In Sicilia, la lotta non è tanto fra dei partiti quanto fra questi due
opposti e inconciliabili pezzi di società. Uno che convive con la
mafia, e ci fa ottimi affari. L’altra che la rifiuta e la combatte
ogni volta che può.
Società incivile. E’ ancora aperto e non - come ci si poteva aspettare
chiuso d’autorità per motivi d’ordine pubblico il bar di via
Principe Amedeo, a duecento metri dalla piazza centrale di Partinico.
E’ qui che è stata licenziata in tronco, dal suo modestissimo lavoro
di donna delle pulizie, la coraggiosa signora che con la sua denuncia
ha permesso di catturare il violentatore assassino che ha ucciso una
ragazza di ventidue anni. La signora Rita - si chiama anche lei così -
è una donna povera, di pochi studi, ma Siciliana: non ha avuto paura
dell’assassino e dei suoi amici, è andata dai carabinieri e l’ha
denunciato. Il padrone del bar, invece - ricco, vigliacco e siciliano
solo di nome - s’è messo dalla parte del violentatore e, volendolo o
no, l’ha difeso. Non voleva? Non ha importanza. S’è fatto i "fatti
suoi" e ha cercato di indurre anche Rita ad essere vigliacco come lui.
(E non è il primo caso: l’anno scorso una povera ragazz di Ballarò,
che aveva denunciato un traffico di droga di cui era a conoscenza, è
stata licenziata in tronco dal rispettabile professionista da cui
lavorava come domestica. Aveva "parlato coi giudici", e tanto basta)
* * *
Io penso che sia un fatto penalmente rilevante, e che quest’uomo
dovrebbe aspettare in carcere una sentenza che lo punisca. Ma non è
questo l’importante. L’importante è che una storia come questa mostra
meglio di cento discorsi com’è spaccata in due la Sicilia: la società
civile ma anche, specularmente contrapposta, una buona fetta di
società incivile.
Quest’ultima non comprende solo mafiosi con la coppola e la lupara.
Tutt’altro. E’ fatta principalmente di rispettabili professionisti, ch
econ la mafi aci convivono e bene. Non tutti i commercianti
palermitani sono innocenti vittime del pizzo. Molti lo pagano
volentieri, in cambio dei servizi (protezione dalla piccola malavita,
accesso al credito clandestino, ecc.) che la mafia vende loro. Lo
sanno sapendo benissimo che i loro interlocutori sono anche degli
assassini. Lo fanno come tanti piccoli borghesi italiani e tedeschi
accettavano volentieri i "disordini" delle camicie nere, che però li
liberavano dal fastidio degli scioperi o dal concorrente ebreo del
negozio accanto.
Il rapporto dei carabinieri di Palermo dell’anno scorso esprimeva
sorpresa sul sostegno di massa fornito da tanti rispettabili
professionisti palermitani alla finanza mafiosa. "C’è un trapasso
dall’impresa mafiosa al gruppo mafioso, con attività imprenditoriali
gestite da soggetti apparentemente puliti e che appartengono alle più
svariate professioni", disse il vecchio Procuratore Nazionale
Antimafia Vigna prima d’andar via. E di "imprenditoria mafiosa" parlò,
appena insediato, anche il nuovo Procuratore Antimafia Grasso. Come ne
parlavano il generale dalla Chiesa, Carlo Palermo, Giuseppe Fava. Non
è una novità.
La novità è che adesso c’è di nuovo la possibilità concreta -
sull’onda del nuovo governo e sull’ondata di Rita - di mettere
finalmente a posto questa vera e propria (come la chiama il massimo
esperto di mafia, Umberto Santino) "borghesia mafiosa". E’ importante
la cattura di Provenzano. Ma ancora più importante è l’elenco di quei
centosessantuno personaggi della Sicilia - qualcuno mafioso colla
coppola, ma la maggior parte gente insospettabile e "perbene" -
contenuto nei "pizzini" del vecchio assassino. Bisogna che
quell’elenco sia reso pubblico, che vada sui giornali - o, se non sui
giornali che si autocensurano, qui in rete. "Ma io non gli chiedevo
cose di mafia, io cercavo solo un appalto, una raccomandazione".
