L’Italia di Bologna (dove la maggioranza dei cittadini ha
votato) e l’Italia di Vibo Valentia (dove domenica ha votato un unico
cittadino)...
Italie. L’Italia di Bologna (dove la maggioranza dei cittadini ha
votato) e l’Italia di Vibo Valentia (dove domenica ha votato un unico
cittadino). I partiti in realta’ sono questi ed e’ una divisione molto
piu’ antica di quella fra sinistra e destra. Il fascismo solo per due
brevi periodi (all’inizio e alla fine) e’ stato lotta politica, scontro
"alto" fra progetti in contrasto. Per la maggior parte del tempo e’
stato semplicemente eliminazione della politica, ritorno all’Italia
storica - della maggior parte della storia - divisa fra una minoranza di
patrizi e chierici con la funzione di comandare e e una maggioranza di
sudditi con la funzione ("naturale", come i ritmi agrari e atmosferici)
di ubbidire. "Alii regnant, alii orant, alii laborant". "Di tempo e
signoria/ non ti far malinconia". Il buon parroco di campagna -
cooptato - e il notabile di paese - ereditario - sono stati per mille
anni la nostra classe dirigente naturale.
La fabbrica, l’operaio, l’operaio acculturato e in rapporto con altri,
sono stati l’unica novita’ di questa lunga storia. Per poco piu’ di
cent’anni, con rozza vitalita’, hanno introdotto novita’ "europee": la
liberta’, la democrazia, il collettivo; tutte idee fino a poche
generazioni fa formalmente condannate dalla Chiesa e fino al ’43 dallo
Stato. Terminata la fabbrica, la societa’ e’ rifluita a poco a poco.
Si parla moltissimo, a "destra" come a "sinistra", di legalita’ e di
consenso. Sono valori preliminari alla convivenza civile ma non
postulano necessariamente una democrazia. E la grande lezione
dell’Italia all’Occidente e’ la seguente: un paese "occidentale" e
civile puo’ benissimo reggersi con re, granduchi, papi, duci,
superimprenditori, col potere assoluto. Dal ’45 al ’78 - la Prima
Repubblica fini’ con Moro - c’e’ stata una parentesi democratica (ma con
garanti forti, "cattolici" e "comunisti"); da allora siamo alla ricerca
di qualcosa. Che puo’ risultare una repubblica ma puo’ benissimo essere
una signoria.
E’ vero che non abbiamo una classe politica particolarmente brillante;
ma il problema profondo sono i cittadini. Fra l’Italia del ’74 e quella
del 2005 c’e’ un abisso non tanto politico, quanto etico e civile.
Gl’italiani di allora erano, rozzamente ma caldamente, cittadini.
Gl’italiani di adesso, in grande maggioranza, non lo sono. Sono
simpatici, trendy, a volte persino umani - ma la cittadinanza e’
un’altra cosa. Ci sara’ molto da lavorare per riportare ai ragazzi anche
la semplice idea di come sarebbe vivere in democrazia.
Va bene, basta cosi’. In questo paese il Presidente della Repubblica ha
destato sensazione, ed e’ stato citato dalla stampa estera e applaudito
dai cittadini, semplicemente perche’ e’ andato a votare. La parola piu’
civile sul non-votare ("non e’ educativo") l’ha detta un gerarca
fascista, Gianfranco Fini (cui, come a Ciano, i camerati preparano un
bel processo di Verona). Le femmine - che in questo paese hanno diritti
solo dal ’48 - tornano minorenni, con loro distratta acquiescenza; il
corpo delle donne e’ troppo importante per lasciare che lo gestiscano le
donne stesse. I maschi adulti, meglio se anziani e meglio se asessuati,
tornano il decisore standard di tutto cio’ che riguarda sesso e
generazione. La minore eta’ dei ragazzi, prima della cooptazione
nell’eta’ adulta, da tempo e’ stato estesa a oltre i trent’anni; e c’e’
relazione fra le due cose.
Tutto cio’, d’altra parte, e’ ormai un trend planetario, multiculturale.
E’ cominciato nei Balcani, in Europa, quando due o tre tribu’ di maschi,
appena libere dai vincoli dalla civilta’ (il "socialismo") per prima
cosa hanno immediatamente iniziato a struprarsi sistematicamente le
donne; e’ continuata col burqa, con le violenze di massa in Africa, con
gli sgozzamenti delle donne libere in Algeria, coi certificati di
verginita’ dell’integralismo "cristiano" americano. Avanza dappertutto,
e’ quasi dappertutto al potere, e infine ritorna qui, dove fino agli
anni ’60 le donne "adultere" potevano ufficialmente essere, se non
lapidate, uccise a revolverate liberamente.
