Enzo Baldoni wrote:
18/08/2004 14:20
E via: con un giorno di ritardo, ma si va a Najaf assediata con la copertura
della Croce e della Mezzaluna Rossa. Scendo: nel piazzale alcuni volontari
stanno staccando dai camion le bandiere e i manifesti con la Croce.
"Ma Beppe!"
Beppe e’ piu’ nero che mai:
"Ordini di stamattina. Il carico non puo’ avere nessun simbolo della Croce
Rossa:"
"Stai scherzando, spero."
"Ordini precisi da Roma."
"Ma e’ un suicidio. Gli elicotteri americani dall’alto vedranno solo dei camion
bianchi. Il primo mitragliere un po’ cowboy prima ci spara e poi chiede chi
siamo."
"E’ arrivato il divieto formale di usare la bandiera di guerra della Croce Rossa
per questa missione."
"Ma qui siamo a Kafka! E’ ridicolo!"
"Senti, Enzo: lo sai. Se potessi decidere io, salterei immediatamente su quei
camion e andrei a Najaf. Ma io non posso. Tu sei libero: se non te la senti,
resta a Baghdad."
"Figurati. Ma cosi’ davvero e’ un suicidio, Beppe."
Non risponde, mi volta le spalle e se ne va, furibondo.
Va bene, ci penso io. Vado in una stanza, stacco la bandiera della Croce Rossa
dal muro e me la infilo nello zaino. Ne vedo un’altra ripiegata su un ripiano e
ops! dentro anche quella. Vado in cucina da Doriana e Francesco e gli chiedo un
manico di scopa. Capiscono al volo e lo svitano dallo spazzolone che stanno
usando. Trattasi di furto? Mi faccia causa, la Croce Rossa Italiana: ci
facciamo due risate, quando torno.
* * *
19/08/2004 17:17
Ripartiamo con l’unico camion sovraccarico: dovremo andare lentamente, e
speriamo che tenga botta. Salah commenta: "Bene. Quello che poteva andar male
e’ andato male.Ora, se saremo puri nelle nostre menti e nei nostri cuori, tutto
andra’ bene." E’ un duro, Salah. Mi piace.
Ghareeb e’ veramente teso. Continua a dirmi di non sembrare straniero: niente
foto, niente appunti sul taccuino, stai dritto, non ti voltare, niente
cintura.Ho insistito sul fatto che lui sia il capo indiscusso della spedizione
e che tutti - io per primo - obbediremo ai suoi ordini senza far domande. Lui
pensera’ ai rapporti con gli irakeni e io a quelli con gli americani.E poi,
dopo molta, molta strada e molti, molti posti di blocco oops: a questo posto
di blocco non ci sono le camicie azzurro ATM dei poliziotti iracheni.
Ci sono dei signori molto armati. Vestiti di nero. Con la fascia verde in
testa.
Tana.
* * *
19/08/2004 17:21
"Si apprende che il convoglio della Croce Rossa attaccato sulla strada per Najaf
non era stato autorizzato dalla sede centrale ed anzi vietato, per motivi di
sicurezza, dal Commissario Straordinario Maurizio Scelli. Quest’ultimo ha
disposto l’immediato rientro in Italia del capo missione per riferire
sull’iniziativa."
questa non ci voleva.
* * *
19/08/2004 19:57
Nel caldo feroce del primo pomeriggio, seguiti dal vecchio Ford sovraccarico,
entriamo nella periferia di Najaf. La situazione e’ pesante, si sentono
esplosioni dappertutto, ci sono combattimenti molto duri intorno al cimitero.
Dobbiamo prendere strade e stradine polverose. Un sistema invisibile di
staffette ci sta guidando: qui un uomo esce dal portone e ci fa segno di
voltare a destra, qui un ragazzino ci manda a sinistra, la’ un vecchio
accovacciato a vendere cavolfiori ci suggerisce di andare diritto.
Ora Ghareeb e’ sudatissimo, basterebbe una strada sbagliata per portarci dritti
dritti tra le braccia degli americani che stanno accerchiando la citta’.
* * *
Ogni tanto, prima di un incrocio, Ghareeb chiede:
"Uko dabbaba?" (C’e’ un carro? Dabbaba e’ un’antica parola che significa
"qualcosa che cammina pesantemente e con rumore")
Oppure:
"Uko dabbabat?" (Ci sono carri?)
Fino a un certo punto la gente risponde:
"Makow." (non ce ne sono).
