Miracoli. Eccolo qua: Andreotti presidente del Senato. Solo questo ci
mancava. Giulio Andreotti, del quale una sentenza della Cassazione
dice che frequentò consapevolmente i capi di Cosa Nostra prima e dopo
l’omicidio del presidente della Regione siciliana Piersanti
Mattarella. L’amico dell’antistato dovrebbe simboleggiare lo Stato...
Casablanca. Esce giovedì 11 maggio in Sicilia e in alcune città più
su. E’ una rivista più o meno come il vecchio Avvenimenti ma con metà
pagine (la stiamo facendo a cambiali). Dei "vecchi" per ora ci siamo
io, Graziella Proto e Lillo Venezia (quello del "Male": è il più
moderato e ragionevole dei tre, dal che potete capire il livello medio
della banda), con Shining alle tastiere. Poi c’è una decina di giovani
giornalisti venuti su ora; e, al solito, i vecchi e nuovi compagni che
si stanno arruolando in questi giorni, appena sentito il segnale, al
solito, alla garibaldina.
Al solito, non pretendiamo di far tutto da soli: contiamo sul fatto
che, facendo partire concretamente un primo gruppo, ne nasca un
processo virtuoso che metta in moto in Sicilia e dappertutto qualcosa.
Rita, Berlusca, Provenzano, le speranze, i cortei: cosa c’è più da
aspettare? Quando, se non ora?
Inutili lunghi discorsi su che cosa sarà questo giornale, a che cosa
serve, a che si ricollega - di chi vuole, quest’ennesima volta,
rialzare la bandiera. Vi chiedo piuttosto di cominciare a organizzarvi
per dare seriamente una mano, ciascuno dove si trova; ovunque vi
troviate, c’è buon lavoro da fare.
A parte la redazione di Catania, che è già operativa (via Caronda
412), pensiamo di aprire entro maggio dei punti di riferimento a
Palermo, a Messina e a Roma. Manterremo il vecchio settore "Sud" per
l’estero (Non abbiamo affatto rinunciato all’idea del vecchio giornale
in rete: avremo novità anche qui quest’estate, centralizzando a
Bologna, e ci sta lavorando Gubitosa). Prendete quindi contatto al più
presto e dite cosa potete fare.
A quelli di voi che sentono parlare per la prima volta di queste cose
chiedo di vedere un po’ quanto dista "Casablanca" casa loro: magari
miglia e miglia fisicamente, ma forse idealmente a pochi metri. Ai
"vecchi" dei Siciliani, di Avvenimenti, dell’Alba e di SiciGi chiedo
scusa per non averli contattati prima uno per uno (com’era mio
dovere): semplicemente non ce l’ho fatta. Ma ciascuno di voi si senta
invitato personalmente a riprendere il suo posto. Avvertite, appena
potete, quelli che non sono riuscito a trovare io: sapete benissimo i
nomi dei nostri compagni che ora rivogliamo con noi.
E’ un’avventura pazzesca, resa possibile dalla pazzia delirante dei
più pazzi fra noi. Ma non ci sentiamo pessimisti, nè scoraggiati; non
lo siamo mai stati, lo sapete. Andremo avanti a debiti e a spintoni,
come sempre abbiamo fatto e come sempre c’è toccato, ma con un
mestiere saldissimo in mano e la stessa determinazione di prima .
Perciò ognuno dia tutto quello che può, s’impegni serenamente al
massimo, perché il momento è ora.
Chiamatemi con proposte immediate. Non aspettate di essere chiamati,
mettetevi in moto subito, d’iniziativa. Chi non ha ricevuto incarichi,
ne chieda. Siamo in lavorazione per i numeri uno e due. "It’s the
press, baby".
Presidenti. Ci piacerebbe un Presidente della Repubblica che avesse
fatto la Resistenza. Un Presidente della Repubblica che avesse fatto
la scelta della nonviolenza. Un Presidente della Repubblica
femminista. Una Presidente della Repubblica. Lidia Menapace, insomma.
[beppe sini, r.o.]