"Donne, occhi bassi!". Finche’ dura, lo slogan dei regimi e’ questo. Ma
non durera’ per sempre.
Internet 1. Scadenze. Attenzione: il 30 giugno scade il termine per la
presentazione all’Autorita’ di Pubblica Sicurezza di tutti i blog e siti
internet presenti sul territorio nazionale. I siti e blog non denunciati
verranno dichiarati illegali e i loro curatori perseguiti a senso di
legge.
Il provvedimento per il momento non riguarda la maggior parte dei nostri
lettori, visto che e’ stato emanato nella Repubblica Popolare Cinese. I
bloggaroli prudenti faranno pero’ bene anche qui a preparare le carte
fin d’ora, visto che il trend e’ quello e che in tema di internet la
Cina, lungi dall’essere un paese arretrato, e’ - insieme all’America -
quello che fa tendenza. In Cina, le web-retate arrivano quando c’e’
qualche scadenza politica che rischia di essere "deviata" dai
dissidenti; in America, basta un nuovo film di qualche major per
scatenare la caccia ai "pirati" (in genere minorenni) che cercano di
sfuggire ai prezzi del monopolio.
In Cina i problemi legislativi sono piu’ semplici perche’ la
giurisprudenza locale da tempo ha gia’ stabilito che i cittadini non
hanno voce in capitolo. In America, dove una tradizione arcaica
concedeva ai cittadini addirittura dei diritti, si sta cercando di
superare il gap con leggi come la Patriot Act e la Patriot Act n.2, in
base alle quali il governo puo’ entrare nei siti come e quando gli
piace. In entrambi i casi, il termine usato per difendere i pieni poteri
del partito comunista o delle major e’ "lotta al terrorismo", esteso
fino a comprendere comportamenti e reati che col terrorismo non
c’entrano proprio niente.
Dal punto di vista del partito comunista cinese e delle major l’ideale
sarebbe che l’internet semplicemente non esistesse. Purtroppo (come a
suo tempo avvenne per la stampa) non si puo’ piu’ abolirlo e bisogna
considerarlo un male necessario, cercando perlomeno di farci dei soldi.
Su queste basi, le principali multinazionali occidentali del settore
(Microsoft, Google, Amazon, Yahoo, eBay) hanno stretto degli accordi
precisi col governo cinese, impegnandosi a "rispettarne le regole" -
cioe’ a imbavagliare i dissidenti - in cambio di succose royalty. Capita
che le tecnologie usate in America per schedare i consumatori siano le
stesse usate in Cina per schedare gli utenti. Ma gia’ negli anni ’30 i
sistemi di calcolo meccanizzato Ibm andavano benissimo per computare e
gestire tanto la popolazione delle citta’ americane quanto quella dei
lager tedeschi. Business is business, le ideologie dividono ma gli
affari rendono (chi comanda) fratelli.
Internet 2. Secondo un’inchiesta Proopoint, il 36 per cento delle
aziende apre regolarmente la posta elettronica dei dipendenti e un altro
26 per cento si sta organizzando per farlo. Nel 40 per cento delle
aziende piu’ grosse operano delle strutture specificamente dedicate al
controllo delle mail.
Internet 3. "I gelati Danone? Beh, secondo me sono gli unici naturali.
Poi vedi un po’, mica li devi provare per forza... Stavamo dicendo? Ah,
gia’: parlavamo del buco nell’ozono...". Adesso, secondo il Wall Street
Journal, la pubblicita’ si fa anche cosi’. Si prende un sito aziendale,
lo si ripulisce delle cazzate piu’ terrificanti, lo si traveste da blog
e lo si affida a uno specialista (a quarantamila dollari l’anno) di
comunicazione in rete. "Ci danno modo di raggiungere in modo innovativo
la nostra clientela, aggirando i canali di vendita tradizionali". Cioe’
di truffare chi sta in rete, sbolognandogli per libere opinioni quella
che non e’ altro che pubblicita’ commerciale in mala fede.
