l’art 119 non consentirebbe di accendere mutui per coprire deficit di spesa corrente. Perché la Corte dei Conti non è ancora intervenuta sulla vicenda per fare chiarezza, tutelando i Cittadini ?
Con un’audizione della Conferenza dei Presidenti delle Regioni il 18 marzo 2004, nell’ambito delle indagini sugli effetti e le tecniche di controllo dei flussi di finanza pubblica, si era già affrontato un tema spinoso e delicato che ancora resta non applicato, mettendo in discussione lo stesso Patto di Stabilità: l’applicazione corretta dell’art 119 della Costituzione Italiana .
In verità la stessa normativa dell’ordinamento contabile e finanziario preesistente all’ultima modifica dell’articolo 119 della Costituzione escludeva già "..ogni finanziamento con indebitamento per la spesa corrente delle Regioni." Principio riconfermato anche dall’ultima Finanziaria 2007.
Le Regioni, solamente in casi eccezionali, preventivamente autorizzati con Legge dello Stato e "limitati nel tempo" potrebbero contrarre indebitamenti – a carico dello Stato o a proprio carico - per far fronte alla copertura di disavanzi pregressi quali quelli per le aziende sanitarie pubbliche e per le aziende di trasporto pubblico.
L’articolo 119 del nuovo titolo V della Costituzione, pertanto, ha precluso al legislatore regionale la possibilità di autorizzarsi a contrarre indebitamento per fare fronte a spese correnti, possibilità che, come precisato, non era già autonomamente agibile dalle Regioni.
La Regione Campania (invece) con una norma della Legge Regionale n. 28 del 24.12.03 successivamente modifica con la Legge Regionale n. 24 del 29.12.05 ha stabilito di costitruire la SO.RE.SA per pagarsi, attraverso l’accensione di un mutuo trentennale il debito della sanità. Debito che ammonta al 31.12.2005 a circa 7 miliardi di euro.
Non si contravviene così al principio fissato dall’articolo 119 della Costituzione Italiana?
In verità a correggere questa tendenza già in passato alcune leggi finanziarie (2003, legge n 289 del 27 dicembre 2002, art.30, comma 15,) avevano addirittura previsto che: qualora gli enti territoriali ricorrano ad indebitamento per finanziare spese diverse da quelle di investimento, in violazione dell’art.119 della Costituzione, "i relativi atti e contratti sono nulli."
Perché la Corte dei Conti e la stessa Corte Costituzionale non sono ancora intervenute sulla vicenda, nonostante che le norme statali escluderebbero il ricorso all’indebitamento per il finanziamento della spesa corrente già esistente pure nella legislazione ordinaria (art. 10 legge 281/70 tuttora in vigore) dando risposte ai Cittadini super tartassati?
Lo stesso Patto di Stabilità provvedeva a : "• definire un quadro stabile di evoluzione triennale delle risorse per il finanziamento dei fabbisogni sanitari correlati ai livelli essenziali di assistenza; • chiudere definitivamente fra Governo e Regioni la partita finanziaria sulla base del principio della corrispondenza delle risorse alle responsabilità; • impegnare le Regioni a far fronte con mezzi propri a eventuali ulteriori esigenze; • individuare e definire i L.E.A con apposito DPCM; • migliorare l’efficienza e la razionalizzazione dei costi." Ciò attraverso una sana programmazione cosa del tutto mancante in Campania e che ha prodotto il deficit.
In Campania per ripianare i debiti della spesa corrente in sanità già si sono applicati gli aumenti delle imposte regionali sulla benzina e tassa automobilistica, comunque sembrerebbe ancora insufficienti per contenere un deficit di spesa annuale del sistema sanitario regionale ormai in "barella".
Nella sostanza sembrerebbe che i Cittadini della Campania sono “tartassati” in maniera "extradoganale", in quanto il territorio di questa regione non risponderebbe alle tutele di cittadinanza previsti nei principi costituzionali.
Quindi oltre che chiedersi chi governa in Campania? Ci dovremmo chiedere anche se la Campania non è terra di nessuno?
Certo è che se il debito sulla spesa sanitaria corrente, non fosse il frutto di assenza di una seria programmazione decennale e di arroganze clintelari di una politica che ormai ha anche nomi e cognomi ma, rappresenterebbe, il risultato di un migliore e più qualificato servizio sanitario ai Cittadini, allora il sacrificio potrebbe essere anche ben accetto, ma per il disastro che è sotto gli occhi di tutti non sembra affatto sia cosi e poi perchè far ricadere gli errori di questa politica anche sui nostri figli?
La Regione Campania il 12 dicembre 2006 ha anche costituito un “Organismo di indagine conoscitiva sulle attività di rientro de debito sanitario poste in essere dalla SO.RE.SA. S.p.A." : Autoindagandosi!
