La cattura di Bernardo Provenzano ha avuto un’eco
straordinaria tanto da oscurare in parte anche l’esito al foto finish
delle elezioni politiche. Nella stessa edizione straordinaria del tg1, realizzata a pochi minuti dal lancio Ansa che rendeva noto il suo arresto...
Questo numero della Catena esce in emergenza per un motivo felice: e
cioè che siamo troppo occupati a impaginare il primo numero di
Casablanca - la nuova rivista dalla Sicilia dei pazzi giacobbini - e
il tempo per qualunque altra cosa è pochissimo. Dobbiamo essere in
edicola, almeno in Sicilia, l’undici: questo significa che bisogna
lavorare letteralmente giorno e notte per arrivare puntuali
all’appuntamento col tipografo e, come si diceva una volta, "non
perdere i treni".
Le cose da scrivere non sarebbero mancate: in queste ore l’Eletto (dal
Signore, ma non dal popolo) si toglie finalmente dagli zebedei. Nel
giro d’un mese gli italiani - pazienti, confusionari ma non scemi - si
sono sia pur faticosamente liberati dalle tre B. del vecchio secolo,
che sembravano eterne: B. come Berlusca, cioè l’idea che coi soldi
compri i culi e le anime di tutti; B. come Binnu, cioè la s.r.l.
mafia-politica, al centro dell’economia per cinquant’anni; e il signor
B. come Belzebù, il sommario di tutto, l’ironia e l’intrallazzo, la
bonomia e la tragedia, gli incontri sorridenti con Alberto Sordi e
quelli, sempre sorridenti, coi boss di Cosa Nostra. Adesso tutto
questo non c’è più. Siamo nel nuovo secolo, ragazzi. Il duemila, in
Italia, comincia ora.
Ve lo aspettavate diverso? Pensavate di vincere fra fiori e applausi,
dieci milioni di voti in più, i cattivi che scappano e i buoni che
vengono avanti senza paura? Levatevelo dalla testa: siamo in Italia,
amici miei. E in fondo, vincere ai rigori dà anche più soddisfazione.
(E costringere a non abbassare la guardia, a restare svegli un minuto
di più).
Mi scuso con i numerosissimi lettori che hanno scritto per mettersi a
disposizione di Casablanca: molti sono professionisti (di giornalismo,
grafica, video e altre cose) e hanno anche fatto proposte molto serie
e concrete, molti altri pur non essendolo hanno portato idee possibili
e di valore. Abbiamo potuto rispondere solo a pochi. In questo casino
operoso di questi giorni, ci è impossibile distoglierci anche solo per
un’ora dalle elaborazioni immediate. Appena sarà chiuso il numero, per
prima cosa ci faremo una bella dormita e poi contatteremo uno per uno
tutti gli amici che hanno chiesto un biglietto per Casablanca. Abbiate
pazienza e compassione :-)
La fretta, su questo numero della Catena, ci consente di pubblicare
solo due dei materiali più interessanti. Il primo è servizio da
Barcellona (Messina) dove gli amici di Provenzano erano tanti (diversi
boss latitavano in questa zona) e dove tuttavia in questi mesi il
movimento antimafia sta crescendo come non mai. Tindaro Bellinvia,
l’autore del servizio sul caso Manca (un medico di Barcellona forse
ucciso perché aveva visto Provenzano) è uno dei leader di questo
movimento, collabora al foglio antimafioso La Primavera e ha fatto,
negli anni più duri, un piccolo giornale libero che si chiamava La
Città. Fretta o non fretta, siamo lieti di dargli il benvenuto nella
Catena (e nelle altre baracche che via via vengono messe in piedi).
Il secondo argomento che non potevamo sacrificare è un brevissimo
flash di Antonella Serafini. (www.censurati.it),che è una delle
giornaliste più ficcanaso d’Italia, e aveva tirato fuori la storia di
uno scandalo di famiglie eccellenti a Pescara: la cosa l’ha messa nei
guai, è arrivata una denuncia e anche segnale inquietante. Ma arrivano
i nostri, nella persona dell’avvocato-compagno Alfredo Galasso: adesso
non sarà più tanto facile metterle il bavaglio.
Buon lavoro a tutti.
Un caso da riaprire. La cattura di Bernardo Provenzano ha avuto un’eco
straordinaria tanto da oscurare in parte anche l’esito al foto finish
delle elezioni politiche. Nella stessa edizione straordinaria del tg1,
realizzata a pochi minuti dal lancio Ansa che rendeva noto il suo
arresto in un casolare delle campagne di Corleone, nel servizio
principale si ricordava che la vicenda della lunga latitanza di "Zu
Binnu" è arrivata ad una svolta positiva per gli inquirenti che
cercavano di braccarlo con la scoperta dell’intervento chirurgico alla
prostata avvenuto a Marsiglia nel 2003. Ma per coloro che avevano
sentito parlare del caso del dott. Attilio Manca non c’era bisogno di
questo particolare per collegare l’arresto del super latitante con il
caso dell’urologo di Barcellona, in provincia di Messina.