* * *
Prime firme pervenute: Laura Bottai, Antonella Sapio, Marta Ghezzi,
Peppe Sini, Maria Luigia Casieri, Daniela Musumeci, Doriana Goracci,
Pasquale Iannamorelli, Norma Bertullacelli, Daniele Lugli, Antonio
Bruno, Edi Rabini, Alessandro Portelli, Riccardo Orioles, Giovanni
Scotto, Dacia Maraini, Luca Kocci, Giovanna Providenti, Giovanni
Colombo, Domenico Jervolino, Daniele Vasta, Andrea Trentini, Daniele
Dal Bon, Yukari Saito, Antonio Vigilante, Angela Dogliotti Marasso,
Marcella Bravetti, Alessio Di Florio, Bruno Segre, Farid Adly, Zenone
Sovilla, Brunetto Salvarani, Isidoro D. Mortellaro, Gino Buratti,
Paola Pavese, Marco Servettini, Giuliano Falco, Giovanni Sarubbi,
Roberto Melone, Piercarlo Racca, Daniele Barbieri, Daniele Aronne,
Giorgio Montagnoli, Francesco Comina, Raffaele Mantegazza, Barbara
Benini, Claudio Debetto, Michele Meomartino, Agnese Ginocchio, Daniele
Gallo, Mirella Sartori, Maria G. Di Rienzo, Francesco Pistolato, Guido
Cristini, Marisa Mantovani, Enrico Lanza, Giacomo Alessandroni, Gerard
Lutte, Claudio Ortale, Gigi Malabarba, Flavia Neri, Enzo Piffer,
Giuseppe Stoppiglia, Giorgio Gallo.
Inviare a: nbawac@tin.it
* * *
(Non ci piacerebbe invece una presidente che abbia inciuciato, che
abbia favorito i Vip della sua città e che abbia attaccato a ogni
occasione i movimenti. Una Finocchiaro, insomma)
Venticinque aprile. L’Anpi, i ragazzi di IoStoConFalcone e un sacco di
altri compagni delle Resistenze vecchie e nuove. Dove? Roma, Porta san
Paolo, di mattina. La stessa piazza dove le guardie a cavallo
caricarono, nel ’60, la gente che protestava contro il nuovo governo
fascistizzante (che difatti cascò). Dove, nel ’43, granatieri e
popolani, armati di fucili e di qualche mitra, affrontarono i carri
armati tedeschi che se ne venivano giù per via Ostiense, mentre
scappava il re con tutti i suoi generali.
Miracoli. Eccolo qua: Andreotti presidente del Senato. Solo questo ci
mancava. Giulio Andreotti, del quale una sentenza della Cassazione
dice che frequentò consapevolmente i capi di Cosa Nostra prima e dopo
l’omicidio del presidente della Regione siciliana Piersanti
Mattarella. L’amico dell’antistato dovrebbe simboleggiare lo Stato. Un
colpo simbolico alla mafia (Provenzano) e un colpo simbolico
all’antimafia (che ci frega di Mattarella?). Già trovo incredibile che
egli sia stato fatto - da Cossiga naturalmente!- senatore a vita.
Ossia che di lui, con questi trascorsi, si sia stabilito che abbia
"illustrato la patria per altissimi meriti". Ora trovo stupefacente
che, non paghi di averlo beatificato perché... la prescrizione lo ha
salvato dalla condanna penale, lo si voglia trasformare in un padre
della patria, nel provvidenziale tutore di questa "Italia divisa". Non
mi stupisce che l’Udc che difende Cuffaro faccia una proposta del
genere. Mi stupisce che nessuno se ne scandalizzi. Ma "il giorno della
memoria" non serve proprio a niente? O lo si celebra per legittimare
l’oblio 364 giorni all’anno? [nando dalla chiesa]
Bookmark: www.nandodallachiesa.it
Prodigi. E’ nato un vitello con due teste, un neonato ha pronunciato
alcune parole in babilonese, un contadino ha visto una cometa sul suo
orticello e l’onorevole D’Alema ha rinunciato a una poltrona. Che
diamine hanno in mente gli dei? Perplessi come non mai gli aruspici.
La maggior parte ritiene comunque che tutto ciò non annunci guerre e
carestie bensì qualcosa di buono - per quanto inusitato - per il
futuro: una sinistra che non litighi e pensi all’interesse collettivo.
Bravo D’Alema, pessimo - nella stessa occasione - Bertinotti. Che,
conquistata la poltrona, ha raddoppiato la gaffe paragonandosi
nientepopodimenoche a Pietro Ingrao.
Riforme. Londra. Settemila sterline pagate dal partito laburista
britannico per spese di parruccheria della signora Blair, consorte del
Grande Riformatore.
Problemi. Ancora asserragliati nei rispettivi palazzi il re del Nepal
Gyanendra Primo e il premier del Belpaese Silvio Zero. Il primo è
assediato dalla folla che vorrebbe impiccarlo un pochino. Per il
secondo si pensa invece di lasciarlo dove si trova (risparmiando così
la spesa del carro-attrezzi), trasferendo la sede del governo sulla
Prenestina, in un’ex fabbrica da ristrutturare. Non si sa però se
l’interessato preferirebbe un classico Governo in Esilio (Hammamet,
Seychelles, Sant’Elena, Isole Caimane) dal quale incitare alla rivolta
contro l’iniquo governo communista e oppressore.
(Ma dov’è Taormina? Nel momento del bisogno, se la squaglia con tutte
le sue trovate: così resta tutto sulle spalle a quel povero Calderoli)
Al solito, Fini nel limbo. Nè il coraggio del bene nè quello del male.
Bella Ciao. Torna Santoro e ne siamo tutti felici. Era quello che
aveva avuto il coraggio di mandare in onda Borsellino (censurato da
Lerner e da Mentana) e l’hanno licenziato per questo. Perciò ci siamo
mobilitati in tanti per difenderlo, e abbiamo fatto bene. Dopodichè il
valoroso Santoro annuncia che torna con dei nuovi giornalisti, fra cui
"è molto probabile che sarà al mio fianco"... chi? La contessina
Beatrice Borromeo, anni venti, sicuramente una grandissima ed esperta
giornalista ma finora nota principalmente come cognata di John Elkan e
occasionalmente come modella. Un sacco di cosa di dire sul
giornalismo, sui giornalisti, su come si fa carriera e come no. Ma
dai, non guastiamoci la festa. "Affanculo, Michele", semplicemente.
Scherza coi fanti. Secondo il presidente dell’Ordine dei Giornalisti
di Sicilia, "grandi inviati" in Sicilia sono stati (oltre a quelli che
lo erano davvero, e che ogni tanto vengono ipocritamente commemorati
alla presenza di eccellenze, autorità, ponzipilati e donabbondi)
Domenico Tempio ed Enzo Asciolla. Del primo, innocuo "culo-di-pietra"
(termine tecnico: sta per anziano e lento caporedattore) di Ciancio,
niente da dire nè in male. Del secondo però ricordo benissimo il
servizio che rese alla mafia catanese nel 1985, quando intimidì e
spinse al silenzio (pubblicandone su La Sicilia nome, cognome, foto e
persino indirizzo di casa) il pentito Luciano Grasso, che aveva
annunciato ai magistrati informazioni utili alle indagini
sull’assassinio di Giuseppe Fava.
Ormai non protesto più quando Giuseppe Fava, Enzo Baldoni (stiamo
scrivendo col computer che ci regalò prima di partire), Beppe Alfano o
Maria Grazia Cutuli vengono "commemorati" da gente che con loro non ha
mai avuto nulla a che spartire, e men che mai col loro giornalismo. Ma
che a questi nomi mescolino quello di un Asciolla, questo non
riusciamo a tollerarlo.
Un prete calabrese: "Annunciare (il vangelo), denunciare (i mafiosi),
rinunciare (ai privilegi del potere)".
Max wrote:
"Morettiana. Sa cosa stavo pensando? Una cosa molto triste: che io
anche in una politica migliore di questa mi troverò sempre a mio agio
e d’accordo con una minoranza...Il problema è che in questo Parlamento
neanche vedo le minoranze, è tutta una grande maggioranza. Avrei tanto
voluto vedere un pasticcere trozkista vero, avrei tanto voluto... E
poi questi politici che giocano "al vengo o non vengo? Mi si nota di
più se vengo o se non vengo? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a
una finestra, di profilo, in controluce. Poi gli fanno "Vieni di là
con noi, dai" e poi dicono "andate, andate, vi raggiungo dopo". E
questa campagna elettorale tutta a rincorrere Silvio, una campagna a
tutta ad urlare: " Marca Berlusconi marca Berlusconi marca Berlusconi
marcalo marcalo marca Berlusconi!!!". E tutti questi finti giovani,
questi finti giovani che giocano a fare i socialdemocratici, i
comunisti, i socialisti, gli ambientalisti... che tristezza...Voi
gridavate cose orrende e violentissime e Voi siete imbruttiti. Io
gridavo cose giuste e ora sono uno splendido ventenne".