E poi, alla fine, qualcuno risponde:
"Ey!" (si’)
Tocca a me. Prendo la bandiera della Croce Rossa fissata a un manico di scopa,
apro la portiera e scendo lentamente in strada.
* * *
20/08/2004 08:36- ANSA - Della ingannevole atmosfera di speranza che si era
creata ieri dopo le offerte di resa di Sadr ha fatto le spese anche un
convoglio della Croce Rossa italiana che questa mattina era partito da Baghdad
con aiuti per la popolazione di Najaf e che e’ stato investito dall’esplosione
di una mina nei pressi della citta’ di Babilonia. I vetri di un’ambulanza e di
un camion sono andati in frantumi, ma fortunatamente tutti gli operatori della
Cri sono rimasti illesi. Il convoglio ha poi proseguito per la citta’ santa,
per trovarla nuovamente in preda ai combattimenti e riamando bloccato per
alcune ore, prima di poter fare rientro nella capitale.
* * *
20/08/2004 19:00
Bene, ci siamo. Ora tocca a me. Dietro quest’angolo c’e’ un carro armato
americano. Forse l’equipaggio e’ nervoso. Forse hanno l’ordine di sparare o
forse no, ma noi non lo sappiamo. Non posso togliermi dalla testa quel che e’
successo all’amico e collega di penna Raffaele Ciriello, ucciso in mezzo alla
strada dalla raffica di un mitragliere nervoso quando era di fronte - armato
solo di una macchina fotografica - a un Merkava israeliano.
Bon, vediamo che succede.
Sventolo cautamente da dietro l’angolo la bandiera con la croce rossa. Poi la
sventolo piu’ forte. Sbircio dietro lo spigolo. E’ un Bradley. E’ una specie di
rospo color sabbia su una strada color sabbia tra case color sabbia. Sta li’,
indifferente, tetragono, acquattato, pronto a sparare la sua lingua vischiosa
per catturare l’insetto. Solo che l’insetto sono io, cazzo.
Sventolo ancora la bandiera, faccio un passo, mi riparo dietro un palo della
luce e urlo:
"Ehi, boys! Italian Red Cross! Don’t shoot! We are here for humanitarian
reasons! Can we come forward?"
"Ehi, boy, don’t shoot! I’m coming!"
Faccio un passo laterale e mi metto in vista, pronto a schizzare al riparo del
palo di cemento. In una mano ho lo bandiera e nell’altra il distintivo dei
Volontari del Soccorso, e’ ridicolo, da laggiu’ non riescono certo a leggerlo,
ma forse per un ragazzotto dell’Ohio o del Wisconsin fa "legality", come quando
un poliziotto viene avanti tenendo il distintivo in una mano e la pistola
nell’altra. Solo che qui i distintivi, come le chiacchiere, stanno a zero.
Sono le tre del pomeriggio, ho la gola secca, ma non credo dipenda dalla
calura.
Faccio un altro passo di lato, cauto. Sbircio indietro: al riparo dietro
l’angolo Gareeb e Salah mi guardano, tesi.
Vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, mi porto in mezzo alla strada sventolando
disperatamente la bandiera con la sensazione che da un momento all’altro mi
faranno secco, continuo a urlare red cross don’t shoot, con la sensazione di
camminare in equilibrio su un filo.
Faccio segno a Ghareeb di avanzare lentamente con la Nissan. L’imbecille
accelera e schizza via brusco, alle mie spalle. Lo segue il camion dei
medicinali. Wew, passato: raggiungo anch’io piano piano l’altro lato, gridando
"Thank you! Thank you!" all’indirizzo dei carristi invisibili.
* * *
20/08/2004 19:01
"Uko dabbaba?"
"Uko dabbabat?"
C’e’ un secondo Bradley sul nostro cammino, e poi un terzo: la procedura e’ la
stessa. Smonta, sventola, urla, dirigi il traffico, e nel frattempo ca’gati
sotto. Al terzo e’ gia’ routine. Nessuno spara, e questo e’ buono, anche se
vicino si sentono raffiche e colpi di mortaio.
Gli abitanti di Najaf si sporgono dalle case, salutano, ci indicano la via verso
il Mausoleo di Ali. Vediamo i primi armati vestiti di nero con la fascia verde
sulla fronte. Poi irrompiamo nel corso principale: in fondo la splendida
piastrelltura multicolore del Mausoleo, una fantasmagoria araba di grande
bellezza. Il corso e’ pieno di armati, Ghareeb comincia a suonare i clacson,
tutti alzano in aria i mitragliatori aprono le dita a V, ci applaudono, urlano,
passiamo tra due ali di uomini festanti armati fino ai denti, anch’io sporgo le
dita aV fuori del finestrino, e’ una festa.
