]
Bookmark: www.nandodallachiesa.it
Giù le mani dall’happy end. L’idea sarebbe di un finale coerente col
resto del film: sullo stage-coach per Abilene con lo sceriffo alle
costole e i soldi della banca nella valigetta, o sulla diligenza per
Lione (inseguito da Vidocq) in tuba e redingote o, più modernamente,
con falso nome in Sudamerica col commissario Montalbano che gli corre
dietro. Insomma, per il signor B. noi auspicheremmo la fine di
Fujimori e niente affatto quella di Ceausescu. Chi ha avuto ha avuto,
chi ha dato ha dato, e non se ne parla più.
Perciò l’inatteso appello americano ci ha messo un po’ in allarme. Che
significa ’sta faccenda del pericolo? Finora, di pericoloso in Italia
sapevamo che ci sono solo i magistrati (peggio dei brigatisti, li
definì una volta) e magari qualche ragazzina che gli ricorda le sue
amicizie mafiose (beccandosi qualche buona manganellata per risposta).
E ora? Si aspetta Bin Laden, il mullah Omar, i nuovi brigatisti?
Oppure basterà il bandito Giuliano, per stavolta? Stiamo a vedere: qua
siamo (Occhio, Azeglio, mi raccomando).
"La mafia vicina al premier". Sempre lì a prendersela con quei poveri
mafiosi, Violante. Quelli è dieci anni che cercano di scrollarsi di
dosso ’sta diceria, poveracci, ma come si fa? Una volta che ti sei
fatto la fama, hai voglia di dire che sei un mafioso perbene e gente
così non ne frequenti: non ti crede più nessuno. Faceva bene Mangano a
dire: "Io? Io bado solo al cavallo".
Chi è "l’uomo di Cosa Nostra"? E’ sempre il povero signor B., stavolta
però non secondo Violante ma secondo Bossi. Che l’ha dichiarato a La
Padania il 27 ottobre 1998.
Bookmark: old.lapadania.com/index2.htm
Campagna elettorale. Non per i tre milioni di lavoratori che vivono in
Italia, pagano tasse e contributi in Italia, hanno famiglia in Italia,
investono i loro risparmi in Italia, fanno il dieci per cento del
lavoro fisico dell’Italia e poi al momento di dire la loro (magari
solo per rispondere alle ingiurie gratuite dei vari fighetti) si
sentono urlare in faccia "Zitto tu che sei straniero!".
Silicon valley all’italiana. Che cosa succede quando un barone
universitario incontra un tecno-hippy? Gli effetti di questa insolita
alchimia sono stati osservati dalle centinaia di persone che hanno
affollato le aule dell’università della Calabria, in quel di Cosenza,
per assistere a un incontro pubblico con Richard Stallman, il
fondatore del movimento del "software libero". Gli studenti di
informatica dell’"Hacklab Cosenza" hanno lottato con le unghie e con i
denti per portare Stallman nel loro ateneo, e anche se i loro
professori e l’università della Calabria hanno adottato software
proprietario Microsoft, loro cercano di proporre un’alternativa.
L’idea è di mettere in rete le competenze e la voglia di fare di un
gruppo di appassionati del software libero per la creazione di una
piccola Silicon Valley calabrese, un "Centro di Ricerca su Tecnologia
e Innovazione" che possa dirottare sul territorio una parte dei soldi
che oggi finiscono nelle casse di Microsoft e dell’uomo più ricco del
pianeta a causa dell’infelice acquisto di software proprietario. Tra i
progetti in cantiere c’è la realizzazione di un centro per la
promozione del software libero, sostenuta anche da un gruppo di
docenti "illuminati", un laboratorio di informatica popolare a
Cosenza, un lavoratorio permanente per la sicurezza informatica.
[carlo gubitosa]
info: hacklabcs@gmail.com
* * *
Comunicazione di servizio: cercansi grafici, comunicatori,
pubblicitari ed esperti di linguaggio XSL per mettere in piedi il
metasito redazione.org, dove (si spera) faremo convergere la Catena di
San Libero ed altre esperienze di informazione alternativa, che
metteranno insieme le forze per spingere assieme nella stessa
direzione il panorama mediatico italiano. Astenersi perditempo.