enzo_vitagliano@libero.it wrote:
< Non so se hai visto Matrix: come ospite di Mentana c’era quel
sacrestano di Tremonti, il quale non ammette la sconfitta e si basava
sulla differenza di schede bianche tra camera e senato. Fagli capire
che alla Camera hanno votato i giovani sotto i 25 anni (i quali, non
avendo esperienza di voto, sconcertati da tutta la classe politica
hanno reagito con scheda bianca); al Senato, con elettori più
smaliziati, le schede bianche erano inferiori. Ecco da dove nasce la
discrepanza tra camera e senato su cui Tremonti reclama tanto. I due
milioni di votanti in più rispetto alle elezioni precedenti si
ricavano da quelle persone che da anni non votano per protesta e che
invece questa volta hanno votato, sempre per protesta... ma per fare
andare via berlusconi >
L.F. wrote:
< La pagina sul caso di Rita è una delle più profonde che abbia letto
su che cosa è mafia, cultura mafiosa. Grazie e sempre tanti auguri >
stinkfoot@cheapnet.it
< Com’e’ possibile essersi gia’ pentiti di averli votati? Ma basta
guardarli accapigliarsi per le presidenze delle camere, per i ruoli di
governo... basta sentire Bertinotti che minaccia cure dimagranti per
Mediaset e i vari Rizzo, Pecoraro Scanio e compagnia che ancora
tentennano, distinguono... >
Ettore Lomaglio Silvestri wrote:
< Sappiamo che arrestare un padrino non vuol dire sconfiggere la
mafia. Dopo Liggio è venuto Riina dopo Riina Provenzano. Ma sappiamo
che i legami politici son molto personali e perdere Binnu u’tratturi
vuol dire perdere i suoi amici politici. Speriamo che il nuovo governo
non perda colpi combattendo la mafia quotidianamente sul territorio
socialmente e politicamente e sopratutto in maniera organica. È una
guerra senza medaglie che ha nella sconfitta del nemico l’unico
obiettivo e premio. Per fare questo era fondamentale mandar via chi
aveva detto che con la mafia bisogna conviverci. Noi siamo contenti di
tutto questo e continueremo più intensamente la nostra battaglia
quotidiana >
e.c. wrote:
< Vi prego di sospendere l’invio della Catena. Vi auguro per il futuro
di realizzare prandi progetti per il successo dei vostri ideali che
sono pure i miei, anche se a 82 anni è difficile sognare. Vogliate
gradire con la mia più profonda stima, cordiali saluti >
* * *
Va bene. Vuol dire che ricominceremo a mandarLe la catena dall’anno
prossimo. A presto e un affettuoso saluto.
franco_mistretta@yahoo.it wrote:
< Il primo a parlare di ’borghesia mafiosa’, negli anni ’60, fu Mario
Mineo, vecchio dirigente del Pci prima e del Manifesto poi. Numerosi
suoi saggi e articoli chiedevano anche la confisca dei beni mafiosi,
in un tempo in cui ciò non veniva ritenuto realista e la sinistra
extraparlamentare (Rossanda compresa) lo accusava di preoccuparsi del
"banditismo" piuttosto che del comunismo. Sarebbe il caso di
dedicargli qualche riflessione, prima o poi >
Elisa la Rosa wrote:
< Ciao R., sicuramente ti ricorderai di don Peppino "u’ molafobbici"
(storpiato in "malafobbici"), arrotino di fervente fede socialista e
grande sostenitore della repubblica che, durante la campagna per il
referendum monarchia-repubblica nel lontano ’46, veniva schernito dai
notabili della nostra cittadina, borboni e monarchici, con la frase:
"Ma cu po’ vuliri a repubblica? Sulu un molafobbici!". Dopo la
vittoria della repubblica, il Molafobbici si sciacquò la bocca con
cotanti signori, deridendoli: "E cu putìa diri chi c’eranu accussì
tanti molafobbici in Italia?".
Rispondendo allo stesso modo ad un "notabile" della seconda
repubblica, che si ritiene domineddio e non si decide ancora a
scendere dal trono, io dico "E chi poteva dire che c’erano così tanti
coglioni in Italia?" E mi auguro che ce ne siano ancora di più che
votino Rita Borsellino >
Will wrote:
< Come un guitto maldestro s’arrabbatta,
scordata la sua parte, sulla scena
- come rabbiosamente si consuma,
inutilmente, l’impeto che batte -
così insicuro, in panico, mi spremo
cercando una parola che mi aiuti
e mi confondo dentro questa pena
così troppo potente così acuta.
Così, parlino i versi, e taccia io:
parlino solo loro al posto mio,
portino amore, chiedano l’amore
che lingua mai non riuscì a trovare.
Se tu imparassi a leggere i miei gesti
- i silenzi, gli sguardi - capiresti. >
Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche
semplicemente per liberarsene, basta scrivere a
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"A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava)
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