* * *
In fondo al corso un gruppetto di uomini vestiti di nero ci punta le armi. Ci
fermiamo. Ghareeb scende. Questo e’ compito suo. Cominciano a urlare in arabo.
Ghareeb sembra furibondo. Urla fortissimo. Un ragazzino con la fascia verde
sulla fronte si mette dietro di noi e punta il lanciagranate RPG-7 sul camion.
Porca troia. L’autista della Mezzaluna scende, pallido, e aziona il portellone.
Lentamente, il portellone si abbassa: si vedono le casse di medicinali con la
scritta Italian Red Cross. Il giovanotto alza il lanciagranate e sorride.Gli
armati rimettono il mitra in spalla e abbracciano Ghareeb, che e’ sudatissimo.
Via libera per il Mausoleo di Ali.
Bookmark: bloghdad.splinder.com
Italiani. Dall’Archivio della Presidenza della Repubblica:
1) Nome: Mihai Ciobanu
Conferimento: Medaglia d’oro al valor civile
Data del conferimento: 1- 6- 2001
Motivazione: "Con grande coraggio e generoso slancio, si tuffava nelle vorticose
acque del Brenta riusciendo, dopo reiterati tentativi, a trarre in salvo tre
bambini in procinto di annegare. Nobile esempio di umana solidarieta’ ed virtu’
civiche. 15 agosto 2000 - Campo San Martino (PD).
* * *
2) Nome: Abdennaceur Abid Mohamed
Conferimento: Medaglia d’oro al valor civile alla memoria
Data del conferimento: 22- 12- 2003
Motivazione: "Con generoso slancio e cosciente sprezzo del pericolo, non esitava
a tuffarsi nel mare fortemente agitato, riuscendo a trarre in salvo una donna e
due bambini in procinto di annegare. Con tenace e coraggiosa determinazione,
rientrava poi in acqua in soccorso di un altro bambino in pericolo ma, stremato
dallo sforzo, veniva travolto dalla corrente immolando la vita ai piu’ nobili
ideali di umana solidarieta’. Fulgido esempio di elette virtu’ civiche ed
elevato spirito di abnegazione. 18 giugno 2003 - Cannatello (AG)".
* * *
3) Nome: Jonel Constantin
Conferimento: Medaglia d’oro al valor civile alla memoria
Data del conferimento: 19- 4- 2004
Motivazione: "Camionista romeno, con generoso slancio e cosciente sprezzo del
pericolo, accorreva in soccorso degli occupanti di due autovetture finite fuori
strada per il fondo ghiacciato, ma veniva travolto da un veicolo sopraggiunto,
sacrificando cosi’ la giovane vita ai piu’ nobili ideali di umana solidarieta’
e di profondo senso civico. 24 febbraio 2004 - Belforte Monferrato (AL)".
* * *
4) Nome: Sarr Cheikh
Conferimento: Medaglia d’oro al valor civile alla memoria
Data del conferimento: 19-08-2004
Motivazione: "Mentre si trovava nella spiaggia della localita’ Marina di
Castagneto Carducci, udite le invocazioni di aiuto di un bagnante in grave
difficolta’, si gettava in mare, unitamente ad altre persone, per cercare di
soccorrerlo. Dopo aver compiuto il salvataggio veniva sopraffatto dalla
violenza del mare che lo trascinava lontano senza possibilita’ di scampo.
Fulgido esempio di eccezionale coraggio, nobile spirito di altruismo e preclara
virtu’ civica. Marina di Castagneto Carducci (LI), 14 agosto 2004".
(by tapiro@kyuzz.org)
27 agosto 2004
Non c’era pacifista piu’ pacifista di Enzo Baldoni, con la sua bandiera della
croce rossa sventolata fisicamente fra i due fuochi. Non c’era giornalista piu’
giornalista, col suo "dilettantismo" sofisticatissimo, figlio di internet, una
generazione piu in la’ della carta stampata. Non c’era sessantottino piu’
coerente, a cinquantasette anni, morto cosi’. Qualcuno ha pensato che il primo
video fosse fasullo perche’ il viso "non rivela contrazioni inevitabili per chi
si trovi sull’orlo dell’abisso". Infatti. Cosa doveva fare, tremare,
supplicare, gridare viva l’Italia? No. Un mezzo sorriso autoironico,
tranquillo, quello dei personaggi di Doonesbury, senza nemmeno bisogno di
fumetto.