Benissimo: intanto per questo lei va in galera per associazione
mafiosa, e poi vediamo.
Bisogna dare a questa gente "perbene" degli esempi, costringerla ad
aver più paura della giustizia che dei mafiosi. Confiscare i negozi e
le proprietà dei collusi. Incarcerare e tenere dentro gli omertosi.
Usare il pugno di ferro - "tolleranza zero".
La destra, la tolleranza zero ce l’ha per il ragazzino che si fa una
canna; per l’imprenditore mafioso, tolleranza mille. La sinistra dovrà
invertire questa proporzione.
* * *
In Sicilia, la lotta non è tanto fra dei partiti quanto fra questi due
opposti e inconciliabili pezzi di società. Uno che convive con la
mafia, e ci fa ottimi affari. L’altra che la rifiuta e la combatte
ogni volta che può. Non ci può essere compromesso fra queste due mezze
Sicilie; da noi non può esistere inciucio.
Ecco. La lotta di Rita Borsellino e di chi sta con lei è proprio
questa. Nessuno creda di poterla "moderare", di mettere in questo vino
la camomilla. Si vince, o quantomeno si lotta, quando ci schiera
apertamente e prima di tutto contro il potere mafioso, senza
mediazioni. Si perde, e ci si disonora, quando si cercano i
compromessi coi potenti di ora, schierando magari in lista i loro
interlocutori. Questo dicono le cifre delle varie elezioni, dai primi
anni ’90 in poi, a caratteri cubitali. E questo, prima di tutto, dice
la dignità degli uomini e il nostro onore di siciliani.
* * *
Al presidente Ciampi, affaccendato in questa camurria fastidiosa di
portar via da palazzo Chigi quella poltrona e quell’ometto che ci sta
disperatamente abbarbicato, vorrei chiedere - da siciliano a
livornese: razze tignose tutt’e due - un’ultima cortesia, prima che se
ne vada. All’ultimo momento, coi corazzieri schierati e le Eccellenze
a riverirlo là in quel salone, ordini al ciambellano di far venire
avanti la signora Rita di Partinico. E là, davanti a tutti, le appunti
una bella medaglia della Repubblica sul petto: Pro Civili Virtute. E
poi se vada pure serenamente, certo di aver fatto l’ultima cosa bella
del suo regno (visto che a dare il benservito al M’Appiglio, a quanto
pare, ci dovrà pensare il successore).
Operai. Luigi Malabarba, operaio metalmeccanico, rieletto al Senato
per il Prc, ha annunciato che il 20 luglio (anniversario della morte
di Carlo Giuliani) presenterà le dimissioni da senatore e tornerà a
lavorare in fabbrica. La prima delle non elette, dietro di lui, è
Heidi Giuliani. [sandro simone]
Blog d’autore. Immaginate di scrivere un breve articolo sul vostro
blog preferito e di vederlo apparire qualche ora dopo sul Washington
Post. Quello che sembrava solo un sogno di chi immagina un altro
giornalismo potrebbe ben presto diventare una realta’ concreta, grazie
all’orda dei blogger sta premendo alle porte dei palazzi
dell’informazione attraverso Pluck, l’azienda statunitense
proprietaria della piattaforma BlogBurst, che ha stipulato degli
accordi con grandi gruppi editoriali statunitensi per pubblicare una
selezione dei migliori articoli pubblicati sui blog piu’ seguiti e
apprezzati dal pubblico su quotidiani come il Washington Post ed il
San Francisco Chronicle. "Entro la fine dell’anno", ha dichiarato Dave
Panos, amministratore delegato di Pluck, "assisteremo a centinaia di
quotidiani che utilizzeranno i contenuti messi a disposizione dal
nostro aggregatore di blog".
