D’Avanzo, uno dei migliori giornalisti d’Italia, elenca i guai cui
finalmente il Palazzo ("Un segnale di rinnovamento") sta per porre
rimedio: "Lavavetri, racket, pedofili, mafiosi". E un altro dei
giornalisti più democratici, Lerner: "Quel ricatto al semaforo che
imbarbarisce le nostre vite"....
"La mi tolga le mani di dosso! Lei ’un ha diritto!".
"Come non ho diritto! E’ vietato…".
"Vietato cosa? Ora ’un si può più parlare con un tale in istrada?"
"Parlare… Ma lei gli ha ha offerto di pulirgli il vetro…".
"Icchè c’è di sbagliato? Perché, quando qualcuno le offre di venderle
un telefonino in tivvù lei che fa, lo arresta?".
"
Sì, ma il sindaco…".
"O guarda ’he ora il sindaco vale di più di tutta la hostituzione,
della repubblica e di tutti i nostri fondatori messi insieme! Ma la mi
facci ridere!".
"Signor Benigni, la prego…".
"E voi ’he ci avete da guardare tutti hosì, o grulli? Perché sono un
attore? O perché invece ’un fate folla anche quando se la pigliano hon
un poveraccio qualunque? ’Un siamo tutti uguali? E ’un gli è Firenze,
questa? O che credete, d’essere già tutti in Alabama?".
La provocazione di Benigni si è conclusa in commissariato, dove –
sempre tenendosi stretti il secchio e lo spazzolone di cui si era
"armato" per la sua singolare protesta – il comico è stato infine
condannato a duecento euri di multa.
"E io ’un pago! Anzi, a quel bischero d’un sindaco, gli hiedo pure i
danni civili! Hosì impara!".
"Ma Benigni – gli abbiamo chiesto – c’era bisogno di tutto questo…
clamore? Non poteva, chessò, andare in tv a un dibattito, sostenere
normalmente le sue opinioni…".
"Certo che no! Quando i tedeschi misero la stella gialla agli ebrei,
sa che fece il re e la principessa e tutta la famiglia reale di
Danimarca? Se ne scesero in piazza con una bella stella gialla sul
corpetto! E tutti i danesi, via: stelle gialle! Hai voglia i tedeschi
a arrestarli tutti quanti! Neanche un ebreo hanno potuto pigliare!".
* * *
Questa, naturalmente, non è la realtà. Il povero Benigni, che abbiamo
tirato in ballo per pura simpatia, in realtà continuava
tranquillamente le sue tournèe, del tutto indifferente a questa
sfiorentinizzazione di Firenze. E il Magnifico Rettore,
gl’intellettuali, i poeti, gli artisti, i semplici fiorentini (che, in
quanto tali, a tali categorie apparterrebbero un po’ tutti). Niente.
E i comunisti feroci, i livornesi, ad esempio? Dormivano pure loro,
esattamente come i pisani o i lucchesi. Del resto, poche settimane fa,
quando il sindaco – impietosito, o almeno colto da pudore, dalla
strage di quattro zingarelli bruciati vivi – aveva sospeso non so che
festa per lutto cittadino, a Livorno cuore rosso d’Italia, a Livorno
"su venite compagni alla lotta", a Livorno o non ti saltano fuori i
commercianti a dichiarargli a muso duro: "Ma quali saracinesche
abbassate. Ma lo sa quanto ci sosterebbe?".
D’Avanzo, uno dei migliori giornalisti d’Italia, elenca i guai cui
finalmente il Palazzo ("Un segnale di rinnovamento") sta per porre
rimedio: "Lavavetri, racket, pedofili, mafiosi". E un altro dei
giornalisti più democratici, Lerner: "Quel ricatto al semaforo che
imbarbarisce le nostre vite".
A questo punto è inutile stare a chiedergli perché, ad esempio, nella
vecchia Jugoslavia o ora in Spagna gli zingari stanno buoni e
tranquilli senza rompere le scatole a nessuno. O perché nella civile
Inghilterra i semplici vagabondi, fino al diciottesimo secolo,
venivano impiccati a vista (oppure, negli altri secoli, deportati
d’autorità in Australia o iin America). O perché lo stesso Carlo Marx,
fra le bellissime pagine che scrisse sulla Comune di Parigi, non mancò
di precisare orgogliosamente che i ladruncoli, gli operai, li
fucilavano senz’altro.