Abbiamo incontrato i genitori Gioacchino Manca e Angela Gentile a una
settimana dalla cattura di colui, che secondo la pista da loro
indicata agli inquirenti finora senza risultati concreti, potrebbe
essere stato visitato e operato dal loro figlio trovato morto il 12
febbraio del 2004 nell’appartamento di Viterbo dove viveva da solo. Il
padre è chiaro: nonostante le intimidazioni subite e gli "inviti" a
desistere, loro non molleranno fino a quando la verità sulla morte del
congiunto non verrà interamente a galla. La signora Manca manifesta il
suo rammarico e la sua sete di giustizia:"delle indagini approfondite
non sono state mai condotte nonostante le sollecitazioni del nostro
avvocato Fabio Repici e troppe incongruenze della vicenda non sono
state chiarite". "In più - aggiunge Angela Gentile - dover subire
anche la beffa con una telefonata fatta la mattina dell’11 febbraio
sul nostro telefonino da Attilio che dapprima la polizia di Viterbo
conferma e successivamente invece non compare nei tabulati" E’
indignata per questo la mamma di Attilio: "Se davvero questa
telefonata non l’avevo mai ricevuta e non trattandosi di depistaggio,
che bisogno c’era di ridicolizzarmi con certe dichiarazioni?"
Dopo la richiesta, infatti, del loro legale di un controllo sui
tabulati telefonici ecco cosa scrivono gli inquirenti rispetto a
quella telefonata: "Errore di data comprensibile, visto il dolore di
una madre, dovuta alla perdita di un figlio che può facilmente
confondere il giorno in cui l’ha sentito per l’ultima volta".
"Una madre - insiste Angela Gentile - può mai dimenticare l’ultima
telefonata fatta dal proprio figlio?" Inoltre il padre ricorda che
un’altra telefonata abbastanza lunga, questa volta fatta dalla madre
al figlio l’8 febbraio verso le 11, non compare nei tabulati
telefonici.
Tra le strane coincidenze con il caso Provenzano c’è il viaggio in
Costa Azzurra dell’Ottobre del 2003 fatto da Attilio all’insaputa di
tutti i suoi colleghi e dei suoi amici. Durante una telefonata lo
stesso racconta al padre che non si tratta di un viaggio di piacere ma
di lavoro finalizzato ad effettuare una visita per un intervento
chirurgico... e Attilio Manca, specializzatosi proprio in Francia, è
stato il primo in Italia ad eseguire l’intervento alla prostata per
via laparoscopica. Ma perché il giovane Manca si sarebbe trovato in
contatto con certi ambienti? Forse una parentela scomoda... il cugino
Ugo Manca infatti è stato condannato dal Tribunale di Barcellona a
nove anni di reclusione per traffico di stupefacenti. L’unica
impronta, presente nella casa in cui viene ritrovato il corpo senza
vita di Attilio, a cui gli inquirenti hanno dato un nome è proprio del
cugino.
Il giovane viene trovato senza vita la mattina del 12 febbraio, quando
i colleghi che lo aspettavano in sala operatoria, dopo diverse ore di
ritardo, vanno a cercarlo a casa. Arrivati i poliziotti e aperta la
porta, lo spettacolo è agghiacciante: il cadavere del giovane è
riverso sul letto, in una pozza di sangue, con il volto schiacciato
sul materasso e due buchi sul polso sinistro....lui, mancino, si sarebbe
iniettato un cocktail di sostanze letali con la mano destra.
Una cosa è certa: secondo i genitori il giovane urologo da diverso
tempo non era più tranquillo e varie volte aveva fatto capire che le
sue preoccupazioni erano legate alla sua professione.
E’ possibile che la mafia barcellonese, quella stessa mafia che ha
fornito il detonatore per la strage di Capaci, abbia procurato un
medico per il padrino di Corleone e che successivamente questi sia
divenuto troppo scomodo per ciò che sapeva tanto da dover morire? Tale
ipotesi deve essere seriamente presa in considerazione.
Se, come anche il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso ha
denunciato, ci sono stati esponenti delle istituzioni e della politica
che, con la loro complicità, hanno permesso la lunghissima latitanza
di Provenzano, come escludere che ci siano componenti deviate delle
istituzioni che hanno, dal 12 febbraio 2004 ad oggi, cercato di
insabbiare le indagini sul caso Manca? [tindaro bellinvia]
Non siamo soli. Alfredo Galasso, professore di diritto civile
all’Università di Palermo, famoso avvocato penalista palermitano,
membro del Csn e parlamentare prima del Pci poi della Rete, molto noto
per la sua partecipazione al primo maxiprocesso contro la mafia e
contro Giulio Anreotti, quello che ha difeso i familiari delle vittime
dei processi sulla strage di Ustica e l’incendio del Moby Prince, ex
componente della Commissione bicamerale antimafia, ebbene, proprio
lui, ha scelto di assistere il mio ridicolo caso di taccuinaggio
abusivo. E che succedeva se al posto di un taccuino avessi usato un
registratore o una macchina fotografica! La difesa direttamente a
Kennet Starr? [antonella serafini]
Bookmark: www.censurati.it
daniela.arletti@tiscali.it
< Sono felice dell’opportunità che Rita ci sta regalando per aiutarla
a crescere e a farsi conoscere e amare da tutti i siciliani che hanno
a cuore la propria regione.