Il cosiddetto "giornalismo online" e’ morto il due agosto del 2005,
quando le due redazioni del New York Times, che lavoravano
separatamente sul quotidiano cartaceo e sul sito web, sono state fuse
in un unico corpo redazionale. Bill Keller e Martin Nisenholtz,
rispettivamente direttore esecutivo e vicepresidente del settore
online del "New York Times" hanno annunciato la svolta epocale in un
memorandum inviato ai giornalisti del "Times" nel quale si afferma che
"integrando le redazioni del quotidiano cartaceo e della sua versione
web vogliamo ridurre e successivamente azzerare la differenza tra i
giornalisti tradizionali e i web-giornalisti". Ma chi pensava che dopo
questa svolta anche per il giornalismo si potesse decretare la "fine
della storia" aveva fatto i conti senza i blogger, questo popolo di
scrittori individualisti, con un ego ipertrofico alimentato dai
commenti dei lettori, spesso monotematici e pignoli, ma sempre e
comunque in grado di scuotere e mettere in discussione il giornalismo
"perbene" con i loro "post", gli articoli che sono l’unita’ centrale
di informazione dei blog.
Siamo davvero di fronte a un nuovo giornalismo? Probabilmente no,
perche’ i "gatekeeper", i guardiani incaricati di selezionare e
scegliere le informazioni rilevanti da pubblicare, continueranno ad
essere parte del giornalismo "vecchio". Almeno per ora. [carlo
gubitosa]
Beati loro. Thailandia. S’è dimesso il premier Thaksin Shinawatra,
proprietario di tutte le televisioni del paese e contestato per una
serie di scandali, fra cui la vendita del sistema nazionale di
comunicazioni a una misteriosa corporation privata. Le elezioni non
gli sono andate bene. "Farò un passo indietro ritirandomi dal governo
ha dichiarato - Continuerò a fare il deputato ma non voglio dividere
bensì unire il paerse". Questa ragionevole presa di posizione, ha poi
spiegato Shinawatra, vuol essere un omaggio "al nostro amato re",
l’anziano Bhumibol (che poi non è nemmeno di Livorno).
"Sicché quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per
pensare all’anima, uscì nel cortile come un pazzo, barcollando, e
andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini,
e strillava: - Roba mia, vientene con me!" (Giovanni Verga, Novelle
rusticane)
Bookmark: www.bispensiero.it
"Sbirro". Una volta era una parola di sinistra (maledette guardie che
reprimete il popolo). Adesso è una parola di destra (specie in
occasione di intercettazioni). Giudici, legge e Stato non sono più
simpatici alla destra moderna, che li confonde sempre più spesso col
communismo. Strano che nessuno ci faccia caso, da quelle parti. Io mi
sarei aspettato un sacco di Moretti di destra.
Il mondo salvato dalle pornodive. Ilona Staller si offre per mettersi
a disposizione di Bin Laden in cambio della fine degli attentati.
Melissa Panariello invece scrive a Ratzinger per esortarlo ad essere
più liberale. Soddisfazione dei rispettivi manager, Riccardo Schicchi
ed Elido Fazi.
Ingoiamo. Si parla di dare la commissione antimafia a Bianco, l’ex
amico di Ciancio che appena eletto sindaco ridette l’appalto del
canale di gronda a Graci. Va bene: ingoieremo anche questo rospo, se
ce lo serviranno. Basta che non s’azzardi a offrire caramelle a Rita.
Pentiti. Starebbe già collaborando con la giustizia Roberto "Bobo"
Maroni, esponente della Famiglia di Varese e già uomo di fiducia dei
capi di Forza Nostra. Maroni, secondo gli inquirenti, sarebbe a
conoscenza di importanti segreti dell’organizzazione, fra cui i
finanziamenti occulti della Banca di Lodi. Il pentito, secondo
indiscrezioni, sarebbe addirittura in grado di identificare il capo
supremo della struttura (un uomo in grado di dare ordini anche a
Mangano e Dell’Utri) nonostante l’operazione di impianto di bulbi
capillari cui questi si sarebbe sottoposto all’estero per non essere
riconosciuto.