E’ morto un grande, un grande piccolo uomo, uno di noi tutti. Del resto ne
parleremo dopo, quando ci sara’ la mente piu’ tranquilla.
* * *
"A che serve vivere, se non c’e’ il coraggio di lottare?"
24 luglio 2004 enzo wrote:
< E’ tornato. E’ tornato il momento di partire.
Da un po’ di tempo la solita vocina insistente tra la panza e la coratella mi
ripeteva: "Baghdad! Baghdad! Baghdad!". Ho dovuto cedere.
Come sempre, quando si prepara un viaggio importante, cominciano a grandinare
le coincidenze. E chissa’ quanto sono segni e quanto le provochiamo noi.
Ancora una volta, prima di una partenza, mi sono sdraiato sotto le stelle,
nella Romagna dei miei nonni e della mia infanzia, in cima a Monte Bora, sulla
terra notturna ancora calda del sole di luglio.
La terra, sotto, mi riscaldava il corpo. La brezza, sopra, lo rinfrescava.
Lucciole, profumo di fieno tagliato, il canto di milioni di grilli.
E’ qui che da piccolo studiavo spagnolo su un libro trovato in soffitta. E’
qui, davanti a un piatto di tagliatelle, che tre anni fa si e’ fatta sentire la
solita vocina che ripeteva: "Colombia, Colombia, Colombia!"
Si e’ parlato molto di morte in questi giorni: della morte serena di Zio Carlo,
filosofo e yogi, che forse sapeva la data del suo trapasso. Guardando il cielo
stellato ho pensato che magari moriro’ anch’io in Mesopotamia, e che non me ne
importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone
cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e
al tepore della Terra che mi riscalda il culo >
(Tra parentesi. La "guerriglia" irachena, i "partigiani"? Ma io di comandanti
partigiani ne ho conosciuti almeno uno vero, e quello i partigiani che
commettevano atrocita’ li fucilava. Enzo e’ stato catturato mentre cercava di
mettere in salvo degli iracheni feriti dagli americani. Adesso, dai capi della
"resistenza" irachena ci aspettiamo che consegnino gli assassini di Enzo,
oppure che li fucilino loro. Non che sia una soddisfazione. Ma tanto per sapere
se in futuro alle manifestazioni per l’Iraq ci andremo ancora. - r.o. )
Malavita. Il mio giornale, che era un piccolo quotidiano siciliano, era noto in
citta’ come "il giornale della malavita": specialmente d’estate. All’inizo di
ogni estate, infatti, sui tetti del carcere (che era in una piazza centrale del
carcere) si arrampicavano i ragazzi del minorile e di’ la gridavano, mostravano
striscioni - pretendevano, insomma. Il nostro era l’unico giornale ch ese ne
accorgesse. E che si chiedesse - e chiedesse ai responsabili - se davvero
qualcuno avesse il diritto, oltre al diritto "normale", di infliggere a quelle
creature quella pena. La temperatura, a Catania, di solito e’ gia’ molto oltre
i trenta gradi all’inizio di giugno. A luglio, si aggira gia’ sui quaranta.
Nel carcere, che come tutti i carceri italiani conteneva tre o quattro volte di
piu’ della popolazione prevista, in teoria c’era un reparto maggiorenni e un
reparto minorile; i confini erano teorici, tuttavia, e i boss spadroneggiavano
sugli uni e gli altri. Obbligavano, per esempio, i detenuti a rifiutare le
razioni del carcere, "il pane dello Stato"; la societa’ che li forniva, che era
d’accordo coi mafiosi, faceva miliardi evitando di fornire la maggior parte dei
pasti, che le venivano regolarmente pagati. Quel che succedeva la’ dentro, non
lo sapeva nessuno; e chi lo sapeva non ne parlava. Con tutto cio’, erano
"delinquenti", e dunque peggio per loro. I giudici catanesi erano severissimi,
a quei tempi: ho visto ragazzi farsi due anni di galera, e di galera la’
dentro, per un po’ di marijuana. Gli imprenditori collusi coi mafiosi invece
venivano assolti per avere "agito in stato di necessita’".
