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L’uomo più veloce del mondo


Usain Bolt ha vinto la medaglia di bronzo nell’attesissima finale dei 100 metri ai Mondiali di Londra 2017.
domenica 6 agosto 2017 , Inviato da Piero Buscemi - 403 letture

Forse ha ragione Michele Serra quando scrive in un suo editoriale, pubblicato di recente della cultura ossessiva americana dei winners e dei losers, evidenziando come l’intero giudizio sulla generazione che ci appartiene e che stiamo vivendo, si riassuma in una netta distinzione tra coloro che vincono e quelli che sono destinati a perdere.

Si tralascia un’ampia fetta di popolazione mondiale che è costretta a collocarsi nel mezzo di questa antinomia. Non è esclusivamente una scelta o una constatazione sociale, legata a fatti e situazioni indipendenti dalla propria volontà. E’ più un’etichetta confezionata a dovere, neanche richiesta tutto sommato, ma pretenziosa per coloro che amano vestirsi da filosofi del genere umano e partorire, ad intervalli più o meno regolari, attributi da affibbiare al genere umano.

Su queste basi di valutazione che i quotidiani, non solo quelli sportivi, i servizi televisivi e qualsiasi commentatore, nominato sul campo più che per meriti giornalistici, hanno sciorinato la frase fatta, battuta dalle agenzie e ricopiata fino alla nausea, quella che ha lanciato al mondo appassionato di atletica una sorta di epitaffio: Bolt è stato sconfitto!

Non si tratta esclusivamente di una distinzione tra chi ha coronato il sogno di vittoria, in questo caso Justin Gatlin, il velocista statunitense coinvolto qualche tempo fa in vari casi di doping, e chi in ogni caso è protagonista della cerimonia di premiazione e che potrà mostrare l’ennesima medaglia iridata da quell’argento vinto nel 2007 ai Mondiali di Osaka sulla distanza doppia corsa ieri sera.

Durante la diretta televisiva, è stato più volte sottolineata l’età "veneranda" di un atleta che solo il 21 di questo mese compirà 31 anni, come ad evidenziare un limite anagrafico oltre il quale il più grande velocista di sempre, non può azzardarsi a valicare. L’annuncio, però, di un suo eventulae ritiro dalle piste del mondo, lo ha proclamato lo stesso Bolt, senza la quale dichiarazione forse nessuno avrebbe osato pensare e commentare la fine di una carriera.

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Usain Bolt

La distrazione, forse anche la troppa enfasi di dovere dire ad ogni costo qualcosa che possa sembrare esclusiva, non scontata intelligente, ha messo pure in secondo piano che il vincitore Gatlin può vantare 35 anni di età. Neanche il secondo arrivato, l’altro statunitense Christian Coleman, ha potuto godere a pieno del suo momentaneo momento di gloria. Perché era più importante commentare un terzo posto di Bolt, spacciato come sconfitta. Non contano i tre centesimi che racchiudono i tre vincitori per rendersi conto che questo sport, ieri sera, ha consegnato un altro capitolo di emozione da tramandare nel tempo.

In tempi non sospetti, una incontrastabile verità citava: quando non sai scrivere, non sai cantare, girare film, ballare e, aggiungiamo noi, fare il giornalista sportivo, allora non ti resta che fare il critico. Una citazione che ci sembra doveroso rispolverare in questa era di opinionismo dilagante.

Questo sport, del quale si parla e si omaggia solo in occasione dei grandi appuntamenti internazionali, o dei grandi meeting stagionali, quando i soldi sganciati dagli sponsor contano di più delle massacranti sedute di allenamento alle quali sono sottoposti gli atleti. E’ un mondo nel quale non tutto sembra sempre chiaro e pulito. Ci sono nomi legati a misteriose imprese sportive, a umilianti ammissioni di colpa di chi ha usato il doping per il proprio successo. Ci sono pagine di questo sport che, però, non si potranno mai dimenticare. Il nostro Pietro Mennea ne ha scritte diverse.

A guardare queste immagini digitali che ci raccontano un pezzo di vita artefatta, a volte eccessivamente sporcata da contaminate ambizioni, rimpiangiamo le radiocronache di Nicolò Carosio, che la leggenda racconta spesso molte fantasiose rispetto a quello che realmente accadeva. Fantasia e creatività descrittiva che ci appaiono più vere delle frasi fatte o scioccanti, ascoltate dalle nostre televisioni.

Le stesse che, lo ribadiamo, hanno etichettano una medaglia di bronzo in una cocente sconfitta. Le stesse che, se un destino beffardo dovesse decidere di regalarci un’altra follia, potrebbe costringere tutti a raccontare un nuovo miracolo sportivo, nel prossimo futuro, se l’uomo più veloce del pianeta, provasse a farsi consegnare una nuova medaglia iridata, magari nei 200 metri. Che importanza ha di quale colore sarebbe?


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