Gulag. Il principale oppositore di Putin, Khodorkovsky, è da tempo in
galera, in una "struttura speciale" della Siberia. L’altro giorno un
compagno di carcere, evidentemente non di sua iniziativa, gli ha
tagliato la faccia con un coltello. Nessuna inchiesta, tutto regolare.
Immaginate se una notizia del genere fosse arrivata vent’anni fa, col
"comunismo": un dissidente in Siberia, ferito - dentro la cella - a
coltellate. Sarebbe stato (giustamente) sulle prime pagine di tutti i
giornali.
La libertà della Russia, ai tempi del "comunismo" come ora, in realtà
non interessa e non è mai interessata a nessuno. Il Breznev dei nostri
giorni (un capo del Kgb, uno che manda in Siberia gli oppositori)
viene ricevuto con tutti gli onori e addirittura portato a modello e
chiamato amico da almeno un governo occidentale. Con Khodorkovsky
oggi, come con Solgenitsin ieri, in realta ci sono soltanto pochissimi
libertari, per lo più di sinistra e comunque non "liberali"; tutti gli
altri sono ipocriti e in malafede. E gli unici due anni di democrazia
che quel paese abbia mai conosciuto sono quelli del comunista
Gorbaciov, mollato dall’Occidente che gli ha preferito i seviziatori
come Putin, tirannici sì ma in nome del libero mercato.
Pianeta. Commemorato molto in sordina l’anniversario della più grande
strage nucleare - finora - dopo Nagasaki e Hiroshima. A Cernobyl, il
26 aprile 1986, l’avventura nucleare sembrava finita per sempre, con
l’apprendista stregone finalmente convertito al buonsenso. Invece no.
L’energia deve restare centralizzata, in mano alle corporation e
ridondante. Perciò non si possono studiare seriamente le energie
alternative e naturali e, dopo centovent’anni di motore a scoppio di
cui almeno quaranta in obsolescenza, prima o poi - finito il petrolio
ci imporranno il nucleare. I nostri nipoti avranno molto da
commemorare.
Stakanov. Los Angeles. E’ morto Arthur Winston, il lavoratore più
anziano d’America. Lodato da imprenditori e presidenti, e proclamato
"Lavoratore del secolo" nel 1996, Winston (che è ovviamente
afro-americano) aveva cominciato a lavorare a dieci anni in una
piantagione di cotone ed era andato in pensione solo il mese scorso,
dopo aver compiuto 100 anni. E’ morto pochi giorni dopo, risparmiando
allo Stato le spese della pensione. Esempio e monito alle generazioni
future.
Ri-porco Giuda. Contrordine, compagni. Sua Santità Ratzinger ha
autorevolmente precisato che (contrariamente a quanto avevamo
annunciato la settimana scorsa) Giuda non ha tradito Gesù Cristo per
nobili motivi ma esclusivamente per avidità di denaro. Il signor
Iscariota è stato pertanto ritrasferito nella bolgia in cui stava
prima, e con lui i già compagni Bondi, Capuozzo, Diaco, Ferrara,
Liguori, Majolo, Mattina, Miccichè, Panella, Ritanna, Rossella, Telese
e altri. Ci rincresce di avere con la nostra inesatta comunicazione
suscitato false speranze nel signor Iscariota e nei suoi colleghi. Ce
scusiamo con tutti loro, col prof.Alighieri, con Sua Santità Ratzinger
e coi lettori, nonché con i lavoratori dell’inferno cui è toccato
l’aggravio di tutta questa confusione.
L’Aja. Non è stato aperto alcun processo, all’Alta Corte di Giustizia,
a carico di Donald Rumsfeld, ministro della difesa degli Stati Uniti,
accusato da Human rights watch (che cita un rapporto della procura
militare) di essere "personalmente responsabile" del trattamento
inumano dei prigionieri di Camp X Ray a Guantanamo. Il governo
statunitense aveva già escluso in passato la possibilità di lasciar
sottoporre l’operato di suoi dipendenti al giudizio dell’organismo
internazionale.