Il "giornale della malavita", in quegli anni, era l’unico che denunciasse i boss
mafiosi. Giudici e giornalisti perbene invece ci stavano benissimo insieme,
facevano le vacanze coi loro soldi e a volte si facevano ospitare nelle loro
case. Feroci coi ragazzini, accomodanti coi mafiosi.
"Tre indizi fanno una prova", dice ora il ministro Castelli. Tre indizi fanno
una prova quando si tratta di poveracci "delinquenti"; ma per i vip come
Previti, viva il garantismo. Lo scandalo, per loro, non e’ che i Dell’Utri
siano ancora a piede libero ma che i carcerati protestino (istigati,
ovviamente, dai communisti). Per i vip, si cambiano direttamente le leggi in
parlamento; per i poveracci, si grida allo scandalo quando qualcuno parla di
amnistia.
Dc. Prima lo smarcamento dell’Udc dal polo di destra. Poi la contestazione della
Margherita al polo di sinistra. Poi Fini invitato in gran pompa - come politico
ragionevole e moderato - al convegno dell’Azione cattolica. E infine la
riminata di Cl, che critica Berlusconi e dice che in fondo potrebbe anche
andarsene dall’altra parte.
Informazione. L’anno scorso e’ successo qualcosa di molto importante in Sicilia,
esattamente di questi tempi, e Repubblica ne dette notizia, con quasi tutta una
pagina, ai lettori. Di che si trattava? "Festa di vip nel paese di Ragalna,
dove la Santanche’ presenta il suo villaggio-vacanze". Foto della Santanche’,
foto di Caltagirone, "proprietario di una catena di alberghi di lusso fra cui
il San Domenico di Taormina" (che prima era del mafioso Graci), foto
dell’onorevole La Russa (ex avvocato di Ligresti) e via vippeggiando.
Quest’anno, puntuali come la cometa di Halley, ci risiamo: "Folli serate a
Ragalna, aspirante Porto Cervo Siciliana". Santanche’, La Russa, La Russa jr
con relativa velina, megaparty e tuttoil resto, naturalmente con foto. Vabbe’:
"marchette", si chiamano giornalisticamente. Ma perche’ due marchette
identiche, a distanza di un anno, manco che se fosse l’annuata sfilata della
Repubblica ai Fori? C’entra per caso il fatto che Repubblica, a Catania, e’
mani e piedi legata (al punto da non far cronaca locale per non disturbarlo) al
mega-editore catanese Ciancio? E Ligresti, che a Milano e’ "nemico", a Catania
lo e’ ancora? Boh. Intanto, si ristruttura: il gruppo Ciancio si trasferisce
nella zona industriale, portandosi dappresso la stamperia di Repubblica (che
passera’ a full-color), mentre la storica sede in citta’ ospitera’ "attivita’
complementari" non meglio definite. "Dum a Roma pugnatur, Cataniae
inciuciatur".
New York. Osservatori internazionali incaricati dalle Nazioni Unite
controlleranno per conto dell’Onu la regolarita’ delle elezioni presidenziali
americane del prossimo 2 novembre. L’ultima tornata elettorale in quel Paese, a
giudizio di molti osservatori neutrali, e’ stata infatti inficiata da strane
irregolarita’ come l’intervento, nel computo dei voti decisivi, del fratello
del candidato poi risultato "eletto".
Economia 1. Secondo l’Ufficio di statistica tedesco, il quaranta per cento del
"made in Germany" non viene piu’ prodotto in Germania ma in paesi terzi. La
Porsche, per esempio, viene assemblata in Slovacchia, mentre a Stoccarda motano
solo sterzo e trasmissioni. Cosi’ per tutto il resto.
Economia 2. Rotolando rotolando, il barile si avvicina ormai ai cinquanta
dollari, e li raggiungera’ probabilmente entro l’autunno. I consumi di petrolio
aumentano sempre piu’ - un sacco di automobilone americane e europee, e anche
ormai un bel po’ di automobiline cinesi e indiane - mentre le trivellatrici
vanno al massimo e le riserve diminuiscono molto alla svelta (i nuovi
giacimenti non eguagliano affatto l’aumento dei consumi). L’Iraq, la Russia, i
casini di Bush: ma il fatto e’ che la coperta, da qualunque lato si tiri, ormai
sta cominciando a diventare troppo svelta. Si comincia a riparlare di nucleare,
poiche’ di consumare di meno non se ne parla.
