L’uomo del mal-anno

Lei, tra madre e sorella, uomo dell’anno o del mal-anno?

di Deborah A. Simoncini - domenica 31 dicembre 2023 - 1496 letture

Giorgia non stava più nella pelle per l’eccitazione ed esultò fino a notte inoltrata: sarebbe uscita dal suo silenzio malandato. Era rimasta rintanata, da ammalata, per continuare a sperare tra una crisi e l’altra di governare, senza rassegnarsi. “Riservata e tranquilla, la mia pazienza sconfina nell’autolesionismo, se non nel masochismo. Da giovane invecchiata, donna comune, sono in pace con me stessa. Insensibile e imperturbabile, anche quando mi sento in colpa, mi ritrovo in pace con me stessa. Devo chiarire certi punti. Ci vuole una politica vera e chi meglio di me, dall’intelligenza rara, può portarla avanti?”

Si appoggiò su un gomito e sollevò la testa tremolante. “C’è chi a mio discredito sparge in giro infamie. Bisogna essere responsabili. Lo dico da tutta una vita. Si ha l’obbligo morale di essere responsabili delle proprie azioni, delle proprie parole e perfino dei propri silenzi. Il mio silenzio-stampa è salito al cielo, Dio lo sente e solo Dio lo comprende e lo giudica. Sono io la responsabile di tutto. Che sia chiaro: anche se non so nemmeno di cosa stia mai parlando. A volte mi sorprendo appoggiata su un gomito a divagare e sognare. Nel cercare la pace con me stessa arrivo a dimenticare persino il mio nome. Senza la minima provocazione da parte mia e del tutto inopinatamente mi coprono di insulti.

La mia vita è tutta una serie di equivoci. I miei ministri sono così tonti che fatico a parlarci. Come bambini viziati nel paese dei balocchi desiderano essere emozionati e divertiti. Vedo bene che l’infantilizzazione delle masse ha cancellato il confine tra la politica e lo spettacolo. Gli spettacoli, nell’abusare della democrazia, tengono a bada la psiche. La gente non vota più chi può governare meglio, ma chi emoziona e diverte. Sempre alla caccia di voti, inevitabilmente devo proporre provvedimenti populistici di breve respiro ed evitare di affrontare con la dovuta serietà i nodi strumentali del sistema. Ho dovuto lottare con gli spropositi caldi e freddi e i paradossi disastrosi portati contro la ragione tutta dalla mia parte. Se la democrazia è il metodo migliore escogitato per garantire la convivenza civile, quasi sacro, io esprimo fiducia nell’essere umano capace di giudicare e scegliere. La democrazia garantisce la vita pubblica a tutti i livelli, efficace in termini di benessere economico e sociale. Nei paesi democratici si vive meglio, anche se la democrazia da tempo è degenerata progressivamente in populismo.

Giorgia Meloni una e trina - foto di famiglia

Ci avviamo alla oclocrazia, al governo della plebaglia, alla folla rozza e spesso violenta. Al posto del demos arriva l’ocholos, una massa di gente sempre più lontana dalla cultura e fiera della propria ignoranza. Tanti segnali mi mostrano il desiderio di fascismo: la democrazia produce quotidianamente uno sfascio e fa emergere il nero fascio. La volontà di prepotenza si diffonde nella pratica sistematica della collera, nel parlare rabbioso di chi alza la voce, interrompe e insulta l’avversario per avere emotivamente ragione e dimostrarsi più forte. Come superare la democrazia e per andare dove, visto che ad alcuni piace proclamare l’“uno vale uno”. La democrazia che rende tutti uguali davanti alla legge ha la virtù di armonizzare equità e merito. La politica oggi registra con ritardo quanto la società per altri canali manifesta. La forza sta in chi è lento, calmo, ostinato, senza fantasmi, né entusiasmi. La liberazione individuale e collettiva passa dall’autodisciplina, l’autocostruzione e lo sforzo.

Guardava con occhi eternamente stupefatti. La destra nella storia repubblicana ha avuto un percorso difficoltoso, ha preso le mosse dalla sconfitta del Ventennio e della guerra. Il fascismo, dalle radici profonde, cambia nome e stile e metodi, ma non è morto. Forse è una cazzata, ma bisogna pensarci bene e molto. Il mio antifascismo è estetico, un’opposizione senza il sostegno di idee politiche né tantomeno gesti concreti, perché opporsi al culto della forza guerresca è questione di stile. All’inizio quel mondo per me è stato il cinema. Il bisogno di distanza in me nasce istintivo, come difesa dalla forza d’urto della realtà e dei rapporti umani. Per capire e agire necessito di spazio fisico e mentale, tra me stessa e le cose, inclusa la mia interiorità. Avventura, energia, esotismo e mistero mi appassionano. Navigo l’abisso senza affondare. Ho un vantaggio sui miei, sono la più colta: capace di trasformare i capricci della fantasia in ordine, geometria e autocoscienza. Temporeggiò un po’ e poi sgattaiolò dentro al Parlamento in tutta fretta. Memore del giorno in cui tornando a casa da scuola (la mia prima scuola fu una catastrofe) fu chiamata “sporca fascista,” aggredita e colpita alla testa con un sasso. “Sarei caduta se uno sconosciuto non m’avesse afferrata al volo. Le ferite richiesero punti di sutura e lasciarono anche cicatrici”.

Nel cercare di capire come funziona il sistema dovremmo insegnare agli americani, incapaci di capire ogni altro mondo che non sia il proprio, che cos’è l’America per noi. Tra falsità e confusione c’è continuità, ma anche differenze. Il mondo contemporaneo è caduto nella trappola dell’ecocidio, ma rispettare l’ambiente va conciliato col mantenere i posti di lavoro e le libertà individuali, nel godersi la vita. Impossibile continuare a produrre inquinamento e surriscaldamento, il ruolo principale spetta all’economia. L’identità, conferita dal sangue e dal suolo, tocca una sfera delicata. I migranti nella storia umana ci sono sempre stati, hanno contribuito a costruire la ricchezza.

Già ora molti cercano di venire in Occidente, per vivere al meglio per se stessi e i propri figli e saranno sempre di più. Accogliere masse continue e crescenti di persone significa anche assistere all’inarrestabile trasformazione della nostra civiltà. Sottolineo il valore di accoglienza e pluralità: “non possiamo non accogliere, ma non possiamo sempre accogliere”. Progressivamente evoluta anch’io mi muovo china sul dispositivo tenuto tra le mani, mi indica tutto quello che devo o non devo fare e spesso decide per me. Un’intelligenza sempre più efficiente che incrementa la mia inattività e la conseguente ottusità. Per l’anno che viene devo cominciare a diffidare della politica; voglio osservare il mondo da una posizione defilata e studiarne le differenze senza essere vista, in meraviglioso silenzioso incognito.

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giorgia melon e mario sechi - la satira de Il fatto e di Dagospia

Cfr: Dagospia


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