Teheran. Ancora minaccie antisemite dal governo iraniano. Dopo aver
messo in dubbio la veridicità dell’Olocausto e aver minacciato di
"cancellare dalle carte geografiche Israele", il reader integralista
Mahmoud Ahmadinejad ha annunciato la "via dell’eliminazione" per il
"regime sionista". Confortati da queste dichiarazioni, gli
integralisti americani si preparano a un’altra guerra nella regione,
per la quale nei giorni scorsi s’è parlato anche di armi nucleari.
Auschwitz contro Hiroshima.
Cronaca. Vicenza. Dodicenne schernito e infine picchiato dai compagni
di scuola perché era l’unico a portare una felpa non firmata: non c’è
tolleranza nè pietà, per il povero della classe. Chissà per chi votano
a Vicenza, quando ci sono le elezioni.
Spot. Antimafia in Sicilia. Città insieme, a Catania, è sempre stata
fin dai tempi dei Siciliani uno dei centri di mobilitazione del
movimento antimafia e della società civile. Si è sviluppata attorno
alla parrocchia di San Pietro e Paolo e ha esordito a metà degli anni
’80 con l’occupazione di massa di un terreno illegalmente detenuto dal
clan Santapaola.
Bookmark: www.cittainsiemegiovani.tk
Spot. Antimafia al nord: un bel sito è quello di Paolo Baruffa,
continuamente rinnovato. In apertura, le immagini di tre famosi uomini
di potere che alla fine hanno pagato i loro misfatti. Chi sono? Beh,
dategli un’occhiata. Intanto viva gli antimafiosi del nord; e avanti
insieme.
Bookmark: paolob.altervista.org
Simona Mafai wrote:
< No a primarie ingessate. Lo slancio delle primarie, tenutesi a
livello nazionale e in alcune regioni e comuni, è stato frutto di
una libera volontà del "popolo" di sinistra e centro-sinistra: in
questa libertà e spontaneità il segreto del loro vigore. Ora Leoluca
Orlando dichiara di voler presentare una proposta di legge per
renderle obbligatorie. Ma universalizzare, con regole e regolette,
questa pratica "inventata" dal basso, non le darebbe più forza ma le
toglierebbe vigore e freschezza. E le primarie diventerebbero un
ennesimo terreno di scontro organizzato di fazioni all’interno dei
partiti e delle coalizioni. Non si utilizzi l’esperienza delle
primarie in chiave antipolitica e populistica, ma le si faccia vivere
liberamente, ed esse svolgeranno una funzione positiva per il
rinnovamento e il ringiovanimento dei partiti >
Michele Cuoccio wrote:
< Bruciarsi in pochi mesi almeno 10 punti di vantaggio è una cosa che
solo Prodi e il suo centrosinistra senza spina dorsale potevano fare.
Sono dei generali mediocri che vincono le battaglie di stretta misura
(se le vincono) solo grazie a convergenze favorevoli. Di fronte hanno
degli strateghi di prim’ordine, che in verità sembrano assai più
convinti di quel che dicono e sono mossi da un’ autentica passione,
sia pure per la rovina e per il ladrocinio. Gente impresentabile come
La Russa, Schifani e compagnia varia sembrano paradossalmente più
battaglieri di grigi burocrati come Angius, ad esempio. La verità è
che mancano davvero idee chiare, al centrosinistra >
Oblomov wrote:
< "Una balena, dicono: ma nessuno l’ha vista. E se fosse Mozilla?". Ma
no: sembrerebbe di più l’inizio di Ventimila leghe sotto i mari >
peppe_palermo@aliceposta.it wrote:
< "Egli valuta secondo le categorie del potere e del successo: per lui
solo potere e successo sono realtà. Ed egli è avido: il denaro è la
cosa piu’ importante". "Così diventa anche un bugiardo, che fa il
doppio gioco e rompe con la verità; uno che vive nella menzogna e
perde così il senso per la verità suprema". "In questo modo - ha detto
Papa Ratzinger - egli si indurisce, diventa incapace della conversione
e butta via la vita distrutta". "La brama di potere, successo e denaro
rende l’uomo immondo". Dall’omelia "In coena Domini" del 13 aprile
2006 (il Papa non si riferiva al Presidente del Consiglio, ma a Giuda
Iscariota).