Per contatti e informazioni: c.gubitosa@peacelink.it
Moretti. "Ma da dove vengono tutti questi soldi?". E chi lo sa: mica
ce lo stanno a dire. Anzi non ci vogliono neanche far sapere che
qualcuno si pone questa domanda: il Tg2 ha annunciato ufficialmente
che censurerà le notizie riguardanti il film "Il caimano", di cui i
telespettatori non debbono conoscere neanche l’esistenza ("Non ce ne
occuperemo"). Questa pubblica dichiarazione di censura costituisce
senz’altro una novità nella pur lunga storia della benemerita
istituzione (non la Rai: la censura) che sfida imperterrita i secoli
al servizio di granduchi, cardinali, gerarchi e nomenklature d’ogni
colore.
(A parte che, se si vince, il primo vincitore è Moretti. E’ stato lui,
ridendo e scherzando, il primo a dare una buona frustata sul groppone
della vecchia sinistra che dormiva. Senza di lui, saremmo ancora a
D’Alema che tesse al tombolo complicatissimi inciuci e poi viene a
spiegare com’è che s’è perduto).
Titanic. Incendio sulla Star Princess, una supermeganave di lusso che
stava effettuando una crociera fra le isole dei Caraibi. Undici
persone ferite, per fortuna nessuna vittima a bordo. Al momento del
disastro la nave si trovava in vista delle isole Caimano.
Giulietta e Romeo. Giulietta fa la ballerina e si chiama Yasmin.
Romeo, che è scultore, di nome fa Zaatar. Lui è palestinese e lei
ebrea. Non possono vivere a Gerusalemme perché lui (maschio, adulto,
palestinese) è un pericolo per lo Stato. Non possono vivere a Ramallah
perché è vietata ai cittadini israeliani, per motivi di sicurezza.
(Principe: "Dove sono questi nemici? Capuleti, Montecchi,/ guardate
che maledizione è scesa sul vostro odio,/ e come il cielo ha saputo
servirsi dell’amore/ per uccidere le vostre gioie./ Io, per aver
chiuso un occhio sulle vostre discordie,/ ho perso due parenti. Siamo
stati tutti puniti").
Francia. Primi segni di cedimento del governo, sindacati e studenti
uniti, manifestanti sempre più numerosi. Nei cortei s’infiltrano
delinquenti comuni che si fiondano in gruppo su questo o quel
manifestante per rubargli il giaccone o il telefonino. I flic di
solito fanno finta di non vedere, e i compagni non hanno ancora
reimparato a dotarsi di servizi d’ordine efficienti. A parte questo,
ce n’est qu’un debut e Vive la France.
(In Francia è disoccupato un giovane su cinque. In Italia uno su
quattro. In Francia un quarto dei sottopagati (quelli che prendono
molto meno dello stipendio normale) è costituito da giovani. In Italia
i giovani sottopagati sono il sessanta per cento del totale. Forse è
per questo che hanno provveduto a togliere i sampietrini dalle strade
di Roma).
Salari. Dimezzato lo stipendio del presidente del Consiglio (che era
di milleottocento euri al mese) e raddoppio, nel programma
governativo, il salario minimo della popolazione. Purtroppo, succede
in Bolivia.
Legalità. Torna l’ora legale, alle 02:00 del 26 marzo. Proteste del
Polo: "Provvedimento provocatorio, preso per influire sulle elezioni".
Curdi. Centomila curdi in piazza a Diyarbakir, in Tuirchia, per
chiedere la liberazione del loro leader Ocalan. Nessun italiano con
loro. Dino Frisullo è morto e Mantovani ha perso la memoria e
Bertinotti e D’Alema non ne parliamo.
Bielorussia. Insediato il nuovo presidente Lukashenko, eletto con una
strepitosa maggioranza in elezioni libere, regolarie e senza trucchi,
a parte il fatto di possedere polizia, servizi segreti, manager,
imbonitori e tutte le tv. Arrestati i principali oppositori. Retata di
manifestanti, per lo più studenti, subito trasferiti al centro di
detenzione di Bolzanetsk dove vengono amorevolmente interrogati.
Palermo. Carabinieri aggrediti da una quarantina di abitanti al
mercato di Borgovecchio mentre bloccavano alcuni spacciatori di droga.
Nel quartiere è in corso un’accesa competizione elettorale fra
sostenitori dei carabinieri e sostenitori degli spacciatori.
Treviso. Tre ragazzi fra i diciotto e i vent’anni arrestati per aver
fatto esplodere ordigni artigianali davanti alle chiese. Scoperti
perché non avevano resistito alla tentazione di filmare col
videofonino le esplosioni, per farle vedere agli amici. "Non sapevamo
come passare il tempo".
Messina. Spara alla sorella "sdisonorata" che aveva avuto un figlio al
di fuori del matrimonio. "Non le ho sparato prima perché io alle donne
incinte non gli sparo".
Foggia. Il 21 marzo alcune migliaia di ragazzi non sono andati a
Torino per la manifestazione di Libera, ma sono rimasti a Foggia,
provincia ai primi posti in Italia per il numero di denunce di usura e
per gli omicidi di Mafia. La loro doveva essere una piccola
manifestazione studentesca, poi a Sannicandro un pacco bomba ha ucciso
un ragazzo di 18 anni, e così si è deciso di coinvolgere la città. Al
corteo c’erano Vendola, Folena, Di Gioia e Del Carmine, tra i pochi
politici che a livello locale e regionale che non hanno paura di dire
che anche a Foggia la mafia c’è ed il primo problema. Dopo il corteo è
arrivata la notizia che il movente dell’omicidio del diciottenne
sarebbe mafioso ma passionale; in molti, specie a destra, hanno
esultato, come se il ragazzo non fosse morto, come se questa scoperta
cancellasse anni di omicidi, estorsioni e appalti truccati... Forse,
però, anche il pensiero di farsi giustizia da soli è mafia. Anche la
vendetta e la violenza sono mafia. Anche gli atteggiamenti da bulli e
da prepotenti sono mafia. Anche dove c’è troppo silenzio c’è mafia.
[sandro simone]
Bookmark: www.bengodi.org/benfoggianius
Auguri. Compie ottant’anni lo scrittore siciliano Dario Fo, insignito
del premio Nobel per le sue opere teatrali. Il Nobel romagnolo,
nonostante l’età, non sembra affatto intenzionato a smettere di
scrivere e di lottare, tanto nella sua Palermo quanto nel resto
d’Italia. Noi di Viterbo siamo orgogliosi di questo nostro
concittadino che ha fatto onore alla sua Siena d’origine e a tutta la
Sardegna. Non vediamo l’ora di averlo di nuovo a Milazzo - dove è nato
e anche a Pescara, a Trastevere, Brindisi, a Trieste e naturalmente
qui a Napoli, dove da bambino giocava nei vicoli assieme all’amico
Eduardo. Della serie: non lo volete più a Milano? Fanculo: ce lo
prendiamo noi.
Gianni wrote:
< Le ferrovie dello stato continuano a licenziare i macchinisti che si
ostinano a lottare per mantenere un accettabile livello di sicurezza
sui treni italiani. Vi invito, da ex macchinista, a visitare il sito
seguente e ad esprimere solidarietà. E’ importante, anche perchè
conosco personalmente Dante De Angelis e con lui ho condiviso
moltissime battaglie sindacali per la sicurezza dei treni e dei
viaggiatori >
Bookmark: www.macchinistisicuri.info/ms/home.htm
Comitato a sostegno del giornalista-operaio Marco Benanti wrote:
< Esprimiamo la nostra solidarietà a Dante De Angelis, macchinista FS
di Roma, rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, licenziato
per avere difeso regole rivolte a salvaguardare la sicurezza nel
trasporto ferroviario. E’ un’inaccettabile discriminazione che
colpisce un lavoratore per avere esplicitato un suo elementare diritto
di pratica civile e sindacale. Esprimiamo nel contempo solidarietà ai
quattro lavoratori delle FS di Genova licenziati per aver denunziato a
Report le insufficienze della sicurezza nel trasporto ferroviario
italiano >
maria_privitera@fastwebnet.it (a proposito del ritrovamento di foto di
bambine abbandonate in Cina):
< Storia antica quella delle bambine - e delle donne - in Cina, Un
appello non ha significato. L’impotenza nostra, nemmeno. I popoli
hanno bisogno di farsi la loro storia, tutti. Noi riusciamo ad
esportare il peggio dei nostri "modelli" occidentali e, spesso, a
portare negatività. Sarebbe importante conoscere l’attuale situazione
degli abbandoni, le percentuali vere, e suppongo sia difficile >
Matteo Tonin wrote:
< Sul sito della Padania (http://www.lapadania.com), cliccando su
"cultura/libri", mi ritorna un "Server Error in ’/PadaniaOnLine’
Application. The resource cannot be found". Curiosa coincidenza? >
Ettore Lomaglio Silvestri (AssSconfiggiamo La Mafia) wrote:
< Dire che intorno a Berlusconi c’è un giro di mafia, è cosa
certamente non nuova. Tutti noi abbiamo letto le sentenze del processo
Dell’Utri, le testimonianze dei pentiti come Antonino Giuffré,
sappiamo di Vittorio Mangano, sappiamo delle minacce a Berlusconi che
lui "risolse", a Milano tramite Dell’Utri. Sappiamo della famosa frase
di Totò Riina... >
Antonio Caputo (segreteria Giustizia e Libertà) wrote:
< E’ in atto un devastante progetto, imposto dalla sola maggioranza di
governo, di stravolgimento della nostra cara Carta costituzionale,
nata dalla Resistenza e baluardo delle libertà civili e sociali del
popolo italiano. Il 25 aprile di un anno fa sul Corriere della Sera
Enzo Biagi ha scritto: "il nostro era un grande nome, "Giustizia e
Libertà", un nome che si dice col cuore e che allora faceva sognare
giorni migliori". Per noi, il sogno continua >
Bookmark: www.giustiziaeliberta.org.
Massimiliano Coccia (Associazione IoStoConFalcone) wrote:
< A Berlusconi non è passata la lombosciatalgia, a Bologna Cofferati
nega la piazza ai fascisti, a Roma prima pioveva e adesso è uscito il
sole... L’iniziativa di autofinanziamento al Tasso è andata bene, a
Locri hanno arrestato gli esecutori dell’omicidio Fortugno e i nostri
ragazzi erano in piazza contro le mafie a Napoli, a Foggia, a Locri, a
Palermo... E’ proprio un buon inizio per questa primavera che speriamo
duri qualche decennio. ("M’illumino" quasi "di immenso") >
Marco Ciriello wrote:
Poes ovvero quasi poesia civile
< Un ferroviere fermato per una pura formalità
e poi condotto in questura
da una finestra precipitò, per una banalità
e quella caduta a questa storia diede la stura.
Andando dietro ai suoi pensieri,
è cascato, s’è buttato, disse il commissario
accidentale il tuffo, senza pompieri
né reti, né testimoni, né sudario.
Poi colpito fu il commissario
che di mattina, sotto casa, fu freddato
un colpo dritto in testa da un emissario
si ebbe, e dal potere fu emendato
Così il commissario e il ferroviere
insieme son tornati, da una lapide legati
peccato per il ferroviere e il suo sapere
violato, offeso, e per i suoi resti maltrattati.
La memoria non è divisibile in parti uguali
va rispetta, ricercata, difesa,
il sindaco della città, invece, tali
valori non conosceva, così l’ha offesa.
La lapide cambiò, il testo riscrisse,
finendo per sfregiare di entrambi la salma
- il consenso è la mia ideologia -, così disse
e per restare ancora un po’ sull’onda ruppe la calma.
La verità quella no, mai accertata
nella nebbia della città s’era incagliata
persa, chissà, per non dispiacere
l’animo nobile e industriale del potere >
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