Ne’ l’internet, ne’ il web, ne’ tantomeno i blog, sono nati grazie alle
grandi aziende. Esse vi hanno svolto e svolgono solo una funzione
parassitaria (a volte molto dannosa: vedi la bolla della new-economy)
infilandosi con le loro zampacce da iguanodonte in un mondo di fiori,
frutti e fili d’erba ondeggianti di cui non capiscono assolutamente
niente, ma in cui avidamente s’addentrano nella speranza di trovarci
qualcosa di commestibile.
Informazione 1. Dopo aver dato la notizia (vera) del corano-nel-cesso a
Guantanamo, e dopo essere stato costretto a smentirla, Newsweek comunica
ora che per l’avvenire tutti i suoi pezzi su Iraq e dintorni, prima di
essere pubblicati, saranno sottoposti al vaglio del ministero della
difesa.
Trent’anni fa il giornalismo americano mandava a casa i presidenti. Ora
sono i presidenti che mandano a casa il giornalismo.
(Di casi Gola Profonda, in realta’, allora ce n’erano stati stati due.
Adesso, per i giornalisti, il modello da imitare torna ad essere il
primo e non piu’ il secondo).
Informazione 2. Chi sta scalando il Corriere? Ottone, su Repubblica,
punta il dito su Berlusconi; Deaglio, sul Diario, pensa invece agli
amici di D’Alema. Personalmente, per quel che puo’ valere, osservo che
storicamente per scalare il Corriere occorre una P2 (Tassan Din,
Ortolani, Rizzoli ecc.), di cui Berlusconi fa parte e D’Alema no; anche
se, nel caso Colaninno-Telecom, l’abile D’Alema ha dimostrato che si
possono fare ottime cose anche senza avere una P2. Sempre, s’intende,
che le due ipotesi siano alternative.
Pena di morte 1. Subito dopo l’esecuzione le autorita’ cinesi espiantano
e mettono in vendita gli organi dei condannati, costretti nei loro
ultimi istanti a firmare un’apposita dicharazione. Gli organi danno vita
a un fiorente mercato semi-ufficiale, con prezzi inferiori rispetto ai
mercati mafiosi russi ed esteuropei. La base e’ in un centro ospedaliero
di Canton, cui si rivolgono molti clienti occidentali: lo rivela il
Maariv dopo un’inchiesta su un trapianto di reni recentemente effettuato
su un cittadino israeliano. "Decine di persone - ha dichiarato
quest’ultimo - hanno fatto un trapianto in Cina come me e sono tutte
contente. Non mi crea un problema il fatto che il rene ricevuto sia
quello di un condannato a morte".
Pena di morte 2. Protesta di condannato a morte del Tennessee: la
sostanza iniettata ai condannati a morte, il Pavulon, per stordirli
durante l’esecuzione risulta vietata - sugli animali da macello -
dall’Associazione veterinaria degli Stati Uniti in quanto causerebbe
sofferenze inutili. Il condannato ha fatto rispettosamente presente che
forse non e’ del tutto giusto infliggere a un animale-uomo dolori che
non vengono inflitti a tutti gli altri animali. Sospesa l’esecuzione, la
Corte si e’ riunita per esaminare gravemente il caso.
Antimafia 1. Costituito a Catania il coordinamento provinciale di
Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie. Ne fanno gia’
parte: Farememoria, Arci, Gapa, Penelope, Isola insieme, Manitese, Silp
Cgil, Magistratura Democratica, Osservatorio Mediterraneo, Citta’
libera, Asaec, Movi, Pax Christi, Citta’ insieme, Millemondi, Fondazione
Montalbano, ForoDemocratico, Lila. Referente: Dario Montana.
Sede: via Landolina 41.
Info: liberacatania(a)libero.it
Antimafia 2. Intimidazione contro il resposabile di Libera della
provincia di Trapani, l’avvocato Giuseppe Gandolfo, piu’ volte impegnato
in processi contro boss mafiosi. Ultimamente si era costituito parte
civile per conto dell’Associazione antiracket di Trapani. Adesso gli
hanno appiccato fuoco alla casa, distruggendone una parte.
Antimafia 3. La nuova sede nazionale di Libera e’ in via IV Novembre 98,
00187 Roma. E’ un edificio confiscato alla mafia, assegnato
simbolicamente a una delle associazioni piu’ attive nella lotta contro
Cosa Nostra.
Info: 06.69770301-02-03.
"Mettiti la cravatta. Non andare all’assemblea a scuola. Non ti fidare
degli amici. Non frequentare cattive compagnie. Prima di dire una cosa
accertati se il tuo superiore e’ d’accordo"... Cos’e’, un genitore
particolarmente all’antica? No, e’ il codice di comportamento dei
neobrigatisti, trovato in un covo. Che palle.