nuvola wrote (a Wema-news):
< c’è un dato inquietante che emerge: la gente non è stanca di
berlusconi, il suo è il primo partito. la sinistra ha fatto molto per
perdere: con una campagna forte e chiara potevamo prendere di più, ma
la "non sconfittta" di berlusconi purtroppo è innegabile. Ha ragione
Moretti (per chi ha visto Il Caimano): la gente ha assolto lui,
nonostante tutto >
Giuseppe (Siena) wrote:
< Disse Moretti: "Con questi dirigenti non vinceremo mai". Ed ecco
infatti il pareggio, ma cambiamoli questi dirigenti! >
giorgio.boratto@fastwebnet.it (Wema) wrote:
< Prodi è una persona molto capace sul piano economico e politico. Non
dimentichiamoci che è stato Prodi insieme ad Amato e Ciampi a salvare
la lira e poi portarci in Europa dopo Tangentopoli. Prodi però dovrà
dimostrare tutta la sua capacità di leader. Dovrà tenere insieme un
pollaio pieno di galletti rimbeccanti. Questa è una grande sfida...poi
ci siamo noi - i loro elettori - che dovremo stare molto attenti e
sempre pronti a scendere in piazza per spingerli a fare le cose che la
sinistra non ha mai fatto. Penso che se gli faremo sentire l’alito sul
collo questi nuovi eletti sapranno comportarsi bene per l’interesse di
tutti gli italiani e non per ogni loro singola banda
giovannimariagrasso@tin.it wrote:
Adesso è tempo di mobilitazione in Sicilia la regione col più basso
tasso di affluenza alle urne e una destra che con poco più del 30% dei
voti dei siciliani si permette di governare. E’ tempo di mobilitazione
è tempo di Scuffare e lavorare tutti al grande progetto di Rita
Borsellino.
Giacomo wrote:
Arci "Macondo" wrote:
< L’Arci tutta esulta ed esprime gioia e compiacimento per la cattura
di Provenzano. Ricordiamo ancora i manifesti per anni affissi in tutte
le sedi Arci col suo volto e la scritta WANTED. Oggi è una bella
pagina per i siciliani e per il nostro Paese. Tutti quelli che a vario
titolo e in vari modi sono impegnati contro la mafia e per il
rinnovamento non possono non gioire per la cattura di Provenzano anche
se noi riteniamo che bisogna individuare e punire tutto il sistema
(politico economico ecc..) che gli ha consentito tanti anni di
latitanza. "In questa notte scura - diceva Tom Benetollo - qualcuno di
noi nel suo piccolo è come quei lampadieri che camminando innanzi
tengono la pertica rivolta all’indietro appoggiata sulla spalla, con
il lume in cima. Così il lampadiere vede poco davanti a sé ma consente
ai viaggiatori di camminare più sicuri".
francamaria@gmail.com wrote:
< Cara catena seguo sempre con attenzione le tue notizie e
riflessioni. Io ho votato Centrosinistra na non i Ds perché non gli
perdono di non avere il coraggio di condannare il neoliberismo che
condanna alla morte per fame i quattro quinti dell’ umanità. Cari
saluti >
Orfeo Zerbinati wrote:
< Un grande, pubblico ringraziamento al compagno Mirko Tremaglia. Un
"grazie" vero agli italiani all’estero, che hanno dimostrato di
saperci vedere meglio di noi che siamo in patria. Che sia in relazione
con la fuga dei cervelli? >
* * *
Sì, ma non dimentichiamo neanche il valoroso compagno Calderoli e (in
Sicilia) il grande don Totò Cuffaro. E’ stato lui, con la sua legge
discriminatoria verso i piccoli partiti, a costringerli a unirsi (cosa
che spontaneamente non si sarebbero mai sognati di fare) e infine a
cercarsi una candidatura prestigiosa e unitaria come quella della
signora Borsellino. Povero don Totò, che adesso non ha neppure il
guardaspalle di Provenzano a votare per lui, con tutti quei giudici
communisti scatenati.