La mia esperienza è di donna, separata, madre di tre figli e precaria
(dal 18 aprile dopo sei anni di lavoro interinale sono stata
simpaticamente messa alla porta). L’obiettivo è quello di contribuire
a raccogliere suffragi per Rita, e portare voti all’Unione per farle
raggiungere la maggioranza all’ARS, quindi la mia rappresenta una
semplice candidatura di servizio.
Sono moderatrice nel forum di Bispensiero e Meetup di Beppe Grillo di
Palermo, un nuovo luogo di incontro e discussione sulla politica fatta
da più di 500 persone comuni e di idee politiche fra le più varie, e
faccio anche parte del gruppo di coordinamento dei comitati per Rita
di Palermo.
I temi che mi stanno a cuore sono sicuramente quelli relativi al mondo
del precariato, della scuola, dell’ambiente (beppe grillo più volte si
è espresso sul tema degli inceneritori), dei problemi che assillano la
nostra città (ad esempio del passante ferroviario ancora si sa poco,
ma ritengo che sia indispensabile far sapere a quanta più gente
possibile lo stravolgimento al quale potrebbe andare incontro la città
in caso di realizzazionedell’opera). Un saluto a tutti >
luca76@hotmail.com wrote:
< A che serve lottare se non si può vincere, penso che sia questo
quello che sentano tanti siciliani, ma poi lottare contro cosa? Tutti
si guadagna in nero, se cade la mafia cade una parte dell’economia,
sarà vero? La Borsellino si presenta alle elezioni, ma c’è veramente
qualcuno che crede che in una terra di "mafia roots" si potrà mai
vincere con la Borsellino? Legalità si, poi chi lavora? I sindacati i
professori universitari gli avvocati i dottori gli sbirri, ma gli
altri? Una notizia dei bassifondi, la nuova legge sulla droga ha fatto
salire alle stelle il prezzo dell’erba, la malavita ringrazia! >
* * *
Eddai! Alzati e cammina. Vedrai che trovi gente incazzata come te però
invece di piangere si dà da fare.
Stefano wrote:
< Ho ricevuto solo oggi la catena n. 327, insieme alla 331, nella
quale accennavi al ragazzo srilankese ucciso a Como. Per fortuna
Ramesh si è salvato, dopo che sul giornale locale era uscita la
notizia della sua morte cerebrale. Avrà davanti un lungo percorso di
riabilitazione, e gli posso solo augurare di recuperare appieno.
Comunque è ancora vivo, come viva è stata la reazione di tanti giovani
comaschi che non ci stanno a farsi sparare come fossero lepri >
* * *
grazie Stefano! Daccii ancora notizie. e bravi i ragazzi di Como. Un abbraccio
Enrico Peyretti wrote.
< Scrivi: "Come faremo a stare insieme? Moderati e estremisti,
Bertinotti e Rutelli? Come facevamo nel ’43. Non e’ piu’ questione di
sinistra e destra: oggi è Comitato di Liberazione". Sono d’accordo.
C’era la questione (speriamo chiusa) "quale governo". C’è ora la
questione vostra - viva la Sicilia! - "quale Sicilia". Ma viene subito
avanti urgente la questione delle questioni che sostanzia tutte le
altre: "Quale Costituzione" >
stefanomassimino@hotmail.com wrote:
< A me pare che la Mafia e la lotta alla Mafia vengono mal posti dai
mass media. La Mafia e la lotta alla Mafia non sono una storia di
morti ammazzati. Non è facendo la lista dei morti e la loro cronologia
che si capisce la Mafia. Non è solo scoprendo gli intrecci tra Mafia e
Politica che si informa sulla Mafia. Il punto è un altro. La lotta
alla Mafia è innanzitutto la lotta di uomini che hanno un bagaglio di
valori. Un bagaglio di valori quali la legalità, la difesa della Legge
e della Giustizia, i valori dell’amicizia e del lavoro, i valori
dell’informazione. Prima che gli uomini, la Mafia uccide i valori. E’
di valori che si deve parlare quindi se si vuole fare vera lotta.
Credo, per esempio, che Maurizio Costanzo sia l’esempio più evidente
di uno dei rari casi in cui la Mafia non ha ucciso l’uomo ma ne ha
ucciso i valori: egli si rivolge al pubblico parlando di tematiche
private e interiori ed ha abbandonato tutto il resto. Egli ha perso la
lotta alla Mafia non perchè non ne parla quasi più ma perchè non ha
più parlato dei valori che sono la vera natura della lotta alla Mafia:
legalità, giustizia, correttezza istituzionale, fiducia nelle
istituzioni, intelligenza critica, ecc. Il merito di Giuseppe Fava che
io vedo è appunto aver combattuto la Mafia anche quando non ne parlava
direttamente. Egli usava ironia e forniva ai lettori punti di vista
nuovi >
Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche
semplicemente per liberarsene, basta scrivere a
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"A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava)
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