Libri. "Giorgio la mia fiamma", un "romanzo di vita tra passione
politica, aneddoti, segreti e rivelazioni" di Assunta Almirante" su suo
marito, il leader missino (ex fucilatore ai tempi di Salo’) che "ha
tracciato la strada della pacificazione nazionale, per consentire ad
altri, oggi, di ottenere il successo politico che aveva profetizzato con
venti anni di anticipo". L’autore e’ il giornalista siciliano (non
antimafioso) Domenico Calabro’, dotato - secondo il prefatore, che e’
ovviamente Giuliano Ferrara - di un "bel fanatismo" che ne fa un
"campione di fedelta’". I presentatori, nelle sale dell’Universita’ di
Catania gentilmente concessa, sono l’onorevole Enzo Trantino (amico di
Calabro’, a cui ha consesso una succosa "consulenza" per una commissione
parlamentare), l’ex sindaco Angelo Munzone (quello che assolveva i
mafiosi quando fu ucciso Giuseppe Fava) e l’avvocato Vito Branca che io
mi ricordavo di sinistra ma evidentemente in tutto questo tempo avra’
fatto in tempo a cambiare non una ma quattro gabbane. Il volume,
naturalmente, e’ in edicola abbinato al quotidiano La Sicilia..
Italia. Storia n.1: gli ritirano la patente perche’ alla visita di leva
aveva dichiarato di essere gay. Presenta ricorso al Tar contro la
Motorizzazione civile, e alla fine il Tar gli da’ ragione con la
motivazione che in fondo l’omosessualita’ non e’ una malattia psichica
ma solo "un disturbo della personalita’".
Storia n.2: fa lavorare i dipendenti (in una ditta di vigilanza) per
diciassette ore al giorno. Loro gli fanno causa. Alla fine, la
Cassazione da’ ragione al padrone perche’ il supersfruttamento
(diciassette ore!) dei lavoratori, pur deprecabile, "non e’ previsto
dalla legge come reato".
Tutt’e due le storie avvengono a Catania, citta’ di cui si e’
ultimamente molto parlato a proposito di destra, sinistra, sindaci,
elezioni e altre faccende che di solito avvengono nei paesi civili.
Brasile. Ucciso da due sicari a Parauapebas (Amazzonia) il sindacalista
Antonio Matos Filho, di trentotto anni, da tempo del mirino dei
latifondisti (che avevano messo una taglia sulla sua testa) per il suo
sostegno al Movimento dei senzaterra. Membro del Partito dei lavoratori
del presidente Lula, Filho era stato fra i fondatori del Sindacato dei
lavoratori rurali. I killer hanno bussato di notte alla sua porta e gli
hanno sparato appena ha aperto; poi sono fuggiti in motocicletta. Una
decina di sostenitori dei contadini sono stati uccisi a Parauapebas
negli ultimi anni; l’ultimo era una suora cattolica americana, Dorothy
Stang.
1984. Sciolta a Bil’in dalla polizia israeliana una manifestazione di
palestinesi con l’uso di un "cannone sonico" (Screamer), un’arma che
proietta fasci di suoni ad altissima frequenza, oltre la soglia di
tollerabilita’ del corpo umano. I dimostranti, raggiunti dalle ondate
invisibili, si sono dati alla fuga urlando. L’esercito ha
successivamente presidiato - con armi normali - la zona.
Lager. Il "Centro di concentramento" di Dachau, Germania,
originariamente non era un campo di sterminio ma solo un posto in cui
coloro che davano fastidio al governo venivano tenuti rinchiusi e
sottoposti, senza processo, a una rigida disciplina. All’inizio erano un
po’ meno feroci di Guantanamo e un po’ piu’ duri di un Cpt italiano. Il
concetto di base comunque era lo stesso: "senza processo".
In Italia, il ministero dell’interno dichiara di non volerne aprirne
piu’. E’ gia’ qualcosa. Restano quelli che ci sono. E’ molto onorevole
per Vendola, in Puglia, avere inaugurato la sua presidenza con l’appello
alle altre regioni: chiudiamo tutti insieme questi campi dappertutto. I
Cpt, gestiti dalla destra, sono stati tuttavia istituiti dal
centrosinistra: il minimo che si possa chiedere a quest’ultimo e’ di
fare autocritica e dare una mano a smantellarli.
In Puglia, in particolare, s’e’ verificato uno dei casi piu’
angoscianti, quello del "Regina Pacis" di don Cesare Lodeserto. Di
costui, che gode di protezioni molto in alto, e’ tuttavia vietato
parlare (neanche sul Centro di Dachau era consentita molta pubblicita’).
La Rai, Mediaset e persino l’Ansa continuano infatti a censurare il film
di un regista coraggioso che ne parla. Il regista, che si chiama
Mencherini, sta facendo lo sciopero della fame. Il film, che si chiama
Mare Nostrum, puo’ essere richiesto per proiettarlo "dal basso" nella
tua citta’ o nella tua scuola.
Bookmark: http://www.stefanomencherini.org
Immigrati. A Roma, secondo i dati del comune, il 19 per cento ha la
laurea e il 48 per cento ha il diploma. Piu’ degli italiani (ma con
inferiori livelli di lavoro).
Gambero Rosso. A Roma c’e’ un ristorante carino, con persone gentili e
orgogliose della loro attivita’. E’ qualcosa di piu’ del solito
ristorante: la Locanda dei Girasoli e’ nata dalla volonta’ di alcuni
genitori di ragazzi con la sindrome di Down di dare una prospettiva di
lavoro ai loro figli; gia’ oggi ci lavorano come camerieri Claudio,
Valerio, Emanuela e Viviana. A parte questo, che gia’ da solo
meriterebbe di sostenerlo e di farlo conoscere agli amici, vale la pena
di andarci perche’ la pizza e’ buona e il locale e’ economico e carino.
Info: Locanda dei Girasoli, via dei Sulpici 117, tel.06.7610194
mpaol(a)lcnet.it wrote:
< Questione "cinese": il capitalismo furbetto occidentale sta
cominciando a sussultare sotto i colpi di quello nascente, orientale. Mi
chiedo perche’, invece di strillare al protezionismo non si cerca di
impostare strategie politico-economiche che permettano un’equilibrata
coesistenza. Leggi nazionali e internazionali che proibiscano
l’importazione di merci e servizi da paesi in cui lo status dei
Lavoratori sia inferiore a uno standard predefinito. E un osservatorio
internazionale in rete sulla proprieta’ dei beni e servizi che renda
pubblici i dati al fine di permettere un consumo responsabile da parte
dei cittadini >
elo wrote:
< 1909: "L’Universita’ di *** sforna ogni anno circa 600 fra medici e
avvocati e una sessantina fra professori di lettere o di scienze, dei
quali la piu’ parte non e’ assolutamente capace di scrivere dieci righe
senza almeno dieci errori di grammatica. Costoro non avendo nulla da
fare, fanno di tutto. E in grazie della loro attivita’, si guadagnano i
primi posti nelle file dei partiti. Diventano gli uomini di fiducia,
depositari dei segreti, i guardiani e i padroni delle posizioni
strategiche. Si possono dare anche il lusso di dividersi in partiti".
(Gaetano Salvemini, da "La Voce").
1955: "Io divido l’umanita’ in due categorie di persone: gli uomini e i
caporali. Quella degli uomini e’ la maggioranza: quella dei caporali,
per fortuna, e’ la minoranza. Gli uomini sono quelli costretti a
lavorare come bestie tutta la vita, nell’ombra di un esistenza misera. I
caporali sfruttano, offendono, maltrattano, sono esseri invasati della
loro bramosia di guadagno. Li troviamo sempre a galla, sempre al posto
di comando , spesso senza avere l’autorita’, l’abilita’ e l’intelligenza
per farlo, ma con la sola bravura delle loro facce di bronzo, pronti a
vessare l’uomo qualunque. (Toto’, da "Siamo uomini o caporali").
2005: ... >
Redrage wrote:
"La settimana scorsa in via dei Candelai, una delle piu’ frequentate del
centro di Palermo, un gruppo di 20 forzanovisti e affini si e’
presentata nel corso scagliandosi contro due ragazzi con bastonate e
insulti razzisti e poi inveendo contro ii passanti con bottigliate ecc.
Il risultato del raid, durato una ventina di minuti (durante i quali i
fascisti hanno avuto la massima liberta’ di movimento) e’ di due ragazzi
all’ospedale".