Giuseppe Bilotta wrote:
b.b.katia@tiscali.it wrote:
< Anna La Rosa non è certo una giornalista che può parlare di mafia e
Provenzano solo perché è nata in Calabria. Eppure personaggi illustri
dell’antimafia parlano con questa pseudogiornalista - come si parla di
patate e broccoletti in una trasmissione tv simile a quelle prima dei
pasti dove s’impara a cucinare >
* * *
Ma scusi, e lei pretende che a parlare di mafia chiamino me, Gulisano,
Gambino o qualcun altro della nostra risma? E se poi ci mettiamo a
dire qualcosa di antimafioso?
(L’anno scorso, per l’anniversario di Borsellino, hanno fatto una
trasmissione in cui fra gli ospiti c’erano dalla Chiesa e Orlando; e
il conduttore era Diaco. Nessuno dei due s’è alzato e se n’è andato,
il che del resto sarebbe apparso "strano". Ormai la cultura del
"purché ci lascino parlare" è penetrata dappertutto, persino fra le
persone più perbene)
Giuseppe Maritati wrote:
< D’accordo sul modo in cui è stata condotta la campagna elettorale,
programmi e candidature comprese. Il centrosinistra avrebbe dovuto
impegnarsi di più sui problemi reali della Sicilia e dell’Italia:
lotta spietata alla mafia e situazione del Mezzogiorno prima di tutto.
Ora però dobbiamo essere capaci di costruire l’unità attorno agli
obiettivi fondamentali e conquistare consensi anche nello schieramento
di centrodestra. Lavorare insieme sapendo che è prezioso il contributo
di ciascuno e di ciascuna. Fare accuse politiche a questa o quella
componente significherebbe rinunciare a confrontarci sulla sostanza
dei problemi veri e a far valere le nostre ragioni verso i settori più
sensibili dell’attuale maggioranza. Sarebbe la strada per la sconfitta
> >
* * *
Certo. Ma accuse e critiche sono due cose diverse. Le prime si fanno
agli avversari, le seconde agli amici affinché vadano meglio. In
questo momento, mattina di Pasqua, io sono nella sede del Comitato a
fare volantini. Nella nostra zona (Milazzo-Barcellona), la sinistra è
aumentatra del 10-12 percento. Non abbiamo risparmiato le critiche
agli inciuci - che non mancano neanche qui - e contemporaneamente ci
siamo mobilitati per fare manifestazioni, cortei e campagna per la
sinistra. E questo ha funzionato. Buona Pasqua, e buon impegno per
Rita Presidente.
Libro di lettura (ad uso dei piccoli siciliani, e anche neri,
marrocchini, africani, brasiliani e rumeni e di tutti gli altri
Paesi). Re Federico di Sicilia aveva tre ministri. Uno era cristiano,
un altro maomettano e il terzo ebreo. Com’è possibile, chiese uno
straniero, che lavorino tutt’e tre insieme? "Sanno che li sorveglia un
solo Dio in cielo - rispose il saggio re - e un solo re sulla terra.
Sono liberi di dare il nome che vogliono all’uno e all’altro: Dio o
Allah, emiro o sire, non importa. Ma sanno che non devono aizzare
disordini nè dividere il regno, se non vogliono finire all’inferno
nell’altro mondo e su una forca in questo".
Davide M. wrote:
< Un uomo che coltiva il suo giardino come voleva Voltaire,
chi è contento che sulla terra esista la musica,
chi scopre con piacere un’etimologia,
due impiegati che in un caffè giocano in silenzio agli scacchi,
il ceramista che premedita un colore e una forma,
il tipografo che compone bene una pagina che forse non gli piace >
Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche
semplicemente per liberarsene, basta scrivere a
riccardoorioles@sanlibero.it — Fa’ girare.
"A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?" (Giuseppe Fava)
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