C’è una paura antica, dei vagabondi e degli "zingari", fra la gente
"normale". Noi sinistra eravamo nati anche per incivilire queste
paure, per ragionare. Ma si capisce, è passato tanto tempo.
Mondello (Palermo). Operai ghanese di sessantun anni ferito al volto
dal cane da guardia nel residence dove lavorava. Prognosi una
settimana, ricoverato al Civico.
Amato: tolleranza zero, facciamo come in America ha fatto Giuliani.
Gentilini: "Facciamoci giustizia da soli".
Mi piace l’idea di Bossi dello sciopero delle lotterie. Sono una delle
cose più berlusconiane che esistano (i Borboni erano dei berlusca con
quarti di nobiltà) e anche se non sono contro il governo aderirò
senz’altro. Veramente, se avesse voluto fare una cosa veramente
elegante, avrebbe invitato i milanesi (che non esistono più: ora ci
vivono i padani, come nel caro vecchio Veneto i nordestini) a fare lo
sciopero del fumo: questo sì avrebbe fatto danno all’erario. Però non
era possibile, perché uno sciopero delle sigarette i milanesi
l’avevano già fatto più di un secolo fa, contro gli austriaci e a
favore dell’Italia unita. Quindi secondo Bossi una bestemmia, da
cancellare accuratamente dalle memorie cittadine.
(In realtà, lo sciopero più grandioso di tutti, quello che avrebbe
fatto realmente collassare il sistema, sarebbe stato quello della
cocaina. Ma questo ormai non può più chiederlo nessuno in Italia, né
ai milanesi né ai romani né ad alcun’altra tribù del Belpaese).
Per diffondere un’idea così semplice e ragionevole, Bossi ha dovuto
tirar fuori il fucile, parlare di lotta armata, fare insomma il
brigatista; spiegando poi che l’ha fatto per tener buoni i suoi
elettori, che a quanto pare sono tutti bestie. In realtà, l’ha fatto
semplicemente per i minuti di audience (l’Italia è una repubblica
fondata sull’audience) che ogni affermazione del genere comporta. Come
le due tizie che, per ottenere finalmente un incontro con Corona, non
hanno esitare a falsificare una foto di un’amica morta, a spacciarla
per prova decisiva, ecc. Le ragazzine vogliono fare le veline, a
qualunque costo, e i politici vogliono fare i grandi leader, a
qualunque costo. O forse anche i poitici vogliono fare le veline. O
forse è la stessa cosa.
Durerà fino al 17 settembre a Bologna la 62esima Festa nazionale de
l’Unità. Trattative sul brand. Nessuna dichiarazione dell’ex
presidente del Consiglio d’Amministrazione, Gramsci.
Miliardi bruciati, campagne bruciate. I miliardi di euri delle Borse,
i boschi – e le vite umane – degli incendiari. Le facce lombrosiane
dei pastori, e dei manager.
Palermo. Nasce – finalmente - l’associazione antiracket. E’ una delle
ultime città a farlo. Su diecimila commercianti palermitani, meno di
duecento hanno aderito (in due anni) all’iniziativa di "Addio Pizzo".
Palermo. Il giudice Luca Tescaroli: "Va aggiuto che la tipologia delle
indagini in questione si scontra con la scarsa cooperawione degli
istituti di credito. arebbe allora utile inasprire i meccanismi
sanzionatori di tipo finanziario nei confronti degli istituti di
credito che omettono...".
Catania. Tre attentati in cantiere allo stesso imprenditore, Andrea
Vecchio. Ma, salvo i ragazzi di "Addiopizzo e pochi altri,
l’attenzione della città è prevalentemente rivolta all’inizio del
campionato. Il Catania anche quest’anno giocherà nella massima serie,
non ha ancora ammazzato nessun altro poliziotto ma ha già preso a
calci l’allenatore di un’altra squadra.
Saviano. Ancora sotto il tiro della camorra, nell’indifferenza
complessiva degli intellettuali.