L’organismo di indagine il 31 gennaio 2007 ha concluso i suoi lavori e nel merito della questione di anti-costituzionalità ha solo evidenziato quanto segue:
“Altra fonte di ritardo è stata sicuramente la trasformazione, in data 22 Settembre 2006, da parte dell’agenzia S & P del rating della Regione Campania, da stabile ad instabile, che ha comportato una immediata sospensione da parte delle banche dell’operazione “So. Re. Sa”.
La trasformazione del rating deriva, secondo il prof. Sandulli (vedi relazione So. Re. Sa. in riscontro nota dell’Assessorato alla Sanità del 31.10.06), da: “un radicale mutamento del quadro di riferimento per effetto di fattori endogeni, sostanzialmente riconducibili alla riconsiderazione delle operazioni di cartolarizzazione effettuata da parte di Eurostat nella nota, indirizzata all’ISTAT in data 4 settembre.
La Questione si è, poi, ulteriormente complicata per effetto delle indicazioni del Ministero dell’Economia, che ha concorso a rendere ancora più problematica la valutazione sulla legittimità dell’operazione e sulla sua presunta incompatibilità con il dettato costituzionale (c.d. vincoli di finanza pubblica ex art. 119 Cost.).
Al riguardo, va detto per inciso, che in sede di svolgimento della procedura concorsuale, era stato preventivamente richiesto agli Istituti concorrenti un apposito parere il quale asseverasse che l’operazione proposta non si ponesse in contrasto con i vincoli previsti dall’art. 119 della Costituzione.
A seguito della situazione di incertezza così determinata, in data 22 settembre 2006, S&P ha trasformato l’outlook stabile (rating A) in instabile, ponendolo sotto osservazione con implicazioni negative.
La condizione della stabilità del rating delle Agenzie Moody’s Fitch, ove intervenuta, e di S&P era, infatti, uno dei presupposti della gara, in quanto solo idonea a consentire la definizione di un’operazione strutturata in maniera efficace. L’instabilità del rating ha comportato una parziale sospensione dell’operazione e l’inizio di una complessa attività,, sostanziatasi anche in più audizioni tenute presso il Ministero dell’Economia, finalizzata a consentire il ritorno del rating alle condizioni di partenza.
Intervenuta l’approvazione dell’operato della Regione da parte del Governo nazionale in sede di trattativa relativa al c.d. “Patto per la salute” e, rientrato lo stato di incertezza sul rating regionale, ritornato stabile (A) senza alcuna variazione di incertezza sul rating regionale, ritornato stabile (A-) senza alcuna variazione”.
Solo a questo punto, dopo il 17 Novembre 2006, l’operazione SORESA è ripartita.”
Ora va precisato che il rating viene assegnato ed espresso attraverso un voto in lettere, in base al quale il mercato stabilisce un premio (assicurativo) per il premio del rischio che si richiede all’azienda (in questo caso le banche) per accettare il livello di rischio di quel determinato investimento.
Il “rating” per l’operazione finanziaria della SO.RE.SA. è stato classificato in “A - Solida capacità di ripagare il debito, che potrebbe essere influenzata da circostanze avverse”.
A questo punto non si comprende cosa centri il rating con il principio fissato dall’art 119 della Costituzione non violato solo ed esclusivamente per effetto della modifica del rating ?
La contraddizione stridente in tutta questa storia e che se da una parte facciamo i mutui sulla spesa corrente in sanità, dall’altra pur avendo i fondi in conto capitale disponibili per gli investimenti, non siamo riusciti a spenderli. Il caso dei fondi della II Fase del Conto Capitale ex art 20 Finanziaria 1988 che non sono stati ancora utilizzati perchè, come nel caso dell’Azienda Ospedaliera di Salerno, non sono stati presentati i progetti esecutivi, resta emblematico ed allora il quadro è desolante.
Non resta che chiederci a questo punto: che ne pensa il Ministro della Salute, il Ministro dell’Economia, il Procuratore Generale della Corte dei Conti, Il Presidente del Consiglio Prodi ?
Ripianare il debito con la fiscalità generale nazionale come nel caso del Lazio, commissariando la sanità in Campania. Bisogna "liberare" i Cittadini della Campania da questa cappa opprimente applicando i principi costituzionali altrimenti non si fà una giusta battaglia per riscattare il meridione d’Italia dalla schiavitù e dal servilismo.
Lo stesso De Mita, intervenuto alcuni giorni fà al congresso provinciale della Margherita di Napoli, ha detto nella sostanza nel suo intervento "...che la sanità è solo al 50% controllata dalla Margherita per l’altro pezzo è responsabile Bassolino".
La sanità ai Cittadini!