* * *
Anche in altre citta’ viene segnalata una strana effervescenza
(l’assalto al Prenestino, la nuova aggressione due giorni dopo ecc.) che
puo’ essere casuale e puo’ anche non esserlo. Alzare la "temperatura"
quando la politica sta in equilibrio su un dito e’ una cosa che abbiamo
visto succedere piu’ volte durante la nostra vita.
pippomontedoro(a)yahoo.it wrote:
< Il Giugliano perde la sfida con il Gela nelle semifinali dei play off:
promozione in C1. Ma i suoi tifosi al seguito, alla fine della partita
inneggiano alla squadra siciliana e alla sua tifoseria, con tanti auguri
di battere la Cavese e raggiungere la categoria superiore. Anche i
terranovini, del resto, salutano calorosamente i campani, augurando loro
le migliori fortune per il prossimo campionato. Sara’ un caso che,
nell’annata calcistica migliore della storia di Gela, il sindaco della
citta’ nissena e’ gay e comunista?. Ma non sara’ un caso che, quando i
tifosi al seguito della squadra avversaria vengono ospitati a spese del
Comune che offre loro perfino il pranzo, il sindaco e’ gay e
comunista... >
Antonio wrote:
< Finalmente qualcuno si mette a scrivere di Capaci. Solo una cosa:
sarebbe importante ricordare le esperienze di Alcamo - prima che a
Capaci - e Bagheria poco tempo fa. Perche’ ho idea che le storie siano
piu’ belle - piu’ utili - se si cercano tutte e si raccontano insieme >
Fiamma wrote:
< E la spiaggia per un po’ si chiamava spiaggia Tienanmen... E uno dei
ragazzi di spiaggia faceva il fotografo... E ci sono tante altre storie
che ci racconto’, a me e a mio marito, quando andammo a trovarlo a
Capaci, nel ’96. E lo sappiamo, non un attimo prima si smettera’, non un
istante prima smetteranno, perche’ il loro orologio non segna il nostro
tempo e la nostra immaginazione e’ molto piu’ avanti della loro. Cosi’
scrivevano in quegli anni, sulla grande pagina di Palermo, persone
intenzionate a ritornare intere, a non piu’ permettere che dignita’ e
liberta’ venissero calpestate. C’era da esultare a vedere le facciate
dei palazzi che invece di chiudersi, finestra dopo finestra, esplodevano
di lenzuoli. O Terrasini al tramonto, stretti intorno a Caponnetto che
risplendeva di luce propria, cosi’ fragile, cosi’ retto - cosi’ lineare.
Quante cose potrei raccontare di quella Palermo, di quegli anni in cui
si era fatta centro d’Italia e noi nel continente periferia, col dovere
di offrire sponda a tanto sbocciare di vita. E poi? Quella sponda, noi
"societa’ civile", quando l’abbiamo ritirata, sottratta, attutita? E
Palermo, da quanto non ci chiama?
Si’, va bene, non un atttimo prima: ma, tutti, sbrighiamoci. Per
toglierci, almeno, il gusto di vederla, la Sicilia libera(ta).
Il 23 maggio e’ passato un po’ in sordina e non manca molto al 19
luglio. Facciamo qualcosa? Oppure vediamoci in autunno per ricordare
Mauro, che cadde a Trapani quando ancora c’era il muro di Berlino e non
lo ricordano in molti ne’ come merita di essere ricordato. Ma ogni
giorno e’, purtroppo, buono >
Mimmo Lombezzi wrote:
Lu Ditu
(un consiglio ad Enzo Biagi)
< Biagi che fai
ancor non sei pentito
cacciato dalla Rai
ora tu azzanni un Dito?
quel Dito della mano
che fondo’ il nuovo patto
l’italico contratto
da Catania a Bolzano?
quel Medio che rispose
dal podio della gloria
alle critiche astiose
di quei "pane-&-cicoria"
non pago dell’esilio
dalla televisione
ancor critichi il Medio!
Ignori la lezione !
I liberisti in coro
or ti dan del vecchiaccio
ti strappano l’alloro:
"Rottame!" "Catenaccio!"
Dai palazzi romani
l’ordine e’ gia’ partito :
bandito dalla Rai
ora venga zittito
chi volle andar per guai,
chi oso’ addentare un Dito >
Per collaborare a questa e-zine, o per criticarla o anche semplicemente
per liberarsene, basta scrivere a riccardoorioles@libero.it — Fa’
girare.
"A che serve vivere, se non c’e’ il coraggio di lottare?" (Giuseppe
Fava)
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