Calabria, Europa. Ci sono voluti i morti di Duisburg per far
accendere i riflettori su una realtà che da anni si sforzano di far
comprendere i magistrati in prima linea come Salvatore Boemi, Nicola
Gratteri o Luigi De Magistris. La ’ndrangheta non uccide per faida, o
almeno la faida non è quel residuo ancestrale che si crede: dietro
ogni faida c’è un disegno ben preciso di controllo del territorio, di
predominio sui traffici, di business insomma. La ’ndrangheta dei
pastori d’Aspromonte non esiste più da tempo. Ha fagocitato quasi
tutto il tessuto commerciale delle città calabresi reinvestendo gli
enormi profitti derivanti dal traffico (quasi in esclusiva) della
cocaina.
"A Reggio Calabria - dice Repubblica - il settanta per cento dei
commercianti della città paga il "pizzo". Ma quando mai! Noi calabresi
ormai siamo avanti rispetto a Palermo o a Napoli: il pizzo qui lo
pagano solo quattro poveri cristi, visto che ormai la maggioranza dei
principali esercizi commerciali sono controllati, direttamente o
indirettamente, dalla ’ndrangheta che così "mette in lavatrice" -
grazie a un sistema bancario, diciamo così, disattento - il proprio
denaro. Che diversamente non potrebbe essere utilizzato per acquistare
intere catene di alberghi sulla riviera Adriatica, complessi edilizi
in Costa Azzurra, ristoranti e catene di stores a Duisburg, a Monaco,
a Montecarlo e in mezzo mondo.
E ci voleva la strage di Duisburg per accendere questi riflettori? Ma
allora è proprio vero che i nostri incontri, dibattiti, convegni di
denuncia sono solo un abbaiare alla luna.
Non sono passate due settimane dal bellissimo Meeting "Legalitàlia"
organizzato proprio a Reggio Calabria dal movimento dei ragazzi di
Locri "Ammazzateci tutti" e dalla costituenda Fondazione "Antonino
Scopelliti", dove s’è data appuntamento per una tre giorni di studio e
di discussione sul fenomeno mafioso la "meglio gioventù" calabrese ed
italiana, insieme a magistrati, docenti, giornalisti, uomini di Chiesa
e d’impegno sociale. Per tre giorni ci siamo detti tutto, ma proprio
tutto, quello che si sta dicendo in questi giorni sui giornali di
tutta Europa. Evidentemente, come al solito, ci parlavamo addosso.
Prodi ha chiesto l’aiuto dei giovani calabresi per far nascere una
nuova mentalità in una nuova Calabria. Voglio proprio vedere se
veramente li chiamerà a Palazzo Chigi, fuori dalle segnalazioni e dai
veti incrociati della sua maggioranza, e se darà loro gli strumenti
per cominciare ad operare una vera ed efficace opera di educazione
alla legalità che parta dai più piccoli e dalla strada.
C’è bisogno di strumenti straordinari, non di leggi straordinarie. E
questi ragazzi di "Ammazzateci tutti" hanno dimostrato di averne di
idee per combattere efficacemente questa battaglia, ed anche molto
chiare. In Calabria non ci sono solo i mafiosi da una parte e le
persone perbene dall’altra: c’è una situazione in cui l’area più
pericolosa non è quella "nera" della ’ndrangheta tradizionale, ma
quella "grigia" delle collusioni e delle contiguità con pezzi delle
istituzioni. Se non si recidono pubblicamente questi legami, allora
sarà tutto fumo, come sempre.
Sarebbe importante (e forse decisivo) cominciare a dare un esempio
proprio cogliendo l’occasione della nascita anche in Calabria del
nuovo Partito Democratico. La mafia non si combatte solo con i
proclami e con qualche posto di blocco, non verrà mai vinta se non si
riuscirà a dare entusiasmo ai giovani, mostrar loro che conviene stare
dalla parte giusta, ridare dignità a una politica qui ridotta a fango.
Una casta che sputa in faccia ai disoccupati, con assunzioni parentali
e clientelari negli uffici regionali, con "concorsoni" a numero chiuso
riservati ai reggipanza della politica - alla faccia dei titoli e
delle intelligenze degli altri disoccupati calabresi. E che poi si
candida alle segreterie regionali dei partiti (Pd compreso).
O lo comprendiamo tutti, o non è il caso di perderci ulteriore tempo
(e vite umane innocenti). Meglio dedicarsi alla testimonianza e
continuare ad abbaiare alla luna. Almeno non ci dovrebbero ammazzare
per chiuderci la bocca, come in Sicilia hanno fatto con Pippo Fava e
Beppe Alfano.
Questo per il momento è tutto, connazionali italiani e cittadini
europei, tutti drammaticamente, volenti o nolenti, in provincia di
Reggio Calabria. Dalla regione della più grave strage di mafia che si
ricordi, ma anche dalla regione del Consiglio Regionale con più
consiglieri inquisiti d’Europa. [Giovanni Pecora]
Bookmark: www.legalitalia.org - Speciale Meeting
Alla conquista dell’Iphone. Se compro una macchina, sono libero di
modificarla, metterci alettoni e cerchi in lega, usare la benzina che
preferisco o metterci un impianto a gas, cambiare il colore,
l’impianto stereo o i coprisedili. Se compro un Apple Iphone devo
tenermelo così com’è, perché qualcuno ha deciso che non posso
guardarci dentro. In nome del principio di autodeterminazione nell’uso
delle tecnologie (l’ho comprato, è mio e ci faccio quello che voglio)
la comunità degli Hacker si è mobilitata per capire il funzionamento
dei "telefoni con la mela", e obbligarli a fare quello che vogliono i
loro proprietari anzichè quello che vuole Steve Jobs e gli azionisti
della Apple.
Il lucchetto più grosso e fastidioso è quello dei cosiddetti DRM, i
sistemi di gestione digitale dei diritti d’autore che possono decidere
quante volte puoi ascoltare un brano o vedere un film prima che si
autodistruggano e quali dispositivi sono abilitati alla riproduzione
dei contenuti.
Alla guida dei "pirati" che stanno assaltando la corazzata Apple c’è
un esponente della comunità Hacker noto agli appassionati di
tecnologie e alle autorità federali Usa per essere stato il primo ad
aggirare le protezioni dei Dvd, quando eravamo ancora costretti a
usare Windows per poter vedere un film e non potevamo guardare sul
nostro lettore europeo un film regolarmente acquistato negli Stati
Uniti. Si tratta di "Dvd Jon", al secolo Jon Lech Johansen, un hacker
norvegese che vuole sfidare la legge per affermare un principio molto
semplice: l’Iphone è mio e lo uso con la compagnia telefonica che mi
pare.
A dimostrazione che il mercato è tutt’altro che libero, Apple ha
deciso che i suoi telefoni funzioneranno solamente per gli utenti
della At&t e solo pagando cifre esorbitanti (36 dollari di attivazione
e 60 dollari al mese per il piano tariffario più accessibile). Per
scoraggiare queste pratiche monopolistiche e anticoncorrenziali serve
a poco rivolgersi alle associazioni dei consumatori, men che meno ai
vari garanti e authority che nella migliore delle ipotesi intervengono
con esasperante lentezza. L’unica speranza sono gli Hacker, e la loro
voglia di liberare le informazioni e le tecnologie. [carlo gubitosa]
Ho appreso di essere fra i giornalisti spiati (come "principali siti
del network telematico di delegittimazione del Premier") dai Pompieri.
Una proposta pratica per il Comando Pompe: la prossima volta che
dovete spiarmi, date i soldi a me e io mi registro da solo, da quando
mi alzo la mattina a quando vado a letto la sera. Così voi
risparmiate, io faccio qualche lira e al Pompa gli resta più tempo per
andare a pompare altrove. [r.o.]
Persone: Franco Carlini, genovese, 63 anni. Era stato fra i primi
giornalisti italiani a parlare dell’internet, sul Manifesto e sul
Corriere.
esperito@libero.it wrote:
< Agli amici e poi a quelli che scrivo di solito, fra cui giornalisti.
Oggi ho pianto. Oggi ho filmato e registrato un ragazzo picchiato
dalla polizia, un ragazzino, un tossico, ferite, costola incrinata,
ematomi e la faccia (siamo a brescia è ragazzi, la società civile).
Vorrei dire: giornalisti esseri meschini, ma lo so, la paura
sottomette. Non so cosa sarei io se la polizia venisse a minacciarmi,
a picchiarmi. Cordiali Saluti >
Giuseppe Palermo wrote:
< Cari amici, Ho ricevuto copia di un esposto alle autorità,
presentato da un ragazzo di Isola delle Femmine (Pa), Pino
Ciampolillo, che riferisce delle ripetute minacce da lui ricevute a
seguito della sua opposizione ad uno dei programmi costruttivi, in
variante al Prg ed in verde agricolo, di una delle cooperative che qui
in Sicilia tutti ben conosciamo. Cercherò di informarmi meglio sui
particolari di questa storia e di darne conto, ma anche così il quadro
mi pare chiaro, e le foto pubblicate sul sito a cui si rinvia parlano
da sé. Cerchiamo di non lasciare solo questo amico, scrivendogli e
diffondendo il suo appello >
Bookmark: www.isolapulita.it
Nando dalla Chiesa wrote:
< Come si ricorderanno i venticinque anni del Generale-Prefetto? Ci
sarà uno spazio ampio su Left-Avvenimenti (non so ancora in che
settimana). Quindi spiccherà la serata del 2 settembre alla festa
nazionale dell’Unità a Bologna. Con Caselli, don Ciotti, Beppe Lumia e
il sottoscritto. Voluta da Beppe Lumia, parlamentare Ds, al quale si
deve la lunga serie di commemorazioni alle feste dell’Unità di questi
anni. Beppe fu negli anni ottanta uno dei giovani siciliani ai quali
idealmente si rivolse mio padre nei suoi ultimi cento giorni
palermitani. E lui ha sentito per intero la responsabilità di
ricordarlo nel corso dei decenni successivi. Il 3 sera a Roma, il
generale-prefetto verrà invece ricordato alla Casa del jazz, nel
bellissimo parco confiscato alla celebre banda della Magliana >
Bookmark: www.nandodallachiesa.it
Till Neuburg wrote:
< Oggi, con la testa, sono stato in un sacco di posti. In Piazza VI
Febbraio a Milano, a Preci, a Najaf, a Faluja... ma anche alla
Farnesina e nel cesso della redazione di "Libero".
Tre anni sono oltre mille notti e giorni. Pieni pieni di domande,
pensieri e ricordi. Pulsazioni di impotente tristezza, di tante
tenerezze, di larghi sorrisi... ma anche di grande collera e
indignazione.
Trentatre anni fa, in un altro periodo di menzogne amplificate, il
profeta PPP scrisse sul Corriere: "Io so ma non ho le prove". Sapeva
perché capiva... e perché - a differenza di tanti altri - non guardava
dall’altra parte. Le sue "prove" erano tantissime, ma nessuna era di
tipo poliziesco: solo deduzioni - niente impronte, niente
registrazioni, niente confessioni. Anche oggi, se uno mette insieme
tutti gli elementi sulla fine di Enzo, vede delinearsi una mappa
mostruosa. Chi ha voglia di capire, capisce. Chi invece si trastulla
con il caso, con la fatalità, col destino, continua ad annaffiare i
fiori finti di un’immaginaria aiuola, di un’ineluttabile The End di
una "storia finita male".
Ma c’è anche gente più cocciuta. Persone che continuano a separare i
fatti dalle notizie - e dalle mezze notizie, che non accettano i
silenzi dei gazzettari, degli apparati dell’opinione, persino del
pavido Presidente di questa nostra debolissima Repubblica chiamata
Italia.
Per onorare con decoro il ricordo di Enzo, dovremmo:
non cedere alle sfumature dell’oblio,
chiedere e richiedere di trovare e riportare a casa le tracce di Enzo,
trasmettere ai suoi famigliari continui e incessanti segnali di
solidarietà e di affetto,
non accettare mai le mistificazioni degli opportunisti e dei mascalzoni.
Ciao Enzo. Ogni anno, ogni giorno che passa, ci manchi di più >
B.B. wrote:
< E questo è tutto, e non è già che basti
Ma forse vi dirà "esisto ancora" >
(Ci scusiamo per la lunga, e non volontaria, assenza. Ma non siamo
stati in vacanza)
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semplicemente per liberarsene, basta scrivere a
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