Cronaca. Roma. Abbandonati in un fosso nove cuccioli gettati via da un’auto in
fuga. Trovati da una volante, sono stati portati al commissariato, curati e
rifocillati, e infine adottati tutti dagli agenti.
sandro@bengodi.org wrote:
< La nuova portaerei italiana: 1390 milioni di euro! Quasi 2.700 miliardi di
lire.
Massimo Moratti li avrebbe spesi per acquistare altri calciatori per lInter
Letizia Moratti li avrebbe dati alle scuole private
Io li avrei spesi in cd, libri e strumenti musicali
Mia sorella li avrebbe spesi comprando migliaia di paia di scarpe
Mio zio li avrebbe investiti in Borsa, magari in titoli ad alto rischio
Mia zia avrebbe acquistato tutti i biglietti della Lotteria per essere sicuro di
vincere il primo premio
Braccio di Ferro ci avrebbe comprato una enorme piantagione di spinaci
Zio Paperone avrebbe costruito un nuovo deposito
Gino Strada avrebbe costruito centinaia di ospedali in giro per il mondo
Vittorio Agnoletto li avrebbe destinati alla lotta allAids
Alex Zanotelli li avrebbe spesi per Korogocho e tutte le altre baraccopoli
...Insomma ci sono davvero tanti modi per spendere, bene o male, 1390 milioni di
euro. LItalia ha scelto una portaerei enorme, lunga 244 metri, piena zeppa di
missili e cacciabombardieri ed altre armi, il piu’ grande strumento di
distruzione della vita umana della storia del nostro paese >
Lidia Menapace wrote:
< Non provate un po’ di invidia per la Svizzera, il piu’ vituperato dei paesi
neutrali? Non e’ forse vero che una Europa piu’ indipendente politicamente (uno
dei risvolti della neutralita’ militare e’ anche l’indipendenza politica)
sarebbe il luogo giusto e di giusto peso per trattative di questo tipo?
Ma perche’ la sia pur crescente indipendenza politica delle Nazioni Unite e’
meno significativa della vecchia neutralita’ svizzera? Perche’ le Nazioni Unite
portano il segno della loro origine, e cioe’ di essere nate dai vincitori della
seconda guerra mondiale. Gli scontri che vi avvengono non sono limpidi
conflitti tra interessi dichiarati, ma piuttosto mimesi di guerre non ancora
scoppiate.
L’Europa unita avrebbe peso sufficiente per avviare anche una riforma delle
Nazioni Unite che le ripulisca degli avanzi della guerra e dai segni prepotenti
della vittoria, dia piu’ peso all’assemblea di tutti gli stati, faccia un
consiglio di sicurezza tutto a rotazione, inserisca nell’assemblea anche
rappresentanze di popoli, di minoranze e di movimenti, levi il diritto di veto
o lo conferisca ai paesi impoveriti: sono certa che l’Argentina saprebbe fare
buon uso del diritto di veto contro le politiche dei poteri finanziari. Del
resto anche nell’antica Roma il veto non era dei consoli che avevano gia’ il
potere, era dei tribuni a nome di quelli che non avevano ne’ voce ne’ voto, i
plebei >
Galina Padovanskaya wrote:
Maledizione d’agosto
< Lucciole, lucciole, venite a me:
non solo sedici, ma ventitre’.
Sette si adagino sopra i gerani,
sette si posino sopra i miei cani,
se questi abbaiano, vengano via
e dopo scendano su zia Sofia.
In cielo brillano stelle a milioni,
in terra lucciole. Brutti minchioni,
siccome restano ben nove ancora,
ecco che mandovi tutti in malora:
in cielo vagano tre planetoidi,
vi sian le lucciole sulle emorroidi! >
AntonellaConsoli wrote:
< Sii come l’alga,
lascia che la corrente
trascini a se’ ogni cosa.
Senti come vibrano le stelle
silenziose nel tuo petto,
vedi come fiori di luce
cadono sul tuo sentiero.
Lascia che il torrente su tutto scorra,
che silenzioso e potente
Amor soccorra >
* * *
Essenza
< Di tante parole,
il silenzio.
Di tanti fiori,
il profumo.
Un filo d’erba, innocenza.
Odore di zagara
tra gli alberi-sposa.
Camminarvi in mezzo
e tanto mi basta >
Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche semplicemente per
liberarsene, basta scrivere a riccardoorioles@libero.it — Fa’ girare.
"A che serve vivere, se non c’e’ il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava)